{"id":3768,"date":"2013-12-04T16:28:28","date_gmt":"2013-12-04T16:28:28","guid":{"rendered":"http:\/\/asianitinerary.com\/?p=3768"},"modified":"2013-12-04T16:39:48","modified_gmt":"2013-12-04T16:39:48","slug":"hsipaw-un-tranquillo-stopover-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/asianitinerary.com\/it\/hsipaw-un-tranquillo-stopover-2\/","title":{"rendered":"HSIPAW &#8211; UN TRANQUILLO STOPOVER"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/30996_10151295385896140_676213539_n.jpg\" rel=\"prettyphoto[3768]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-3788\" alt=\"Hsipaw\" src=\"http:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/30996_10151295385896140_676213539_n-200x300.jpg\" width=\"160\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/30996_10151295385896140_676213539_n-200x300.jpg 200w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/30996_10151295385896140_676213539_n-600x900.jpg 600w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/30996_10151295385896140_676213539_n-100x150.jpg 100w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/30996_10151295385896140_676213539_n-366x549.jpg 366w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/30996_10151295385896140_676213539_n.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><\/a>Lasciamo Mandalay a malincuore ma con la voglia di esplorare quella che qui chiamano \u2018la via per la China\u2019. Il bus \u00e8 comodo, si inoltra nelle colline e dopo poco raggiunge la citt\u00e0 coloniale di Pyin Oo Lwin, dove i colonizzatori britannici risiedevano quando il caldo di Mandalay diventava troppo opprimente. Ci fermiamo per una sosta pasto per poi ripartire immediatamente alla volta di Hsipaw, descritta dalla guida come \u201cun tranquillo stopover\u201d. Dopo circa tre ore di viaggio ci imbattiamo in una serie di tornanti in salita dove un camion che si \u00e8 ribaltato alcuni tornanti pi\u00f9 in alto costringe il nostro mezzo a seguire una colonna interminabile di camion che trasportano massi, legna, sabbia, impalcature, ruspe e mattoni (sembra proprio che l\u2019industria della costruzione sia in auge in Myanmar), a tratti alternati a pick-ups carichi di passeggeri e mercanzia, nonch\u00e9 alcune autovetture. Il buio \u00e8 arrivato presto ed \u00e8 pesto come la pece; i mezzi incolonnati formano una striscia di lucine che si muovono a periodi alternati e solo in un senso di marcia: il nord. A volte seguiamo i passeggeri locali che scendono curiosi o a fumarsi una sigaretta o a fare un bisogno quando la sosta si fa troppo lunga; discorrono animatamente sull\u2019accaduto, creando gruppetti con autisti e passeggeri di altri mezzi, per poi risalire in fretta e furia quando la coda sembra muoversi e gli autisti li chiamano a squarciagola e mettono in moto il mezzo.<\/p>\n<p>Una serie di posti di blocco e ben 7 ore dopo, eccoci avvicinarci a Hsipaw, avanposto di etnia Shan. Un paesone che all\u2019apparenza sembra fantasma: case in legno, taverne e negozietti chiusi, alcuni personaggi dall\u2019aspetto cinese, scuri di pelle, occhi a mandorla. Fa decisamente fresco. Dopo aver vagato in un paio di strade lunghe, buie e deserte che corrispondono al \u2018centro\u2019, ci sistemiamo in una guest house in legno modello baita svizzera, solo leggermente meno lussuosa&#8230; Sono le 10, abbiamo fame e la calmiamo nel localino vicino dove una famiglia nepalese (regalo dell\u2019era coloniale britannica) serve t\u00e9 e chapati indiani ad una clientela mista di Shan, indiani, musulmani e birmani. Ci sediamo in sgabelli in legno ultra bassi e ci gustiamo t\u00e9 nero e chapati osservando il viavai di gente. \u00c8 incredibile come tante etnie e razze diverse convivano in questo paesone polveroso. Il freddo si intensifica, il sonno pure. La doccia \u00e8 fredda ma il letto \u00e8 reso caldo da una spessa coperta di lana.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/198374_10151295385681140_1572397819_n.jpg\" rel=\"prettyphoto[3768]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-3789\" alt=\"Hsipaw\" src=\"http:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/198374_10151295385681140_1572397819_n-200x300.jpg\" width=\"160\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/198374_10151295385681140_1572397819_n-200x300.jpg 200w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/198374_10151295385681140_1572397819_n-600x900.jpg 600w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/198374_10151295385681140_1572397819_n-100x150.jpg 100w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/198374_10151295385681140_1572397819_n-366x549.jpg 366w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/198374_10151295385681140_1572397819_n.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><\/a>Il buongiorno \u00e8 alle 7; fa ancora freddo. Usciamo ad esplorare il paese e lo scopriamo totalmente diverso dalla sera prima: il caos \u00e8 totale, con camion che si spartiscono le strade con biciclette, mercanti, chioschi, meccanici, passanti e turisti. Uno spesso polverone si alza perennemente dalle vie dissestate; i marciapiedi sono interrotti o divelti, le buche sono frequenti e larghe, i ciottolati si alternano a tratti cementati a malomodo, rendendo una semplice passeggiata un\u2019impresa. Il tutto fa s\u00ec che il paese sembri immerso in una nebbia; il fumo vaporoso esce dalla bocca mentre respiriamo, ma gi\u00e0 il sole sta dissipando l\u2019umidit\u00e0 e scaldando l\u2019aria. Dopo aver fatto colazione decidiamo di dirigerci verso il fiume alla ricerca di qualcosa da fare. Passiamo il mercato e raggiungiamo la zona residenziale di casette e baracche affacciate sul fiume. Socializziamo e comunichiamo in qualche modo con la gente fuori dalle loro case, che ce la mette tutta per capire cosa vogliamo esattamente e per aiutarci, qualunque questa cosa sia. Il fiume Dokhtawady \u00e8 pulito e le sue acque sono limpide, ma si dice che le sue correnti siano pericolosissime, e la gente del posto racconta di malevoli nat (spiriti) che attraggono chi vi nuota verso la morte certa. Mmmm.<\/p>\n<p>Riusciamo infine ad accordarci per un giro in barca con la moglie di un barcaiolo, il quale non sembra dell\u2019idea di interrompere il pasto, ma che accetta, si cambia e mette in acqua il suo barcone di almeno 10 metri del quale sembra andare molto fiero. Risaliamo il fiume per qualche chilometro osservando vita rurale, contadini, bufali che ruminano o che tirano aratri, risaie, bimbi che scorrazzano o che fanno il bagno nelle sue calme acque. Il barcaiolo fa una tappa dopo quattro chilometri e ci porta a visitare, a piedi, un villaggetto sviluppato sulle rive del fiume: casette in legno, pietra o bamb\u00f9 dove le donne cucinano, lavano i panni o puliscono delle pannocchie e gli uomini fabbricano pareti o artefatti in bamb\u00f9 o tetti di paglia. C\u2019\u00e8 calma, ordine e pulizia tra le viuzze sterrate del villaggio, e tutti i paesani ci salutano al nostro passaggio.<\/p>\n<div id=\"attachment_3791\" style=\"width: 170px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/our-boatman.jpg\" rel=\"prettyphoto[3768]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3791\" class=\" wp-image-3791 \" alt=\"Hsipaw\" src=\"http:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/our-boatman-200x300.jpg\" width=\"160\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/our-boatman-200x300.jpg 200w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/our-boatman-600x900.jpg 600w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/our-boatman-100x150.jpg 100w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/our-boatman-366x549.jpg 366w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/our-boatman.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3791\" class=\"wp-caption-text\">Il nostro barcaiolo<\/p><\/div>\n<p>Riprendiamo la barca e risaliamo il fiume ulteriormente fino al chilometro 7, in prossimit\u00e0 di un ponte in ferro, dove il nostro cicerone fa dietro-front e si appresta a rientrare. Ci facciamo lasciare a tre chilometri da Hsipaw per poter farci una passeggiata e vivere il posto con tranquillit\u00e0. Ci congediamo e camminiamo lungo il sentiero che costeggia la riva del fiume. Facciamo un paio di soste, una per mangiare un piatto di noodles preparati ad arte da una donna che gestisce un chioschetto improvvisato: la pagoda di bamb\u00f9 dove mangiamo \u00e8 stata costruita letteralmente \u2018sul\u2019 fiume, mentre la cucina della quale si serve \u00e8 quella di casa, appena pi\u00f9 in alto sul colle. Alla periferia di Hsipaw, verso le cinque, passiamo al lato di un tempio che ospita una scuola per monaci dove assistiamo alla fine delle classi, e ci uniamo alla fila di bimbi monaci che rientrano alle loro case; il traffico si fa pi\u00f9 intenso man mano che entriamo in paese e la polvere la fa da padrona. La giornata \u00e8 stata calda ma ventilata da una piacevole brezza fluviale.<\/p>\n<p>Passiamo la serata a bighellonare lungo la centrale Namtu Road, dove fino alla tarda ora delle 9 (!) locali e turisti cenano nei tanti ristoranti della via. Noi ci gustiamo un piatto di Shan noodles da Mr.Food, un po\u2019 per il nome un po\u2019 perch\u00e9 pubblicizza birra Dagon alla spina. Mr.Food \u00e8 solo uno dei tanti negozi che sfoggiano il Mr. davanti al nome qui a Hsipaw; noi dormiamo alla Mr.Kid Guesthouse, abbiamo visto la Mr.Charles Guesthouse, la libreria Mr.Book, la succheria Mr.Shake e altri di cui non ricordo il nome. Pare che gli abitanti di Hsipaw pensano che a noi stranieri piacciano questi simpatici ed inusuali nomi delle loro attivit\u00e0, e sembra pure che la loro strana tecnica di marketing funzioni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lasciamo Mandalay a malincuore ma con la voglia di esplorare quella che qui chiamano \u2018la via per la China\u2019. Il bus \u00e8 comodo, si inoltra nelle colline e dopo poco raggiunge la citt\u00e0 coloniale di Pyin Oo Lwin, dove i colonizzatori britannici risiedevano quando il caldo di Mandalay diventava troppo opprimente. Ci fermiamo per una sosta pasto per poi ripartire immediatamente alla volta di Hsipaw, descritta dalla guida come \u201cun tranquillo stopover\u201d. 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Usciamo ad esplorare il paese e lo scopriamo totalmente diverso dalla sera prima: il caos \u00e8 totale, con camion che si spartiscono le strade con biciclette, mercanti, chioschi, meccanici, passanti e turisti. Uno spesso polverone si alza perennemente dalle vie dissestate; i marciapiedi sono interrotti o divelti, le buche sono frequenti e larghe, i ciottolati si alternano a tratti cementati a malomodo, rendendo una semplice passeggiata un\u2019impresa. Il tutto fa s\u00ec che il paese sembri immerso in una nebbia; il fumo vaporoso esce dalla bocca mentre respiriamo, ma gi\u00e0 il sole sta dissipando l\u2019umidit\u00e0 e scaldando l\u2019aria. Dopo aver fatto colazione decidiamo di dirigerci verso il fiume alla ricerca di qualcosa da fare. Passiamo il mercato e raggiungiamo la zona residenziale di casette e baracche affacciate sul fiume. Socializziamo e comunichiamo in qualche modo con la gente fuori dalle loro case, che ce la mette tutta per capire cosa vogliamo esattamente e per aiutarci, qualunque questa cosa sia. Il fiume Dokhtawady \u00e8 pulito e le sue acque sono limpide, ma si dice che le sue correnti siano pericolosissime, e la gente del posto racconta di malevoli nat (spiriti) che attraggono chi vi nuota verso la morte certa. Mmmm. Riusciamo infine ad accordarci per un giro in barca con la moglie di un barcaiolo, il quale non sembra dell\u2019idea di interrompere il pasto, ma che accetta, si cambia e mette in acqua il suo barcone di almeno 10 metri del quale sembra andare molto fiero. Risaliamo il fiume per qualche chilometro osservando vita rurale, contadini, bufali che ruminano o che tirano aratri, risaie, bimbi che scorrazzano o che fanno il bagno nelle sue calme acque. Il barcaiolo fa una tappa dopo quattro chilometri e ci porta a visitare, a piedi, un villaggetto sviluppato sulle rive del fiume: casette in legno, pietra o bamb\u00f9 dove le donne cucinano, lavano i panni o puliscono delle pannocchie e gli uomini fabbricano pareti o artefatti in bamb\u00f9 o tetti di paglia. C\u2019\u00e8 calma, ordine e pulizia tra le viuzze sterrate del villaggio, e tutti i paesani ci salutano al nostro passaggio. Riprendiamo la barca e risaliamo il fiume ulteriormente fino al chilometro 7, in prossimit\u00e0 di un ponte in ferro, dove il nostro cicerone fa dietro-front e si appresta a rientrare. Ci facciamo lasciare a tre chilometri da Hsipaw per poter farci una passeggiata e vivere il posto con tranquillit\u00e0. Ci congediamo e camminiamo lungo il sentiero che costeggia la riva del fiume. 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His journey in Asia began in 2005 when he worked as a publisher in Krabi. Over the past twenty years, Thomas has edited newspapers and magazines across England, Spain, and Thailand. Currently, he is involved in multiple projects both in Thailand and internationally. In addition to Thailand, Thomas has lived in Italy, England, Venezuela, Cuba, Spain, and Bali, but he spends the majority of his time in Asia. Through his diverse experiences, he has gained a deep understanding of various Asian cultures and communities. Thomas also works as a freelance writer, contributing short travel stories and articles to travel magazines. 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