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	<title>Nepal Archives - Asian Itinerary</title>
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	<description>Travel, Holiday, Adventure</description>
	<lastBuildDate>Sun, 18 Jan 2026 11:40:01 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Monte Everest in Nepal: Guida di Viaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 11:18:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[montagna]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[Trekking]]></category>
		<category><![CDATA[Mount Everest]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-150x150.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-75x75.jpeg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-24x24.jpeg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-48x48.jpeg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-96x96.jpeg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-300x300.jpeg 300w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Il Monte Everest—conosciuto localmente come Sagarmatha in nepalese e Chomolungma in tibetano—è il punto più alto della Terra, con un’altezza di 8.848,86 metri sul livello del mare. Per viaggiatori, avventurieri e alpinisti, l&#8217;Everest rappresenta la sfida massima ed un simbolo di perseveranza umana. In questa guida, scopriremo tutto ciò che serve sapere per visitare l&#8217;Everest in Nepal, tra rotte trekking, consigli di viaggio e le ragioni che rendono questa montagna una destinazione imperdibile. L&#8217;Importanza del Monte Everest Situato nella catena montuosa dell&#8217;Himalaya, al confine tra Nepal e Tibet (Cina), l&#8217;Everest ha affascinato esploratori per secoli. La sua imponente presenza non è solo un capolavoro geografico ma anche un’icona culturale per le comunità Sherpa e per il mondo intero. Per molti, stare ai piedi dell’Everest è il sogno di una vita—sia per raggiungere il Campo Base che per tentare di conquistarne la vetta. Perché Visitare il Monte Everest? Il Nepal ospita le rotte più popolari per raggiungere l&#8217;Everest, offrendo un mix di paesaggi mozzafiato, cultura Sherpa ed avventura. Visitare l&#8217;Everest in Nepal consente di vivere un’esperienza autentica himalayana, con: Panorami spettacolari delle cime himalayane. Incontri culturali nei villaggi Sherpa. La possibilità di un trekking indimenticabile fino al Campo Base. Opportunità di fotografia, avvistamenti di fauna e riflessione spirituale. Trekking verso l&#8217;Everest: rotte e consigli Sebbene scalare l&#8217;Everest sia un impresa riservata agli alpinisti esperti, il trekking fino al Campo Base è accessibile a molti avventurieri tramite una buona preparazione. Ecco le principali rotte ed alcuni suggerimenti: Trekking al Campo Base dell’Everest La rotta più famosa, che dura circa 12-14 giorni, parte da Lukla, un piccolo aeroporto raggiungibile con voli panoramici da Kathmandu. Il trekking attraversa villaggi Sherpa pittoreschi, monasteri e paesaggi spettacolari. Punti salienti: Phakding, Namche Bazaar (capitale Sherpa) Monastero di Tengboche Villaggi di Dingboche e Lobuche Il leggendario Campo Base a 5.364 metri Consigli di viaggio: Acclimatarsi correttamente per evitare il mal di montagna. Assumere guide e portatori esperti. Portare abbigliamento a strati e attrezzature essenziali. Prenotare voli e permessi con anticipo. Il Trekking delle Tre Vette e altre rotte Per gli escursionisti più esperti, il Trekking delle Tre Vette (che include i passi di Renjo La, Cho La e Kongma La) offre percorsi più impegnativi con viste spettacolari. Questi percorsi richiedono esperienza avanzata e una buona acclimatazione. L’ascensione dell’Everest dal punto di vista alpinistico Scalare l’Everest è un’impresa impegnativa e pericolosa, che richiede competenze di alpinismo, esperienza in alta quota e ottima forma fisica. L’ascensione tipica prevede più acclimatazioni e il superamento di sezioni pericolose come il seracco di ghiaccio di Khumbu e il Hillary Step. Considerazioni importanti: Permessi e logistica tramite spedizioni guidate. I costi variano da 30.000 a 100.000 dollari, a seconda dell’esperienza. I rischi includono mal di montagna, valanghe e condizioni meteorologiche estreme. Il periodo migliore per visitare il Monte Everest La scelta del periodo è fondamentale. I periodi più indicati sono: Pre-monsone (Primavera): da fine aprile a inizio giugno, con clima stabile e condizioni ottimali per l’alpinismo. Post-monsone (Autunno): da fine settembre a novembre, con tempo stabile e meno affollamento. Evitare la stagione delle piogge (giugno-agosto), che può essere pericolosa a causa di pioggia e slavine. Rispetto culturale e ambientale Visitare l&#8217;Everest significa anche rispettare le culture locali e l’ambiente: Supportare il turismo sostenibile e le attività locali. Seguire le linee guida per ridurre i rifiuti e l’impatto ambientale. Rispetto delle tradizioni Sherpa e delle usanze locali. Consigli pratici di viaggio Visto e Permessi: ottenere il visto all’arrivo in Nepal; i permessi per l&#8217;Everest sono inclusi nel Permesso di Trekking. Salute e Sicurezza: portare farmaci contro il mal di montagna e mantenersi idratati. Assicurazione di viaggio: assicurarsi che copra trekking in alta quota ed emergenze. Preparazione fisica: allenare il corpo per le sfide del trekking e dell’altitudine. In conclusione&#8230; Il Monte Everest in Nepal rimane un simbolo di avventura, resilienza e bellezza naturale. Che si voglia fare trekking fino al Campo Base o ambire a raggiungere la vetta più alta del mondo, l&#8217;Everest offre un’esperienza che resterà nel cuore per sempre. Ricordate, preparazione, rispetto per la cultura locale e sicurezza sono fondamentali per rendere indimenticabile un viaggio himalayano. Per storie di viaggio e guide più ispiranti su Nepal e Himalaya, segui su AsianItinerary.com</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-150x150.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-75x75.jpeg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-24x24.jpeg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-48x48.jpeg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-96x96.jpeg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mount-Everest-300x300.jpeg 300w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>Il <strong>Monte Everest</strong>—conosciuto localmente come Sagarmatha in nepalese e Chomolungma in tibetano—è il punto più alto della Terra, con un’altezza di 8.848,86 metri sul livello del mare. Per viaggiatori, avventurieri e alpinisti, l&#8217;Everest rappresenta la sfida massima ed un simbolo di perseveranza umana. In questa guida, scopriremo tutto ciò che serve sapere per visitare l&#8217;Everest in <strong><a href="https://asianitinerary.com/it/category/nepal-it/">Nepal</a></strong>, tra rotte trekking, consigli di viaggio e le ragioni che rendono questa montagna una destinazione imperdibile.</p>
<h2>L&#8217;Importanza del Monte Everest</h2>
<div id="attachment_70304" style="width: 378px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-300x200.jpg" rel="prettyphoto[70306]"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-70304" class=" wp-image-70304" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-300x200.jpg" alt="" width="368" height="245" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-300x200.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-768x512.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-600x400.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-150x100.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-369x246.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-770x514.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-285x190.jpg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Panoramic-View-of-Mt.-Everest.jpg 800w" sizes="(max-width: 368px) 100vw, 368px" /></a><p id="caption-attachment-70304" class="wp-caption-text">Vista panoramica del Monte Everest</p></div>
<p>Situato nella catena montuosa dell&#8217;Himalaya, al confine tra Nepal e Tibet (<a href="https://asianitinerary.com/it/category/cina/"><strong>Cina</strong></a>), l&#8217;Everest ha affascinato esploratori per secoli. La sua imponente presenza non è solo un capolavoro geografico ma anche un’icona culturale per le comunità Sherpa e per il mondo intero. Per molti, stare ai piedi dell’Everest è il sogno di una vita—sia per raggiungere il Campo Base che per tentare di conquistarne la vetta.</p>
<h2>Perché Visitare il Monte Everest?</h2>
<p>Il Nepal ospita le rotte più popolari per raggiungere l&#8217;Everest, offrendo un mix di paesaggi mozzafiato, cultura <strong>Sherpa</strong> ed avventura. Visitare l&#8217;Everest in Nepal consente di vivere un’esperienza autentica himalayana, con:</p>
<ul>
<li>Panorami spettacolari delle cime himalayane.</li>
<li>Incontri culturali nei villaggi Sherpa.</li>
<li>La possibilità di un trekking indimenticabile fino al Campo Base.</li>
<li>Opportunità di fotografia, avvistamenti di fauna e riflessione spirituale.</li>
</ul>
<h2>Trekking verso l&#8217;Everest: rotte e consigli</h2>
<p>Sebbene scalare l&#8217;Everest sia un impresa riservata agli alpinisti esperti, il trekking fino al Campo Base è accessibile a molti avventurieri tramite una buona preparazione. Ecco le principali rotte ed alcuni suggerimenti:</p>
<h3>Trekking al Campo Base dell’Everest</h3>
<div id="attachment_70301" style="width: 393px" class="wp-caption alignright"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-300x200.jpeg" rel="prettyphoto[70306]"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-70301" class=" wp-image-70301" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-300x200.jpeg" alt="" width="383" height="255" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-300x200.jpeg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-1024x683.jpeg 1024w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-768x512.jpeg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-600x400.jpeg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-1536x1024.jpeg 1536w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-150x100.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-369x246.jpeg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-770x514.jpeg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-285x190.jpeg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route-236x156.jpeg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Everest-Base-Camp-Trekking-Route.jpeg 1740w" sizes="(max-width: 383px) 100vw, 383px" /></a><p id="caption-attachment-70301" class="wp-caption-text">Rotta per il Campo Base dell&#8217;Everest</p></div>
<p>La rotta più famosa, che dura circa 12-14 giorni, parte da Lukla, un piccolo aeroporto raggiungibile con voli panoramici da <strong>Kathmandu</strong>. Il trekking attraversa villaggi Sherpa pittoreschi, monasteri e paesaggi spettacolari.</p>
<p><strong>Punti salienti:</strong></p>
<ul>
<li>Phakding, Namche Bazaar (capitale Sherpa)</li>
<li>Monastero di Tengboche</li>
<li>Villaggi di Dingboche e Lobuche</li>
<li>Il leggendario Campo Base a 5.364 metri</li>
</ul>
<p><strong>Consigli di viaggio:</strong></p>
<ul>
<li>Acclimatarsi correttamente per evitare il mal di montagna.</li>
<li>Assumere guide e portatori esperti.</li>
<li>Portare abbigliamento a strati e attrezzature essenziali.</li>
<li>Prenotare voli e permessi con anticipo.</li>
</ul>
<h3>Il Trekking delle Tre Vette e altre rotte</h3>
<p>Per gli escursionisti più esperti, il Trekking delle Tre Vette (che include i passi di Renjo La, Cho La e Kongma La) offre percorsi più impegnativi con viste spettacolari. Questi percorsi richiedono esperienza avanzata e una buona acclimatazione.</p>
<h2>L’ascensione dell’Everest dal punto di vista alpinistico</h2>
<div id="attachment_70303" style="width: 373px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mountaineer-Posing-on-a-Rock-at-the-Everest-Base-Camp-300x225.jpg" rel="prettyphoto[70306]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-70303" class=" wp-image-70303" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mountaineer-Posing-on-a-Rock-at-the-Everest-Base-Camp-300x225.jpg" alt="" width="363" height="272" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mountaineer-Posing-on-a-Rock-at-the-Everest-Base-Camp-300x225.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mountaineer-Posing-on-a-Rock-at-the-Everest-Base-Camp-768x576.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mountaineer-Posing-on-a-Rock-at-the-Everest-Base-Camp-600x450.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mountaineer-Posing-on-a-Rock-at-the-Everest-Base-Camp-150x113.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mountaineer-Posing-on-a-Rock-at-the-Everest-Base-Camp-369x277.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mountaineer-Posing-on-a-Rock-at-the-Everest-Base-Camp-770x578.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Mountaineer-Posing-on-a-Rock-at-the-Everest-Base-Camp.jpg 800w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></a><p id="caption-attachment-70303" class="wp-caption-text">Uno scalatore posa su una roccia al Campo Base</p></div>
<p>Scalare l’Everest è un’impresa impegnativa e pericolosa, che richiede competenze di alpinismo, esperienza in alta quota e ottima forma fisica. L’ascensione tipica prevede più acclimatazioni e il superamento di sezioni pericolose come il seracco di ghiaccio di Khumbu e il Hillary Step.</p>
<p><strong>Considerazioni importanti:</strong></p>
<ul>
<li>Permessi e logistica tramite spedizioni guidate.</li>
<li>I costi variano da 30.000 a 100.000 dollari, a seconda dell’esperienza.</li>
<li>I rischi includono mal di montagna, valanghe e condizioni meteorologiche estreme.</li>
</ul>
<h2>Il periodo migliore per visitare il Monte Everest</h2>
<p>La scelta del periodo è fondamentale. I periodi più indicati sono:</p>
<ul>
<li><strong>Pre-monsone (Primavera):</strong> da fine aprile a inizio giugno, con clima stabile e condizioni ottimali per l’alpinismo.</li>
<li><strong>Post-monsone (Autunno):</strong> da fine settembre a novembre, con tempo stabile e meno affollamento.</li>
</ul>
<p>Evitare la stagione delle piogge (giugno-agosto), che può essere pericolosa a causa di pioggia e slavine.</p>
<h2>Rispetto culturale e ambientale</h2>
<div id="attachment_70302" style="width: 325px" class="wp-caption alignright"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Yaks-grazing-near-Mount-Everest-base-camp-225x300.jpg" rel="prettyphoto[70306]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-70302" class=" wp-image-70302" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Yaks-grazing-near-Mount-Everest-base-camp-225x300.jpg" alt="" width="315" height="420" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Yaks-grazing-near-Mount-Everest-base-camp-225x300.jpg 225w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Yaks-grazing-near-Mount-Everest-base-camp-113x150.jpg 113w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Yaks-grazing-near-Mount-Everest-base-camp-369x492.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/01/Yaks-grazing-near-Mount-Everest-base-camp.jpg 480w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" /></a><p id="caption-attachment-70302" class="wp-caption-text">Degli Yaks che pasturano vicino al Campo Base del Monte Everest</p></div>
<p>Visitare l&#8217;Everest significa anche rispettare le culture locali e l’ambiente:</p>
<ul>
<li>Supportare il turismo sostenibile e le attività locali.</li>
<li>Seguire le linee guida per ridurre i rifiuti e l’impatto ambientale.</li>
<li>Rispetto delle tradizioni Sherpa e delle usanze locali.</li>
</ul>
<h2>Consigli pratici di viaggio</h2>
<ul>
<li><strong>Visto e Permessi:</strong> ottenere il visto all’arrivo in Nepal; i permessi per l&#8217;Everest sono inclusi nel Permesso di Trekking.</li>
<li><strong>Salute e Sicurezza:</strong> portare farmaci contro il mal di montagna e mantenersi idratati.</li>
<li><strong>Assicurazione di viaggio:</strong> assicurarsi che copra trekking in alta quota ed emergenze.</li>
<li><strong>Preparazione fisica:</strong> allenare il corpo per le sfide del trekking e dell’altitudine.</li>
</ul>
<h2>In conclusione&#8230;</h2>
<p>Il Monte Everest in Nepal rimane un simbolo di avventura, resilienza e bellezza naturale. Che si voglia fare trekking fino al Campo Base o ambire a raggiungere la vetta più alta del mondo, l&#8217;Everest offre un’esperienza che resterà nel cuore per sempre. Ricordate, preparazione, rispetto per la cultura locale e sicurezza sono fondamentali per rendere indimenticabile un viaggio himalayano.</p>
<p>Per storie di viaggio e guide più ispiranti su Nepal e Himalaya, segui su <strong><a href="https://asianitinerary.com/category/nepal-2/">AsianItinerary.com</a></strong></p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/monte-everest-nepal-guida-viaggio/">Monte Everest in Nepal: Guida di Viaggio</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>PODCAST 4/24: La Raccolta del Miele Allucinogeno in Nepal</title>
		<link>https://asianitinerary.com/it/podcast-4-24-la-raccolta-del-miele-allucinogeno-in-nepal/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=podcast-4-24-la-raccolta-del-miele-allucinogeno-in-nepal</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Feb 2024 15:25:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[PODCAST]]></category>
		<category><![CDATA[podcast]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta del miele]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-150x150.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-300x300.jpeg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-369x369.jpeg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-75x75.jpeg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-24x24.jpeg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-48x48.jpeg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-96x96.jpeg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408.jpeg 400w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Clicca QUI per ascoltare il PODCAST in italiano sulla Raccolta del Miele Allucinogeno in Nepal Il Nepal, incastonato tra le maestose vette dell&#8217;Himalaya, è rinomato per i suoi paesaggi mozzafiato, la sua vibrante cultura, e una tradizione unica che risale a secoli fa: la raccolta del miele allucinogeno. Quest&#8217;antica arte, profondamente radicata nelle tradizioni della comunità Gurung, prevede l&#8217;estrazione del miele dai nidi selvatici di api aggrappati alle pareti rocciose dei contrafforti himalayani. Nel nostro approfondimento del mondo affascinante della raccolta del miele in Nepal, abbiamo scoperto un ricco patrimonio culturale, una rilevanza ecologica e tecniche pericolose e allo stesso tempo stupefacenti impiegate dai Gurung, unite alle proprietà allucinogene che rendono questa pratica ancor più intrigante. La raccolta del miele è parte integrante delle tradizioni dell’etnia Gurung. Per questa comunità, la raccolta del miele non è solo un modo per procurarsi il miele: è un rituale sacro che simboleggia coraggio, lavoro di squadra e un rapporto armonioso con la natura. Il miele raccolto in queste spedizioni, conosciuto come &#8220;Miele Pazzo,&#8221; non è solo una merce; è considerato un dono degli dei ed è spesso utilizzato in cerimonie religiose e nella medicina tradizionale. Seguici su PERCORSI DI VIAGGIO, i podcast di chi ama viaggiare! &#160;</p>
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<p class="p1"><span class="s1">Il <a href="https://asianitinerary.com/it/tag/nepal-it/"><strong>Nepal</strong></a>, incastonato tra le maestose vette dell&#8217;<strong>Himalaya</strong>, è rinomato per i suoi paesaggi mozzafiato, la sua vibrante cultura, e una tradizione unica che risale a secoli fa: la raccolta del miele allucinogeno. Quest&#8217;antica arte, profondamente radicata nelle tradizioni della comunità <strong>Gurung</strong>, prevede l&#8217;estrazione del miele dai nidi selvatici di api aggrappati alle pareti rocciose dei contrafforti himalayani. Nel nostro approfondimento del mondo affascinante della raccolta del miele in <a href="https://asianitinerary.com/it/tag/nepal-it/"><strong>Nepal</strong></a>, abbiamo scoperto un ricco patrimonio culturale, una rilevanza ecologica e tecniche pericolose e allo stesso tempo stupefacenti impiegate dai Gurung, unite alle proprietà allucinogene che rendono questa pratica ancor più intrigante.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La raccolta del miele è parte integrante delle tradizioni dell’etnia <strong>Gurung</strong>. Per questa comunità, la raccolta del miele non è solo un modo per procurarsi il miele: è un rituale sacro che simboleggia coraggio, lavoro di squadra e un rapporto armonioso con la natura. Il miele raccolto in queste spedizioni, conosciuto come &#8220;<em>Miele Pazzo</em>,&#8221; non è solo una merce; è considerato un dono degli dei ed è spesso utilizzato in cerimonie religiose e nella medicina tradizionale.</span></p>
<p><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408.jpeg" rel="prettyphoto[60132]"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-60133 aligncenter" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-300x300.jpeg" alt="" width="781" height="781" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-300x300.jpeg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-150x150.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-369x369.jpeg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-75x75.jpeg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-24x24.jpeg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-48x48.jpeg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408-96x96.jpeg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2024/02/35559541-1706932873108-c2418ca590408.jpeg 400w" sizes="(max-width: 781px) 100vw, 781px" /></a></p>
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		<title>L&#8217;etnia Gurung del Nepal: Custodi della Tradizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2023 20:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[culture]]></category>
		<category><![CDATA[Gurung]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-150x150.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-75x75.jpeg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-24x24.jpeg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-48x48.jpeg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-96x96.jpeg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-300x300.jpeg 300w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Nascosti tra le maestose vette dell&#8217;Himalaya, gli abitanti delle remote comunità Gurung del Nepal incarnano una ricca cultura che si intreccia con le montagne che chiamano casa. Questa etnia, nota per la loro resilienza e adattabilità, ha mantenuto tradizioni millenarie che spesso svelano la loro profonda connessione con la natura circostante. Tra le loro pratiche più distintive e misteriose, la raccolta del miele allucinogeno occupa un posto di rilievo. I Gurung sono conosciuti per la loro abilità unica nella raccolta del miele delle gigantesche api dell&#8217;Himalaya, un&#8217;arte tramandata da generazioni. Ma ciò che rende questa pratica ancora più affascinante è il tipo speciale di miele che cercano: il miele allucinogeno, noto localmente come &#8220;mad honey&#8221; o &#8220;miele pazzo&#8221;. Questo miele, prodotto dalle api Apis dorsata laboriosa, contiene una sostanza psicoattiva chiamata grayanotossina, derivata dal polline di rododendro che le api raccolgono. La raccolta di questo miele è un&#8217;impresa rischiosa e richiede un coraggio straordinario da parte dei Gurung. Le api giganti sono infide guardiane del loro prezioso alveare, e per raggiungere il nettare, i raccoglitori devono arrampicarsi su ripide pareti rocciose, spesso a centinaia di metri di altezza, protetti solo da rudimentali cesti di vimini e fumi di erbe per placare le api. Nonostante i rischi, la ricompensa è considerata degna, poiché il miele allucinogeno è altamente ricercato per le sue presunte proprietà medicinali e psicoattive. La tradizione della raccolta del miele allucinogeno tra i Gurung è intrisa di miti e leggende. Si dice che il consumo moderato di questo miele abbia effetti stimolanti e rinvigorenti, ma anche visioni e allucinazioni che portano coloro che lo assumono in uno stato di coscienza alterata. È stato riportato che i Gurung utilizzano il miele pazzo in cerimonie religiose, rituali sciamanici e persino come afrodisiaco. Tuttavia, con l&#8217;avvento della modernizzazione e i cambiamenti ambientali, la pratica della raccolta del miele allucinogeno tra i Gurung è minacciata. La deforestazione, l&#8217;inquinamento e il cambiamento climatico mettono a rischio gli habitat delle api e dei rododendri, compromettendo la produzione del prezioso nettare. Inoltre, le restrizioni normative e i crescenti rischi per la sicurezza stanno riducendo il numero di raccoglitori disposti a intraprendere questa impresa pericolosa. Nonostante le sfide, i Gurung rimangono devoti custodi della loro tradizione millenaria. La raccolta del miele allucinogeno non è solo un atto di sopravvivenza, ma anche un tributo alla loro profonda connessione con la natura e una testimonianza della loro eredità culturale unica. Mentre il mondo cambia intorno a loro, i Gurung continuano a guardare alle montagne con rispetto e gratitudine, sapendo che nelle loro vette celano segreti che solo pochi coraggiosi sono disposti a scoprire. ASCOLTA IL PODCAST DI PERCORSI DI VIAGGIO SULL&#8217;ETNIA GURUNG DEL NEPAL CLICCANDO QUI</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-150x150.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-75x75.jpeg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-24x24.jpeg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-48x48.jpeg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-96x96.jpeg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/22-300x300.jpeg 300w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p class="p1"><span class="s1">Nascosti tra le maestose vette dell&#8217;<strong>Himalaya</strong>, gli abitanti delle remote comunità <strong>Gurung</strong> del <a href="https://asianitinerary.com/it/tag/nepal-it/"><strong>Nepal</strong></a> incarnano una ricca cultura che si intreccia con le montagne che chiamano casa. <a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-0ec31dce23-300x199.jpeg" rel="prettyphoto[60137]"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-59142" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-0ec31dce23-300x199.jpeg" alt="" width="320" height="212" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-0ec31dce23-300x199.jpeg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-0ec31dce23-600x399.jpeg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-0ec31dce23-150x100.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-0ec31dce23-369x245.jpeg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-0ec31dce23-285x190.jpeg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-0ec31dce23-236x156.jpeg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-0ec31dce23.jpeg 602w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a>Questa etnia, nota per la loro resilienza e adattabilità, ha mantenuto tradizioni millenarie che spesso svelano la loro profonda connessione con la natura circostante. Tra le loro pratiche più distintive e misteriose, la raccolta del miele allucinogeno occupa un posto di rilievo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">I <strong>Gurung</strong> sono conosciuti per la loro abilità unica nella raccolta del miele delle gigantesche api dell&#8217;<strong>Himalaya</strong>, un&#8217;arte tramandata da generazioni. Ma ciò che rende questa pratica ancora più affascinante è il tipo speciale di miele che cercano: il miele allucinogeno, noto localmente come &#8220;mad honey&#8221; o &#8220;miele pazzo&#8221;. Questo miele, prodotto dalle api Apis dorsata laboriosa, contiene una sostanza psicoattiva chiamata grayanotossina, derivata dal polline di rododendro che le api raccolgono.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-5-c0d413ede4-1-300x225.jpeg" rel="prettyphoto[60137]"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-59160 alignright" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-5-c0d413ede4-1-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-5-c0d413ede4-1-300x225.jpeg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-5-c0d413ede4-1-768x576.jpeg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-5-c0d413ede4-1-600x450.jpeg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-5-c0d413ede4-1-150x113.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-5-c0d413ede4-1-369x277.jpeg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-5-c0d413ede4-1-770x578.jpeg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-5-c0d413ede4-1.jpeg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La raccolta di questo miele è un&#8217;impresa rischiosa e richiede un coraggio straordinario da parte dei <strong>Gurung</strong>. Le api giganti sono infide guardiane del loro prezioso alveare, e per raggiungere il nettare, i raccoglitori devono arrampicarsi su ripide pareti rocciose, spesso a centinaia di metri di altezza, protetti solo da rudimentali cesti di vimini e fumi di erbe per placare le api. Nonostante i rischi, la ricompensa è considerata degna, poiché il miele allucinogeno è altamente ricercato per le sue presunte proprietà medicinali e psicoattive.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La tradizione della raccolta del miele allucinogeno tra i <strong>Gurung</strong> è intrisa di miti e leggende. <a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-89e5322a77-300x178.jpeg" rel="prettyphoto[60137]"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-59145 alignleft" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-89e5322a77-300x178.jpeg" alt="" width="339" height="201" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-89e5322a77-300x178.jpeg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-89e5322a77-768x456.jpeg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-89e5322a77-600x356.jpeg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-89e5322a77-150x89.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-89e5322a77-369x219.jpeg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-89e5322a77-770x457.jpeg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-89e5322a77.jpeg 832w" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" /></a>Si dice che il consumo moderato di questo miele abbia effetti stimolanti e rinvigorenti, ma anche visioni e allucinazioni che portano coloro che lo assumono in uno stato di coscienza alterata. È stato riportato che i <strong>Gurung</strong> utilizzano il miele pazzo in cerimonie religiose, rituali sciamanici e persino come afrodisiaco.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tuttavia, con l&#8217;avvento della modernizzazione e i cambiamenti ambientali, la pratica della raccolta del miele allucinogeno tra i <strong>Gurung</strong> è minacciata. La deforestazione, l&#8217;inquinamento e il cambiamento climatico mettono a rischio gli habitat delle api e dei rododendri, compromettendo la produzione del prezioso nettare. Inoltre, le restrizioni normative e i crescenti rischi per la sicurezza stanno riducendo il numero di raccoglitori disposti a intraprendere questa impresa pericolosa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-2109cb06d9-300x223.jpeg" rel="prettyphoto[60137]"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-59148 alignright" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-2109cb06d9-300x223.jpeg" alt="" width="300" height="223" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-2109cb06d9-300x223.jpeg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-2109cb06d9-768x571.jpeg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-2109cb06d9-600x446.jpeg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-2109cb06d9-150x111.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-2109cb06d9-369x274.jpeg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-2109cb06d9-770x572.jpeg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2023/12/ezgif-4-2109cb06d9.jpeg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Nonostante le sfide, i <strong>Gurung</strong> rimangono devoti custodi della loro tradizione millenaria. La raccolta del miele allucinogeno non è solo un atto di sopravvivenza, ma anche un tributo alla loro profonda connessione con la natura e una testimonianza della loro eredità culturale unica. Mentre il mondo cambia intorno a loro, i Gurung continuano a guardare alle montagne con rispetto e gratitudine, sapendo che nelle loro vette celano segreti che solo pochi coraggiosi sono disposti a scoprire.</span></p>
<p><b>ASCOLTA IL PODCAST DI </b><a href="https://percorsidiviaggio.com/"><span class="s1"><b>PERCORSI DI VIAGGIO</b></span></a><b> SULL&#8217;ETNIA GURUNG DEL NEPAL CLICCANDO </b><a href="https://asianitinerary.com/it/podcast-4-24-la-raccolta-del-miele-allucinogeno-in-nepal/"><span class="s1"><b>QUI</b></span></a></p>
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		<title>Parco Nazionale di Royal Chitwan &#8211; 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 17:09:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chitwan]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[elephant]]></category>
		<category><![CDATA[Royal Chitwan National Park]]></category>
		<category><![CDATA[Terai]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asianitinerary.com/royal-chitwan-national-park-3-2/</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/water-buffaloes-crossing-the-river-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/water-buffaloes-crossing-the-river-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/water-buffaloes-crossing-the-river-75x75.jpg 75w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Parte 3 &#8211; il trekking nella giungla &#8211; Dopo un abbondante colazione al pittoresco Riverview Restaurant, contratto un trekking nella giungla in una zona parte del Parco Nazionale di Royal Chitwan. Assieme a due giovani guide in tuta mimetica militare e ciabattine infradito consumate, ci imbarchiamo su quello che qui chiamano canoa: una piroga ricavata da un grande tronco d’albero scavato nel quale sono stati aggiunti quattro seggiolini in legno. Partiamo un po’ traballanti, cosa che non ci da molta sicurezza siccome l’acqua arriva quasi fino al bordo dell’imbarcazione. Il rematore fa di tutto per mantenerci bilanciati mentre ci godiamo lo spettacolo della natura ed una della guide, munita del libro ‘Uccelli del Nepal’, ci elenca nome comune e scientifico di vari volatili che ci sorvolano. Tra i quali da menzionare il Kingfisher, uccello che sfoggia una bellissima apertura alare ed un volo quasi poetico, e che dà il nome alla più famosa birra indiana. Stiamo navigando contro corrente e avvistiamo una sagoma assomigliante an un tronco in direzione contraria che ci passa ad un paio di metri: è in realtà un coccodrillo! Passiamo inoltre attraverso un paio di rapide dove il flusso dell&#8217;acqua è più veloce: qui bisogna tenersi saldi mentre piccole onde entrano nella canoa bagnandoci leggermente. Il panorama è notevolmente suggestivo. Scorgiamo dapprima una donna che carica sulla schiena un fascio di legna ed erba grande due volte lei, tenuta in equilibrio grazie ad una lunga stoffa fatta passare sulla nuca; per attraversare il fiume si aiuta con un bastone. Ha la pelle scura e il suo viso ha tratti inconfondibilmente indigeni. Dopo poco passiamo una mandria di bufali d’acqua che sta attraversando il fiume in un punto relativamente basso; tutto intorno a noi ora è solo il verde denso e silenzioso della giungla. Dopo un’ora di navigazione approdiamo in una piccola spiaggia, salutiamo il vogatore e c’incamminiamo insieme alle due guide munite di un bastone per protezione: ‘se dovessimo malauguratamente incontrare una tigre’, sostengono. E pretenderebbero affrontarla con un bastone? Leggeremo in seguito che sono parecchie le guide inesperte che negli ultimi anni sono state sbranate dalle tigri, e in un paio d’occasioni ci hanno rimesso la vita anche un paio di turisti… Un sentiero all’interno di una folta foresta in poco tempo ci conduce nelle vicinanze dell’allevamento d’elefanti gestito dal governo nepalese in collaborazione con gli Stati Uniti. Dopo aver attraversato un campo in mezzo a decine di mucche, bufali e capre al pascolo, ci troviamo tra elefanti di tutte le età e taglie. Quelli più grandi, dall’apparenza sana, sono incatenati per le zampe a grossi tronchi piantati nel suolo. I piccoli, fino a tre anni d’età, scorrazzano liberi per la nostra gioia, dandoci così la possibilità di accarezzarli e di scattare alcune simpatiche foto. Carezzo la pelle ispida di quelle che sembrano mansuete bestiole, mentre altri turisti si cimentano nel dar da mangiare lunghe foglie e steli agli elefanti più grandi, che sembrano gradire pacifici. L’adrenalina che mi è salita durante il giro in canoa sta avendo la meglio, e dopo esserci fatti un tour completo dell’allevamento elefanti andiamo verso un carro tirato da buoi che ci riporterà in paese. Il servizievole e sdentato autista ha la pelle bruciata dal sole e veste di cenci; tempo di una foto ricordo e di un inutile tentativo di comunicazione tra noi, e via che si parte. Durante la comoda scarrozzata di un’oretta dove il cocchiere sprona i buoi senza tregua, ho l’occasione di osservare da vicino e con tutta calma le scene di vita della gente locale nelle varie capanne che affiancano la carraia. La guida ci spiega che questi villaggi sono abitati da etnie Lurung, una casta proveniente dalle colline del Nepal. Sono in prevalenza contadini, immigrati qui nel Terai dopo che nel 1960 il governo nepalese riuscì ad eradicare totalmente la malaria dalla zona. Il sole sta calando, anche per oggi ha fatto il suo dovere riscaldandoci a sufficienza; qualche turista ci sorpassa in bicicletta, altri sfrecciano su jeep decappottate. Diversi uomini spingono biciclette rudimentali cariche di lunghissimi fasci d’erba dirigendosi verso casa dove le mogli stanno cucinando dhaal bhat (piatto tipico nepalese di lenticchie) dai forti odori in fornaci di pietra e fango. Arriviamo a destinazione, e il carretto ci deposita proprio dentro il cortile dell’hotel. Ringraziamo autista e guide e ci ritiriamo, è stata una giornata lunga e stancante ma piena di positività, che ha chiuso in bellezza la mia esperienza a Chitwan e nel Terai, una fantastica zona del Nepal che non immaginavo nemmeno esistesse. PART 1 : http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park/  PART 2: http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-2/ CHITWAN on the INTERNET: https://en.wikipedia.org/wiki/Chitwan_District</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/water-buffaloes-crossing-the-river-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/water-buffaloes-crossing-the-river-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/water-buffaloes-crossing-the-river-75x75.jpg 75w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p><b>Parte 3 &#8211; il trekking nella giungla &#8211;</b><b> </b>Dopo un abbondante colazione al pittoresco Riverview Restaurant, contratto un trekking nella giungla in una zona parte del Parco Nazionale di Royal Chitwan. Assieme a due giovani guide in tuta mimetica militare e ciabattine infradito consumate, ci imbarchiamo su quello che qui chiamano canoa: una piroga ricavata da un grande tronco d’albero scavato nel quale sono stati aggiunti quattro seggiolini in legno.</p>
<div id="attachment_23865" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/Canoe-ride.jpg" rel="prettyphoto[23881]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23865" class="size-medium wp-image-23865" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/Canoe-ride-300x188.jpg" alt="The canoe ride" width="300" height="188" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/Canoe-ride-300x188.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/Canoe-ride-600x375.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/Canoe-ride-150x94.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/Canoe-ride-369x231.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/Canoe-ride.jpg 680w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23865" class="wp-caption-text">The canoe ride</p></div>
<p>Partiamo un po’ traballanti, cosa che non ci da molta sicurezza siccome l’acqua arriva quasi fino al bordo dell’imbarcazione. Il rematore fa di tutto per mantenerci bilanciati mentre ci godiamo lo spettacolo della natura ed una della guide, munita del libro ‘Uccelli del Nepal’, ci elenca nome comune e scientifico di vari volatili che ci sorvolano. Tra i quali da menzionare il Kingfisher, uccello che sfoggia una bellissima apertura alare ed un volo quasi poetico, e che dà il nome alla più famosa birra indiana.</p>
<div id="attachment_23875" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-national-park.jpg" rel="prettyphoto[23881]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23875" class="size-medium wp-image-23875" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-national-park-300x169.jpg" alt="Royal chitwan national park" width="300" height="169" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-national-park-300x169.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-national-park-600x338.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-national-park-150x84.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-national-park-369x208.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-national-park-770x433.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-national-park.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23875" class="wp-caption-text">Royal chitwan national park</p></div>
<p>Stiamo navigando contro corrente e avvistiamo una sagoma assomigliante an un tronco in direzione contraria che ci passa ad un paio di metri: è in realtà un coccodrillo! Passiamo inoltre attraverso un paio di rapide dove il flusso dell&#8217;acqua è più veloce: qui bisogna tenersi saldi mentre piccole onde entrano nella canoa bagnandoci leggermente. Il panorama è notevolmente suggestivo. Scorgiamo dapprima una donna che carica sulla schiena un fascio di legna ed erba grande due volte lei, tenuta in equilibrio grazie ad una lunga stoffa fatta passare sulla nuca; per attraversare il fiume si aiuta con un bastone. Ha la pelle scura e il suo viso ha tratti inconfondibilmente indigeni. Dopo poco passiamo una mandria di bufali d’acqua che sta attraversando il fiume in un punto relativamente basso; tutto intorno a noi ora è solo il verde denso e silenzioso della giungla.</p>
<div id="attachment_23877" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/canoe-ride-2.jpg" rel="prettyphoto[23881]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23877" class="size-medium wp-image-23877" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/canoe-ride-2-300x200.jpg" alt="canoe ride" width="300" height="200" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/canoe-ride-2-300x200.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/canoe-ride-2-150x100.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/canoe-ride-2-369x246.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/canoe-ride-2-285x190.jpg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/canoe-ride-2-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/canoe-ride-2.jpg 580w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23877" class="wp-caption-text">canoe ride</p></div>
<p>Dopo un’ora di navigazione approdiamo in una piccola spiaggia, salutiamo il vogatore e c’incamminiamo insieme alle due guide munite di un bastone per protezione: ‘se dovessimo malauguratamente incontrare una tigre’, sostengono. E pretenderebbero affrontarla con un bastone? Leggeremo in seguito che sono parecchie le guide inesperte che negli ultimi anni sono state sbranate dalle tigri, e in un paio d’occasioni ci hanno rimesso la vita anche un paio di turisti…</p>
<div id="attachment_23873" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-woman-cross-river.jpg" rel="prettyphoto[23881]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23873" class="size-medium wp-image-23873" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-woman-cross-river-300x195.jpg" alt="chitwan woman crossing the river" width="300" height="195" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-woman-cross-river-300x195.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-woman-cross-river-600x390.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-woman-cross-river-150x98.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-woman-cross-river-369x240.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-woman-cross-river-770x501.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-woman-cross-river.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23873" class="wp-caption-text">chitwan woman crossing the river</p></div>
<p>Un sentiero all’interno di una folta foresta in poco tempo ci conduce nelle vicinanze dell’allevamento d’elefanti gestito dal governo nepalese in collaborazione con gli Stati Uniti. Dopo aver attraversato un campo in mezzo a decine di mucche, bufali e capre al pascolo, ci troviamo tra elefanti di tutte le età e taglie. Quelli più grandi, dall’apparenza sana, sono incatenati per le zampe a grossi tronchi piantati nel suolo. I piccoli, fino a tre anni d’età, scorrazzano liberi per la nostra gioia, dandoci così la possibilità di accarezzarli e di scattare alcune simpatiche foto. Carezzo la pelle ispida di quelle che sembrano mansuete bestiole, mentre altri turisti si cimentano nel dar da mangiare lunghe foglie e steli agli elefanti più grandi, che sembrano gradire pacifici.</p>
<div id="attachment_23863" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-me-and-baby-elephant.jpg" rel="prettyphoto[23881]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23863" class="size-medium wp-image-23863" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-me-and-baby-elephant-300x197.jpg" alt="me and baby elephant at Royal Chitwan National Park " width="300" height="197" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-me-and-baby-elephant-300x197.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-me-and-baby-elephant-600x394.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-me-and-baby-elephant-150x98.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-me-and-baby-elephant-369x242.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-me-and-baby-elephant-770x505.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-me-and-baby-elephant-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/chitwan-me-and-baby-elephant.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23863" class="wp-caption-text">me and baby elephant at Royal Chitwan National Park</p></div>
<p>L’adrenalina che mi è salita durante il giro in canoa sta avendo la meglio, e dopo esserci fatti un tour completo dell’allevamento elefanti andiamo verso un carro tirato da buoi che ci riporterà in paese. Il servizievole e sdentato autista ha la pelle bruciata dal sole e veste di cenci; tempo di una foto ricordo e di un inutile tentativo di comunicazione tra noi, e via che si parte. Durante la comoda scarrozzata di un’oretta dove il cocchiere sprona i buoi senza tregua, ho l’occasione di osservare da vicino e con tutta calma le scene di vita della gente locale nelle varie capanne che affiancano la carraia. La guida ci spiega che questi villaggi sono abitati da etnie Lurung, una casta proveniente dalle colline del Nepal. Sono in prevalenza contadini, immigrati qui nel Terai dopo che nel 1960 il governo nepalese riuscì ad eradicare totalmente la malaria dalla zona.</p>
<div id="attachment_23869" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/getting-a-lift-in-chitwan.jpg" rel="prettyphoto[23881]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23869" class="size-medium wp-image-23869" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/getting-a-lift-in-chitwan-300x197.jpg" alt="getting a lift by ox cart in chitwan" width="300" height="197" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/getting-a-lift-in-chitwan-300x197.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/getting-a-lift-in-chitwan-600x394.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/getting-a-lift-in-chitwan-150x98.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/getting-a-lift-in-chitwan-369x242.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/getting-a-lift-in-chitwan-770x505.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/getting-a-lift-in-chitwan-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2016/01/getting-a-lift-in-chitwan.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23869" class="wp-caption-text">getting a lift by ox cart in chitwan</p></div>
<p>Il sole sta calando, anche per oggi ha fatto il suo dovere riscaldandoci a sufficienza; qualche turista ci sorpassa in bicicletta, altri sfrecciano su jeep decappottate. Diversi uomini spingono biciclette rudimentali cariche di lunghissimi fasci d’erba dirigendosi verso casa dove le mogli stanno cucinando dhaal bhat (piatto tipico nepalese di lenticchie) dai forti odori in fornaci di pietra e fango.</p>
<p>Arriviamo a destinazione, e il carretto ci deposita proprio dentro il cortile dell’hotel. Ringraziamo autista e guide e ci ritiriamo, è stata una giornata lunga e stancante ma piena di positività, che ha chiuso in bellezza la mia esperienza a Chitwan e nel Terai, una fantastica zona del Nepal che non immaginavo nemmeno esistesse.</p>
<p>PART 1 : <a href="https://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park/" target="_blank">http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park/ </a></p>
<p>PART 2: <a href="https://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-2/" target="_blank">http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-2/</a></p>
<p>CHITWAN on the INTERNET: <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Chitwan_District">https://en.wikipedia.org/wiki/Chitwan_District</a></p>
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		<title>Parco Nazionale di Royal Chitwan &#8211; 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2015 15:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chitwan]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[elephant]]></category>
		<category><![CDATA[rhino]]></category>
		<category><![CDATA[Royal Chitwan National Park]]></category>
		<category><![CDATA[trekking]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/prepare-for-the-rhinos-5am-chitwan-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/prepare-for-the-rhinos-5am-chitwan-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/prepare-for-the-rhinos-5am-chitwan-75x75.jpg 75w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Parte 2 &#8211; Trek sull&#8217;elefante &#8211; Alle sei mi sveglia il suono delle grosse foglie che si staccano dagli alberi e che cadono sul tetto del bungalow insieme a spesse gocce di rugiada, così spesse che sembra che piova. Fuori c’è ancora buio e la spessa nebbia peggiora ulteriormente le cose. Il gerente dell’hotel, tutto infreddolito, mi informa che il ragazzo incaricato di comprarci i biglietti sta ancora facendo la coda all’ufficio del Parco Nazionale di Royal Chitwan. Mi consiglia di incamminarmi alla volta del punto d’imbarco. Alle sette in punto sto già salendo sulla soprelevata piattaforma che mi porta dritto in schiena dell’elefante, alla quale è legata questa base di legno a quattro posti con morbidi cuscini e con tanto di ringhiere di bambù per aggrapparsi. Il cielo si sta schiarendo, il grosso elefante che ci porta in groppa sembra vecchiotto, ma a pensarci bene non è facile dare un’età ad un elefante; a questo sono state rimosse completamente le zanne. L’autista siede sul suo enorme collo e ne sprona i movimenti prima con suoni gutturali, ed in seguito con colpi di una pesante barra di ferro assestati sulla nuca, la quale emette un suono concavo, come se dovesse crepare da un momento all’altro. Ma la bestia non ci fa caso, segue i suoi lenti passi come se niente fosse. Non si sta poi così scomodi su questo giaciglio; seguiamo una colonna di altri tre pachidermi con turisti a bordo, e per una buona mezz’ora attraversiamo sentieri tra baracche d’indigeni intenti nei loro mestieri: accendere il fuoco, lavare i bambini, mondare il riso. I buoi si cibano di erba sotto i loro ripari palafittati dal tetto di paglia, sui quali sono stese ad asciugare enormi lenzuola colorate. Le donne pelano pannocchie e le caprette al pascolo sono appena distinguibili nella bruma lontana. Ogni capanna ha il suo ordinato orticello dove la verdura cresce rigogliosa ed abbondante. Da alcune capanne escono i densi fumi dei camini ardenti che si mischiano alla nebbia. Finalmente entriamo nel parco nazionale. Passiamo una buona oretta tra praterie dove spadroneggiano coloratissimi pavoni; l’erba arriva ad essere alta fino a cinque metri e le piante pullulano di rari uccelli che fanno un baccano infernale. Avvistiamo un paio di antilopi, ma non appena ci sentono scappano tra la fitta vegetazione. Gli elefanti guadano molto lentamente un paio di fiumi ed una palude; è lì che inizio a preoccuparmi del fatto che se l’elefante dovesse cadere di lato, intrappolati come siamo nella grande gabbia di legno che funge da sella non avremmo molto scampo sotto il suo peso di tonnellate. Nel frattempo il cielo si è schiarito ma di rinoceronti nemmeno l’ombra; il mahout sa che se vuole trovarli dobbiamo dividerci dal gruppo degli altri elefanti. Ci allontaniamo gradualmente, al di fuori del sentiero, tra le piante e l’erba talmente alta che ci ha bagnato scarpe e pantaloni; il pachiderma deve ora aiutarsi con la proboscide per aprirsi il cammino. Ogni tanto si concede attimi di relax nei quali stacca enormi rami dagli alberi e se li porta alla bocca, masticandoli voracemente e al tempo stesso scaricando dall’orifizio anale puzzolenti ciambelloni di escremento della grandezza di una tartaruga gigante. La pazienza e l’estremo silenzio vengono premiati dopo poco, quando avvistiamo una coppia di bestioni dall’apparenza preistorica. Stanno mangiando erba e il mahout ne approfitta per avvicinarsi con cautela; uno dei due è mastodontico, alto almeno un metro e mezzo alle spalle. Ci devono aver per forza notato, ma entrambi non sembrano particolarmente seccati dalla nostra presenza. Potrebbe essere l’unica volta che vedo un rinoceronte dal vivo nel suo ambiente naturale, e sono emozionato. Siamo ora a solo qualche metro di distanza, è un’emozione indescrivibile e mi sto godendo tanto l’attimo che mi dispiace quasi scattare foto, fare intervenire la tecnologia in questo momento di simbiosi con la natura. Li osserviamo con attenzione millimetrica, selvaggi e giganteschi, con i loro corni minacciosi e la solida corazza che sembra essere d’amianto. E poi succede: l’autista fa un cenno all’elefante il quale si butta su di loro, facendoli fuggire, e poi, spronato, vi si getta all’inseguimento, abbattendo un paio di piante nel processo. Il tutto è emozionante ma i rinoceronti sono più veloci di quel che pensavamo, e la caccia è breve. Nella via del ritorno il sole è già caldo; ho i pantaloni sporchi, le scarpe fradice, i piedi informicoliti e le gambe indolenzite dal tanto dondolare, ma sono soddisfatto dell’esperienza. Tre ore e mezzo a bordo di un elefante nella Riserva Naturale di Royal Chitwan non è cosa da tutti i giorni&#8230; PARTE 1 : http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park/ PARTE 3: http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-3/ CHITWAN su INTERNET: https://en.wikipedia.org/wiki/Chitwan_District</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/prepare-for-the-rhinos-5am-chitwan-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/prepare-for-the-rhinos-5am-chitwan-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/prepare-for-the-rhinos-5am-chitwan-75x75.jpg 75w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p><b>Parte 2 &#8211; Trek sull&#8217;elefante &#8211;</b></p>
<div id="attachment_23734" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/elephant-before-the-ride.jpg" rel="prettyphoto[23752]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23734" class="size-medium wp-image-23734" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/elephant-before-the-ride-300x225.jpg" alt="elephants before the ride" width="300" height="225" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/elephant-before-the-ride-300x225.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/elephant-before-the-ride-600x450.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/elephant-before-the-ride-150x113.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/elephant-before-the-ride-369x277.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/elephant-before-the-ride-770x578.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/elephant-before-the-ride.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23734" class="wp-caption-text">elephants before the ride</p></div>
<p>Alle sei mi sveglia il suono delle grosse foglie che si staccano dagli alberi e che cadono sul tetto del bungalow insieme a spesse gocce di rugiada, così spesse che sembra che piova. Fuori c’è ancora buio e la spessa nebbia peggiora ulteriormente le cose. Il gerente dell’hotel, tutto infreddolito, mi informa che il ragazzo incaricato di comprarci i biglietti sta ancora facendo la coda all’ufficio del Parco Nazionale di Royal Chitwan. Mi consiglia di incamminarmi alla volta del punto d’imbarco.</p>
<p>Alle sette in punto sto già salendo sulla soprelevata piattaforma che mi porta dritto in schiena dell’elefante, alla quale è legata questa base di legno a quattro posti con morbidi cuscini e con tanto di ringhiere di bambù per aggrapparsi. Il cielo si sta schiarendo, il grosso elefante che ci porta in groppa sembra vecchiotto, ma a pensarci bene non è facile dare un’età ad un elefante; a questo sono state rimosse completamente le zanne. L’autista siede sul suo enorme collo e ne sprona i movimenti prima con suoni gutturali, ed in seguito con colpi di una pesante barra di ferro assestati sulla nuca, la quale emette un suono concavo, come se dovesse crepare da un momento all’altro. Ma la bestia non ci fa caso, segue i suoi lenti passi come se niente fosse.</p>
<div id="attachment_23736" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-kumrose-community-forest.jpg" rel="prettyphoto[23752]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23736" class="size-medium wp-image-23736" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-kumrose-community-forest-300x195.jpg" alt="Chitwan Kumrose community forest" width="300" height="195" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-kumrose-community-forest-300x195.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-kumrose-community-forest-600x390.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-kumrose-community-forest-150x98.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-kumrose-community-forest-369x240.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-kumrose-community-forest-770x501.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-kumrose-community-forest.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23736" class="wp-caption-text">Chitwan Kumrose community forest</p></div>
<p>Non si sta poi così scomodi su questo giaciglio; seguiamo una colonna di altri tre pachidermi con turisti a bordo, e per una buona mezz’ora attraversiamo sentieri tra baracche d’indigeni intenti nei loro mestieri: accendere il fuoco, lavare i bambini, mondare il riso. I buoi si cibano di erba sotto i loro ripari palafittati dal tetto di paglia, sui quali sono stese ad asciugare enormi lenzuola colorate. Le donne pelano pannocchie e le caprette al pascolo sono appena distinguibili nella bruma lontana. Ogni capanna ha il suo ordinato orticello dove la verdura cresce rigogliosa ed abbondante. Da alcune capanne escono i densi fumi dei camini ardenti che si mischiano alla nebbia.</p>
<p>Finalmente entriamo nel parco nazionale. Passiamo una buona oretta tra praterie dove spadroneggiano coloratissimi pavoni; l’erba arriva ad essere alta fino a cinque metri e le piante pullulano di rari uccelli che fanno un baccano infernale. Avvistiamo un paio di antilopi, ma non appena ci sentono scappano tra la fitta vegetazione. Gli elefanti guadano molto lentamente un paio di fiumi ed una palude; è lì che inizio a preoccuparmi del fatto che se l’elefante dovesse cadere di lato, intrappolati come siamo nella grande gabbia di legno che funge da sella non avremmo molto scampo sotto il suo peso di tonnellate.</p>
<div id="attachment_23742" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-elephants-cross-river.jpg" rel="prettyphoto[23752]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23742" class="size-medium wp-image-23742" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-elephants-cross-river-300x195.jpg" alt="Our elephants wading the river" width="300" height="195" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-elephants-cross-river-300x195.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-elephants-cross-river-600x390.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-elephants-cross-river-150x98.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-elephants-cross-river-369x240.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-elephants-cross-river-770x501.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-elephants-cross-river.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23742" class="wp-caption-text">Our elephants wading the river</p></div>
<p>Nel frattempo il cielo si è schiarito ma di rinoceronti nemmeno l’ombra; il mahout sa che se vuole trovarli dobbiamo dividerci dal gruppo degli altri elefanti. Ci allontaniamo gradualmente, al di fuori del sentiero, tra le piante e l’erba talmente alta che ci ha bagnato scarpe e pantaloni; il pachiderma deve ora aiutarsi con la proboscide per aprirsi il cammino. Ogni tanto si concede attimi di relax nei quali stacca enormi rami dagli alberi e se li porta alla bocca, masticandoli voracemente e al tempo stesso scaricando dall’orifizio anale puzzolenti ciambelloni di escremento della grandezza di una tartaruga gigante.</p>
<p>La pazienza e l’estremo silenzio vengono premiati dopo poco, quando avvistiamo una coppia di bestioni dall’apparenza preistorica. Stanno mangiando erba e il mahout ne approfitta per avvicinarsi con cautela; uno dei due è mastodontico, alto almeno un metro e mezzo alle spalle. Ci devono aver per forza notato, ma entrambi non sembrano particolarmente seccati dalla nostra presenza. Potrebbe essere l’unica volta che vedo un rinoceronte dal vivo nel suo ambiente naturale, e sono emozionato. Siamo ora a solo qualche metro di distanza, è un’emozione indescrivibile e mi sto godendo tanto l’attimo che mi dispiace quasi scattare foto, fare intervenire la tecnologia in questo momento di simbiosi con la natura.</p>
<div id="attachment_23740" style="width: 205px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-rhino.jpg" rel="prettyphoto[23752]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23740" class="size-medium wp-image-23740" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-rhino-195x300.jpg" alt="The Chitwan rhino" width="195" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-rhino-195x300.jpg 195w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-rhino-98x150.jpg 98w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-rhino-369x568.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-rhino.jpg 390w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /></a><p id="caption-attachment-23740" class="wp-caption-text">The Chitwan rhino</p></div>
<p>Li osserviamo con attenzione millimetrica, selvaggi e giganteschi, con i loro corni minacciosi e la solida corazza che sembra essere d’amianto. E poi succede: l’autista fa un cenno all’elefante il quale si butta su di loro, facendoli fuggire, e poi, spronato, vi si getta all’inseguimento, abbattendo un paio di piante nel processo. Il tutto è emozionante ma i rinoceronti sono più veloci di quel che pensavamo, e la caccia è breve.</p>
<p>Nella via del ritorno il sole è già caldo; ho i pantaloni sporchi, le scarpe fradice, i piedi informicoliti e le gambe indolenzite dal tanto dondolare, ma sono soddisfatto dell’esperienza. Tre ore e mezzo a bordo di un elefante nella Riserva Naturale di Royal Chitwan non è cosa da tutti i giorni&#8230;</p>
<p>PARTE 1 : <a href="https://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park/" target="_blank">http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park/</a></p>
<p>PARTE 3: <a href="https://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-3/" target="_blank">http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-3/</a></p>
<p>CHITWAN su INTERNET: <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Chitwan_District" target="_blank">https://en.wikipedia.org/wiki/Chitwan_District</a></p>
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		<title>Parco Nazionale di Royal Chitwan &#8211; 1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2015 17:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chitwan]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[elephant]]></category>
		<category><![CDATA[rhino]]></category>
		<category><![CDATA[Royal Chitwan National Park]]></category>
		<category><![CDATA[trek]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Nepal-map-to-Sauraha-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Nepal-map-to-Sauraha-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Nepal-map-to-Sauraha-75x75.jpg 75w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Parte 1 &#8211; Sauraha &#8211; L’atto teatrale della sveglia prima di una partenza lo conosco a memoria e lo recito con diligenza. Divoro le deliziose paste comprate la sera prima al forno di Pokhara, e mi congedo con gli affabili proprietari della guest house che mi ha fatto da casa negli ultimi giorni. Col tempo mi sono abituato a dire addio a gente, luoghi e dimore. Vado, senza voltarmi, senza dispiacere, anzi, so che mi rimane il ricordo delle emozioni del passato e ciò mi accompagna ad affrontare quelle che devono venire, quelle del futuro, legate ai nuovi posti, alle nuove conoscenze, sperando che ce ne siano tante ancora. Mi dirigo zaino in spalla verso la fermata del bus per scoprire una carretta di mediocre qualità già posteggiata nel bel mezzo della strada ghiaiosa, già mezza occupata. Direzione Royal Chitwan National Park. Giusto il tempo per un paio di venditori ambulanti che camminano avanti e indietro con insistenza esponendo in vassoi di cartone grassi bomboloni ricoperti di zucchero dalla cera molto ghiotta e calorifica, poi alle 7.40 l’autista accende il mezzo e nel giro di pochi minuti siamo in partenza. Un fitto e grigio nebbione mattutino ingloba interamente il paese e l’aria all’esterno è fresca; nel giro di una mezz’ora arriviamo sulla strada provinciale che affianca il grandissimo fiume Seti. Lo svogliato e scarburato bus si snoda tra alte stradine che affiancano precipizi da capogiro ma non ci penso, sono stato fortunato ad avere un sedile dalla parte della montagna, nonché, una volta tanto, un autista cosciente che va relativamente piano. Osservo come altri bus turistici ci sorpassano a velocità terrificanti, su queste stradine frastagliate e piene di buche e di sassi franati dall’alto; sfrecciano a pochi centimetri dalle deboli pietre che delimitano il sottile confine tra la strada e l’abisso, e che fanno la differenza tra turisti in gita e turisti sul fondo del fiume. Lasciate le montagne e le colline, ci si avventura in una arida e noiosa pianura che continua per chilometri fino ad arrivare ad una stradina secondaria semi sterrata che ci conduce al paese più vicino al Parco Nazionale, l’ultimo raggiungibile per strada asfaltata. Da qui solo un sentiero di sabbia conduce a Sauraha, avamposto della giungla, un piccolo villaggio dal quale i turisti si organizzano le visite al Parco Nazionale Royal Chitwan. Scendo dal bus e vengo irrimediabilmente schiacciato a terra da un caldo umido e fastidioso, una bella differenza dall’arietta fresca di Kathmandu e di Pokhara. Evito i soliti assalitori che mi propongono un hotel di loro scelta ed opto per una jeep privata in compagnia di un altro turista italiano. La sgangherata jeep ci conduce tra stradine sassose e case di terriccio e paglia, affiancando ruscelli e risaie immense, fino ad arrivare in paese. Percorro a piedi la sabbiosa sponda del fiume e studio con attenzione Sauraha: un agglomerato di spartani ristoranti e agenzie di viaggi per i turisti, ed un centinaio di semplici case, delle quali solo alcune di mattoni. Quelle fatte di bambù, fango e paglia sono abitate da contadini dell’etnia Tharu, i quali sfoggiano molteplici tatuaggi tribali ed orecchini dalle strane forme; le loro stalle sono palafittate e sotto lo stesso tetto convivono galline, buoi, bufali d’acqua e capre. Numerose donne lavano panni e piatti ai lati della strada, si spulciano pidocchi dalla testa a vicenda, bimbi nudi o seminudi giocano nella polvere e l’occasionale jeep scoperta, senza parabrezza né portiere, scarrozza i turisti per portarli ai punti di partenza delle varie attività nella giungla. Mangio un boccone nella terrazza di un grazioso locale all’aperto dal tetto di bambù e poi m’incuriosisce un boschetto dove scorgo enormi elefanti al pascolo, di quelli da trasporto turisti, tutti con le zanne spuntate. Entro nel recinto di uno dei tanti ‘jungle lodge’, gli alloggi nella giungla, delle vere oasi verdi paradisiache. In questo, l’affabile proprietario mi offre di vedere una graziosa capanna. La stanza è accogliente e spaziosa, una finestra enorme dà sulla spaziosa veranda in legno palafittata, completa di sedie in vimini e tavolino ricavato da un tronco; sono a soli 100 metri dal fiume, il confine del Parco; ora tra me e la lenta acqua dai riflessi verdastri vi è solo sabbia. La prendo. Esco e mi incammino verso il museo del parco, un luogo rudimentale ma altresì completo; all’interno di un piccolo padiglione vi sono varie mostre fotografiche dedicate alla flora ed ai diversi tipi d’insetti e serpenti, alcuni velenosi come cobra o vipere, che si trovano all’interno della riserva, dove inoltre risiedono rinoceronti e tigri, nonché antilopi, scimmie, leopardi e sciacalli. Siamo nel Terai, una stretta fascia di terra piatta e fertile situata tra le montagne dell’Himalaya e il confine con l’India; è una regione dal clima subtropicale che riceve enormi quantità di pioggia durante la stagione dei monsoni. Grazie a queste caratteristiche geografiche il Terai è coperto, in parte, da foreste d’acacie, ceiba e shisham, nonché da una gran varietà di erbacee, alcune delle quali possono raggiungere altezze di 8 metri! Ed è proprio grazie ad un quotatissimo giro a dorso d’elefante tra l’erba elefantina che le varie guide in divisa stazionate all’uscita del museo mi consigliano di non perdermi l’avvistamento dei famosi rinoceronti di Chitwan. Ogni guida ha la sua zona, il suo prezzo definito o meno definito, e ognuno mi consiglia di non prendere decisioni affrettate, così non lo faccio e mi congedo con diplomazia. Osservo un tramonto da cartolina seduto in uno dei vari bar sulla spiaggia; la bianca sabbia ritiene ancora il calore del giorno, ed un enorme e rossissimo sole sparisce a vista d’occhio dietro il verde scuro della fitta giungla, riflettendosi sulle calme acque del fiume. Si è fatto buio e l’illuminazione pubblica è praticamente inesistente; le zanzare approfittano del clima fresco e circolano affamate, costringendomi ad abbandonare la spiaggia, ora buia ed inquietantemente, per il sentiero asfaltato. Ho una torcia con me, ma dopo soli cinque minuti di cammino vengo inglobato da una fitta e densa nebbia che nemmeno la...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Nepal-map-to-Sauraha-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Nepal-map-to-Sauraha-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Nepal-map-to-Sauraha-75x75.jpg 75w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><div id="attachment_23664" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Pokhara-bus-station.jpg" rel="prettyphoto[23685]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23664" class="size-medium wp-image-23664" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Pokhara-bus-station-300x213.jpg" alt="Pokhara bus station" width="300" height="213" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Pokhara-bus-station-300x213.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Pokhara-bus-station-600x425.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Pokhara-bus-station-150x106.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Pokhara-bus-station-369x262.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Pokhara-bus-station.jpg 691w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23664" class="wp-caption-text">Pokhara bus station</p></div>
<p><b>Parte 1 &#8211; Sauraha &#8211;</b></p>
<p>L’atto teatrale della sveglia prima di una partenza lo conosco a memoria e lo recito con diligenza. Divoro le deliziose paste comprate la sera prima al forno di Pokhara, e mi congedo con gli affabili proprietari della guest house che mi ha fatto da casa negli ultimi giorni. Col tempo mi sono abituato a dire addio a gente, luoghi e dimore. Vado, senza voltarmi, senza dispiacere, anzi, so che mi rimane il ricordo delle emozioni del passato e ciò mi accompagna ad affrontare quelle che devono venire, quelle del futuro, legate ai nuovi posti, alle nuove conoscenze, sperando che ce ne siano tante ancora. Mi dirigo zaino in spalla verso la fermata del bus per scoprire una carretta di mediocre qualità già posteggiata nel bel mezzo della strada ghiaiosa, già mezza occupata. Direzione Royal Chitwan National Park.</p>
<div id="attachment_23662" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan.jpg" rel="prettyphoto[23685]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23662" class="size-medium wp-image-23662" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan-300x200.jpg" alt="Bus to Chitwan" width="300" height="200" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan-300x200.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan-600x400.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan-150x100.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan-369x246.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan-770x514.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan-285x190.jpg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-to-Chitwan.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23662" class="wp-caption-text">Bus to Chitwan</p></div>
<p>Giusto il tempo per un paio di venditori ambulanti che camminano avanti e indietro con insistenza esponendo in vassoi di cartone grassi bomboloni ricoperti di zucchero dalla cera molto ghiotta e calorifica, poi alle 7.40 l’autista accende il mezzo e nel giro di pochi minuti siamo in partenza. Un fitto e grigio nebbione mattutino ingloba interamente il paese e l’aria all’esterno è fresca; nel giro di una mezz’ora arriviamo sulla strada provinciale che affianca il grandissimo fiume Seti. Lo svogliato e scarburato bus si snoda tra alte stradine che affiancano precipizi da capogiro ma non ci penso, sono stato fortunato ad avere un sedile dalla parte della montagna, nonché, una volta tanto, un autista cosciente che va relativamente piano. Osservo come altri bus turistici ci sorpassano a velocità terrificanti, su queste stradine frastagliate e piene di buche e di sassi franati dall’alto; sfrecciano a pochi centimetri dalle deboli pietre che delimitano il sottile confine tra la strada e l’abisso, e che fanno la differenza tra turisti in gita e turisti sul fondo del fiume.</p>
<div id="attachment_23668" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Seti-river.jpeg" rel="prettyphoto[23685]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23668" class="size-medium wp-image-23668" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Seti-river-300x225.jpeg" alt="Seti river" width="300" height="225" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Seti-river-300x225.jpeg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Seti-river-600x450.jpeg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Seti-river-150x113.jpeg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Seti-river-369x277.jpeg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Seti-river-770x578.jpeg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Seti-river.jpeg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23668" class="wp-caption-text">Seti river</p></div>
<p>Lasciate le montagne e le colline, ci si avventura in una arida e noiosa pianura che continua per chilometri fino ad arrivare ad una stradina secondaria semi sterrata che ci conduce al paese più vicino al Parco Nazionale, l’ultimo raggiungibile per strada asfaltata. Da qui solo un sentiero di sabbia conduce a Sauraha, avamposto della giungla, un piccolo villaggio dal quale i turisti si organizzano le visite al Parco Nazionale Royal Chitwan.</p>
<div id="attachment_23676" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-stop-at-Chitwan.jpg" rel="prettyphoto[23685]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23676" class="size-medium wp-image-23676" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-stop-at-Chitwan-300x200.jpg" alt="Bus stop at Sauraha" width="300" height="200" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-stop-at-Chitwan-300x200.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-stop-at-Chitwan-150x100.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-stop-at-Chitwan-369x246.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-stop-at-Chitwan-285x190.jpg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-stop-at-Chitwan-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Bus-stop-at-Chitwan.jpg 568w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23676" class="wp-caption-text">Bus stop at Sauraha</p></div>
<p>Scendo dal bus e vengo irrimediabilmente schiacciato a terra da un caldo umido e fastidioso, una bella differenza dall’arietta fresca di Kathmandu e di Pokhara. Evito i soliti assalitori che mi propongono un hotel di loro scelta ed opto per una jeep privata in compagnia di un altro turista italiano. La sgangherata jeep ci conduce tra stradine sassose e case di terriccio e paglia, affiancando ruscelli e risaie immense, fino ad arrivare in paese. Percorro a piedi la sabbiosa sponda del fiume e studio con attenzione Sauraha: un agglomerato di spartani ristoranti e agenzie di viaggi per i turisti, ed un centinaio di semplici case, delle quali solo alcune di mattoni. Quelle fatte di bambù, fango e paglia sono abitate da contadini dell’etnia Tharu, i quali sfoggiano molteplici tatuaggi tribali ed orecchini dalle strane forme; le loro stalle sono palafittate e sotto lo stesso tetto convivono galline, buoi, bufali d’acqua e capre.</p>
<div id="attachment_23660" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-wooden-shack.jpg" rel="prettyphoto[23685]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23660" class="size-medium wp-image-23660" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-wooden-shack-300x195.jpg" alt="chitwan wooden shack" width="300" height="195" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-wooden-shack-300x195.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-wooden-shack-600x390.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-wooden-shack-150x98.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-wooden-shack-369x240.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-wooden-shack-770x501.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-wooden-shack.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23660" class="wp-caption-text">chitwan wooden shack</p></div>
<p>Numerose donne lavano panni e piatti ai lati della strada, si spulciano pidocchi dalla testa a vicenda, bimbi nudi o seminudi giocano nella polvere e l’occasionale jeep scoperta, senza parabrezza né portiere, scarrozza i turisti per portarli ai punti di partenza delle varie attività nella giungla.</p>
<p>Mangio un boccone nella terrazza di un grazioso locale all’aperto dal tetto di bambù e poi m’incuriosisce un boschetto dove scorgo enormi elefanti al pascolo, di quelli da trasporto turisti, tutti con le zanne spuntate. Entro nel recinto di uno dei tanti ‘jungle lodge’, gli alloggi nella giungla, delle vere oasi verdi paradisiache. In questo, l’affabile proprietario mi offre di vedere una graziosa capanna. La stanza è accogliente e spaziosa, una finestra enorme dà sulla spaziosa veranda in legno palafittata, completa di sedie in vimini e tavolino ricavato da un tronco; sono a soli 100 metri dal fiume, il confine del Parco; ora tra me e la lenta acqua dai riflessi verdastri vi è solo sabbia. La prendo.</p>
<div id="attachment_23682" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Tharu-museum.jpg" rel="prettyphoto[23685]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23682" class="size-medium wp-image-23682" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Tharu-museum-300x200.jpg" alt="Tharu museum at Sauraha" width="300" height="200" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Tharu-museum-300x200.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Tharu-museum-150x100.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Tharu-museum-369x246.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Tharu-museum-285x190.jpg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Tharu-museum-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Tharu-museum.jpg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23682" class="wp-caption-text">Tharu museum at Sauraha</p></div>
<p>Esco e mi incammino verso il museo del parco, un luogo rudimentale ma altresì completo; all’interno di un piccolo padiglione vi sono varie mostre fotografiche dedicate alla flora ed ai diversi tipi d’insetti e serpenti, alcuni velenosi come cobra o vipere, che si trovano all’interno della riserva, dove inoltre risiedono rinoceronti e tigri, nonché antilopi, scimmie, leopardi e sciacalli. Siamo nel Terai, una stretta fascia di terra piatta e fertile situata tra le montagne dell’Himalaya e il confine con l’India; è una regione dal clima subtropicale che riceve enormi quantità di pioggia durante la stagione dei monsoni. Grazie a queste caratteristiche geografiche il Terai è coperto, in parte, da foreste d’acacie, ceiba e shisham, nonché da una gran varietà di erbacee, alcune delle quali possono raggiungere altezze di 8 metri! Ed è proprio grazie ad un quotatissimo giro a dorso d’elefante tra l’erba elefantina che le varie guide in divisa stazionate all’uscita del museo mi consigliano di non perdermi l’avvistamento dei famosi rinoceronti di Chitwan. Ogni guida ha la sua zona, il suo prezzo definito o meno definito, e ognuno mi consiglia di non prendere decisioni affrettate, così non lo faccio e mi congedo con diplomazia.</p>
<div id="attachment_23678" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Sunset-at-Sauraha.jpg" rel="prettyphoto[23685]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23678" class="size-medium wp-image-23678" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Sunset-at-Sauraha-300x164.jpg" alt="Sunset at Sauraha" width="300" height="164" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Sunset-at-Sauraha-300x164.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Sunset-at-Sauraha-600x329.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Sunset-at-Sauraha-150x82.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Sunset-at-Sauraha-369x202.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Sunset-at-Sauraha-770x422.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/Sunset-at-Sauraha.jpg 840w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-23678" class="wp-caption-text">Sunset at Sauraha</p></div>
<p>Osservo un tramonto da cartolina seduto in uno dei vari bar sulla spiaggia; la bianca sabbia ritiene ancora il calore del giorno, ed un enorme e rossissimo sole sparisce a vista d’occhio dietro il verde scuro della fitta giungla, riflettendosi sulle calme acque del fiume. Si è fatto buio e l’illuminazione pubblica è praticamente inesistente; le zanzare approfittano del clima fresco e circolano affamate, costringendomi ad abbandonare la spiaggia, ora buia ed inquietantemente, per il sentiero asfaltato.</p>
<div id="attachment_23680" style="width: 205px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-sunset.jpg" rel="prettyphoto[23685]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-23680" class="size-medium wp-image-23680" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-sunset-195x300.jpg" alt="Sunset at Sauraha" width="195" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-sunset-195x300.jpg 195w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-sunset-98x150.jpg 98w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-sunset-369x568.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2015/12/chitwan-sunset.jpg 390w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /></a><p id="caption-attachment-23680" class="wp-caption-text">Sunset at Sauraha</p></div>
<p>Ho una torcia con me, ma dopo soli cinque minuti di cammino vengo inglobato da una fitta e densa nebbia che nemmeno la luce della torcia riesce a penetrare. Poco più avanti la strada asfaltata si converte in sterrato, e presto terminano pure le case in vista, al ché comincio a dubitare. Sarà la strada giusta? Che non lo è me ne accorgo dopo un bel po’ di cammino, quando raggiungo la riva del fiume in un punto che mi sembra molto più avanti dell’hotel. Faccio dietro-front e ci vuole del tempo per tornare al bivio che ho mancato in precedenza; lo imbocco ed in breve arrivo a destinazione.</p>
<p>Mi corico in branda. La base del letto è durissima ma sento che si dormirà bene, cullato dal suono delle cicale e dal cinguettio dei vari uccelli nelle vicinanze.</p>
<p>PARTE 2: <a href="https://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-2/" target="_blank">http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-2/</a></p>
<p>PARTE 3: <a href="https://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-3/" target="_blank">http://asianitinerary.com/it/royal-chitwan-national-park-3/</a></p>
<p>CHITWAN SU INTERNET: <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Chitwan_District" target="_blank">https://en.wikipedia.org/wiki/Chitwan_District</a></p>
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		<title>PASHUPATINATH &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 4</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 18:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bicycle]]></category>
		<category><![CDATA[City]]></category>
		<category><![CDATA[Kathmandu]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[pashupatinath]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>GIORNO 4 La mia temerarietà non ha limiti, e perciò noleggio una mountain bike per avventurarmi nel traffico di Kathmandu, che non è poi così terribile come credevo. Mi dirigo verso est e, dopo aver affrontato qualche faticoso saliscendi e la noncuranza di autisti di camion irrispettosi delle auto, figuriamoci delle biciclette, passo dal traffico pesante alla relativa tranquillità della periferia e sono testimone cambio radicale dall’urbe al Nepal rurale. Anche il mio sedere vede un cambio radicale dopo un’oretta seduto su di una durissima sella. &#160; PASHUPATINATH Dopo 45 minuti di dura pedalata arrivo a Pashupatinath, il recinto sacro indù più importante del paese, nonché casa di uno dei templi di Shiva più famosi di tutto il subcontinente indiano. Pashupati, o signore delle bestie, ha un’importanza primordiale per i nepalesi i quali visitano il sito prima di un viaggio o di una missione importante per ricevere la benedizione di questa divinità. Questo luogo sacro è famoso per le cremazioni che vi si celebrano sulle rive del fiume Bagmati, un fiume sacro per Pashupatinath come il Gange lo è per Varanasi. Dalle 6 di mattina alle 7 di sera vengono costantemente accese pire funerarie, sotto gli occhi di centinaia di nepalesi e di qualche turista assetato di reportage fotografici. Sui numerosi ghats &#8211; le gradinate che conducono al fiume &#8211; gli altari usati per le cerimonie funerarie affiancano il flusso d’acqua. Alcuni di questi altari vengono usati dalle famiglie meno abbienti, altri sono riservati per ricchi e nobili; ogni casta ha il suo settore di cremazione. Alcune scimmie insolenti scorrazzano nella zona adiacente. Mi metto a sedere su di una lunga scalinata nella sponda opposta, dove decine di curiosi turisti sono già appostati per assistere ad una cerimonia in preparazione. L’attesa è lunga e mi permette di bighellonare tra bellissimi templi dalle forme ed iscrizioni enigmatiche, nonché immagini tantriche e scene erotiche. Ad un certo punto quelli che sembrano padre e figlio portano la salma di un vecchio signore giù per gli scalini e ne immergono i piedi in acqua per santificare il corpo. La scena ha del grottesco, il morto ha un’espressione assorta e la bocca aperta, la sua pelle ha oramai assunto un colore pallido. Su una delle piattaforme stanno preparando legna intrecciata a dovere per una pira, e quando erroneamente penso che sia per il corpo dell’anziano, ecco comparire un gruppo di persone che trasporta una giovane donna senza vita e la stende sulla legna. Quello che è probabilmente il marito cosparge il corpo, coperto nella quasi totalità da un velo bianco, di spezie coloratissime mentre un paio di donne lo riempiono di fiori. Il bel viso della giovane è scoperto, e l’uomo, dopo aver riempito la pira di rametti piccoli per facilitarne l’accensione, ne appicca il fuoco infilando uno dei rametti accesi nella bocca di lei e recitando le ultime preghiere. Tutto si svolge nella più completa tranquillità, i famigliari non gridano né piangono, si limitano a meditare ed osservare, e questo fa sembrare la morte la cosa più naturale del mondo. I turisti, dall’altra sponda, scattano foto ma con discrezione, con obbiettivi zoom, per non offendere le persone in lutto. &#160; Il fumo ha oramai coperto del tutto la salma e l’odore della carne che brucia impregna l’atmosfera. C’è un silenzio piatto, percettibile. Decido di andare a visitare gli altri templi situati in un raggio di 500 metri dai ghats. In uno di questi faccio la conoscenza di uno dei tanti sadhu, i sacri asceti indù, con le loro tuniche arancione e i visi colorati dalle molteplici pujas. Uno di loro, uno yogi &#8211; maestro yoga &#8211; che si fa chiamare Baba Kalabar, mi diletta con qualche posizione di yoga che lo fa apparire come un vero contorsionista da circo. Ha la faccia da topolino, un sorriso vero e beato, veste di giallo e si porta appresso tutti i suoi averi, che consistono di un piccolo zainetto sgualcito e semivuoto ed una barra di ferro con due anelli all’estremità che lo aiuta nelle sue impossibili posizioni. Il viso è quasi completamente dipinto di giallo, così come i capelli, lunghi ed impiastricciati di una strana sostanza, mentre i palmi delle mani sono colorati di rosso. Il corpo è coperto da una patina indelebile di sporcizia ed ha al collo un paio di spesse collane di corallo per le preghiere indù. Ne approfitto per immortalarlo varie volte, assieme al suo compagno, un sadhu vestito di rosso con in testa un turbante ocra, anche lui sorridente e disponibile. Mi congedo promettendogli di inviargli le foto fatte e ne trascrivo l’indirizzo: Baba Kalabar, Pashupatinath, Kathmandu. Mi chiedo se il postino veramente recapita la posta a questi dedicati eremiti. Al ritorno sulle rive del fiume, il corpo della donna è oramai ridotto ad un cumulo di cenere e buona parte dei curiosi se n’è andata, mentre il fumo continua ad offuscare l’aria ed i vari pellegrini continuano le loro attività di sempre, incuranti: le offerte, il bagno purificatore nelle acque sacre, gli incensi, eccetera. Le ceneri vengono in seguito affidate al fiume Bagmati e ne seguiranno il suo corso fino a sfociare nel sacro Gange. &#160; BODHNATH Riprendo la bici, faccio un giretto nel mercatino del paese e poi parto allontanandomi ancor di più dalla città, destinazione Bodhnath, casa del più grande stupa di tutto il Nepal e uno dei più grandi del mondo. Finalmente, dopo una buona oretta di pedalate tra sentieri pieni di pietre, arrivo nella strada principale di Bodhnath. Varie viuzze portano all’entrata della piazza, al cui centro vi è il famoso stupa, rassomigliante a quello di Swayambhunath ma molto più amplio in circonferenza. Lascio la bici legata ad un porticciolo, pago il biglietto d’entrata e mi tuffo in una moltitudine di negozietti che circondano il maestoso santuario adornato da centinaia di bandiere di preghiera. Questo è il centro religioso della popolazione tibetana del paese, ed è qui che vive buona parte della comunità tibetana. La presenza di monaci e devoti è alta, arrivano da tutta...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>GIORNO 4</p>
<p>La mia temerarietà non ha limiti, e perciò noleggio una mountain bike per avventurarmi nel traffico di Kathmandu, che non è poi così terribile come credevo. Mi dirigo verso est e, dopo aver affrontato qualche faticoso saliscendi e la noncuranza di autisti di camion irrispettosi delle auto, figuriamoci delle biciclette, passo dal traffico pesante alla relativa tranquillità della periferia e sono testimone cambio radicale dall’urbe al Nepal rurale. Anche il mio sedere vede un cambio radicale dopo un’oretta seduto su di una durissima sella.</p>
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<p>PASHUPATINATH</p>
<div id="attachment_2892" style="width: 169px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba.jpg" rel="prettyphoto[2887]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2892" class=" wp-image-2892 " alt="Pashupatinath " src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba-199x300.jpg" width="159" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba-199x300.jpg 199w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba-99x150.jpg 99w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba.jpg 333w" sizes="(max-width: 159px) 100vw, 159px" /></a><p id="caption-attachment-2892" class="wp-caption-text">baba</p></div>
<p>Dopo 45 minuti di dura pedalata arrivo a Pashupatinath, il recinto sacro indù più importante del paese, nonché casa di uno dei templi di Shiva più famosi di tutto il subcontinente indiano. Pashupati, o signore delle bestie, ha un’importanza primordiale per i nepalesi i quali visitano il sito prima di un viaggio o di una missione importante per ricevere la benedizione di questa divinità. Questo luogo sacro è famoso per le cremazioni che vi si celebrano sulle rive del fiume Bagmati, un fiume sacro per Pashupatinath come il Gange lo è per Varanasi. Dalle 6 di mattina alle 7 di sera vengono costantemente accese pire funerarie, sotto gli occhi di centinaia di nepalesi e di qualche turista assetato di reportage fotografici. Sui numerosi ghats &#8211; le gradinate che conducono al fiume &#8211; gli altari usati per le cerimonie funerarie affiancano il flusso d’acqua. Alcuni di questi altari vengono usati dalle famiglie meno abbienti, altri sono riservati per ricchi e nobili; ogni casta ha il suo settore di cremazione. Alcune scimmie insolenti scorrazzano nella zona adiacente.</p>
<p>Mi metto a sedere su di una lunga scalinata nella sponda opposta, dove decine di curiosi turisti sono già appostati per assistere ad una cerimonia in preparazione. L’attesa è lunga e mi permette di bighellonare tra bellissimi templi dalle forme ed iscrizioni enigmatiche, nonché immagini tantriche e scene erotiche. Ad un certo punto quelli che sembrano padre e figlio portano la salma di un vecchio signore giù per gli scalini e ne immergono i piedi in acqua per santificare il corpo. La scena ha del grottesco, il morto ha un’espressione assorta e la bocca aperta, la sua pelle ha oramai assunto un colore pallido.</p>
<p>Su una delle piattaforme stanno preparando legna intrecciata a dovere per una pira, e quando erroneamente penso che sia per il corpo dell’anziano, ecco comparire un gruppo di persone che trasporta una giovane donna senza vita e la stende sulla legna. Quello che è probabilmente il marito cosparge il corpo, coperto nella quasi totalità da un velo bianco, di spezie coloratissime mentre un paio di donne lo riempiono di fiori. Il bel viso della giovane è scoperto, e l’uomo, dopo aver riempito la pira di rametti piccoli per facilitarne l’accensione, ne appicca il fuoco infilando uno dei rametti accesi nella bocca di lei e recitando le ultime preghiere. Tutto si svolge nella più completa tranquillità, i famigliari non gridano né piangono, si limitano a meditare ed osservare, e questo fa sembrare la morte la cosa più naturale del mondo. I turisti, dall’altra sponda, scattano foto ma con discrezione, con obbiettivi zoom, per non offendere le persone in lutto.</p>
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<div id="attachment_2899" style="width: 168px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus.jpg" rel="prettyphoto[2887]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2899" class=" wp-image-2899 " alt="pashupatinath sadhus" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus-197x300.jpg" width="158" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus-197x300.jpg 197w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus-98x150.jpg 98w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus-366x556.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus.jpg 460w" sizes="(max-width: 158px) 100vw, 158px" /></a><p id="caption-attachment-2899" class="wp-caption-text">pashupatinath sadhus</p></div>
<p>Il fumo ha oramai coperto del tutto la salma e l’odore della carne che brucia impregna l’atmosfera. C’è un silenzio piatto, percettibile. Decido di andare a visitare gli altri templi situati in un raggio di 500 metri dai ghats. In uno di questi faccio la conoscenza di uno dei tanti sadhu, i sacri asceti indù, con le loro tuniche arancione e i visi colorati dalle molteplici pujas. Uno di loro, uno yogi &#8211; maestro yoga &#8211; che si fa chiamare Baba Kalabar, mi diletta con qualche posizione di yoga che lo fa apparire come un vero contorsionista da circo. Ha la faccia da topolino, un sorriso vero e beato, veste di giallo e si porta appresso tutti i suoi averi, che consistono di un piccolo zainetto sgualcito e semivuoto ed una barra di ferro con due anelli all’estremità che lo aiuta nelle sue impossibili posizioni. Il viso è quasi completamente dipinto di giallo, così come i capelli, lunghi ed impiastricciati di una strana sostanza, mentre i palmi delle mani sono colorati di rosso. Il corpo è coperto da una patina indelebile di sporcizia ed ha al collo un paio di spesse collane di corallo per le preghiere indù. Ne approfitto per immortalarlo varie volte, assieme al suo compagno, un sadhu vestito di rosso con in testa un turbante ocra, anche lui sorridente e disponibile. Mi congedo promettendogli di inviargli le foto fatte e ne trascrivo l’indirizzo: Baba Kalabar, Pashupatinath, Kathmandu. Mi chiedo se il postino veramente recapita la posta a questi dedicati eremiti.</p>
<p>Al ritorno sulle rive del fiume, il corpo della donna è oramai ridotto ad un cumulo di cenere e buona parte dei curiosi se n’è andata, mentre il fumo continua ad offuscare l’aria ed i vari pellegrini continuano le loro attività di sempre, incuranti: le offerte, il bagno purificatore nelle acque sacre, gli incensi, eccetera. Le ceneri vengono in seguito affidate al fiume Bagmati e ne seguiranno il suo corso fino a sfociare nel sacro Gange.</p>
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<p>BODHNATH</p>
<p>Riprendo la bici, faccio un giretto nel mercatino del paese e poi parto allontanandomi ancor di più dalla città, destinazione Bodhnath, casa del più grande stupa di tutto il Nepal e uno dei più grandi del mondo.</p>
<p>Finalmente, dopo una buona oretta di pedalate tra sentieri pieni di pietre, arrivo nella strada principale di Bodhnath. Varie viuzze portano all’entrata della piazza, al cui centro vi è il famoso stupa, rassomigliante a quello di Swayambhunath ma molto più amplio in circonferenza. Lascio la bici legata ad un porticciolo, pago il biglietto d’entrata e mi tuffo in una moltitudine di negozietti che circondano il maestoso santuario adornato da centinaia di bandiere di preghiera.</p>
<p>Questo è il centro religioso della popolazione tibetana del paese, ed è qui che vive buona parte della comunità tibetana. La presenza di monaci e devoti è alta, arrivano da tutta l’Asia. Diverse stradine sterrate portano a vari gompas, i monasteri, alcuni lontani un paio di chilometri, altri a poche centinaia di metri. Ne scelgo uno abbastanza vicino e pressoché deserto, nessun turista nei dintorni, e ne approfitto per togliermi le scarpe, come d’usanza, ed entrare. Mi siedo in silenzio tra i monaci in meditazione, godendomi così la mistica atmosfera tra persone che irradiano una pace ed una tranquillità coinvolgente, che si respira nell’aria e che ti riempie lo spirito.</p>
<p>Potrei starmene qui per ore, ad ascoltare questi canti che seguono il ritmo dato dall’anziano lama seduto su di un banchetto soprelevato. Dietro di lui, enormi statue dorate raffiguranti il Buddha riempiono la parete di fondo, e sotto di ognuna vi sono varie candele accese nonché una grande foto del Dalai Lama. Le altre pareti ed il soffitto sono corredate da opere di pittura su cotone dai contorni marcati che richiamano scene di vita dell’illuminato già viste sui famosi thanka, i dipinti su tela raffiguranti soggetti legati al buddismo e incorniciati in stoffa. Spesso i murali mostrano scene mitologiche, figure di antichi lama, e perfino mandalas, i diagrammi che aiutano l’arte della meditazione e che rappresentano le varie forze dell’universo. Un’altro dei soggetti classici dei murali è la ‘wheel of life’, la ruota della vita, la quale rappresenta l’infinita conoscenza e saggezza del Buddha e la strada che l’essere umano deve intraprendere per poter uscire dal sàmsara, l’inferno terrenale, ed entrare nel nirvana, il paradiso. Dal soffitto e sulle colonne pendono coloratissimi stendardi di seta a frappe con iscrizioni in linguaggio tibetano e cinese. Di tanto in tanto un monaco esce dal monastero per tornare con ciotole piene di cibo, in maggioranza semi, legumi e riso, che distribuisce tra i presenti. Trovo il tutto commovente e mi sento alquanto fortunato di potere dividere con loro, anche solo per poche decine di minuti, una briciola delle loro disciplinate vite dedite all’auto sostentamento, alla preghiera ed all’adorazione del Buddha.</p>
<p>All’esterno, il sole sta calando inesorabilmente; questo è un orario formidabile per Bodhnath. Le orde di turisti se ne tornano in città ed il posto riacquista il suo carattere buddista di sempre: gli abitanti si ritrovano a chiacchierare mentre compiono il rituale della passeggiata attorno allo stupa, in senso orario, come comanda la tradizione. I negozi che espongono prodotti dell’artigianato tibetano stanno chiudendo i battenti.</p>
<p>Il rientro in città è meno duro di quello che pensavo &#8211; le gambe oramai sono forti &#8211; ma è caratterizzato da molto più traffico che all’andata. La serata la passo in hotel, per riposarmi dalla faticaccia di oggi.</p>
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<p>Per saperne di piu clicca <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pashupatinath_Temple">http://en.wikipedia.org/wiki/Pashupatinath_Temple</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Boudhanath">http://en.wikipedia.org/wiki/Boudhanath</a> (solo in inglese)</p>
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		<title>Swayambhunath &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 18:49:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[City]]></category>
		<category><![CDATA[History]]></category>
		<category><![CDATA[Kathmandu]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Swayambhunath]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>GIORNO 3 Dopo la solita colazione ghiotta mi incammino per una interessante passeggiata al tempio buddista di Swayambhunath, detto il tempio delle scimmie per i numerosi primati che vivono nelle sue vicinanze. Swayambhunath è uno dei simboli della città, situato in cima ad una collina due chilometri ad ovest del centro. Swayambhunath è sito Patrimonio dell’Umanita UNESCO assieme ad altri siti che comprendono la Valle di Katmandhu. La camminata risulta gradevole e mi porta dal caos dei negozi del quartiere di Thamel alle strade non asfaltate della periferia di Katmandhu. Passo attraverso un lungo ponte transitato da parecchi locali; nel letto in parte secco del fiume sottostante, varie donne stendono ad asciugare lana appena tosata e lavata. L’entrata alla scalinata che porta in cima alla collina è suggestiva; un alto e coloratissimo arco precede un’enorme statua raffigurante il Buddha seduto, anch’essa multicolore. Ai lati delle mura, decine di ruote di preghiera raffiguranti l’iscrizione del mantra ‘Om Mani Padme Uhm’ vengono fatte girare in continuazione dai vari pellegrini in visita. All’interno degli edifici che delimitano il recinto della collina vi sono maestosi cilindri, anch’essi per le preghiere, alti almeno quattro metri, che al girare fanno suonare varie campane fissate al soffitto, una scena spettacolare. All’esterno, decine di devoti accendono ceri sacri e pregano in continuazione. La scalinata è alquanto ripida e di ben 365 scalini; ai lati vi sono vari banchetti che vendono artigianato tibetano. Alcuni degli artigiani si possono osservare al lavoro mentre intarsiano sottili lamine di pietra con minuti scalpelli, arte che richiede pratica e molta pazienza. Ogni tanto s’incontrano templi che sfoggiano figure animali in pietre coloratissime, invasi da scimmie insolenti e dispettose; mi hanno avvertito che alcune possono pure aggredirti, ma non ho notato nessuna aggressività; è comunque consigliabile non portarsi appresso cibarie o bevande ben in vista! In cima si gode di viste mozzafiato della città; subito dopo l’entrata al templio si trova un tridente di bronzo che nella credenza buddista simboleggia la potenza maschile, ed al suo lato una campana, a sua volta simbolo della saggezza femminile. Dietro, maestoso ed altissimo, lo stupa del più famoso e sacro tempio di Katmandhu, dalla classica forma d’imbuto rovesciato. In Nepal esistono tre tipi principali di templi: quelli a pagoda utilizzati dagli indù, quelli a forma di montagna sia per gli indù sia per i buddisti, mentre gli stupa sono puramente buddisti. Alla cima dello stupa di Swayambhunath sono appesi lunghi intrecci di bandiere di preghiera le quali, sventolando, trasmettono in aria sacri canti virtuali. La base, dipinta di bianco, simboleggia i quattro elementi (terra, fuoco, aria ed acqua), mentre i 13 anelli di rame di cui è composto il cono della cima rappresentano i passi necessari per raggiungere il nirvana, qui simboleggiato dalla punta dello stupa. Gli occhi del Buddha dipinti sulle facciate osservano la valle nella sua totalità; tra i due occhi, al di sopra delle sopracciglia, ve n’è un terzo, simbolo dei poteri chiaroveggenti del Buddha, ed il naso a forma di punto interrogativo altro non è che il numero uno nepalese (ek), simbolo d’unità. Nel monastero adiacente vi è una statua di una dea tibetana; la sua storia è a dir poco originale: si dice che la conca in cui sorge Katmandhu sia stata in passato occupata da un lago. Questa dea tibetana avrebbe tagliato con un colpo di spada un’intera collina, permettendo alle acque di defluire verso est e dare spazio a quello che poi diventerà il sito della attuale città. Sono fortunato e capito in un giorno di festa; centinaia di persone, in prevalenza tibetani, festeggiano, cantano, mangiano e giocano alle carte seduti su spessi tappeti e sotto a coloratissimi e vivaci tendoni che li riparano dai caldi raggi del sole invernale. La vista sulla città da quassù è speciale. Dentro al monastero tibetano, una decina di monaci recitano incessanti e ritmiche preghiere al suono di enormi e lungiformi strumenti a fiato e di chiassosi gong. C’è la calca all’ingresso, tutti vogliono scattare foto, ma purtroppo la mia macchina fa cilecca, si blocca l’otturatore. E come sempre mi consola il fatto che le migliori foto alla fine uno le fa con i propri occhi. All’esterno un gruppo di annoiati bimbi monaci, vestiti in maglietta gialla e tunica cremisi, gironzolano assorti e pensierosi gettando briciole alle decine di piccioni presenti; alcuni di loro sfoggiano sfarzosi orologi al polso che rovinano l’omogeneità del luogo. Mi ritengo soddisfatto della visita e me ne torno in città. È stata una bellissima giornata, culminata sfortunatamente da una terribile cena in un ristorante indiano&#8230; &#160; Per saperne di più clicca en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath (solo in inglese) Swayambhunath su Youtube: www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ o www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg (in italiano) Consulta la pagina Unesco: http://whc.unesco.org/en/list/121 (solo in inglese)</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>GIORNO 3</p>
<div id="attachment_2857" style="width: 206px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4.jpg" rel="prettyphoto[2846]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2857" class="  wp-image-2857 size-medium" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4-196x300.jpg" alt="Swayambunath" width="196" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4-196x300.jpg 196w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4-98x150.jpg 98w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4.jpg 325w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></a><p id="caption-attachment-2857" class="wp-caption-text">Swayambunath</p></div>
<p>Dopo la solita colazione ghiotta mi incammino per una interessante passeggiata al tempio buddista di Swayambhunath, detto il tempio delle scimmie per i numerosi primati che vivono nelle sue vicinanze. Swayambhunath è uno dei simboli della città, situato in cima ad una collina due chilometri ad ovest del centro. Swayambhunath è sito Patrimonio dell’Umanita UNESCO assieme ad altri siti che comprendono la Valle di Katmandhu. La camminata risulta gradevole e mi porta dal caos dei negozi del quartiere di Thamel alle strade non asfaltate della periferia di Katmandhu. Passo attraverso un lungo ponte transitato da parecchi locali; nel letto in parte secco del fiume sottostante, varie donne stendono ad asciugare lana appena tosata e lavata.</p>
<p>L’entrata alla scalinata che porta in cima alla collina è suggestiva; un alto e coloratissimo arco precede un’enorme statua raffigurante il Buddha seduto, anch’essa multicolore. Ai lati delle mura, decine di ruote di preghiera raffiguranti l’iscrizione del mantra ‘Om Mani Padme Uhm’ vengono fatte girare in continuazione dai vari pellegrini in visita. All’interno degli edifici che delimitano il recinto della collina vi sono maestosi cilindri, anch’essi per le preghiere, alti almeno quattro metri, che al girare fanno suonare varie campane fissate al soffitto, una scena spettacolare. All’esterno, decine di devoti accendono ceri sacri e pregano in continuazione.</p>
<p>La scalinata è alquanto ripida e di ben 365 scalini; ai lati vi sono vari banchetti che vendono artigianato tibetano. Alcuni degli artigiani si possono osservare al lavoro mentre intarsiano sottili lamine di pietra con minuti scalpelli, arte che richiede pratica e molta pazienza. Ogni tanto s’incontrano templi che sfoggiano figure animali in pietre coloratissime, invasi da scimmie insolenti e dispettose; mi hanno avvertito che alcune possono pure aggredirti, ma non ho notato nessuna aggressività; è comunque consigliabile non portarsi appresso cibarie o bevande ben in vista!</p>
<p>In cima si gode di viste mozzafiato della città; subito dopo l’entrata al templio si trova un tridente di bronzo che nella credenza buddista simboleggia la potenza maschile, ed al suo lato una campana, a sua volta simbolo della saggezza femminile. Dietro, maestoso ed altissimo, lo stupa del più famoso e sacro tempio di Katmandhu, dalla classica forma d’imbuto rovesciato. In Nepal esistono tre tipi principali di templi: quelli a pagoda utilizzati dagli indù, quelli a forma di montagna sia per gli indù sia per i buddisti, mentre gli stupa sono puramente buddisti.</p>
<div id="attachment_2852" style="width: 209px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps.jpg" rel="prettyphoto[2846]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2852" class="  wp-image-2852 size-medium" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-199x300.jpg" alt="Scalinata di Swayambunath " width="199" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-199x300.jpg 199w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-99x150.jpg 99w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps.jpg 426w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a><p id="caption-attachment-2852" class="wp-caption-text">Scalinata di Swayambunath</p></div>
<p>Alla cima dello stupa di Swayambhunath sono appesi lunghi intrecci di bandiere di preghiera le quali, sventolando, trasmettono in aria sacri canti virtuali. La base, dipinta di bianco, simboleggia i quattro elementi (terra, fuoco, aria ed acqua), mentre i 13 anelli di rame di cui è composto il cono della cima rappresentano i passi necessari per raggiungere il nirvana, qui simboleggiato dalla punta dello stupa. Gli occhi del Buddha dipinti sulle facciate osservano la valle nella sua totalità; tra i due occhi, al di sopra delle sopracciglia, ve n’è un terzo, simbolo dei poteri chiaroveggenti del Buddha, ed il naso a forma di punto interrogativo altro non è che il numero uno nepalese (ek), simbolo d’unità.</p>
<p>Nel monastero adiacente vi è una statua di una dea tibetana; la sua storia è a dir poco originale: si dice che la conca in cui sorge Katmandhu sia stata in passato occupata da un lago. Questa dea tibetana avrebbe tagliato con un colpo di spada un’intera collina, permettendo alle acque di defluire verso est e dare spazio a quello che poi diventerà il sito della attuale città.</p>
<p>Sono fortunato e capito in un giorno di festa; centinaia di persone, in prevalenza tibetani, festeggiano, cantano, mangiano e giocano alle carte seduti su spessi tappeti e sotto a coloratissimi e vivaci tendoni che li riparano dai caldi raggi del sole invernale. La vista sulla città da quassù è speciale. Dentro al monastero tibetano, una decina di monaci recitano incessanti e ritmiche preghiere al suono di enormi e lungiformi strumenti a fiato e di chiassosi gong. C’è la calca all’ingresso, tutti vogliono scattare foto, ma purtroppo la mia macchina fa cilecca, si blocca l’otturatore. E come sempre mi consola il fatto che le migliori foto alla fine uno le fa con i propri occhi. All’esterno un gruppo di annoiati bimbi monaci, vestiti in maglietta gialla e tunica cremisi, gironzolano assorti e pensierosi gettando briciole alle decine di piccioni presenti; alcuni di loro sfoggiano sfarzosi orologi al polso che rovinano l’omogeneità del luogo.</p>
<p>Mi ritengo soddisfatto della visita e me ne torno in città. È stata una bellissima giornata, culminata sfortunatamente da una terribile cena in un ristorante indiano&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per saperne di più clicca <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath" target="_blank">en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath</a> (solo in inglese)</p>
<p>Swayambhunath su Youtube: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ</a> o <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg</a> (in italiano)</p>
<p>Consulta la pagina Unesco: <a href="http://whc.unesco.org/en/list/121" target="_blank">http://whc.unesco.org/en/list/121</a> (solo in inglese)</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/swayambhunath-magica-kathmandu/">Swayambhunath &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 3</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
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		<title>Basantapur Durbar Square &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2013 19:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Kathmandu]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[Basantapur Durbar Square]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>GIORNO 2 Inizio l’esplorazione dal Thamel Chowk &#8211; il mercato di Thamel &#8211; per arrivare dapprima ad una piazza chiamata Thahiti Tole, che ospita uno stupa al suo centro e un templio dall’aspetto medievale al lato, il Nateshwar Temple. Raggiungo Asan Tole, che è noto come l’incrocio più caotico della vecchia città; qui, nel mercato all’intersezione tra sei strade principali, si riuniscono dall’alba al tramonto venditori di spezie, di frutta e verdura, compratori e passanti. E non potevano di certo mancare i templi, alcuni dei quali induisti: uno piccolo, dedicato a Vishnu, uno a due piani del dio elefante Ganesh, uno a tre piani, della dea dell’abbondanza, Annapurna, la quale dà il nome ad una famosa catena montuosa himalayana tra le più alte, e uno ottagonale dedicato a Krishna. Da qui proseguo per un altro dei mercati di Kathmandu, l’Indra Chowk, centro  dei mercanti di tessuti e della vendita di pietre e braccialetti. Poco prima di arrivare alla zona storica di Durbar Square, mentre passeggio tra incasinati vicoletti dove sventolano bandiere di preghiera e dove la mucca di turno mangia i poster pubblicitari affissi alle pareti, faccio la conoscenza di un negoziante, anche lui con la puja in fronte, il quale mi insegna a giocare a Bagh Chaal, il gioco nazionale del Nepal, rassomigliante alla dama ma con protagonisti quattro tigri e 20 pecore. Lo scopo del giocatore che ha le tigri è di scavalcare, sulla scacchiera, le pecore dell’avversario e così mangiarsele. L’altro per difendersi deve a sua volta intrappolare le tigri per renderle inoffensive, bloccandone i passaggi tra la ragnatela della scacchiera. Le pedine e la scacchiera sono generalmente di bronzo e fatte a mano, e se ne trovano di diverse dimensioni. Davanti allo stupore del mio compagno di gioco, di un suo amico e di vari passanti radunati attorno al tavolo ai margini della strada, riesco astutamente a vincere due partite su tre, vuoi aiutato dalla fortuna del principiante, ma pure dovuto ad un paio d’errori del mio avversario, il quale mi fa i complimenti. Ci salutiamo e riprendo la passeggiata. Basantapur Durbar Square, sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è vasta e maestosa, e pullula di edifici che presentano un’architettura tipicamente nepalese, oltre a templi, stupas (monumenti religiosi buddisti contenenti reliquie del Buddha), gompas (monasteri buddisti) ed ogni tipo di monumento; sembrano tutti conservati in un ottimo stato, solo alcuni sono chiusi per restauro. Da menzionare il vecchio edificio attorno al quale sorge la citta, il Kastamandap, il palazzo dedicato al Dio Hanuman, i tempi dedicati alle varie divinita, il Tempio di Taleju, quello di Jagannath, il Nautale, ed un tempio in onore di Shiva. Un paio di vacche gironzolano per la piazza indisturbate; turisti e nepalesi si dividono lo spazio con i numerosi e diffusissimi risciò. Sulle scalinate del tempio più grande, mentre contemplo la magnificenza della piazza e osservo le decine di giovani e turisti che fanno foto alle bellezze circostanti, faccio la conoscenza di una delle tante guide sherpa. È molto amichevole, quest’ometto piccolo e magro che mi offre la sua esperienza per portarmi in un trekking nelle montagne, mostrandomi il suo libro di raccomandazioni scritte dai vari turisti che ha accompagnato in passato come prova della sua bravura e affidabilità. Mi da il suo numero di telefono prima di scendere le scale e sparire dietro le scalinate. Rimango seduto osservando il viavai nella piazza sottostante e ne approfitto per leggere informazioni sui vari monumenti sulla guida. La coloratissima entrata del palazzo reale in fronte, dove vivevano il Re nepalese e i membri della famiglia reale prima del massacro compiuto dal principe erede al trono qualche anno or sono, è ben custodita. Fisicamente, da militari dell’esercito nepalese ben armati, in divisa e caschetto bianco, e spiritualmente da una coppia di enormi tigri in pietra cavalcate da divinità, dovutamente dipinte con colori vivaci, le quali hanno il compito di cacciare gli spiriti malvagi. Appollaiata su una di queste sculture, una lesta scimmietta afferra veloce le noccioline offertole da un santone di passaggio. Entro nel tempio della Kumari, il Kumar Ghar, attendendo una trentina di minuti per vederne l’apparizione ma senza successo, rischiando i continui bombardamenti di sterco dei piccioni che popolano gli antichi sottotetti ed i bellissimi balconi di legno della residenza. La Kumari, ovvero ‘dea vivente’, non è altro che una giovane bambina scelta tra tante che simboleggia la purezza. Di tanto in tanto si affaccia ad una delle finestre della sua dimora; dicono che una sua apparizione può esserti di buon auspicio per anni a venire, e per questa ragione centinaia di locali tentano la sorte giornalmente con una visita nel cortile del palazzo. La Kumari rimane tale fino a quando il suo corpo non emana sangue, e dovuto a ciò le fanno condurre una vita di semi-clausura e piena di attenzioni e precauzioni per evitare che si ferisca. Inevitabilmente, sarà in ogni caso sostituita nel momento delle sue prime mestruazioni. La visita alla storica Basantapur Durbar Square mi ha notevolmente appassionato. Il variopinto mercatino al lato della piazza è ben fornito, ed ha un non so ché di antico; i venditori sono tutti tibetani che commercializzano riproduzioni di reliquie di antiche civilizzazioni himalayane. È qui che acquisto il mio bel Bagh Chaal di bronzo ad un prezzo ragionevole dopo un’interessante negoziato con uno dei simpatici venditori. Proseguo a sud di Basantapur Durbar Square fino ad arrivare alla mitica Jochne, ribattezzata Freak Street negli anni ’70 per l’afflusso degli hippy in città durante quegli anni, quando odori di incenso, bambini che giravano ruote di preghiera, locande economiche, ristoranti e negozi spirituali erano lo standard. Mi siedo in un caffè, ordino uno spuntino e osservo attorno a me; di certo Freak Street ha perso buona parte del suo genuino fascino, ma la sua storia e la sua posizione nel cuore di Kathmandu la rende una destinazione conosciuta ed apprezzata tra i turisti. Rientro in hotel e valuto un programma fuori dalla citta per i prossimi giorni&#8230; &#160; Per saperne di piu clicca http://en.wikipedia.org/wiki/Basantapur_Durbar_Square (solo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>GIORNO 2</p>
<div id="attachment_2816" style="width: 250px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market.jpg" rel="prettyphoto[2804]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2816" class=" wp-image-2816 " alt="oggetti Tibetani a basantapur durbar square" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-300x225.jpg" width="240" height="180" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-300x225.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-600x450.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-150x112.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-366x274.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market.jpg 720w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a><p id="caption-attachment-2816" class="wp-caption-text">oggetti Tibetani a basantapur durbar square</p></div>
<p>Inizio l’esplorazione dal Thamel Chowk &#8211; il mercato di Thamel &#8211; per arrivare dapprima ad una piazza chiamata Thahiti Tole, che ospita uno stupa al suo centro e un templio dall’aspetto medievale al lato, il Nateshwar Temple. Raggiungo Asan Tole, che è noto come l’incrocio più caotico della vecchia città; qui, nel mercato all’intersezione tra sei strade principali, si riuniscono dall’alba al tramonto venditori di spezie, di frutta e verdura, compratori e passanti. E non potevano di certo mancare i templi, alcuni dei quali induisti: uno piccolo, dedicato a Vishnu, uno a due piani del dio elefante Ganesh, uno a tre piani, della dea dell’abbondanza, Annapurna, la quale dà il nome ad una famosa catena montuosa himalayana tra le più alte, e uno ottagonale dedicato a Krishna. Da qui proseguo per un altro dei mercati di Kathmandu, l’Indra Chowk, centro  dei mercanti di tessuti e della vendita di pietre e braccialetti.</p>
<p>Poco prima di arrivare alla zona storica di Durbar Square, mentre passeggio tra incasinati vicoletti dove sventolano bandiere di preghiera e dove la mucca di turno mangia i poster pubblicitari affissi alle pareti, faccio la conoscenza di un negoziante, anche lui con la puja in fronte, il quale mi insegna a giocare a Bagh Chaal, il gioco nazionale del Nepal, rassomigliante alla dama ma con protagonisti quattro tigri e 20 pecore. Lo scopo del giocatore che ha le tigri è di scavalcare, sulla scacchiera, le pecore dell’avversario e così mangiarsele. L’altro per difendersi deve a sua volta intrappolare le tigri per renderle inoffensive, bloccandone i passaggi tra la ragnatela della scacchiera. Le pedine e la scacchiera sono generalmente di bronzo e fatte a mano, e se ne trovano di diverse dimensioni. Davanti allo stupore del mio compagno di gioco, di un suo amico e di vari passanti radunati attorno al tavolo ai margini della strada, riesco astutamente a vincere due partite su tre, vuoi aiutato dalla fortuna del principiante, ma pure dovuto ad un paio d’errori del mio avversario, il quale mi fa i complimenti. Ci salutiamo e riprendo la passeggiata.</p>
<div id="attachment_2814" style="width: 190px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple.jpg" rel="prettyphoto[2804]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2814" class=" wp-image-2814 " alt="Tempio Nateshwar " src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple-225x300.jpg" width="180" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple-225x300.jpg 225w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple-112x150.jpg 112w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple-366x488.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple.jpg 480w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a><p id="caption-attachment-2814" class="wp-caption-text">Tempio Nateshwar</p></div>
<p>Basantapur Durbar Square, sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è vasta e maestosa, e pullula di edifici che presentano un’architettura tipicamente nepalese, oltre a templi, stupas (monumenti religiosi buddisti contenenti reliquie del Buddha), gompas (monasteri buddisti) ed ogni tipo di monumento; sembrano tutti conservati in un ottimo stato, solo alcuni sono chiusi per restauro. Da menzionare il vecchio edificio attorno al quale sorge la citta, il Kastamandap, il palazzo dedicato al Dio Hanuman, i tempi dedicati alle varie divinita, il Tempio di Taleju, quello di Jagannath, il Nautale, ed un tempio in onore di Shiva. Un paio di vacche gironzolano per la piazza indisturbate; turisti e nepalesi si dividono lo spazio con i numerosi e diffusissimi risciò.</p>
<p>Sulle scalinate del tempio più grande, mentre contemplo la magnificenza della piazza e osservo le decine di giovani e turisti che fanno foto alle bellezze circostanti, faccio la conoscenza di una delle tante guide sherpa. È molto amichevole, quest’ometto piccolo e magro che mi offre la sua esperienza per portarmi in un trekking nelle montagne, mostrandomi il suo libro di raccomandazioni scritte dai vari turisti che ha accompagnato in passato come prova della sua bravura e affidabilità. Mi da il suo numero di telefono prima di scendere le scale e sparire dietro le scalinate.</p>
<p>Rimango seduto osservando il viavai nella piazza sottostante e ne approfitto per leggere informazioni sui vari monumenti sulla guida. La coloratissima entrata del palazzo reale in fronte, dove vivevano il Re nepalese e i membri della famiglia reale prima del massacro compiuto dal principe erede al trono qualche anno or sono, è ben custodita. Fisicamente, da militari dell’esercito nepalese ben armati, in divisa e caschetto bianco, e spiritualmente da una coppia di enormi tigri in pietra cavalcate da divinità, dovutamente dipinte con colori vivaci, le quali hanno il compito di cacciare gli spiriti malvagi. Appollaiata su una di queste sculture, una lesta scimmietta afferra veloce le noccioline offertole da un santone di passaggio.</p>
<div id="attachment_2811" style="width: 167px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva.jpg" rel="prettyphoto[2804]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2811" class=" wp-image-2811 " alt="L'Autore a Kathmandu" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-196x300.jpg" width="157" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-196x300.jpg 196w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-670x1024.jpg 670w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-600x916.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-98x150.jpg 98w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-366x559.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-770x1176.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva.jpg 773w" sizes="(max-width: 157px) 100vw, 157px" /></a><p id="caption-attachment-2811" class="wp-caption-text">L&#8217;Autore a Kathmandu</p></div>
<p>Entro nel tempio della Kumari, il Kumar Ghar, attendendo una trentina di minuti per vederne l’apparizione ma senza successo, rischiando i continui bombardamenti di sterco dei piccioni che popolano gli antichi sottotetti ed i bellissimi balconi di legno della residenza. La Kumari, ovvero ‘dea vivente’, non è altro che una giovane bambina scelta tra tante che simboleggia la purezza. Di tanto in tanto si affaccia ad una delle finestre della sua dimora; dicono che una sua apparizione può esserti di buon auspicio per anni a venire, e per questa ragione centinaia di locali tentano la sorte giornalmente con una visita nel cortile del palazzo. La Kumari rimane tale fino a quando il suo corpo non emana sangue, e dovuto a ciò le fanno condurre una vita di semi-clausura e piena di attenzioni e precauzioni per evitare che si ferisca. Inevitabilmente, sarà in ogni caso sostituita nel momento delle sue prime mestruazioni.</p>
<p>La visita alla storica Basantapur Durbar Square mi ha notevolmente appassionato. Il variopinto mercatino al lato della piazza è ben fornito, ed ha un non so ché di antico; i venditori sono tutti tibetani che commercializzano riproduzioni di reliquie di antiche civilizzazioni himalayane. È qui che acquisto il mio bel Bagh Chaal di bronzo ad un prezzo ragionevole dopo un’interessante negoziato con uno dei simpatici venditori.</p>
<p>Proseguo a sud di Basantapur Durbar Square fino ad arrivare alla mitica Jochne, ribattezzata Freak Street negli anni ’70 per l’afflusso degli hippy in città durante quegli anni, quando odori di incenso, bambini che giravano ruote di preghiera, locande economiche, ristoranti e negozi spirituali erano lo standard. Mi siedo in un caffè, ordino uno spuntino e osservo attorno a me; di certo Freak Street ha perso buona parte del suo genuino fascino, ma la sua storia e la sua posizione nel cuore di Kathmandu la rende una destinazione conosciuta ed apprezzata tra i turisti.</p>
<p>Rientro in hotel e valuto un programma fuori dalla citta per i prossimi giorni&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per saperne di piu clicca <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Basantapur_Durbar_Square">http://en.wikipedia.org/wiki/Basantapur_Durbar_Square</a> (solo in inglese)</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/magica-kathmandu-basantapur-durbar-square/">Basantapur Durbar Square &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 2</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
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