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	<title>Tradizione Archives - Asian Itinerary</title>
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	<description>Travel, Holiday, Adventure</description>
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		<title>Il rito del Caffè all’Uovo di Hanoi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pluto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Hanoi]]></category>
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		<category><![CDATA[caffè all’uovo]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-24x24.jpg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-48x48.jpg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-96x96.jpg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>C’è un caffè che non ti aspetti. Non per il colore, né per il profumo, ma per ciò che nasconde dentro: un tuorlo d’uovo montato fino a diventare una nuvola dolce e cremosa. Lo scopri camminando per le strade di Hanoi, in Vietnam, tra gli odori di una città che non smette mai di vivere. I tavolini di plastica occupano i marciapiedi, le sedie basse come sgabelli, e ovunque c’è gente che beve qualcosa di scuro sormontato da una schiuma giallo pallido, quasi dorata. Non sembra caffè. Eppure lo è. Il cà phê trứng, il caffè all’uovo del Vietnam, non è una trovata per turisti né un esperimento culinario moderno. È una storia che comincia in tempo di guerra, quando il latte mancava e la fame era più forte della tradizione. Era il 1946, ad Hanoi, e Nguyen Van Giang, barista dell’hotel Sofitel Legend Metropole — allora un’elegante residenza coloniale francese — doveva fare i conti con scaffali vuoti. Il caffè c’era, e anche in abbondanza: il Vietnam, pur non essendo ancora il gigante produttivo che sarebbe diventato, aveva ereditato dai francesi la coltivazione nelle Alte Terre Centrali. Ma il latte fresco no. E senza latte, niente café au lait per i clienti europei che lo reclamavano ogni mattina. Giang guardò verso la cucina, vide le uova — sempre disponibili, anche nei tempi più duri — e pensò: perché non provare? Prese un tuorlo, lo sbatté con zucchero e latte condensato, aggiunse un pizzico di burro, finché non ottenne una crema densa, vellutata. Vi versò sopra una tazza di caffè Robusta, forte e amaro, servito bollente in una tazzina di vetro. Il risultato fu sorprendente: non un compromesso, ma una rivelazione. Quella schiuma dorata ammorbidiva l’amaro del caffè, trasformandolo in un’esperienza nuova, quasi da dessert. I clienti rimasero prima stupiti, poi affascinati, infine conquistati. Così, nel cuore di una città segnata dal conflitto, nacque una delle bevande più iconiche del Sud-Est asiatico. Giang lasciò l’hotel e aprì il suo Café Giang, al numero 39 di Nguyen Huu Huan Street. Ancora oggi è lì, al secondo piano di un palazzo modesto, con le pareti consumate e le finestre aperte sulla città. Non servono insegne luminose: basta seguire l’odore nell’aria, il rumore dei tuorli montati a mano, i camerieri che salgono e scendono con vassoi pieni di tazze fumanti. Il figlio di Giang, Tri Hoa Nguyen, continua a preparare il caffè secondo la ricetta originale, con un ingrediente segreto mai svelato. Forse un tocco di brandy, forse un miele particolare. O forse è solo il tempo, che trasforma una necessità in leggenda. Io non cercavo questa bevanda. Non sapevo nemmeno che esistesse. Dopo un pranzo di phở, seduto su una sedia troppo bassa, volevo solo un caffè. Un vero caffè. Per noi italiani è una questione di principio: il caffè non è una pausa, è un rituale, un piacere. Eppure, troppe volte viaggiando ho dovuto rinunciare. In molti Paesi è lungo, annacquato, tiepido. Oppure solubile, quel brodo grigio che “manco a li cani”. Così ho imparato a farmi bastare, a malincuore, quello che passava il convento. Ma ad Hanoi qualcosa era diverso. Sul menu lessi semplicemente cà phê trứng. Chiesi spiegazioni, esitai: un uovo crudo in un caffè? Poteva sembrare un orrore gastronomico, se non avessi già assaggiato qualcosa di simile a Bologna. Poi pensai: se sei venuto fin qui per conoscere anche la cucina locale, non puoi fermarti sulla soglia del gusto. Devi attraversarla. La prima tazza arrivò con quella crema gialla che ondeggiava appena. La mescolai lentamente con un cucchiaino, osservando il caffè scuro salire in superficie. Poi provai. Un sorso cauto, e subito capii: non era solo caffè, non era un dolce, non era né liquido né solido. Era un equilibrio unico tra amaro e dolce, tra calore e cremosità. Ricordava un tiramisù liquido, uno zabaione al caffè, una crème brûlée da bere. Ma soprattutto, era buono. Profondo. Consolante. Da allora, ogni volta che sono tornato ad Hanoi, l’appuntamento con il caffè vietnamita non è mai mancato. Una tappa obbligata era il Ciao Caffè, collegato al tour operator Ciao Travel, che fino alla mia ultima visita si trovava poco oltre il Chuong Gate. A dispetto del nome tipicamente italiano, era un locale autenticamente vietnamita, dove mani esperte regalavano grandi soddisfazioni al mio palato. Osservare Ms. Nhung montare un tuorlo d’uovo, anche se con l’aiuto di un frullino elettrico — inevitabile segno dei tempi — resta un gesto che resiste al ritmo frenetico. È un rito lento, quasi meditativo. E mentre aspetto, penso a quanto sia singolare il destino del cibo: spesso ciò che nasce dalla scarsità diventa simbolo di ricchezza. Oggi il tour operator Ciao Travel, con cui collaboro, si è spostato di circa un chilometro e ha chiuso la parte dedicata alla ristorazione. Ma Ms. Nhung è ancora lì, e mi ha promesso che ogni volta che tornerò ad Hanoi mi preparerà il suo inconfondibile e squisito caffè all’uovo. Il caffè, in fondo, è un racconto di adattamento, intelligenza e dignità. È la prova che, quando manca ciò che credi indispensabile, puoi inventare qualcosa di nuovo e persino migliore. Non è un caso che proprio il Vietnam, oggi tra i primi tre produttori mondiali, abbia dato vita a una specialità tanto unica. Qui il caffè non è un’importazione culturale, ma parte viva dell’identità nazionale. Il latte condensato, altro simbolo di questa tradizione, fu introdotto dai francesi durante la Prima Guerra Mondiale per sopperire alla difficoltà di conservare il latte fresco. I vietnamiti lo adottarono e lo resero proprio: oggi un semplice cà phê sữa significa caffè nero, preparato col filtro phin, mescolato con un generoso cucchiaio di latte condensato. Ma il cà phê trứng va oltre. È un’evoluzione poetica dello stesso principio: trasformare ciò che c’è in qualcosa di memorabile. Oggi esistono varianti con latte di cocco, con cacao o servite fredde con ghiaccio. Io stesso ho provato a farlo a casa, naturalmente. Ho cercato di seguire ogni movimento e ogni passaggio di Ms. Nhung. Decente. Ma...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-24x24.jpg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-48x48.jpg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-96x96.jpg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/TRain-street-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>C’è un caffè che non ti aspetti. Non per il colore, né per il profumo, ma per ciò che nasconde dentro: un tuorlo d’uovo montato fino a diventare una nuvola dolce e cremosa. Lo scopri camminando per le strade di <strong><a href="https://asianitinerary.com/it/category/vietnam-it/hanoi-vietnam-it/">Hanoi</a></strong>, in <strong><a href="https://asianitinerary.com/it/category/vietnam-it/">Vietnam</a></strong>, tra gli odori di una città che non smette mai di vivere. I tavolini di plastica occupano i marciapiedi, le sedie basse come sgabelli, e ovunque c’è gente che beve qualcosa di scuro sormontato da una schiuma giallo pallido, quasi dorata. Non sembra caffè. Eppure lo è.</p>
<div id="attachment_70699" style="width: 395px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/una-barista-ad-Hanoi.jpg" rel="prettyphoto[70695]"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-70699" class=" wp-image-70699" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/una-barista-ad-Hanoi-300x225.jpg" alt="" width="385" height="289" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/una-barista-ad-Hanoi-300x225.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/una-barista-ad-Hanoi-768x576.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/una-barista-ad-Hanoi-600x450.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/una-barista-ad-Hanoi-150x113.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/una-barista-ad-Hanoi-369x277.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/una-barista-ad-Hanoi-770x578.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/una-barista-ad-Hanoi.jpg 800w" sizes="(max-width: 385px) 100vw, 385px" /></a><p id="caption-attachment-70699" class="wp-caption-text">Café Giang, al numero 39 di Nguyen Huu Huan Street</p></div>
<p>Il <strong>cà phê trứng</strong>, il caffè all’uovo del Vietnam, non è una trovata per turisti né un esperimento culinario moderno. È una storia che comincia in tempo di guerra, quando il latte mancava e la fame era più forte della tradizione. Era il 1946, ad Hanoi, e Nguyen Van Giang, barista dell’hotel <strong><a href="https://asianitinerary.com/?s=Sofitel+Legend+Metropole&amp;submit=">Sofitel Legend Metropole</a></strong> — allora un’elegante residenza coloniale francese — doveva fare i conti con scaffali vuoti. Il caffè c’era, e anche in abbondanza: il Vietnam, pur non essendo ancora il gigante produttivo che sarebbe diventato, aveva ereditato dai francesi la coltivazione nelle Alte Terre Centrali. Ma il latte fresco no. E senza latte, niente café au lait per i clienti europei che lo reclamavano ogni mattina.</p>
<p>Giang guardò verso la cucina, vide le uova — sempre disponibili, anche nei tempi più duri — e pensò: perché non provare? Prese un tuorlo, lo sbatté con zucchero e latte condensato, aggiunse un pizzico di burro, finché non ottenne una crema densa, vellutata. Vi versò sopra una tazza di caffè Robusta, forte e amaro, servito bollente in una tazzina di vetro. Il risultato fu sorprendente: non un compromesso, ma una rivelazione. Quella schiuma dorata ammorbidiva l’amaro del caffè, trasformandolo in un’esperienza nuova, quasi da dessert. I clienti rimasero prima stupiti, poi affascinati, infine conquistati.</p>
<p>Così, nel cuore di una città segnata dal conflitto, nacque una delle bevande più iconiche del Sud-Est asiatico. Giang lasciò l’hotel e aprì il suo <a href="https://cafegiang.vn/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Café Giang, al numero 39 di Nguyen Huu Huan Street</strong></a>. Ancora oggi è lì, al secondo piano di un palazzo modesto, con le pareti consumate e le finestre aperte sulla città. Non servono insegne luminose: basta seguire l’odore nell’aria, il rumore dei tuorli montati a mano, i camerieri che salgono e scendono con vassoi pieni di tazze fumanti. Il figlio di Giang, Tri Hoa Nguyen, continua a preparare il caffè secondo la ricetta originale, con un ingrediente segreto mai svelato. Forse un tocco di brandy, forse un miele particolare. O forse è solo il tempo, che trasforma una necessità in leggenda.</p>
<div id="attachment_70697" style="width: 405px" class="wp-caption alignright"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Lautore-con-una-buona-tazza-di-caffe-alluovo.jpg" rel="prettyphoto[70695]"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-70697" class=" wp-image-70697" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Lautore-con-una-buona-tazza-di-caffe-alluovo-300x225.jpg" alt="" width="395" height="296" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Lautore-con-una-buona-tazza-di-caffe-alluovo-300x225.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Lautore-con-una-buona-tazza-di-caffe-alluovo-768x576.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Lautore-con-una-buona-tazza-di-caffe-alluovo-600x450.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Lautore-con-una-buona-tazza-di-caffe-alluovo-150x113.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Lautore-con-una-buona-tazza-di-caffe-alluovo-369x277.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Lautore-con-una-buona-tazza-di-caffe-alluovo-770x578.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Lautore-con-una-buona-tazza-di-caffe-alluovo.jpg 800w" sizes="(max-width: 395px) 100vw, 395px" /></a><p id="caption-attachment-70697" class="wp-caption-text">L&#8217;autore con una buona tazza di caffè all&#8217;uovo</p></div>
<p>Io non cercavo questa bevanda. Non sapevo nemmeno che esistesse. Dopo un pranzo di <strong>phở</strong>, seduto su una sedia troppo bassa, volevo solo un caffè. Un vero caffè. Per noi italiani è una questione di principio: il caffè non è una pausa, è un rituale, un piacere.</p>
<p>Eppure, troppe volte viaggiando ho dovuto rinunciare. In molti Paesi è lungo, annacquato, tiepido. Oppure solubile, quel brodo grigio che “manco a li cani”. Così ho imparato a farmi bastare, a malincuore, quello che passava il convento. Ma ad Hanoi qualcosa era diverso. Sul menu lessi semplicemente <em>cà phê trứng</em>. Chiesi spiegazioni, esitai: un uovo crudo in un caffè? Poteva sembrare un orrore gastronomico, se non avessi già assaggiato qualcosa di simile a Bologna. Poi pensai: se sei venuto fin qui per conoscere anche la cucina locale, non puoi fermarti sulla soglia del gusto. Devi attraversarla.</p>
<p>La prima tazza arrivò con quella crema gialla che ondeggiava appena. La mescolai lentamente con un cucchiaino, osservando il caffè scuro salire in superficie. Poi provai. Un sorso cauto, e subito capii: non era solo caffè, non era un dolce, non era né liquido né solido. Era un equilibrio unico tra amaro e dolce, tra calore e cremosità. Ricordava un tiramisù liquido, uno zabaione al caffè, una crème brûlée da bere. Ma soprattutto, era buono. Profondo. Consolante.</p>
<p>Da allora, ogni volta che sono tornato ad Hanoi, l’appuntamento con il caffè vietnamita non è mai mancato. Una tappa obbligata era il Ciao Caffè, collegato al tour operator Ciao Travel, che fino alla mia ultima visita si trovava poco oltre il Chuong Gate. A dispetto del nome tipicamente italiano, era un locale autenticamente vietnamita, dove mani esperte regalavano grandi soddisfazioni al mio palato.</p>
<div id="attachment_70700" style="width: 390px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/varie-qualita-di-caffe-ad-Hanoi.jpg" rel="prettyphoto[70695]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-70700" class=" wp-image-70700" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/varie-qualita-di-caffe-ad-Hanoi-300x225.jpg" alt="" width="380" height="285" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/varie-qualita-di-caffe-ad-Hanoi-300x225.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/varie-qualita-di-caffe-ad-Hanoi-768x576.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/varie-qualita-di-caffe-ad-Hanoi-600x450.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/varie-qualita-di-caffe-ad-Hanoi-150x113.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/varie-qualita-di-caffe-ad-Hanoi-369x277.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/varie-qualita-di-caffe-ad-Hanoi-770x578.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/varie-qualita-di-caffe-ad-Hanoi.jpg 800w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></a><p id="caption-attachment-70700" class="wp-caption-text">varie qualità di caffè ad Hanoi</p></div>
<p>Osservare Ms. Nhung montare un tuorlo d’uovo, anche se con l’aiuto di un frullino elettrico — inevitabile segno dei tempi — resta un gesto che resiste al ritmo frenetico. È un rito lento, quasi meditativo. E mentre aspetto, penso a quanto sia singolare il destino del cibo: spesso ciò che nasce dalla scarsità diventa simbolo di ricchezza.</p>
<p>Oggi il tour operator Ciao Travel, con cui collaboro, si è spostato di circa un chilometro e ha chiuso la parte dedicata alla ristorazione. Ma Ms. Nhung è ancora lì, e mi ha promesso che ogni volta che tornerò ad Hanoi mi preparerà il suo inconfondibile e squisito caffè all’uovo.</p>
<p>Il caffè, in fondo, è un racconto di adattamento, intelligenza e dignità. È la prova che, quando manca ciò che credi indispensabile, puoi inventare qualcosa di nuovo e persino migliore. Non è un caso che proprio il Vietnam, oggi tra i primi tre produttori mondiali, abbia dato vita a una specialità tanto unica. Qui il caffè non è un’importazione culturale, ma parte viva dell’identità nazionale.</p>
<div id="attachment_70696" style="width: 375px" class="wp-caption alignright"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/antichi-macina-caffe.jpg" rel="prettyphoto[70695]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-70696" class=" wp-image-70696" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/antichi-macina-caffe-300x225.jpg" alt="" width="365" height="274" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/antichi-macina-caffe-300x225.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/antichi-macina-caffe-768x576.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/antichi-macina-caffe-600x450.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/antichi-macina-caffe-150x113.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/antichi-macina-caffe-369x277.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/antichi-macina-caffe-770x578.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/antichi-macina-caffe.jpg 800w" sizes="(max-width: 365px) 100vw, 365px" /></a><p id="caption-attachment-70696" class="wp-caption-text">antichi macina caffè</p></div>
<p>Il latte condensato, altro simbolo di questa tradizione, fu introdotto dai francesi durante la Prima Guerra Mondiale per sopperire alla difficoltà di conservare il latte fresco. I vietnamiti lo adottarono e lo resero proprio: oggi un semplice <em>cà phê sữa</em> significa caffè nero, preparato col filtro <em>phin</em>, mescolato con un generoso cucchiaio di latte condensato.</p>
<p>Ma il <em>cà phê trứng</em> va oltre. È un’evoluzione poetica dello stesso principio: trasformare ciò che c’è in qualcosa di memorabile. Oggi esistono varianti con latte di cocco, con cacao o servite fredde con ghiaccio. Io stesso ho provato a farlo a casa, naturalmente. Ho cercato di seguire ogni movimento e ogni passaggio di Ms. Nhung. Decente. Ma non era lo stesso. Manca la mano sapiente e allenata. Manca l’aria di Hanoi, il rumore del traffico, la sensazione di essere in un posto dove il tempo si muove diversamente. Manca Ms. Nhung che ti guarda e sorride, come se sapesse che hai appena attraversato una frontiera invisibile.</p>
<p>Oggi il <strong>caffè all’uovo</strong> non è più solo di Hanoi: si trova a Saigon, a Hue, a Hoi An. Nei locali moderni lo servono in bicchieri eleganti, pronto per Instagram. Ma il cuore resta lì, nei piccoli bar del centro storico, dove ogni giorno qualcuno entra, guarda la tazza con sospetto e poi dice: “È buono. Non so cosa sia, ma è buono.”</p>
<div id="attachment_70701" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Vietnam-Essential-Hanoi-Egg-Coffee.jpg" rel="prettyphoto[70695]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-70701" class="wp-image-70701 size-medium" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Vietnam-Essential-Hanoi-Egg-Coffee-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Vietnam-Essential-Hanoi-Egg-Coffee-300x225.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Vietnam-Essential-Hanoi-Egg-Coffee-768x576.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Vietnam-Essential-Hanoi-Egg-Coffee-600x450.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Vietnam-Essential-Hanoi-Egg-Coffee-150x113.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Vietnam-Essential-Hanoi-Egg-Coffee-369x277.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Vietnam-Essential-Hanoi-Egg-Coffee-770x578.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2026/03/Vietnam-Essential-Hanoi-Egg-Coffee.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-70701" class="wp-caption-text">caffè all’uovo vietnamita</p></div>
<p>Ecco, questo è forse il vero miracolo del <em>cà phê trứng</em>: non ti convince subito, ti sfida. Ma quando finalmente lo assaggi, capisci che non è il sapore a cambiarti, bensì l’idea stessa di caffè. Che non deve essere solo amaro, veloce, funzionale. Può essere morbido, lento, complesso. Può essere un momento che non capisci del tutto, ma che senti giusto.</p>
<p>Perché a volte, il piacere più autentico non viene da ciò che conosci, ma da ciò che non ti aspetti.<br />
E, come diceva Nino Manfredi in quella vecchia pubblicità:<br />
“Il caffè è un piacere. Se nun è bono, che piacere è?”</p>
<p class="p1"><i>Photos by Guglielmo Zanchi (Pluto)</i></p>
<h2><a href="https://asianitinerary.com/it/il-caffe-alluovo-del-vietnam/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Godetevi il nostro video sul caffè all’uovo cliccando QUI!!</strong></a></h2>
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		<title>GITA SULLA BARCA A CODA DI SCORPIONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Rondini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2014 18:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiang Mai]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[History]]></category>
		<category><![CDATA[Thailandia]]></category>
		<category><![CDATA[barca a coda di scorpione]]></category>
		<category><![CDATA[Coda di scorpione]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Thailand]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9831-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9831-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9831-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9831-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>La proposta di un amico, una gita sulla barca a coda di scorpione, ci pare una buona idea per poter vedere Chiang Mai da una diversa prospettiva. Appena arrivati all’approdo l’atmosfera è già cambiata: il lento scorrere del fiume e la cordiale accoglienza della titolare ci proiettano in una nuova dimensione. Dopo una breve attesa sotto una pergola dove curiosiamo tra vecchi articoli di giornale, foto di personalità appese alle pareti e immagini d’epoca scattate lungo il fiume, saliamo a bordo della egnigmatica barca a coda di scorpione. Proprio quasi di fronte all’approdo, appena salpati, possiamo scorgere il nuovo municipio di Chiang Mai, il Consolato Americano sul quale sventola bandiera a stelle e striscie, ed il tempio di Khun Tok View Nam. Questo fiume, il Ping River, fino alla metà del secolo scorso era la maggiore e principale via di comunicazione verso Bangkok. Era un lungo viaggio di mille chilometri che durava due o tre mesi. Chi si avventurava si giocava probabilmente in quel viaggio il reddito della sua famiglia e di altre per quell’anno. Le casette tradizionali lungo il fiume ci inducono ad immaginare queste sponde brulicanti di vita in un passato non lontano. Oggi Chiang Mai è collegata al resto del paese con strade asfaltate, ferrovia ed un moderno aereoporto. Al giorno d’oggi, solo alcune di queste barche utilizzate ad uso turistico, oltre ad un nutrito numero di pescatori, animano queste rive. La nostra simpatica guida, Khun Samak, raccontandoci interessanti aneddoti riguardanti il fiume, ci mostra fotografie del secolo scorso che presentano fatti, personaggi e scorci del Ping River. Scendendo la corrente, attraversiamo le rovine del ponte pedonale crollato durante le alluvioni del 2011, e ci viene mostrato il punto dove il fiume ha esondato. Passato il ponte di ferro, affianchiamo il luogo dove sorgeva un’attività di prima lavorazione e commercio del legname che da qui veniva spedito al sud. Oggigiorno il taglio ed il commercio del teak è praticamente cessato: dopo secoli di sfruttamento delle foreste, è arrivato per la Thailandia il momento di conservare e ripiantare il proprio patrimonio naturale. Khun Samak ci assicura che il programma di riforestazione è molto serio e severo. Arrivati alla Phya Kum Dam, una diga che porta il fiume ad un salto di cinque metri piú in basso, la barca compie un’inversione e cominciamo lentamente a risalire la corrente. Osserviamo l’alternarsi della vegetazione spontanea con ristoranti affacciati sul fiume ed un moderno palazzo con eleganti appartamenti che godono del panorama della città fino alle colline e giú lungo il fiume verso sud, verso Bangkok. Intravediamo anche la dimora di quella che fu l’ultima principessa del Regno dei Lanna, la quale all’inizio del secolo scorso lí abitò e da lí spesso si spostava viaggiando per il mondo finanziata dal padre. Khun Samak ci mostra una foto che la ritrae a bordo di un side-car, quasi a volerla mostrare come donna emancipata, curiosa e viaggiatrice. Arriviamo poi ad un approdo dove un giardiniere sta pulendo un’aiuola sulla riva, in silenzio, in sintonia con l’atmosfera pacata del fiume. Veniamo introdotti dalla nostra guida, nonché ottimo padrone di casa, in un piccolo orto botanico dove campeggiano piante da frutta, alcune varietà di riso locale, piante officinali e di ognuna ci viene raccontato qualcosa: usi in cucina e dettagli sulla coltivazione. Un leggero ristoro a base di mango e riso glutinoso condito con latte di cocco ed un succo di ananas sono il pretesto per continuare a disquisire con la nostra guida, che sotto di una pergola ci mostra trappole per serpenti ed anguille e altri oggetti dei tempi andati. Risaliti a bordo della barca a coda di scorpione, percorriamo a ritroso un tratto di fiume per ritornare ad immergerci nella Chiang Mai dei giorni nostri.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9831-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9831-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9831-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9831-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><div id="attachment_4953" style="width: 170px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/sergio-lo-scrittore-3.jpg" rel="prettyphoto[4948]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4953" class=" wp-image-4953" title="Gita sulla barca a coda di scorpione" alt="Gita sulla barca a coda di scorpione" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/sergio-lo-scrittore-3-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/sergio-lo-scrittore-3-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/sergio-lo-scrittore-3-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/sergio-lo-scrittore-3-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/sergio-lo-scrittore-3-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/sergio-lo-scrittore-3.jpg 683w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-4953" class="wp-caption-text">sergio lo scrittore</p></div>
<p>La proposta di un amico, una gita sulla barca a coda di scorpione, ci pare una buona idea per poter vedere Chiang Mai da una diversa prospettiva. Appena arrivati all’approdo l’atmosfera è già cambiata: il lento scorrere del fiume e la cordiale accoglienza della titolare ci proiettano in una nuova dimensione. Dopo una breve attesa sotto una pergola dove curiosiamo tra vecchi articoli di giornale, foto di personalità appese alle pareti e immagini d’epoca scattate lungo il fiume, saliamo a bordo della egnigmatica barca a coda di scorpione.</p>
<p>Proprio quasi di fronte all’approdo, appena salpati, possiamo scorgere il nuovo municipio di Chiang Mai, il Consolato Americano sul quale sventola bandiera a stelle e striscie, ed il tempio di Khun Tok View Nam.</p>
<p>Questo fiume, il Ping River, fino alla metà del secolo scorso era la maggiore e principale via di comunicazione verso Bangkok. Era un lungo viaggio di mille chilometri che durava due o tre mesi. Chi si avventurava si giocava probabilmente in quel viaggio il reddito della sua famiglia e di altre per quell’anno. Le casette tradizionali lungo il fiume ci inducono ad immaginare queste sponde brulicanti di vita in un passato non lontano. Oggi Chiang Mai è collegata al resto del paese con strade asfaltate, ferrovia ed un moderno aereoporto. Al giorno d’oggi, solo alcune di queste barche utilizzate ad uso turistico, oltre ad un nutrito numero di pescatori, animano queste rive.</p>
<p><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9947.jpg" rel="prettyphoto[4948]"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-4951" alt="Gita sulla barca a coda di scorpione" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9947-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9947-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9947-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9947-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9947-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9947.jpg 683w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a>La nostra simpatica guida, Khun Samak, raccontandoci interessanti aneddoti riguardanti il fiume, ci mostra fotografie del secolo scorso che presentano fatti, personaggi e scorci del Ping River. Scendendo la corrente, attraversiamo le rovine del ponte pedonale crollato durante le alluvioni del 2011, e ci viene mostrato il punto dove il fiume ha esondato. Passato il ponte di ferro, affianchiamo il luogo dove sorgeva un’attività di prima lavorazione e commercio del legname che da qui veniva spedito al sud. Oggigiorno il taglio ed il commercio del teak è praticamente cessato: dopo secoli di sfruttamento delle foreste, è arrivato per la Thailandia il momento di conservare e ripiantare il proprio patrimonio naturale. Khun Samak ci assicura che il programma di riforestazione è molto serio e severo.</p>
<p>Arrivati alla Phya Kum Dam, una diga che porta il fiume ad un salto di cinque metri piú in basso, la barca compie un’inversione e cominciamo lentamente a risalire la corrente. Osserviamo l’alternarsi della vegetazione spontanea con ristoranti affacciati sul fiume ed un moderno palazzo con eleganti appartamenti che godono del panorama della città fino alle colline e giú lungo il fiume verso sud, verso Bangkok. Intravediamo anche la dimora di quella che fu l’ultima principessa del Regno dei Lanna, la quale all’inizio del secolo scorso lí abitò e da lí spesso si spostava viaggiando per il mondo finanziata dal padre. Khun Samak ci mostra una foto che la ritrae a bordo di un side-car, quasi a volerla mostrare come donna emancipata, curiosa e viaggiatrice.</p>
<p><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9960.jpg" rel="prettyphoto[4948]"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-4952" alt="Gita sulla barca a coda di scorpione" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9960-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9960-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9960-682x1024.jpg 682w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9960-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9960-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9960-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/IMG_9960.jpg 720w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a>Arriviamo poi ad un approdo dove un giardiniere sta pulendo un’aiuola sulla riva, in silenzio, in sintonia con l’atmosfera pacata del fiume. Veniamo introdotti dalla nostra guida, nonché ottimo padrone di casa, in un piccolo orto botanico dove campeggiano piante da frutta, alcune varietà di riso locale, piante officinali e di ognuna ci viene raccontato qualcosa: usi in cucina e dettagli sulla coltivazione. Un leggero ristoro a base di mango e riso glutinoso condito con latte di cocco ed un succo di ananas sono il pretesto per continuare a disquisire con la nostra guida, che sotto di una pergola ci mostra trappole per serpenti ed anguille e altri oggetti dei tempi andati.</p>
<p>Risaliti a bordo della barca a coda di scorpione, percorriamo a ritroso un tratto di fiume per ritornare ad immergerci nella Chiang Mai dei giorni nostri.</p>
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		<title>Gita sul fiume su di una barca a coda di scorpione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2014 18:13:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiang Mai]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
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		<category><![CDATA[Thailandia]]></category>
		<category><![CDATA[Barche a coda di scorpione]]></category>
		<category><![CDATA[Coda di scorpione]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Thailand]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[Travel tale]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Una gita su di una barca a coda di scorpione è un viaggio nel passato di Chiang Mai e del fiume Ping. Le barche a coda di scorpione sono natanti tradizionali creati inizialmente nel 18° secolo da un costruttore di barche il quale ottenne l’ispirazione dalla forma di una conchiglia che galleggiava nel fiume, al cui interno c’era uno scorpione che aveva la coda sollevata in posizione d’attacco. Il barcaiolo decise così di costruire la prima versione di questa originale barca copiando questa immagine particolare. Le barche a coda di scorpione in passato venivano utilizzate principalmente come barche da carico, ma una volta che la linea ferroviaria del nord collegò Chiang Mai a Bangkok, quasi un secolo fa, queste barche andarono rapidamente in disuso. Quest’icona del passato è tornata a circolare grazie agli sforzi di Khun Songsri, laureata in turismo all’Università di Chiang Mai, e di Khun Samak, erudita guida turistica. Oggi la rinnovata barca a coda di scorpione serve quei turisti che sono interessati a conoscere parte della storia di questo importante fiume, o che semplicemente vogliono assaporare l&#8217;atmosfera dei tempi passati. Il concetto di Khun Samak per questa moderna barca a coda di scorpione ha preso in considerazione diversi fattori, ed il risultato più sorprendente è stato quello di renderla eco-solidale. Il natante è stato ridisegnato per includere un motore a benzina (la versione diesel provoca l’inquinamento del fiume), non ha servizi igienici a bordo (per evitare che si scarichino residui nel fiume) ed è molto meno invasiva e molto piú silenziosa di tante altre barche. Inoltre, i compartimenti di galleggiamento nella parte anteriore aiutano a mantenere la barca a coda di scorpione a galla, donandole grande sicurezza. La flotta di barche a coda di scorpione di Khun Samak oggi percorre il fiume Ping per esplorare il fascino delle sue rive e di Chiang Mai. Le crociere capitanate da Khun Samak permettono ai turisti di vivere l&#8217;atmosfera del passato, di capire la vita fluviale e di apprendere la storia recente della città. Khun Samak è la guida a bordo, uno scherzoso signore ben informato e divertente che aggiunge alle crociere un tocco di esperienza educativa, rendendo il viaggio interessante grazie ad ottime battute e ad una collezione di foto antiche corredate da interessanti aneddoti. La ciliegina sulla torta è stata una sosta di mezz&#8217;ora al “villaggio barca a coda di scorpione”: immerso nel verde di piante tropicali, questo piccolo giardino in riva al fiume è un paradiso botanico dove ho imparato molto sulle piante e sulle erbe locali, nonché sulle diverse qualità di riso coltivate in risaie in miniatura! Una volta terminata la visita guidata, ci siamo accomodati su lunghi tavoloni riparati da una pagoda dove ci hanno servito succo di ananas fresco ed un delizioso dessert di riso glutinoso con mango, mentre Khun Samak ci mostrava vecchie trappole per serpenti e per anguille, e ci sfidava a bere un whisky invecchiato con uno scorpione ed un serpente posti all&#8217;interno della bottiglia. Ma ahimè nessuno ne ha avuto il coraggio. La crociera sulla barca a coda di scorpione è stata una bella e rilassante esperienza (un grande ringraziamento al capitano!); ho visto Chiang Mai in una maniera originale e piacevole: stando comodamente seduto su una barca tradizionale. Da non perdere. &#160; COSA VEDRETE/IMPARERETE &#8211;   nozioni storiche sulla barca &#8211;   tecniche di pesca dei pescatori locali &#8211;   lo stupa di Khun Tok View Nam &#8211;    l’ambasciata americana &#8211;    un ponte pedonale a travi che unisce la più antica comunità di commercianti di Wat Gate ed il mercato di Warorot &#8211;    il più antico centro commerciale di Chiang Mai &#8211;    il molo Chang, dove centinaia di elefanti in passato raccoglievano il legname dalle acque del fiume &#8211;    il sito della prima città &#8211;    il primo ponte &#8211;    la prima chiesa cristiana &#8211;    il primo ufficio postale &#160; INFORMAZIONI L’imbarcadero della barca a coda di scorpione è al molo Wat Sri Khong, 200 metri a nord del ponte Nakorn Ping vicino al Condominio Rim Ping, sulla Charoenrat Road, a Chiang Mai. Vincitori del Tripadvisor Certificato d’Eccellenza 2013. Il trasferimento da diverse zone della città è incluso. Le gite durano tra l’ora e mezza e le due ore. 5 crociere giornaliere: 9am, 11am, 1pm, 3pm, 5pm. Prezzo per persona 500THB. Minimo numero di persone per la gita: 2. Chiamare il 081 9609398. Se arrivate in loco col proprio mezzo, diffidate delle imitazioni e assicuratevi di andare all’imbarcadero giusto. Vedrete uno striscione che dice: Scorpion-Tailed River Cruise. http://www.scorpiontailedrivercruise.com/scorpiontailedrivercruiseNew/home.php info@scorpiontaled.com  </p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/gita-sul-fiume-su-di-una-barca-a-coda-di-scorpione/">Gita sul fiume su di una barca a coda di scorpione</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953.jpg" rel="prettyphoto[4880]"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-4893" alt="coda di scorpione" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-682x1024.jpg 682w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953.jpg 720w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a>Una gita su di una barca a coda di scorpione è un viaggio nel passato di Chiang Mai e del fiume Ping. Le barche a coda di scorpione sono natanti tradizionali creati inizialmente nel 18° secolo da un costruttore di barche il quale ottenne l’ispirazione dalla forma di una conchiglia che galleggiava nel fiume, al cui interno c’era uno scorpione che aveva la coda sollevata in posizione d’attacco. Il barcaiolo decise così di costruire la prima versione di questa originale barca copiando questa immagine particolare.</p>
<p>Le barche a coda di scorpione in passato venivano utilizzate principalmente come barche da carico, ma una volta che la linea ferroviaria del nord collegò Chiang Mai a Bangkok, quasi un secolo fa, queste barche andarono rapidamente in disuso. Quest’icona del passato è tornata a circolare grazie agli sforzi di Khun Songsri, laureata in turismo all’Università di Chiang Mai, e di Khun Samak, erudita guida turistica. Oggi la rinnovata barca a coda di scorpione serve quei turisti che sono interessati a conoscere parte della storia di questo importante fiume, o che semplicemente vogliono assaporare l&#8217;atmosfera dei tempi passati.</p>
<p><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950.jpg" rel="prettyphoto[4880]"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-4892" alt="coda di scorpione" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-682x1024.jpg 682w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950.jpg 720w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a>Il concetto di Khun Samak per questa moderna barca a coda di scorpione ha preso in considerazione diversi fattori, ed il risultato più sorprendente è stato quello di renderla eco-solidale. Il natante è stato ridisegnato per includere un motore a benzina (la versione diesel provoca l’inquinamento del fiume), non ha servizi igienici a bordo (per evitare che si scarichino residui nel fiume) ed è molto meno invasiva e molto piú silenziosa di tante altre barche. Inoltre, i compartimenti di galleggiamento nella parte anteriore aiutano a mantenere la barca a coda di scorpione a galla, donandole grande sicurezza.</p>
<p>La flotta di barche a coda di scorpione di Khun Samak oggi percorre il fiume Ping per esplorare il fascino delle sue rive e di Chiang Mai. Le crociere capitanate da Khun Samak permettono ai turisti di vivere l&#8217;atmosfera del passato, di capire la vita fluviale e di apprendere la storia recente della città. Khun Samak è la guida a bordo, uno scherzoso signore ben informato e divertente che aggiunge alle crociere un tocco di esperienza educativa, rendendo il viaggio interessante grazie ad ottime battute e ad una collezione di foto antiche corredate da interessanti aneddoti.</p>
<p><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935.jpg" rel="prettyphoto[4880]"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-4891" alt="coda di scorpione" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935.jpg 683w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a>La ciliegina sulla torta è stata una sosta di mezz&#8217;ora al “villaggio barca a coda di scorpione”: immerso nel verde di piante tropicali, questo piccolo giardino in riva al fiume è un paradiso botanico dove ho imparato molto sulle piante e sulle erbe locali, nonché sulle diverse qualità di riso coltivate in risaie in miniatura! Una volta terminata la visita guidata, ci siamo accomodati su lunghi tavoloni riparati da una pagoda dove ci hanno servito succo di ananas fresco ed un delizioso dessert di riso glutinoso con mango, mentre Khun Samak ci mostrava vecchie trappole per serpenti e per anguille, e ci sfidava a bere un whisky invecchiato con uno scorpione ed un serpente posti all&#8217;interno della bottiglia. Ma ahimè nessuno ne ha avuto il coraggio.</p>
<p>La crociera sulla barca a coda di scorpione è stata una bella e rilassante esperienza (un grande ringraziamento al capitano!); ho visto Chiang Mai in una maniera originale e piacevole: stando comodamente seduto su una barca tradizionale. Da non perdere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COSA VEDRETE/IMPARERETE</p>
<p>&#8211;   nozioni storiche sulla barca</p>
<p>&#8211;   tecniche di pesca dei pescatori locali</p>
<p>&#8211;   lo stupa di Khun Tok View Nam</p>
<p>&#8211;    l’ambasciata americana</p>
<p>&#8211;    un ponte pedonale a travi che unisce la più antica comunità di commercianti di Wat Gate ed il mercato di Warorot</p>
<p>&#8211;    il più antico centro commerciale di Chiang Mai</p>
<p>&#8211;    il molo Chang, dove centinaia di elefanti in passato raccoglievano il legname dalle acque del fiume</p>
<p>&#8211;    il sito della prima città</p>
<p>&#8211;    il primo ponte</p>
<p>&#8211;    la prima chiesa cristiana</p>
<p>&#8211;    il primo ufficio postale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>INFORMAZIONI</p>
<p>L’imbarcadero della barca a coda di scorpione è al molo Wat Sri Khong, 200 metri a nord del ponte Nakorn Ping vicino al Condominio Rim Ping, sulla Charoenrat Road, a Chiang Mai.</p>
<p>Vincitori del Tripadvisor Certificato d’Eccellenza 2013.</p>
<p>Il trasferimento da diverse zone della città è incluso.</p>
<p>Le gite durano tra l’ora e mezza e le due ore.</p>
<p>5 crociere giornaliere: 9am, 11am, 1pm, 3pm, 5pm.</p>
<p>Prezzo per persona 500THB. Minimo numero di persone per la gita: 2. Chiamare il 081 9609398.</p>
<p>Se arrivate in loco col proprio mezzo, diffidate delle imitazioni e assicuratevi di andare all’imbarcadero giusto. Vedrete uno striscione che dice: Scorpion-Tailed River Cruise.</p>
<p><a href="http://www.scorpiontailedrivercruise.com/scorpiontailedrivercruiseNew/home.php">http://www.scorpiontailedrivercruise.com/scorpiontailedrivercruiseNew/home.php</a></p>
<p><a href="http://www.scorpiontailed/">info@scorpiontaled.com   </a></p>
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		<title>Wat Umong &#8211; Il tempio delle gallerie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 19:09:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Buddhism]]></category>
		<category><![CDATA[Chiang Mai]]></category>
		<category><![CDATA[Thailandia]]></category>
		<category><![CDATA[Meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Templi]]></category>
		<category><![CDATA[Thailand]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9715-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9715-2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9715-2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9715-2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>I FATTI Wat Suan Umong Phutthatham, che si traduce in &#8216;Il tempio delle gallerie e giardino Buddha Dhamma&#8217;, è più comunemente noto come Wat Umong ed è un tempio buddista costruito 700 anni fa in una zona forestata a ridosso delle montagne del massiccio Suthep, a Chiang Mai. Uno tra i meno conosciuti tra le centinaia di templi buddisti di Chiang Mai, questo originalissimo tempio del 14° secolo è affascinante ed unico e merita senza dubbio una visita. L&#8217;intero complesso del Wat Umong occupa una posizione tranquilla su 15 ettari di terreno ancora fittamente boschivo. LA STORIA Wat Umong è stato fondato e costruito alla fine del 13° secolo, e più precisamente nel 1297, da Re Mengrai della dinastia Lanna, primo re del Regno dei Lanna e fondatore di Chiang Mai. Secondo la leggenda locale, Re Mengrai soleva consultare regolarmente un monaco che viveva a Wat Umong, un tempio situato all&#8217;interno delle antiche mura della città di Chiang Mai. Il monaco residente, Thera Chan, meditava in pace e tranquillità all&#8217;interno di un tunnel. Quando la città di Chiang Mai divenne grande ed affollata, Thera Chan trovò sempre più difficile meditare, cosicchè il devoto Re Mengrai ordinò di scavare una serie di tunnel all&#8217;interno di una montagnola artificiale in una zona alberata al di fuori della città, ai piedi del monte Suthep, la posizione dell’attuale Wat Umong. Le pareti dei tunnel furono intonacate, e su di loro furono dipinti murales di immagini buddiste &#8211; la maggior parte dei quali sono purtroppo scomparsi &#8211; e gli furono aggiunti santuari con statue del Buddha. Thera Chan aveva finalmente un nuovo posto dove poter meditare in pace. Wat Umong fu abbandonato nel corso del 15° secolo, solo per essere restaurato e rioccupato negli anni ’40; nel 1949 ha iniziato la sua funzione di centro di meditazione ed insegnamenti buddisti (vedi paragrafo sotto). Questo lungo periodo di inattività spiega il suo look abbandonato e la sua atmosfera alquanto fatiscente. Oggi Wat Umong è un tempio mantenuto attivo da una serie di monaci residenti; i visitatori possono finalmente usufruire di questo centro alquanto storico per il buddismo . IL PILASTRO ASHOKA I giardini del tempio ospitano una copia di un pilastro Ashoka che risale alla fondazione di Wat Umong. Già nel 3° secolo prima di Cristo, il re indiano Ashoka inviò monaci in tutto il Sud e Sud-Est asiatico per diffondere il Buddismo, e un gran numero di pilastri furono eretti nei paesi visitati, incisi con dettagli circa la diffusione del buddismo. Il pilastro Ashoka a Wat Umong è una replica di un pilastro Ashoka situato in Vaishali; un’ulteriore replica è in mostra al museo di Sarnath, paese dove il Buddha ha detto il suo primo sermone. LE IMMAGINI SPARSE DEI BUDDHA La prima cosa interessante che si nota se si cammina verso l&#8217;ingresso principale dei tunnel è una curiosa e sorprendente collezione di teste di Buddha, stranezze religiose ed altre reliquie sparse sul terreno tra gli alberi e gli arbusti. Questa raccolta di statue rotte fu iniziata da alcuni fedeli che le portarono lí da vicini tempi abbandonati, ed è ora arricchita da devoti che trovano simili reliquie, o da coloro che hanno un Buddha rotto da sostituire. GLI ALBERI PARLANTI Sono certo che apprezzerete gli ‘alberi parlanti’ situati nella piazza sottostante al tempio, che mettono in mostra targhe con proverbi buddisti e parole di saggezza sia in thailandese che in inglese. Tra questi troviamo: &#8220;L&#8217;amore è Divino, la lussuria è il diavolo&#8221; &#8220;Oggi è meglio di due domani&#8221; &#8220;Niente è permanente. Le cose vanno ed vengono &#8221; &#8220;Tutte le cose si creano, esistono e scadono&#8221; &#8220;La cosa che piace o che non piace appare, esiste per un solo momento e poi scade&#8221; &#8220;Il distacco è un modo per rilassarsi&#8221; LE GALLERIE Il percorso conduce poi alla montagnola di terra artificiale sotto il quale vi è un sistema di tunnel sotterraneo di passaggi incrociati. All&#8217;interno delle labirintiche gallerie vi sono cellule di meditazione e santuari di venerazione con immagini del Buddha dove i devoti possono prestare rispetto al Illuminato. Una leggenda narra che Thera Chan, l’ai tempi altamente considerato monaco residente, era leggermente squilibrato e aveva l&#8217;abitudine di vagare nella foresta per giorni e giorni. Re Mengrai potrebbe aver fatto costruire i tunnel ed aver fatto dipingere le pareti con scene campestri sperando che questi avrebbero fatto desistere il monaco dall’errare nel bosco. Qualunque sia la verità dietro questi tunnel, di sicuro donano al tempio un’aria misteriosa. IL CHEDI Sia nella parte frontale che nel retro della montagnola vi sono rampe di scale che portano fino al grande chedi (stupa) in stile Lanna a forma di campana che è stato recentemente restaurato. Questo pittoresco ed imponente chedi si trova proprio in cima alle gallerie sotterranee, e la sua base è solitamente avvolta in un panno arancione. La scala di pietra sul fronte sfoggia serpenti Naga che fungono da balaustre e che terminano con due teste nella sua estremità inferiore; questa scala porta ad alcune delle residenze dei monaci e ad altri fabbricati. ALTRE ATTRAZIONI C&#8217;è una biblioteca/museo che contiene diversi libri sul Buddhismo, nonché una collezione di arte buddista e di oggetti storici. I tempi di apertura sono esposti, ma il museo a volte chiude in occasione di feste o eventi speciali. Vicino al museo c&#8217;è un’interessante esposizione di riproduzioni di antiche sculture indiane buddiste in pietra, una scuola di lingua Pali, e un edificio al cui interno sono esposti dipinti murali di soggetti spirituali incredibilmente accurati. Le abitazioni dei monaci, o &#8216;kuti&#8217;, sono sparse nella foresta. STAGNO/LAGO Se avete tempo extra potete esplorare il parco ulteriormente. Se si passa la montagnola e la pagoda e si segue il sentiero fiancheggiato da boschi e giardini, si emerge presso un piccolo lago. Si tratta di un luogo tranquillo e perfetto per rilassarsi ed avvistare uccelli, farfalle ed altri animali selvatici. Un passatempo popolare tra i locali è dar da mangiare a pesci, anatre e tartarughe. È possibile acquistare il cibo da uno dei venditori lì...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9715-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9715-2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9715-2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9715-2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p><b>I FATTI </b></p>
<div id="attachment_4613" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9679.jpg" rel="prettyphoto[4601]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4613" class="wp-image-4613" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9679-200x300.jpg" alt="Wat Umong" width="200" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9679-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9679-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9679-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9679-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9679.jpg 683w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><p id="caption-attachment-4613" class="wp-caption-text">Una delle teste custodite a Wat Umong</p></div>
<p><strong>Wat Suan Umong Phutthatham</strong>, che si traduce in &#8216;Il tempio delle gallerie e giardino <strong>Buddha</strong> Dhamma&#8217;, è più comunemente noto come <strong>Wat Umong</strong> ed è un tempio buddista costruito 700 anni fa in una zona forestata a ridosso delle montagne del massiccio <strong>Suthep</strong>, a <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a>. Uno tra i meno conosciuti tra le centinaia di templi buddisti di <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a>, questo originalissimo tempio del 14° secolo è affascinante ed unico e merita senza dubbio una visita. L&#8217;intero complesso del <strong>Wat Umong</strong> occupa una posizione tranquilla su 15 ettari di terreno ancora fittamente boschivo.</p>
<p><b>LA STORIA </b></p>
<p><strong>Wat Umong</strong> è stato fondato e costruito alla fine del 13° secolo, e più precisamente nel 1297, da Re Mengrai della dinastia Lanna, primo re del <strong>Regno dei Lanna</strong> e fondatore di <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a>. Secondo la leggenda locale, <strong>Re Mengrai</strong> soleva consultare regolarmente un monaco che viveva a Wat Umong, un tempio situato all&#8217;interno delle antiche mura della città di <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a>. Il monaco residente, Thera Chan, meditava in pace e tranquillità all&#8217;interno di un tunnel. Quando la città di <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a> divenne grande ed affollata, Thera Chan trovò sempre più difficile meditare, cosicchè il devoto Re Mengrai ordinò di scavare una serie di tunnel all&#8217;interno di una montagnola artificiale in una zona alberata al di fuori della città, ai piedi del monte <strong>Suthep</strong>, la posizione dell’attuale <strong>Wat Umong</strong>. Le pareti dei tunnel furono intonacate, e su di loro furono dipinti murales di immagini buddiste &#8211; la maggior parte dei quali sono purtroppo scomparsi &#8211; e gli furono aggiunti santuari con statue del <strong>Buddha</strong>. Thera Chan aveva finalmente un nuovo posto dove poter meditare in pace.</p>
<div id="attachment_4616" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9716.jpg" rel="prettyphoto[4601]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4616" class="wp-image-4616" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9716-200x300.jpg" alt="Wat Umong" width="200" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9716-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9716-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9716-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9716-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9716.jpg 683w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><p id="caption-attachment-4616" class="wp-caption-text">Monaco al cellulare a Wat Umong</p></div>
<p><strong>Wat Umong</strong> fu abbandonato nel corso del 15° secolo, solo per essere restaurato e rioccupato negli anni ’40; nel 1949 ha iniziato la sua funzione di centro di meditazione ed insegnamenti buddisti (vedi paragrafo sotto). Questo lungo periodo di inattività spiega il suo look abbandonato e la sua atmosfera alquanto fatiscente. Oggi <strong>Wat Umong</strong> è un tempio mantenuto attivo da una serie di monaci residenti; i visitatori possono finalmente usufruire di questo centro alquanto storico per il buddismo .</p>
<p><b>IL PILASTRO ASHOKA</b></p>
<p>I giardini del tempio ospitano una copia di un pilastro Ashoka che risale alla fondazione di <strong>Wat Umong</strong>. Già nel 3° secolo prima di Cristo, il re indiano Ashoka inviò monaci in tutto il Sud e Sud-Est asiatico per diffondere il Buddismo, e un gran numero di pilastri furono eretti nei paesi visitati, incisi con dettagli circa la diffusione del buddismo. Il pilastro <strong>Ashoka</strong> a <strong>Wat Umong</strong> è una replica di un pilastro <strong>Ashoka</strong> situato in <strong>Vaishali</strong>; un’ulteriore replica è in mostra al museo di <strong>Sarnath</strong>, paese dove il <strong>Buddha</strong> ha detto il suo primo sermone.</p>
<p><b>LE IMMAGINI SPARSE DEI BUDDHA</b></p>
<div id="attachment_4615" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9709.jpg" rel="prettyphoto[4601]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4615" class="wp-image-4615" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9709-200x300.jpg" alt="Wat Umong" width="200" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9709-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9709-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9709-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9709-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9709.jpg 683w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><p id="caption-attachment-4615" class="wp-caption-text">Stupa a Wat Umong</p></div>
<p>La prima cosa interessante che si nota se si cammina verso l&#8217;ingresso principale dei tunnel è una curiosa e sorprendente collezione di teste di <strong>Buddha</strong>, stranezze religiose ed altre reliquie sparse sul terreno tra gli alberi e gli arbusti. Questa raccolta di statue rotte fu iniziata da alcuni fedeli che le portarono lí da vicini tempi abbandonati, ed è ora arricchita da devoti che trovano simili reliquie, o da coloro che hanno un <strong>Buddha</strong> rotto da sostituire.</p>
<p><b>GLI ALBERI PARLANTI</b></p>
<p>Sono certo che apprezzerete gli ‘alberi parlanti’ situati nella piazza sottostante al tempio, che mettono in mostra targhe con proverbi buddisti e parole di saggezza sia in thailandese che in inglese. Tra questi troviamo:</p>
<p>&#8220;L&#8217;amore è Divino, la lussuria è il diavolo&#8221;</p>
<p>&#8220;Oggi è meglio di due domani&#8221;</p>
<p>&#8220;Niente è permanente. Le cose vanno ed vengono &#8221;</p>
<p>&#8220;Tutte le cose si creano, esistono e scadono&#8221;</p>
<p>&#8220;La cosa che piace o che non piace appare, esiste per un solo momento e poi scade&#8221;</p>
<p>&#8220;Il distacco è un modo per rilassarsi&#8221;</p>
<p><b>LE GALLERIE </b></p>
<div id="attachment_4614" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9696.jpg" rel="prettyphoto[4601]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4614" class="wp-image-4614" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9696-200x300.jpg" alt="Wat Umong" width="200" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9696-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9696-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9696-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9696-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9696.jpg 683w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><p id="caption-attachment-4614" class="wp-caption-text">Una delle gallerie tradizionali di Wat Umong</p></div>
<p>Il percorso conduce poi alla montagnola di terra artificiale sotto il quale vi è un sistema di <strong>tunnel</strong> sotterraneo di passaggi incrociati. All&#8217;interno delle labirintiche gallerie vi sono cellule di meditazione e santuari di venerazione con immagini del <strong>Buddha</strong> dove i devoti possono prestare rispetto al Illuminato. Una leggenda narra che Thera Chan, l’ai tempi altamente considerato monaco residente, era leggermente squilibrato e aveva l&#8217;abitudine di vagare nella foresta per giorni e giorni. Re Mengrai potrebbe aver fatto costruire i tunnel ed aver fatto dipingere le pareti con scene campestri sperando che questi avrebbero fatto desistere il monaco dall’errare nel bosco. Qualunque sia la verità dietro questi tunnel, di sicuro donano al tempio un’aria misteriosa.</p>
<p><b>IL CHEDI</b></p>
<p>Sia nella parte frontale che nel retro della montagnola vi sono rampe di scale che portano fino al grande chedi (stupa) in stile <strong>Lanna</strong> a forma di campana che è stato recentemente restaurato. Questo pittoresco ed imponente chedi si trova proprio in cima alle gallerie sotterranee, e la sua base è solitamente avvolta in un panno arancione. La scala di pietra sul fronte sfoggia serpenti Naga che fungono da balaustre e che terminano con due teste nella sua estremità inferiore; questa scala porta ad alcune delle residenze dei monaci e ad altri fabbricati.</p>
<p><b>ALTRE ATTRAZIONI </b></p>
<div id="attachment_4617" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9668.jpg" rel="prettyphoto[4601]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4617" class="wp-image-4617" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9668-200x300.jpg" alt="Wat Umong" width="200" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9668-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9668-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9668-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9668-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9668.jpg 683w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><p id="caption-attachment-4617" class="wp-caption-text">Buddha ed iscrizioni a Wat Umong</p></div>
<p>C&#8217;è una biblioteca/museo che contiene diversi libri sul Buddhismo, nonché una collezione di arte buddista e di oggetti storici. I tempi di apertura sono esposti, ma il museo a volte chiude in occasione di feste o eventi speciali.</p>
<p>Vicino al museo c&#8217;è un’interessante esposizione di riproduzioni di antiche sculture indiane buddiste in pietra, una scuola di lingua <strong>Pali</strong>, e un edificio al cui interno sono esposti dipinti murali di soggetti spirituali incredibilmente accurati. Le abitazioni dei monaci, o &#8216;kuti&#8217;, sono sparse nella foresta.</p>
<p><b>STAGNO/LAGO </b></p>
<p>Se avete tempo extra potete esplorare il parco ulteriormente. Se si passa la montagnola e la pagoda e si segue il sentiero fiancheggiato da boschi e giardini, si emerge presso un piccolo lago. Si tratta di un luogo tranquillo e perfetto per rilassarsi ed avvistare uccelli, farfalle ed altri animali selvatici. Un passatempo popolare tra i locali è dar da mangiare a pesci, anatre e tartarughe. È possibile acquistare il cibo da uno dei venditori lì attorno. La gente del posto affolla il luogo nei fine settimana, passeggiando o sedendo sulle rive del lago.</p>
<p><b>MEDITAZIONE E DISCORSI DHAMMA</b></p>
<div id="attachment_4619" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9707.jpg" rel="prettyphoto[4601]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4619" class="wp-image-4619" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9707-200x300.jpg" alt="Wat Umong" width="200" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9707-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9707-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9707-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9707-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/MG_9707.jpg 683w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><p id="caption-attachment-4619" class="wp-caption-text">Sacramenti Dhamma</p></div>
<p>Il bellissimo tempio, la zona ricca di foresta ed il piccolo lago fanno di <strong>Wat Umong</strong> un luogo ideale per la meditazione. Le attività meditative e gli insegnamenti buddisti iniziarono subito dopo il restauro di <strong>Wat Umong</strong>, mentre il <strong>Centro Educativo Internazionale di Meditazione e Buddismo</strong> (Meditation and International Buddhist Education Center) ha aperto le sue porte nel 2005 con l&#8217;obiettivo di diffondere il Buddismo teorico e pratico tra tailandesi e non.</p>
<p>I corsi di meditazione del <strong>Wat Umong</strong> sono molto conosciuti, e parecchi partecipanti ne hanno commentato positivamente la tranquillità e l’intorno naturale del tempio. Si può scegliere tra il metodo <strong>Vipassana</strong>, basato sui fondamenti dell’essere presente mentalmente, ed il metodo Anapanasati, che si concentra sulla respirazione. Gli stranieri sono più che benvenuti, ma assicuratevi che le sessioni siano anche in inglese prima di decidere di unirsi alla pratica. Si possono avere informazioni su <a href="http://www.dhammathai.org/e/meditation/page23.php" target="_blank" rel="noopener">http://www.dhammathai.org/e/meditation/page23.php</a></p>
<p>L’altra grande opportunità che hanno i visitatori al <strong>Wat Umong</strong> è di fare una chiacchierata con monaci che parlano inglese. I discorsi <strong>Dhamma</strong> (pratica anche conosciuta a <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a> come &#8216;monk chat&#8217;, o ‘chiaccherate coi monaci’) si tengono in inglese ogni domenica tra le 3 e le 6 di sera, quando i monaci si riuniscono presso il padiglione cinese vicino al laghetto per parlare di buddismo e per rispondere alle domande dei visitatori. Ci sono inoltre occasionali sessioni giornaliere improvvisate nelle varie aree di meditazione, e se si è fortunati ci si può unire ad una.</p>
<p><b>LA MIA VISITA</b></p>
<div id="attachment_4620" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/IMG_9697.jpg" rel="prettyphoto[4601]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4620" class="wp-image-4620" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/IMG_9697-200x300.jpg" alt="Wat Umong" width="200" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/IMG_9697-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/IMG_9697-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/IMG_9697-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/IMG_9697-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/02/IMG_9697.jpg 683w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><p id="caption-attachment-4620" class="wp-caption-text">Tunnel e sacra immagine a Wat Umong</p></div>
<p>Il Wat Umong è uno dei miei templi preferiti a <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a> e ci vado ogni volta che mi trovo in città. In particolare mi godo molto il parco ombroso del tempio e la sua atmosfera serena e tranquilla, oltre al fatto che i canti dei monaci che spesso riempono i silenzi di Wat Umong ne fanno un luogo che differisce dai siti piú visitati in <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a>. <strong>Wat Umong</strong> acquista un’aura magica subito dopo la stagione delle piogge, verso ottobre o all&#8217;inizio di novembre: i muri di mattoni della montagnola e le opere in pietra sono coperti di muschio, viti e piccole piante.</p>
<p>Nel complesso, <strong>Wat Umong</strong> è un luogo davvero interessante da visitare, un posto tranquillo dove trascorrere un po’ di ore, ed un diversivo dal trambusto di <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a>. Consigliatissimo.</p>
<p><b>COME ARRIVARE</b></p>
<p>Situato 2 chilometri a ovest della città di <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/chiang-mai-thailandia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chiang Mai</strong></a>, <strong>Wat Umong</strong> si trova in una laterale della Suthep Road, appena fuori dal centro della città. È un po&#8217; fuori dai sentieri battuti, e non è facile da raggiungere in bicicletta; si consiglia per cui di usare un mezzo di trasporto. Si può scegliere tra un songthaew &#8211; un pick up convertito in bus con due panche situate lateralmente nel cassone &#8211; o un tuk tuk; entrambi si fermano alzando la mano e sbandierandola. Il tragitto per <strong>Wat Umong</strong> dal centro dura sui 10-15 minuti e può costare tra 100 e i 150 thb a persona per tratta.</p>
<p>Se ci volete andare in motorino, <strong>Wat Umong</strong> è segnalato su ogni mappa gratuita della città che troverete in hotel. Se volete concedervi il piccolo lusso di un taxi privato, il vostro hotel può prenotarvene uno. La tariffa vigente è di circa 250 thb per tratta per la corsa. <strong>Wat Umong</strong> è aperto tutti i giorni dalle 6 del mattino alle 5 del pomeriggio, e l&#8217;ingresso è gratuito.</p>
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		<title>Bali: il giorno di Nyepi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 19:09:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bali]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[Capodanno]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno di Nyepi]]></category>
		<category><![CDATA[Nyepi]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/DSCF3203-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/DSCF3203-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/DSCF3203-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/DSCF3203-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Il Nyepi Day, o giorno di Nyepi è il capodanno secondo la tradizione animista-induista. Nyepi significa letteralmente silenzio, e questo silenzio a Bali si trasforma in una delle celebrazioni più eccezionali del mondo. Nyepi si basa su di un calendario chiamato Saka, proveniente dal Sud dell&#8217;India e arrivato in Indonesia all&#8217;incirca nel 465AD, che è 78 anni indietro rispetto al calendario gregoriano. A Bali nel 2013 ci si augura buon 1935! Questi auguri rimarranno però tra I famigliari e tra le mura di casa, o fatti via telefonica. Questo perché nel giorno di Nyepi a Bali tutti, inclusi i non Indù, gli stranieri ed i visitatori, rimangono in casa, senza elettricità e senza potere nè cucinare nè usare mezzi di trasporto. A queste restrizioni si aggiungono l’astenersi dall&#8217;accendere fuochi, dall’usare fonti di energia elettrica, dal far sesso e dal lavorare. Bali, l’isola che non si ferma (quasi) mai, diventa incredibilmente silenziosa per 24 ore, e la notte Nyepi è completamente buia. Il senso di questo silenzio e dell’astensione ad uscire di casa e ad essere per strada è spiegato dalla credenza popolare che le divinità maligne visitano l’isola durante quel giorno, e perciò devono credere che Bali sia deserta ed andarsene, per lasciare l&#8217;isola in pace per un altro anno. In realtà lo scopo principale delle astinenze di Nyepi è di spingere tutti ad una introspezione sui valori personali, e di pregare il Dio Supremo – Sang Hyang Widhi Wasa – perché mantenga il mondo in armonia. Nyepi a Bali viene preso con serietà, e migliaia di Pecalang, agenti di sicurezza in sarong, maglietta e cappello neri, si occupano di assicurarsi che tutti aderiscano alle regole e che il silenzio e l’assenza di gente dalle strade siano osservati, scortando a casa i trasgressori. In alcune zone dell’isola le sfiduciate autorità arrivano addirittura ad imporre la sospensione dell’erogazione elettrica. Resta da specificare che sia l’aereoporto che i vari porti navali dell’isola sono chiusi per 24 ore, e che a parte le strutture di ricezione turistica e gli ospedali, il resto delle attività lavorative chiude i battenti il Nyepy Day. I RITI DI NYEPI MELASTI: Ogni villaggio porta immagini divine e templietti ad una spiaggia o ad un fiume, accompagnati da un&#8217;orchestra di Gamelan, in lunghe e colorate processioni che culminano in una preghiera rivolta all&#8217;oceano per purificare le impurità umane e dell&#8217;universo. Sono cerimonie che hanno anche lo scopo di attirare i demoni fuori dai luoghi in cui si nascondono. Durante queste processioni si preparano gli animali da sacrificare per il Nyepi, e alcuni dei partecipanti vengono ‘posseduti’ dai demoni stanati e si esibiscono in spettacolari e sconvolgenti danze accompagnate da grida e gesta. TAWUR KESANGA e CARU: Questo è un rituale che si svolge il giorno prima di Nyepi, durante il quale si sacrificano galline, anatre, capre e a volte anche mucche o bufali, e che simbolizza una ricerca di protezione dal male e dalle forze negative umane e dell&#8217;universo. Il rito culmina in una delle parate più grandi di Nyepi, la processione degli Ogoh-Ogoh, giganteschi fantocci costruiti con montature di bamboo e coperture di sacchi di tela e cartapesta. La creazione di queste opere d’arte che raffigurano mostruosi demoni pitturati in colori vivaci simboleggianti il male, i quali uccidono e straziano nelle maniere piu cruente ed inimmaginabili uomini donne e bambini, dura settimane ed è curata da giovani artisti provenienti dai vari villaggi, per assicurarsi che la tradizione continui nelle nuove generazioni. Gli Ogoh-Ogoh generalmente hanno la forma di esseri mitologici dalle sembianze mostruose, con dita minacciose e volti spaventosi, ispirati dalla filosofia Indù. Le parate carnevalesche degli Ogoh-Ogoh si tengono dopo il tramonto alla vigilia del Nyepi, ai crocevia principali dei villaggi, luoghi dove i demoni si incontrano, e dove i sacerdoti eseguono i loro esorcismi. Qui, gruppi di otto o più i giovani sollevano piattaforme di bambù e tavole di legno che sostengono gli Ogoh-Ogoh e le portano in giro per il villaggio, ruotandoli in senso antiorario tre volte ad ogni incrocio del villaggio, cosi stabilendo un contatto con spiriti del male. Per scacciare questi spiriti maligni, i giovani gridano a squarciagola megedi megedi! (via, via!), insistenti musiche suonate da orchestre giovanili di Gamelan complete di tamburi, latte, cembali e gong accompagnano le cerimonie, ed è comune l’uso di razzi, petardi e fuochi artificiali durante le parate. Infine, a sera inoltrata, gli Ogoh-Ogoh vengono bruciati, e le loro ceneri portate ai cimiteri come simbolo di purificazione. In caso alcuni di questi demoni sopravvivano alla nottata, è credenza che se ne vadano comunque il giorno dopo, quando l’intera isola è immersa nel silenzio totale. &#160; Per saperne di più, clicca www.indo.com/culture/nyepi.html PER HOTEL SCONTATI A BALI, CLICCATE QUI !</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/DSCF3203-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/DSCF3203-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/DSCF3203-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/DSCF3203-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><div id="attachment_2215" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5645.jpg" rel="prettyphoto[2206]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2215" class="wp-image-2215" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5645-200x300.jpg" alt="_MG_5645" width="300" height="450" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5645-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5645-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5645-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5645-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5645.jpg 683w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-2215" class="wp-caption-text">ONe of the giant ogoh-ogoh</p></div>
<p>Il Nyepi Day, o giorno di Nyepi è il capodanno secondo la tradizione animista-induista. Nyepi significa letteralmente silenzio, e questo silenzio a Bali si trasforma in una delle celebrazioni più eccezionali del mondo. Nyepi si basa su di un calendario chiamato Saka, proveniente dal Sud dell&#8217;India e arrivato in Indonesia all&#8217;incirca nel 465AD, che è 78 anni indietro rispetto al calendario gregoriano. A Bali nel 2013 ci si augura buon 1935!</p>
<p>Questi auguri rimarranno però tra I famigliari e tra le mura di casa, o fatti via telefonica. Questo perché nel giorno di Nyepi a Bali tutti, inclusi i non Indù, gli stranieri ed i visitatori, rimangono in casa, senza elettricità e senza potere nè cucinare nè usare mezzi di trasporto. A queste restrizioni si aggiungono l’astenersi dall&#8217;accendere fuochi, dall’usare fonti di energia elettrica, dal far sesso e dal lavorare. Bali, l’isola che non si ferma (quasi) mai, diventa incredibilmente silenziosa per 24 ore, e la notte Nyepi è completamente buia.</p>
<p>Il senso di questo silenzio e dell’astensione ad uscire di casa e ad essere per strada è spiegato dalla credenza popolare che le divinità maligne visitano l’isola durante quel giorno, e perciò devono credere che Bali sia deserta ed andarsene, per lasciare l&#8217;isola in pace per un altro anno. In realtà lo scopo principale delle astinenze di Nyepi è di spingere tutti ad una introspezione sui valori personali, e di pregare il Dio Supremo – Sang Hyang Widhi Wasa – perché mantenga il mondo in armonia.</p>
<p>Nyepi a Bali viene preso con serietà, e migliaia di Pecalang, agenti di sicurezza in sarong, maglietta e cappello neri, si occupano di assicurarsi che tutti aderiscano alle regole e che il silenzio e l’assenza di gente dalle strade siano osservati, scortando a casa i trasgressori. In alcune zone dell’isola le sfiduciate autorità arrivano addirittura ad imporre la sospensione dell’erogazione elettrica. Resta da specificare che sia l’aereoporto che i vari porti navali dell’isola sono chiusi per 24 ore, e che a parte le strutture di ricezione turistica e gli ospedali, il resto delle attività lavorative chiude i battenti il Nyepy Day.</p>
<p><strong>I RITI DI NYEPI</strong></p>
<div id="attachment_2216" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/IMG_5796.jpg" rel="prettyphoto[2206]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2216" class="wp-image-2216" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/IMG_5796-200x300.jpg" alt="IMG_5796" width="300" height="450" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/IMG_5796-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/IMG_5796-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/IMG_5796-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/IMG_5796-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/IMG_5796.jpg 683w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-2216" class="wp-caption-text">Burning the ogoh-ogoh before the start of Nyepi day of silence</p></div>
<p><strong>MELASTI:</strong> Ogni villaggio porta immagini divine e templietti ad una spiaggia o ad un fiume, accompagnati da un&#8217;orchestra di Gamelan, in lunghe e colorate processioni che culminano in una preghiera rivolta all&#8217;oceano per purificare le impurità umane e dell&#8217;universo. Sono cerimonie che hanno anche lo scopo di attirare i demoni fuori dai luoghi in cui si nascondono. Durante queste processioni si preparano gli animali da sacrificare per il Nyepi, e alcuni dei partecipanti vengono ‘posseduti’ dai demoni stanati e si esibiscono in spettacolari e sconvolgenti danze accompagnate da grida e gesta.</p>
<p><strong>TAWUR KESANGA e CARU:</strong> Questo è un rituale che si svolge il giorno prima di Nyepi, durante il quale si sacrificano galline, anatre, capre e a volte anche mucche o bufali, e che simbolizza una ricerca di protezione dal male e dalle forze negative umane e dell&#8217;universo. Il rito culmina in una delle parate più grandi di Nyepi, la processione degli Ogoh-Ogoh, giganteschi fantocci costruiti con montature di bamboo e coperture di sacchi di tela e cartapesta. La creazione di queste opere d’arte che raffigurano mostruosi demoni pitturati in colori vivaci simboleggianti il male, i quali uccidono e straziano nelle maniere piu cruente ed inimmaginabili uomini donne e bambini, dura settimane ed è curata da giovani artisti provenienti dai vari villaggi, per assicurarsi che la tradizione continui nelle nuove generazioni. Gli Ogoh-Ogoh generalmente hanno la forma di esseri mitologici dalle sembianze mostruose, con dita minacciose e volti spaventosi, ispirati dalla filosofia Indù.</p>
<div id="attachment_2217" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5732.jpg" rel="prettyphoto[2206]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2217" class="wp-image-2217" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5732-200x300.jpg" alt="_MG_5732" width="300" height="450" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5732-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5732-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5732-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5732-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/07/MG_5732.jpg 683w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-2217" class="wp-caption-text">Carrying the ogoh-ogoh bamboo platform in a mountain village</p></div>
<p>Le parate carnevalesche degli Ogoh-Ogoh si tengono dopo il tramonto alla vigilia del Nyepi, ai crocevia principali dei villaggi, luoghi dove i demoni si incontrano, e dove i sacerdoti eseguono i loro esorcismi. Qui, gruppi di otto o più i giovani sollevano piattaforme di bambù e tavole di legno che sostengono gli Ogoh-Ogoh e le portano in giro per il villaggio, ruotandoli in senso antiorario tre volte ad ogni incrocio del villaggio, cosi stabilendo un contatto con spiriti del male. Per scacciare questi spiriti maligni, i giovani gridano a squarciagola megedi megedi! (via, via!), insistenti musiche suonate da orchestre giovanili di Gamelan complete di tamburi, latte, cembali e gong accompagnano le cerimonie, ed è comune l’uso di razzi, petardi e fuochi artificiali durante le parate. Infine, a sera inoltrata, gli Ogoh-Ogoh vengono bruciati, e le loro ceneri portate ai cimiteri come simbolo di purificazione. In caso alcuni di questi demoni sopravvivano alla nottata, è credenza che se ne vadano comunque il giorno dopo, quando l’intera isola è immersa nel silenzio totale.</p>
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