VIAGGIO AL LAGO INLE – Parte 1

Il Lago Inle, o Inle Lake, situato in una posizione strategica nel cuore dello Stato Shan nel Myanmar, è una distesa d’acqua e paludi senza una vera costa, 20 km di lunghezza e 10 km di larghezza, seduta come una gigantesca pozzanghera su di un tappeto verde di canneti e letti di giacinto d’acqua che aumentano di densit à man mano che sono più vicini alla riva.

PARTE 1

Lago Inle

Casa su palafitte riflessa sul lago Inle

Il bus da Mandalay arriva a destinazione presto in una fredda mattinata. Sono le 2 e tenta del mattino e vieniamo scaricati a Shwe Nyaung, l’intersezione sulla strada per Taungy dove prendiamo un moto-risciò per Nyaungshwe. Dividiamo la corsa di 10km con una famiglia di locali e con un gruppo di monaci che vestono solamente la tenuta da monaci: tunica arancione e ciabatte infradito; no sembrano disturbati dal freddo vento che si abbatte sulle loro face e piedi nudi, mentre noi ci copriamo collo e faccia con maglione, sciarpa e cuffia. Per entrare all’area del lago Inle, ai turisti viene fatta pagarea una tassa governativa di 5$, che riscuote un sonnolento ufficiale all’entrata di Nyaungshwe. Il moto-riscio’ ci lascia al centro del villaggio; è buio pesto e non c’è un anima in giro.

Un tempo paese sonnolento, sede fino agli anni ‘60 dell’ultimo signore degli Shan, Nyaungshwe, situata all’estremità nord del lago e vicino al suo canale principale è oggi un vivace centro turistico con pensioncine, ristoranti e agenzie di viaggio. Facciamo una passeggiata lungo il dedalo di strade, e ci imbattiamo in entrate di guest houses che mostrano il cartello WE ARE FULL. Troviamo una casa aperta dove tre amici stanno guardando una partita di calcio europeo in diretta. Sono così gentili che ci permettono di parcheggiare i nostri zaini in casa e ci prestiamo una bicicletta con la quale mi metto alla ricerca di un posto per dormire.

Lago Inle

Barcaiolo locale

Nel giro di explorazione copro per lo meno mezzo villaggio, ma il risultato non cambia: guest houses e hotel chiusi e con tanto di cartello PIENI. È con un pizzico di fortuna che interpello un signore intento a dare acqua alle piante del giardino di una guest house in riva al canale, il quale mi assicura che alle 9 si libera una stanza e che ce la da volentieri. Sono solo le 5, e il gentile gestore ci fa accomodare in un giaciglio nel sottoscala della reception, dove sistemiamo gli zaini e facciamo un riposino. Ma è tanta la smania di vedere il posto che appena vedo le prime luci del giorno, ne approfitto per una camminata fotografica. In riva al canale, mattutini barcaioli equipaggiano lunghe e coloratissime barche che porteranno i locali nei vari villaggi circostanti il lago, e i turisti per giri panoramic e culturali.

Il sole non è ancora apparso da dietro le montagne, ma la sua luce mattutina dona un atmosfera a dir poco magica al posto. Mi inoltro all’interno del paese, dove alcuni abitanti sono gia in cammino per le strade semi asfaltate. Sonnolenti autisti di risciò, vecchietti che ramazzano le polverose strade con scopette di legno e frasche, donne che accendono fuochi per preparare gustose pastelle e ripieni per frittelle samosas da distribuire al mercato e alle sale da tè, e numerosa gente che si dirige al mercato a piedi e in bicicletta. Per le 6 il luogo già brulica , e mi metto alla ricerca di monasteri; mi intrufolo dalla porta aperta di un edificio fatiscente dal quale esce una nenia continua e ho la fortuna di trovare una cinquantina di bimbe monache in tunica rosa che cantano mantra e mangiano la colazione. Mi guardano allibite ed imbarazzate mentre scatto foto con discrezione. Dall’altro lato della strada vi è una mensa dove un centinaio di bimbi monaci in tuniche marroni mangiano per terra a gambe incrociate e scherzano.

Lago INle

Venditrici di pesce al mercato

Raggiungo infine il mercato, situate nella zona nord del paese, e mi inoltro nelle sue caotiche viuzze dove una cacofonia di suoni invade l’aria: gente che contratta, uomini che scaricano pesanti casse di frutta e verdure da carretti trainati da cavalli, donne in variopinti vestiti e cappelli vendono svariati tipi di fiori, matrone col sigaro in bocca che contrattano vendite di pesce di lago appena pescato e legato a spesse lenze, mentre fuori dall’immenso recinto del mercato decine di riscio e moto-risciò aspettano clienti con borsine della spesa traboccanti di cibarie, e numerosi cani e galline battono le strade polverose attendendo scarti di cibo invenduto in una processione che si ripete giorno dopo giorno. Bevo tè indiano e mangio frittelle samosas ripiene di cocco in una spartana tea-house d’angolo dove osservo il viavai di gente e scrivo note di viaggio.

Alle 7.30 faccio ritorno sul canale dove, mentre osservo i locali che caricano le barche di mercanzia e di turisti, faccio la conoscenza di un gruppo di tre fotografi cinesi che cercano passeggeri per dividere il costo di un giro in barca. Corro alla guest house, pago la stanza e rassicuro il gesture che rientrerò nel pomeriggio, recupero macchina fotografica e zainetto e mi imbarco per la gita, stanco ma pieno di un energia che mi viene dalla gran voglia di vedere posti nuovi. Ringrazio spesso nella vita questo spirito da viaggiatore che mi ritrovo; è motivo delle soddisfazioni più grandi che io possa avere.

Lago Inle

Mercato locale

Partiamo alle 8 per una lunga gita che ci porta, dopo 20 minuti di navigazone lungo il canale e poi sul lago, alle seguenti soste:

–        Dapprima facciamo visita ad un villaggio di cassette in legno e bambù su palafitte dove vive la famiglia del nostro giovane barcaiolo; alcune delle case sono a due piani e hanno vaste terrazze dove gli abitanti prendono il tè e passano parte della giornata. La gente di questi villaggi sull’acqua si muove su barchette in legno o a motore. La famiglia del nostro barcaiolo fa gli onori di casa offrendo tè, sigarette cheroots, snacks e ottime chiacchiere, aiutati dalle traduzioni del giovane figlio il cui inglese è accettabile. Noi ovviamente cerchiamo di utilizzare il poco Burmese imparato dalla guida di viaggio. La predisposizione dei locali a fare amicizia è forte, notiamo, e passiamo in casa loro più tempo del previsto.

–        Ci fermiamo poi ad un villaggio sulla terraerma dove vi è un mercato gestito da gente di etnia Pa-O in costumi tradizionali che vende artigianato e verdure fresche. Il mercato ha una zona ristoro dove anziani dalle face scavate ed intriganti bevono tè e mangiano curry speziati che rilasciano forti odori nell’aria; alcuni ci osservano curiosi e sorridenti. Popoli di etnie Intha, Shan, Pa-O, Taung Yo, Danu, Kayah e Danaw popolano i villaggi intorno al lago, e i mercati locali dove si riuniscono sono aperti a turno cinque giorni alla settimana.

–        Sostiamo quindi in diversi punti del lago ad osservare pescatori di etnia Intha che si aggirano sulle acque con una tradizionale ed unica barca a fondo piatto azionata da una singola pala di legno remata con movimenti serpentini da una gamba sola avvolta intorno alla pagaia. Questa tecnica è diventata una splendid occasione per una foto ricordo del Lago Inle.

–        Facciamo diverse soste in laboratori artigianali palafittati e circondati da giardini galleggianti, dove viene prodotto artigianato locale quale seta e cotone lavorati su antichi telai, sigarillos cheroots, aromi e spezie, argento e pietre semipreziose montate su anelli, collane e monili. In ognuno di questi laboratori ci vengono offerti tè, sigarillos cheroots e snack vari, come nelle case del resto, e questo fa parte dell’ospitalità che caratterizza la gente da queste parti.

–        Visitiamo il Nga Phe Kyaung, un monastero in legno su palafitte al centro del lago, famoso per i suoi gatti addestrati dai monaci a saltare attraverso piccolo anelli.

Il sole è cocente e ci ripariamo indossando cappelli. Tutto attorno, un numero infinito di barche a motore transita nei passaggi acquatici tra giacinti e orti galleggianti, tra file e file interminabili di case galleggianti e palafittate che coi loro giardini galleggianti formano veri e propri quartieri con vie chiuse ed incroci. Turisti birmani e stranieri sono a migliaia a visitare le meraviglie di questo modo di vita sull’acqua.

Rientriamo alle 4 di pomeriggio sufficentemente stanchi dopo aver saltato una notte di sonno, ma pieni di nozioni e foto e ricordi indelebili. Ci si sdraia a riposare, ma mi addormento e cado in un lungo e profondo sonno…

 

Share This

About the author

Thomas has a university background in the UK and in Latin America, with studies in Languages and Humanities, Culture, Literature and Economics. He started his Asian experience as a publisher in Krabi in 2005. Thomas has been editing local newspapers and magazines in England, Spain and Thailand for more then fifteen years. He is currently working on several projects in Thailand and abroad. Apart from Thailand, Thomas has lived in Italy, England, Venezuela, Cuba, Spain and Bali. He spends most of his time in Asia. During the years Thomas has developed a great understanding of several Asian cultures and people. He is also working freelance, writing short travel stories and articles for travel magazines. Follow Thomas on www.asianitinerary.com

View all articles by Thomas Gennaro