Brunei – La Cenerentola del Sud-Est asiatico

Brunei – La Cenerentola del Sud-Est asiatico

Istana Nurul Iman, la residenza ufficiale del Sultano del Brunei, situata nella capitale Bandar Seri Begawan.

“Cosa pensa del Brunei Mr. Zanchi?” mi chiede di punto in bianco l’autista mentre conduce la macchina a media velocita’, su un ponte il cui nome, Sultan Haji Omar Ali Saifuddien, sembra essere lungo quanto i 30 kilometri del ponte stesso.

“Il Brunei mi fa pensare a Cenerentola”, rispondo, esternando cosi’ quel concetto che mi porto dentro fin da quando ho messo piede nella cosi’ detta “Dimora della pace”. Lui mi guarda perplesso attraverso lo specchietto retrovisore in attesa di una spiegazione, che non tardo a dargli, sia per non lasciare il brav’uomo nella curiosita’, sia per evitare che mi prenda per matto.

Brunei eleganza discreta

Sì, il Negara Brunei Darussalam, in italiano “lo Stato del Brunei, dimora della pace”, mi riporta effettivamente alla mente la protagonista della favola dei fratelli Grimm: una figura che sembra uscita da un racconto antico, trasformata da condizioni modeste a una posizione di splendore improvviso, eppure capace di conservare qualcosa di semplice, quasi ritirato, nel suo modo di esistere.

Il Brunei è come Cenerentola dopo il ballo. Ha tutto: ricchezza, eleganza, palazzi che luccicano sul mare, strade perfette e silenziose, un’abbondanza di petrolio e gas naturale che gli ha permesso di non dover mai chiedere nulla al mondo. Eppure, nonostante la fortuna sfacciata, non urla la sua opulenza. Anzi, ci tiene sopra un velo discreto, quasi pudico. Non c’è frenesia, né ostentazione chiassosa. I grattacieli sono pochi, i centri commerciali sobri, le auto costose ma parcheggiate con ordine, come se nessuno volesse disturbare il silenzio.

la moschea Omar Ali Saifuddien

Camminando per Bandar Seri Begawan, la capitale, si ha l’impressione di essere in una città che vive in punta di piedi. Le moschee sono maestose — la Omar Ali Saifuddien, con le sue cupole dorate e i suoi minareti, sembra sospesa tra cielo e acqua — ma non dominano con prepotenza. Sono presenti, ma in armonia. Il fiume Brunei scorre lento, fiancheggiato da villaggi su palafitte, dove la vita prosegue come forse faceva mezzo secolo fa. A Kampong Ayer, il “Villaggio sull’acqua”, migliaia di persone vivono in case collegate da passerelle di legno, con scuole, moschee e persino stazioni di polizia galleggianti. È un mondo a parte, eppure al centro di tutto.

E poi c’è il Sultanato. Qui non si parla di monarchia costituzionale o di sovrani simbolici. Il Sultano Haji Hassanal Bolkiah regna dal 1967 ed è uno dei capi di Stato più longevi al mondo. È anche stato considerato per anni uno degli uomini più ricchi del pianeta, grazie ai proventi del gas. Ma ciò che colpisce non è la ricchezza in sé, quanto il modo in cui essa convive con un’idea di ordine tradizionale, quasi sacrale, del potere. La sua immagine è ovunque — sui francobolli, nelle scuole, nei musei — ma non sembra propaganda. È una presenza calma, come quella di un padre che veglia su una famiglia protetta.

Nel 2014, il paese ha introdotto la Sharia come parte integrante del sistema giuridico, suscitando critiche internazionali. Eppure, camminando per le strade, non si avverte repressione. Si sente piuttosto una volontà di mantenere un equilibrio: tra modernità e identità, tra apertura al mondo e fedeltà a un modello sociale diverso. Le donne si coprono il capo, i bar non esistono, la vita notturna è praticamente assente. Ma non c’è tristezza in questo. C’è una certa quiete, una sensazione che qui il tempo non sia scandito dal consumo, ma da ritmi diversi — quelli della preghiera, della famiglia, della comunità.

Kampong Ayer

L’autista resta in silenzio mentre percorriamo l’ultimo tratto del ponte. Siamo ormai alle porte del distretto di Temburong, un’exclave del sultanato racchiusa tra i confini della Malesia e oggi collegata al resto del Brunei grazie al Ponte Temburong. Poi, dopo un lungo attimo, dice: “Non l’avevo mai considerata sotto questo punto di vista… mi piace.”

“È questo il bello del Brunei”, rispondo. “È ricco come un principe, ma continua a vivere in semplicita’. È Cenerentola che, dopo il ballo, è tornata a casa nella sua modestia, e quando il principe la ritrova e la trasforma in regina, mi piace pensare che non vuole mai dimenticare chi era.”

Il sole comincia a scendere, tingendo d’oro la superficie del braccio di mare. Il ponte, lungo e diritto, sembra un filo teso tra due mondi: quello dell’abbondanza e quello della misura. E il Brunei, in bilico su quel filo, continua a camminare piano, come se sapesse che la vera eleganza non sta nell’avere tutto, ma nel saperlo portare con grazia.

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About the author

Pluto, alias Guglielmo Zanchi, was born in Rome, Italy, on 19 December 1960. After obtaining a Degree in Political Science at the La Sapienza University and working six years at an accountant office, PLuto moved to Phuket, Thailand, in 1993. He had a short spell at a Gibbon Rehabilitation Center in the protected area of Bang Pae, then worked for 15 years for a local tour operator first in Phuket, and eventually in Krabi where he still lives since 2000. Pluto now works self employed in the tourist sector, managing to keep enough time free for his real passions: photography, travels and Vespa, at times merging the latter two. Pluto is one of asianitinerary.com photo reporters.

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