Leggende del Vietnam: Miti nell’Acqua e nel Vento

Leggende del Vietnam: Miti nell’Acqua e nel Vento

C’è un modo di raccontare la storia del Vietnam che non passa solo attraverso i libri, ma attraverso l’acqua, il vento, le pietre dei templi e il silenzio dei laghi. È un Paese dove il mito non è qualcosa di lontano, ma scorre accanto al quotidiano come un fiume invisibile. A Hanoi, bastano pochi passi tra il rumore dei motorini e il profumo del brodo di phở per incappare in una leggenda: basta fermarsi a guardare il Lago della Spada Restituita, con la sua torretta rossa sospesa sull’acqua, per sentire che qui le storie non sono mai finite.

Le Loi, the sword and the turtle

La più celebre parla di Le Loi, un contadino diventato ribelle, poi imperatore. Si dice che nel XV secolo, mentre combatteva contro l’invasione cinese, ricevette in sogno la visita di un dio tartaruga che gli indicò dove trovare una spada magica nascosta nel lago. Un pescatore la trovò poco dopo, conficcata in un tronco d’albero, e la consegnò a Le Loi. Con quella spada, chiamata Thanh Gan, egli ottenne vittoria dopo vittoria, finché non scacciò gli invasori. Dopo dieci anni di pace, mentre navigava sullo stesso lago, vide emergere dalle acque la gigantesca tartaruga dorata che gli aveva portato la spada. Il messaggio era chiaro: il tempo della guerra era finito. Le Loi restituì l’arma, e da allora il luogo si chiama Hoan Kiem, “Lago della Spada Restituita”. Ancora oggi, quando qualcuno avvista una tartaruga nelle sue acque — cosa rara, ma accaduta — è considerato un presagio, un segno che il mito è vivo, che il passato non dorme mai davvero.

Questa storia non è solo una favola. È un racconto di giustizia, di equilibrio, di potere che deve essere restituito quando ha compiuto il suo dovere. E forse per questo, Hanoi è stata fondata come Thăng Long, la “Città del Drago Alato”, simbolo di protezione e di destino. La leggenda vuole che, prima di scegliere il luogo per la nuova capitale, il re Lý Thái Tổ vide un drago volare verso il cielo proprio da queste terre. Fu un segno divino: qui sarebbe sorta la città destinata a guidare il Paese verso la prosperità.

Trân Vũ, the God of the North, while defeating the snake-chicken demon by luring it into a swamp.

Ma i draghi non sono soltanto guardiani del suolo. Nella cosmologia vietnamita, sono figure ambivalenti, legate all’acqua, alla pioggia, alla fertilità. E se il drago rappresenta il mondo marino, la montagna appartiene alle fate. Da questa unione nasce uno dei miti fondanti del popolo vietnamita: quello del Draco e della Fata. Si narra che Long Quân, il Re Drago del Mare, si innamorò di Âu Cơ, una fata delle montagne. Dopo essersi uniti, lei diede alla luce cento uova, da cui nacquero cento figli. Ma il loro amore, pur grande, non poteva durare: lui apparteneva alle acque, lei alle alture. Così, metà dei figli seguì il padre in mare, diventando i progenitori dei pescatori e dei marinai; l’altra metà salì con la madre tra le montagne, dando origine ai contadini e ai guerrieri dell’entroterra. Da allora, si dice che ogni vietnamita porti dentro di sé sia il sangue del drago che quello della fata — e che questo doppio retaggio spieghi la loro capacità di resistere alle tempeste, sia quelle del cielo che quelle della storia.

Questi miti non vivono solo nei libri o nei discorsi dei narratori. Abitano i luoghi. Nel cuore del Quartiere Vecchio, c’è il Tempio Bach Ma, dedicato a una leggenda meno conosciuta ma altrettanto significativa. Si racconta che, quando il re Lý Công Uẩn decise di trasferire la capitale a Thăng Long, un demone impediva la costruzione degli edifici principali. Nessuna struttura restava in piedi. Allora, il re fece appello agli dèi, che gli mandarono in sogno un cavallo bianco. Il cavallo corse per tutta la città, tracciando con i suoi zoccoli il perimetro sacro entro cui costruire. Dove si fermò, fu eretto il tempio: Bach Ma, il Cavallo Bianco. Ancora oggi, si crede che la sua anima vegli sulla città, tenendo lontani gli spiriti maligni.

King Lý Thái Tổ and the dragon

E poi c’è il Santuario Quan Thanh, dedicato a Trấn Vũ, il Dio del Nord, una figura semidivina che sconfisse un demone dal corpo di serpente e testa di gallo. Non fu la forza bruta a vincere, ma la saggezza: Trấn Vũ capì che il demone viveva grazie al fuoco, così lo attirò in una palude e lo annegò. Oggi, la sua statua di bronzo antico domina il santuario, con la spada in mano e lo sguardo severo. È un luogo di preghiera per chi cerca protezione, specialmente per i pescatori che partono per mare e vogliono tornare a casa sani.

Anche il Tempio Ngoc Son, sull’isolotto del lago, ha la sua storia intrecciata con il mito. Si dice che una dea del cielo, Thiên Thu, apparve in sogno a un uomo chiamato Tung, ordinandogli di cercare una spada sacra nascosta vicino al lago. Quando la trovò, la portò al tempio, dove divenne oggetto di venerazione. Poi, secondo un’altra versione, fu proprio quella spada a essere donata a Le Loi dalla tartaruga divina. In questo modo, miti diversi si fondono, si completano, come fiumi che convergono nello stesso mare.

Fuori dalla città, il Lago dell’Ovest (Hồ Tây) custodisce un’altra leggenda, meno nota ma altrettanto suggestiva. Racconta di un demone che terrorizzava la zona, finché un eroe coraggioso, Trinh Cong Son — nome storico prestato alla leggenda — lo affrontò in battaglia e lo sconfisse. Il demone, morente, si trasformò in una piccola tartaruga e si ritirò nelle acque del lago. Da allora, si crede che il lago sia abitato da spiriti protettivi, e che chi lo rispetta ne riceva fortuna. Anche qui, la tartaruga compare ancora come mediatrice tra umano e divino.

Trinh Cong Son confronts the demon, who then transforms into a small turtle.

Camminando per Hanoi, si impara che il Vietnam non separa il sacro dal profano. I templi sono in mezzo ai mercati, le offerte floreali accanto ai tavolini del caffè, i draghi intagliati sui tetti delle case moderne. Le leggende non sono racconti del passato, ma mappe per capire il presente. Parlano di equilibrio tra acqua e terra, uomo e natura, potere e responsabilità. Parlano di radici, di identità, di un popolo che ha attraversato guerre, dominazioni, carestie, eppure ha conservato la capacità di raccontarsi.

Una sera, seduto a un tavolino di plastica con una tazza di cà phê trứng davanti, ho pensato a quanto queste storie assomiglino al caffè stesso: apparentemente incongrue — un tuorlo d’uovo nel caffè? — eppure armoniose, ricche, sorprendenti. Sono nate dalla necessità, ma sono diventate bellezza. Così come il mito del drago e della fata spiega l’anima del popolo, così le leggende di Hanoi spiegano la città: non perfetta, non pacifica, ma viva, resistente, capace di trasformare il dolore in poesia, e l’acqua stagnante in un lago sacro.

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Pluto, alias Guglielmo Zanchi, was born in Rome, Italy, on 19 December 1960. After obtaining a Degree in Political Science at the La Sapienza University and working six years at an accountant office, PLuto moved to Phuket, Thailand, in 1993. He had a short spell at a Gibbon Rehabilitation Center in the protected area of Bang Pae, then worked for 15 years for a local tour operator first in Phuket, and eventually in Krabi where he still lives since 2000. Pluto now works self employed in the tourist sector, managing to keep enough time free for his real passions: photography, travels and Vespa, at times merging the latter two. Pluto is one of asianitinerary.com photo reporters.

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