Swayambhunath – Magica Kathmandu – Parte 3

GIORNO 3

Swayambunath

Swayambunath

Dopo la solita colazione ghiotta mi incammino per una interessante passeggiata al tempio buddista di Swayambhunath, detto il tempio delle scimmie per i numerosi primati che vivono nelle sue vicinanze. Swayambhunath è uno dei simboli della città, situato in cima ad una collina due chilometri ad ovest del centro. Swayambhunath è sito Patrimonio dell’Umanita UNESCO assieme ad altri siti che comprendono la Valle di Katmandhu. La camminata risulta gradevole e mi porta dal caos dei negozi del quartiere di Thamel alle strade non asfaltate della periferia di Katmandhu. Passo attraverso un lungo ponte transitato da parecchi locali; nel letto in parte secco del fiume sottostante, varie donne stendono ad asciugare lana appena tosata e lavata.

L’entrata alla scalinata che porta in cima alla collina è suggestiva; un alto e coloratissimo arco precede un’enorme statua raffigurante il Buddha seduto, anch’essa multicolore. Ai lati delle mura, decine di ruote di preghiera raffiguranti l’iscrizione del mantra ‘Om Mani Padme Uhm’ vengono fatte girare in continuazione dai vari pellegrini in visita. All’interno degli edifici che delimitano il recinto della collina vi sono maestosi cilindri, anch’essi per le preghiere, alti almeno quattro metri, che al girare fanno suonare varie campane fissate al soffitto, una scena spettacolare. All’esterno, decine di devoti accendono ceri sacri e pregano in continuazione.

La scalinata è alquanto ripida e di ben 365 scalini; ai lati vi sono vari banchetti che vendono artigianato tibetano. Alcuni degli artigiani si possono osservare al lavoro mentre intarsiano sottili lamine di pietra con minuti scalpelli, arte che richiede pratica e molta pazienza. Ogni tanto s’incontrano templi che sfoggiano figure animali in pietre coloratissime, invasi da scimmie insolenti e dispettose; mi hanno avvertito che alcune possono pure aggredirti, ma non ho notato nessuna aggressività; è comunque consigliabile non portarsi appresso cibarie o bevande ben in vista!

In cima si gode di viste mozzafiato della città; subito dopo l’entrata al templio si trova un tridente di bronzo che nella credenza buddista simboleggia la potenza maschile, ed al suo lato una campana, a sua volta simbolo della saggezza femminile. Dietro, maestoso ed altissimo, lo stupa del più famoso e sacro tempio di Katmandhu, dalla classica forma d’imbuto rovesciato. In Nepal esistono tre tipi principali di templi: quelli a pagoda utilizzati dagli indù, quelli a forma di montagna sia per gli indù sia per i buddisti, mentre gli stupa sono puramente buddisti.

Scalinata di Swayambunath

Scalinata di Swayambunath

Alla cima dello stupa di Swayambhunath sono appesi lunghi intrecci di bandiere di preghiera le quali, sventolando, trasmettono in aria sacri canti virtuali. La base, dipinta di bianco, simboleggia i quattro elementi (terra, fuoco, aria ed acqua), mentre i 13 anelli di rame di cui è composto il cono della cima rappresentano i passi necessari per raggiungere il nirvana, qui simboleggiato dalla punta dello stupa. Gli occhi del Buddha dipinti sulle facciate osservano la valle nella sua totalità; tra i due occhi, al di sopra delle sopracciglia, ve n’è un terzo, simbolo dei poteri chiaroveggenti del Buddha, ed il naso a forma di punto interrogativo altro non è che il numero uno nepalese (ek), simbolo d’unità.

Nel monastero adiacente vi è una statua di una dea tibetana; la sua storia è a dir poco originale: si dice che la conca in cui sorge Katmandhu sia stata in passato occupata da un lago. Questa dea tibetana avrebbe tagliato con un colpo di spada un’intera collina, permettendo alle acque di defluire verso est e dare spazio a quello che poi diventerà il sito della attuale città.

Sono fortunato e capito in un giorno di festa; centinaia di persone, in prevalenza tibetani, festeggiano, cantano, mangiano e giocano alle carte seduti su spessi tappeti e sotto a coloratissimi e vivaci tendoni che li riparano dai caldi raggi del sole invernale. La vista sulla città da quassù è speciale. Dentro al monastero tibetano, una decina di monaci recitano incessanti e ritmiche preghiere al suono di enormi e lungiformi strumenti a fiato e di chiassosi gong. C’è la calca all’ingresso, tutti vogliono scattare foto, ma purtroppo la mia macchina fa cilecca, si blocca l’otturatore. E come sempre mi consola il fatto che le migliori foto alla fine uno le fa con i propri occhi. All’esterno un gruppo di annoiati bimbi monaci, vestiti in maglietta gialla e tunica cremisi, gironzolano assorti e pensierosi gettando briciole alle decine di piccioni presenti; alcuni di loro sfoggiano sfarzosi orologi al polso che rovinano l’omogeneità del luogo.

Mi ritengo soddisfatto della visita e me ne torno in città. È stata una bellissima giornata, culminata sfortunatamente da una terribile cena in un ristorante indiano…

 

Per saperne di più clicca en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath (solo in inglese)

Swayambhunath su Youtube: www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ o www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg (in italiano)

Consulta la pagina Unesco: http://whc.unesco.org/en/list/121 (solo in inglese)

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About the author

Thomas has a university background in the UK and in Latin America, with studies in Languages and Humanities, Culture, Literature and Economics. He started his Asian experience as a publisher in Krabi in 2005. Thomas has been editing local newspapers and magazines in England, Spain and Thailand for more then fifteen years. He is currently working on several projects in Thailand and abroad. Apart from Thailand, Thomas has lived in Italy, England, Venezuela, Cuba, Spain and Bali. He spends most of his time in Asia. During the years Thomas has developed a great understanding of several Asian cultures and people. He is also working freelance, writing short travel stories and articles for travel magazines. Follow Thomas on www.asianitinerary.com

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