{"id":3188,"date":"2013-10-25T19:31:41","date_gmt":"2013-10-25T19:31:41","guid":{"rendered":"http:\/\/asianitinerary.com\/?p=3188"},"modified":"2013-10-26T19:52:44","modified_gmt":"2013-10-26T19:52:44","slug":"viaggio-al-lago-inle-in-bici-attorno-al-lago-parte-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/asianitinerary.com\/it\/viaggio-al-lago-inle-in-bici-attorno-al-lago-parte-2\/","title":{"rendered":"VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; IN BICI ATTORNO AL LAGO PARTE 2"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_3192\" style=\"width: 170px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Inle-phaung-daw-oo-paya.jpg\" rel=\"prettyphoto[3188]\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3192\" class=\" wp-image-3192 \" alt=\"In bici intorno al lago\" src=\"http:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Inle-phaung-daw-oo-paya-200x300.jpg\" width=\"160\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Inle-phaung-daw-oo-paya-200x300.jpg 200w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Inle-phaung-daw-oo-paya-600x900.jpg 600w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Inle-phaung-daw-oo-paya-100x150.jpg 100w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Inle-phaung-daw-oo-paya-366x549.jpg 366w, https:\/\/asianitinerary.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Inle-phaung-daw-oo-paya.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3192\" class=\"wp-caption-text\">Inle phaung daw oo paya<\/p><\/div>\n<p>Pur essendo una localit\u00e0 turistica, Nyaungshwe \u00e8 ancora il principale centro del commercio per i villaggi locali, nonch\u00e9 il punto di partenza delle produzioni artigianali dal lago verso il resto del paese. Barche lunghe e motorizzate trasportano i visitatori a villaggi tribali palafittati, fattorie e giardini galleggianti, pagode e galleggianti botteghe artigianali e della seta. La maggior parte delle costruzioni sul lago sono erette su palafitte, e le attivit\u00e0 vengono svolte su piccole barche a remi o a motore che schizzano lente o veloci lungo i canali, e che trasportano persone e merci.<\/p>\n<p>La voglia di vivere queste situazioni da vicino ci spingono a noleggiare biciclette dal gestore della guest house e, cavalcandole con la foga di bambini a cui \u00e8 stato dato un nuovo regalo, partiamo in direzione sud alla ricerca di vita. Lasciato il paese ed attraversato il ponte sul canale, il caos del lungofiume scompare, dando posto alla tranquilla campagna: campi di riso in crescita, enormi stagni popolati da rigogliosi piante di loto in fiore, bufali che fanno il bagno noncuranti della presenza umana, contadini che lavorano la terra e sorridono al nostro lento passaggio. Poco lontano, le montagne iniziano ad essere illuminate da un debole sole mattutino che si fa sempre pi\u00f9 intenso.<\/p>\n<p>Il sentiero \u00e8 sterrato e i trattori e le motorette che lo transitano sollevano un gran polverone, inclementi. Dopo una pedalata di circa un\u2019ora raggiungiamo le sorgenti calde Hu Pin Hot Springs nella localit\u00e0 di Kaung Daing, un villaggio Intha conosciuto per la produzione del tofu da fagioli gialli invece che verdi. L\u00ec ci concediamo una serie di bagni bollenti e rilassanti. L\u2019acqua calda proviene da una sorgente naturale a monte che viene ridiretta in tre diverse vasche, a valle, dove \u00e8 mescolata con acqua fredda. L\u2019acqua della prima vasca \u00e8 a 70 gradi centigradi &#8211; inutilizzabile -, si passa poi ai caldissimi 50 gradi della seconda vasca per arrivare agli accettabili 40 gradi della terza. \u00c8 presto e siamo i primi ad entrare; ci godiamo la quiete mattutina e ristoriamo ossa e muscoli stanchi dalla pedalata. Mangiamo un pasto soddisfacente di pesce di lago al ristorante palafittato del complesso, e ripartiamo poi alla ricerca di un imbarco sul versante ovest del lago, direzione sud.<\/p>\n<p>Dopo una serie di contrattazioni, alcune caratterizzate da accese discussioni su prezzo e destinazione dapprima con una coppia di contadini, poi con un gruppo di giovani che caricano sulla barca enormi sacchi di juta pieni di arance, infine accordiamo un passaggio per il tempio di Phaung Dew Oo Paya con un barcaiolo che stava partendo vuoto. Tra noi e le biciclette, in un baleno gli riempiamo la barca. Il barcaiolo ci fa capire che \u00e8 tardi e che il suo \u00e8 un viaggio di sola andata. Non ci preoccupiamo pi\u00f9 di tanto e ci godiamo il viaggio panoramico in barca.<\/p>\n<p>Il tragitto \u00e8 a dir poco interessante; affianchiamo e superiamo barche stracolme di famiglie e di grandi gruppi di gente che dai villaggi circostanti si dirigono al tempio per il festival annuale. Oggi \u00e8 un giorno speciale per il Phaung Dew Oo Paya, che rappresenta il pi\u00f9 importante luogo sacro nello stato dello Shan del Sud. Dentro alla sua pagoda dal tetto multistrato, questo colorato tempio ospita quattro antiche immagini del Buddha, alle quali i fedeli applicano foglioline d\u2019oro che li hanno trasformati, negli anni, in masse dorate amorfe. Una volta all\u2019anno, queste immagini, che normalmente sono custodite in bella mostra dentro un padilione all\u2019interno della pagoda, vengono portate da una chiatta ornata in cerimonia attorno al lago.<\/p>\n<p>All\u2019arrivo, scarichiamo le biciclette, le leghiamo ad un palo della luce sotto lo sguardo curioso dei tanti presenti nella piazza del tempio, e ci apprestiamo a goderci il momento. Ci siamo persi la cerimonia principale, ma riusciamo nonostante a vedere parte del festival. Ci sono famiglie locali, alcune che vengono da villaggi contingui, altre dalle colline circostanti. Sfoggiano vestiti e costumi sgargianti, collane di pietre, amuleti, e portano offerte di cibo, bevande e foglie dorate per il Buddha. Gruppi di allegri giovani vestono indumenti tradizionali dei contadini della zona e ballano e cantano, promuovendo il riciclo, la salvaguardia dell\u2019ambiente e l\u2019importanza di dare educazione ai giovani. Banchetti improvvisati vendono cibo locale quale frittelle di riso, roti, curry vari e dolciumi, nonch\u00e9 palloncini ed acquiloni per i pi\u00f9 piccoli, e varie riproduzioni in miniatura delle reliquie e della pagoda per i visitatori che vogliano portarsi a casa un ricordo.<\/p>\n<p>Visitiamo i dintorni e l\u2019interno della pagoda, dove le masse dorate sono state ricondotte dopo il giro sul lago. Una passeggiata ci conduce al villaggio vicino dove i mercanti locali vendono souvenirs di tutti i tipi. Al ritorno alla pagoda, si sta facendo scuro; i mercanti ritirano le merci, la pagoda viene chiusa a chiave e c\u2019\u00e8 una gran confusione di gente che prende le barche per tornare a casa. \u00c8 subito evidente che sar\u00e0 dura trovare un passaggio, visto le nostre biciclette ingombranti che non possono di certo essere caricate su barche piene zeppe di gente. Inoltre, la maggior parte di quelli che interpelliamo scandendo bene il nome della nostra destinazione, Nyaungshwe, ci fanno capire che sono dirette in altre zone. Apparentemente, navigare al buio non piace ai locali, e Nyaungshwe dista un ora di barca da qui. Ci dividiamo per avere pi\u00f9 possibilita nell\u2019impresa e alla fine, quando oramai siamo rassegnati a trovare un posto dove dormire in zona e rientrare la mattina dopo, riusciamo a strappare un s\u00ec ad un barcaiolo che ci porterebbe dall\u2019altra parte del lago, sul versante est, ad un villaggio chiamato Thale-U. Osservo la mia mappa: ci saranno almeno 10 chilometri da Thale-U a Nyaungshwe, una cosa fattibile se non fosse per il buio e per il fatto che non sappiamo che tipo di strada troveremo. Nessuno in zona parla inglese cosi ci affidiamo al fato, accettiamo il rischio e abbracciamo l\u2019avventura.<\/p>\n<p>Il tragitto sul lago \u00e8 mesmerizzante: navighiamo in un silenzio rotto solo dal motore della nostra barca, mentre il cielo \u00e8 oramai un\u2019enorme distesa scura che si fonde con il filo dell\u2019acqua del lago, anch\u2019essa nera. Poche fioche luci ci avvisano di villaggi a filo d\u2019acqua sulla costa orientale del lago. Il barcaiolo conduce il suo mezzo e ci osserva con aria sospettosa. Arriviamo ad un pericolante attracco palafittato di bamb\u00f9 e legno, circondato e quasi interamente invaso da piante ed erbe acquatiche, dove fatichiamo a scaricare le bici sulla passerella. Paghiamo e ringraziamo il barcaiolo, che retrocede e ci lascia in una situazione da film. Qualche stella in cielo, un cane che abbaia in lontananza e nulla pi\u00f9. Il sentiero \u00e8 di fronte a noi, ma non lo vediamo. Procediamo cauti per qualche metro, cercando di evitare frequenti buche e solchi nel cammino; quanto riusciremo a reggere a questo ritmo? Forse non \u00e8 stata un\u2019idea brillante, era meglio restare a dormire al paese.<\/p>\n<p>Non ci scoraggiamo e dopo una decina di minuti ad andatura rallentata, scorgiamo una casa che funge anche da improbabile negozietto di generi alimentari e di prima necessit\u00e0. Entro tra lo sguardo allibito dei titolari, una famiglia di contadini sorpresissimi di vedere uno straniero in bici a quell\u2019ora su quel sentiero. Acquisto una torcia di quelle da speleologia, corredata di un elastico da mettere a mo\u2019 di fascia sulla testa, assieme ad un pacchetto di pile. Sar\u00e0 la nostra salvezza! Percorriamo chilometri nel buio pesto, la sola fioca luce della torcia made-in-China ad illuminarci il cammino. Il sentiero \u00e8 irregolare, a tratti fatto di saliscendi pesanti per le gambe che devono spingere biciclette datate e con cambi difettosi.<\/p>\n<p>Sul cammino incrociamo qualche sporadica motoretta e qualcuno che passeggia in prossimit\u00e0 di frazioncine che comprendono poche case fatte di legno, bamb\u00f9 e paglia; ci guardano tutti esterefatti. Non una macchina, non una bicicletta. Il sentiero diventa a tratti strada che si allarga fino a terminare e tornare sentiero in un alternarsi che sembra non finire mai. Dopo pi\u00f9 di un\u2019ora\u00a0 ci troviamo in prossimit\u00e0 di un paio di lussuosi hotel costruiti sulla riva del fiume. Ne approfittiamo per chiedere a passanti se la strada \u00e8 quella giusta, una domanda goffa, anche perch\u00e9 non ce ne possono essere tante. \u00c8 pi\u00f9 per rincuorarsi, per sentire che stiamo procedendo in questa impresa che, se dapprima credevamo dura da portare a termine, ora siamo certi di farlo.<\/p>\n<p>Un nemico imprevisto arriva sotto forma di freddo, un\u2019aria che si fa sempre pi\u00f9 insopportabile visto che non vestiamo panni adeguati, e nonostante ci scaldiamo pedalando, la fatica ci induce a rallentare la marcia. Scorgiamo una baracca che funge da bar-ristorante e ci concediamo una sosta ed un t\u00e9 caldo ed un tradizionale sigarillo cheroots, riposando gambe e ossa. Ma aim\u00e9 non sappiamo che ci aspetta ancora un\u2019ora di pedalata prima della meta. Arriviamo in tarda serata, spossati ma felici di aver vissuto questa avventura. Ci concediamo una cena al ristorante nepalese, al quale arriviamo a 10 minuti dalla chiusura, e ci confortiamo con ottimi ricordi della giornata e con un caldo T\u00e9 Masala speziato. Fa fresco per le strade di Nyaungshwe, si dormir\u00e0 di gusto stanotte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pur essendo una localit\u00e0 turistica, Nyaungshwe \u00e8 ancora il principale centro del commercio per i villaggi locali, nonch\u00e9 il punto di partenza delle produzioni artigianali dal lago verso il resto del paese. Barche lunghe e motorizzate trasportano i visitatori a villaggi tribali palafittati, fattorie e giardini galleggianti, pagode e galleggianti botteghe artigianali e della seta. La maggior parte delle costruzioni sul lago sono erette su palafitte, e le attivit\u00e0 vengono svolte su piccole barche a remi o a motore che schizzano lente o veloci lungo i canali, e che trasportano persone e merci. La voglia di vivere queste situazioni da vicino ci spingono a noleggiare biciclette dal gestore della guest house e, cavalcandole con la foga di bambini a cui \u00e8 stato dato un nuovo regalo, partiamo in direzione sud alla ricerca di vita. Lasciato il paese ed attraversato il ponte sul canale, il caos del lungofiume scompare, dando posto alla tranquilla campagna: campi di riso in crescita, enormi stagni popolati da rigogliosi piante di loto in fiore, bufali che fanno il bagno noncuranti della presenza umana, contadini che lavorano la terra e sorridono al nostro lento passaggio. Poco lontano, le montagne iniziano ad essere illuminate da un debole sole mattutino che si fa sempre pi\u00f9 intenso. Il sentiero \u00e8 sterrato e i trattori e le motorette che lo transitano sollevano un gran polverone, inclementi. Dopo una pedalata di circa un\u2019ora raggiungiamo le sorgenti calde Hu Pin Hot Springs nella localit\u00e0 di Kaung Daing, un villaggio Intha conosciuto per la produzione del tofu da fagioli gialli invece che verdi. L\u00ec ci concediamo una serie di bagni bollenti e rilassanti. L\u2019acqua calda proviene da una sorgente naturale a monte che viene ridiretta in tre diverse vasche, a valle, dove \u00e8 mescolata con acqua fredda. L\u2019acqua della prima vasca \u00e8 a 70 gradi centigradi &#8211; inutilizzabile -, si passa poi ai caldissimi 50 gradi della seconda vasca per arrivare agli accettabili 40 gradi della terza. \u00c8 presto e siamo i primi ad entrare; ci godiamo la quiete mattutina e ristoriamo ossa e muscoli stanchi dalla pedalata. Mangiamo un pasto soddisfacente di pesce di lago al ristorante palafittato del complesso, e ripartiamo poi alla ricerca di un imbarco sul versante ovest del lago, direzione sud. 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Dentro alla sua pagoda dal tetto multistrato, questo colorato tempio ospita quattro antiche immagini del Buddha, alle quali i fedeli applicano foglioline d\u2019oro che li hanno trasformati, negli anni, in masse dorate amorfe. Una volta all\u2019anno, queste immagini, che normalmente sono custodite in bella mostra dentro un padilione all\u2019interno della pagoda, vengono portate da una chiatta ornata in cerimonia attorno al lago. All\u2019arrivo, scarichiamo le biciclette, le leghiamo ad un palo della luce sotto lo sguardo curioso dei tanti presenti nella piazza del tempio, e ci apprestiamo a goderci il momento. Ci siamo persi la cerimonia principale, ma riusciamo nonostante a vedere parte del festival. Ci sono famiglie locali, alcune che vengono da villaggi contingui, altre dalle colline circostanti. Sfoggiano vestiti e costumi sgargianti, collane di pietre, amuleti, e portano offerte di cibo, bevande e foglie dorate per il Buddha. Gruppi di allegri giovani vestono indumenti tradizionali dei contadini della zona e ballano e cantano, promuovendo il riciclo, la salvaguardia dell\u2019ambiente e l\u2019importanza di dare educazione ai giovani. Banchetti improvvisati vendono cibo locale quale frittelle di riso, roti, curry vari e dolciumi, nonch\u00e9 palloncini ed acquiloni per i pi\u00f9 piccoli, e varie riproduzioni in miniatura delle reliquie e della pagoda per i visitatori che vogliano portarsi a casa un ricordo. Visitiamo i dintorni e l\u2019interno della pagoda, dove le masse dorate sono state ricondotte dopo il giro sul lago. Una passeggiata ci conduce al villaggio vicino dove i mercanti locali vendono souvenirs di tutti i tipi. Al ritorno alla pagoda, si sta facendo scuro; i mercanti ritirano le merci, la pagoda viene chiusa a chiave e c\u2019\u00e8 una gran confusione di gente che prende le barche per tornare a casa. \u00c8 subito evidente che sar\u00e0 dura trovare un passaggio, visto le nostre biciclette ingombranti che non possono di certo essere caricate su barche piene zeppe di gente. Inoltre, la maggior parte di quelli che interpelliamo scandendo bene il nome della nostra destinazione, Nyaungshwe, ci fanno capire che sono dirette in altre zone. Apparentemente, navigare al buio non piace ai locali, e Nyaungshwe dista un ora di barca da qui. Ci dividiamo per avere pi\u00f9 possibilita nell\u2019impresa e alla fine, quando oramai siamo rassegnati a trovare un posto dove dormire in zona e rientrare la mattina dopo, riusciamo a strappare un s\u00ec ad un barcaiolo che ci porterebbe dall\u2019altra parte del lago, sul versante est, ad un villaggio chiamato Thale-U. 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His journey in Asia began in 2005 when he worked as a publisher in Krabi. Over the past twenty years, Thomas has edited newspapers and magazines across England, Spain, and Thailand. Currently, he is involved in multiple projects both in Thailand and internationally. In addition to Thailand, Thomas has lived in Italy, England, Venezuela, Cuba, Spain, and Bali, but he spends the majority of his time in Asia. Through his diverse experiences, he has gained a deep understanding of various Asian cultures and communities. Thomas also works as a freelance writer, contributing short travel stories and articles to travel magazines. 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