Kura Kura Sospesa tra mare e silenzio

Kura Kura Sospesa tra mare e silenzio

Un volo di circa quaranta minuti su un piccolo aereo della compagnia Air Fast da Semarang (JavaIndonesia) a Karimunjawa, seguito da un’ora di navigazione in motoscafo, ed eccoci arrivati a Kura Kura. Raggiungerla non è semplicissimo: il percorso è complesso. Ma, come si dice, il paradiso non è mai facile da raggiungere.

E paradiso lo è davvero: appena sbarcato sull’isola, oltre alle necessarie strutture che ti accoglieranno, ti si svela un Eden. Istintivamente, ti auguri di non incontrare Eva e il serpente — perché, per i quattro giorni previsti, vorresti solo una cosa: non perdere mai più questo angolo di mondo appena scoperto a causa di una mela proibita.

Kura Kura, con le sue palme, il mare cristallino e la calma che avvolge ogni cosa, è un gioiello tropicale nascosto nel cuore del Mare di Giava, tra Giava e il Borneo. Un rifugio sospeso tra cielo, acqua e tranquillità, dove il tempo scorre ancora a misura d’uomo: quel ritmo naturale che la frenesia della vita moderna ci ha fatto dimenticare.

Qui la natura è ancora padrona assoluta. Lo si nota nella crescita ribelle della vegetazione che, a dispetto degli sforzi dei giardinieri, continua a espandersi in totale anarchia; nel colore e nella trasparenza del mare che circonda l’isola; e nella barriera corallina che la avvolge e che si intravede in lontananza, lasciando immaginare la variegata vita che ospita.

L’isola ospita un solo resort, di ottimo livello, che unisce lusso e sostenibilità. Le costruzioni si integrano con discrezione nel paesaggio, restituendo la sensazione di vivere un privilegio raro: un’esperienza autentica e rispettosa, in cui il comfort si fonde con la quiete intatta della natura circostante.

Ci si muove lungo sentieri ombrosi, tra palme da cocco che si stagliano contro il cielo e forme di vegetazione tropicale così imponenti rispetto alle nostre piante da farti sentire piccolo, quasi proiettato in un mondo primordiale in cui la natura domina incontrastata e tu diventi un ospite ammaliato dalla sua potenza.

Si costeggiano minuscole spiagge appartate, che danno l’illusione di avere una caletta privata per ogni cottage o villa e, ad ogni passo, il confine tra te e l’isola sembra assottigliarsi, fino a percepirti come parte del paesaggio stesso. Forse è davvero così che siamo stati in un tempo remoto: immersi in un mondo in cui il fruscio del mare e il ritmo lento della foresta ci accompagnavano senza chiedere nulla in cambio, in un altrove, come questo, che sembra esistere fuori dal tempo.

Non c’è fretta a Kura Kura, e in effetti, in un posto così, quale fretta potrebbe esserci? Qui puoi riappropriarti degli spazi che la società ti ha negato e dei ritmi naturali che ti appartengono, ma che hai dimenticato.

Così ti accorgi che la giornata può trascorrere semplicemente ascoltando il vento che attraversa la vegetazione o osservando il moto perpetuo delle onde che si infrangono dolcemente sulla riva. Ti sorprende la consapevolezza che anche solo passeggiare tra il verde o tuffarti nel mare sembri quasi un gesto superfluo: un’intrusione che rischia di turbare la poesia del luogo.

Ma a Kura Kura si può andare oltre, e questo “oltre” si chiama Krakal: un’isola ancora più piccola, ancora più selvaggia, distante circa quaranta minuti di motoscafo, con l’ultima tratta percorsa in barca a remi a causa dei fondali bassi.

Sbarcare a Krakal lascia senza fiato. L’isola si offre nel suo aspetto migliore: una sabbia così bianca che più bianca non si può e un mare talmente trasparente da sembrare un invito irresistibile a tuffarsi nelle sue acque calde e accoglienti.

Chi va a Krakal lo fa per stare solo, con poche cose e senza rumori.  Molti ospiti del Kura Kura trascorrono qui una o più giornate per vivere un’esperienza alla Robinson Crusoe: niente elettricità, giornate scandite dall’alba e dal tramonto, e tre semplici capanne in legno che accolgono soltanto gruppi già formati: se l’isola è prenotata da due persone, ad esempio, per quei giorni rimarranno gli unici abitanti di Krakal.

Soprattutto niente internet: per il tempo che scegli di restare, non c’è spazio né per i social né per WhatsApp. Le uniche concessioni al comfort sono un letto sormontato da una zanzariera, una piccola libreria e un telefono “primitivo” per contattare Kura Kura in caso di emergenza.

“E per mangiare?”, ti chiederai. Semplice: quando vieni sbarcato sull’isola per la tua esperienza di “naufrago di lusso”, ti vengono consegnate scorte alimentari sufficienti per i giorni che vi trascorrerai. Naturalmente nulla vieta di pescare e cucinare il proprio pesce: ho intravisto una griglia artigianale e della legna in attesa solo di essere raccolta ma, piccolo particolare, non ho notato in giro canne da pesca.

Il resto sono passeggiate, bagni di mare e di sole, qualche pagina di libro, forse momenti di riflessione che ti porteranno, inevitabilmente, a riscoprire te stesso… e poi il niente.  A Krakal non si fa nulla. Ed è proprio per questo che ne vale la pena.

Tornare da Krakal a Kura Kura può sembrare come tornare dal Lesotho a New York: la sensazione è quella di un naufrago riportato all’impatto con la vita “civile”.
Rivedi lo staff, quei pochi ospiti del resort, torni a pasti “normali”, ma senti dentro di te di aver vissuto un’esperienza e un’emozione straordinarie.

Si torna alle uscite in barca, allo snorkeling e, se sei un sub, alle immersioni per esplorare il mondo sottomarino, sperando di incontrare, tra i colori dei coralli, qualche tartaruga o magari qualcosa di più.

Intanto i giorni passano, e anche la permanenza a Kura Kura giunge al termine.
E mentre navighi di nuovo sul mare di Giava, o galleggi nell’aria con l’aereo di Air Fast che ti riporta in dietro ti rimane la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza più unica che rara. Una sensazione molto simile a quella che provi quando, al mattino, la sveglia interrompe bruscamente un sogno intenso e bellissimo, il cui ricordo ti accompagnerà per tutta la giornata, lasciando dentro di te una serenità gradevole e profonda.

Ecco: Kura Kura, come quei sogni che svaniscono all’alba, ti resta dentro e ti fa sentire l’emozione del viaggio, anche quando il viaggio è ormai finito.

Photos by Guglielmo Zanchi (Pluto)

Qui puo guardare il video su Kura Kura di FantasiaAsia:

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About the author

Pluto, alias Guglielmo Zanchi, was born in Rome, Italy, on 19 December 1960. After obtaining a Degree in Political Science at the La Sapienza University and working six years at an accountant office, PLuto moved to Phuket, Thailand, in 1993. He had a short spell at a Gibbon Rehabilitation Center in the protected area of Bang Pae, then worked for 15 years for a local tour operator first in Phuket, and eventually in Krabi where he still lives since 2000. Pluto now works self employed in the tourist sector, managing to keep enough time free for his real passions: photography, travels and Vespa, at times merging the latter two. Pluto is one of asianitinerary.com photo reporters.

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