<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Storie di viaggio Archives - Asian Itinerary</title>
	<atom:link href="https://asianitinerary.com/it/tag/storie-di-viaggio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://asianitinerary.com/it/tag/storie-di-viaggio/</link>
	<description>Travel, Holiday, Adventure</description>
	<lastBuildDate>Tue, 31 Jan 2023 08:15:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Gita sul fiume su di una barca a coda di scorpione</title>
		<link>https://asianitinerary.com/it/gita-sul-fiume-su-di-una-barca-a-coda-di-scorpione/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=gita-sul-fiume-su-di-una-barca-a-coda-di-scorpione</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2014 18:13:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiang Mai]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[History]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[Thailandia]]></category>
		<category><![CDATA[Barche a coda di scorpione]]></category>
		<category><![CDATA[Coda di scorpione]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Thailand]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[Travel tale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asianitinerary.com/?p=4880</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Una gita su di una barca a coda di scorpione è un viaggio nel passato di Chiang Mai e del fiume Ping. Le barche a coda di scorpione sono natanti tradizionali creati inizialmente nel 18° secolo da un costruttore di barche il quale ottenne l’ispirazione dalla forma di una conchiglia che galleggiava nel fiume, al cui interno c’era uno scorpione che aveva la coda sollevata in posizione d’attacco. Il barcaiolo decise così di costruire la prima versione di questa originale barca copiando questa immagine particolare. Le barche a coda di scorpione in passato venivano utilizzate principalmente come barche da carico, ma una volta che la linea ferroviaria del nord collegò Chiang Mai a Bangkok, quasi un secolo fa, queste barche andarono rapidamente in disuso. Quest’icona del passato è tornata a circolare grazie agli sforzi di Khun Songsri, laureata in turismo all’Università di Chiang Mai, e di Khun Samak, erudita guida turistica. Oggi la rinnovata barca a coda di scorpione serve quei turisti che sono interessati a conoscere parte della storia di questo importante fiume, o che semplicemente vogliono assaporare l&#8217;atmosfera dei tempi passati. Il concetto di Khun Samak per questa moderna barca a coda di scorpione ha preso in considerazione diversi fattori, ed il risultato più sorprendente è stato quello di renderla eco-solidale. Il natante è stato ridisegnato per includere un motore a benzina (la versione diesel provoca l’inquinamento del fiume), non ha servizi igienici a bordo (per evitare che si scarichino residui nel fiume) ed è molto meno invasiva e molto piú silenziosa di tante altre barche. Inoltre, i compartimenti di galleggiamento nella parte anteriore aiutano a mantenere la barca a coda di scorpione a galla, donandole grande sicurezza. La flotta di barche a coda di scorpione di Khun Samak oggi percorre il fiume Ping per esplorare il fascino delle sue rive e di Chiang Mai. Le crociere capitanate da Khun Samak permettono ai turisti di vivere l&#8217;atmosfera del passato, di capire la vita fluviale e di apprendere la storia recente della città. Khun Samak è la guida a bordo, uno scherzoso signore ben informato e divertente che aggiunge alle crociere un tocco di esperienza educativa, rendendo il viaggio interessante grazie ad ottime battute e ad una collezione di foto antiche corredate da interessanti aneddoti. La ciliegina sulla torta è stata una sosta di mezz&#8217;ora al “villaggio barca a coda di scorpione”: immerso nel verde di piante tropicali, questo piccolo giardino in riva al fiume è un paradiso botanico dove ho imparato molto sulle piante e sulle erbe locali, nonché sulle diverse qualità di riso coltivate in risaie in miniatura! Una volta terminata la visita guidata, ci siamo accomodati su lunghi tavoloni riparati da una pagoda dove ci hanno servito succo di ananas fresco ed un delizioso dessert di riso glutinoso con mango, mentre Khun Samak ci mostrava vecchie trappole per serpenti e per anguille, e ci sfidava a bere un whisky invecchiato con uno scorpione ed un serpente posti all&#8217;interno della bottiglia. Ma ahimè nessuno ne ha avuto il coraggio. La crociera sulla barca a coda di scorpione è stata una bella e rilassante esperienza (un grande ringraziamento al capitano!); ho visto Chiang Mai in una maniera originale e piacevole: stando comodamente seduto su una barca tradizionale. Da non perdere. &#160; COSA VEDRETE/IMPARERETE &#8211;   nozioni storiche sulla barca &#8211;   tecniche di pesca dei pescatori locali &#8211;   lo stupa di Khun Tok View Nam &#8211;    l’ambasciata americana &#8211;    un ponte pedonale a travi che unisce la più antica comunità di commercianti di Wat Gate ed il mercato di Warorot &#8211;    il più antico centro commerciale di Chiang Mai &#8211;    il molo Chang, dove centinaia di elefanti in passato raccoglievano il legname dalle acque del fiume &#8211;    il sito della prima città &#8211;    il primo ponte &#8211;    la prima chiesa cristiana &#8211;    il primo ufficio postale &#160; INFORMAZIONI L’imbarcadero della barca a coda di scorpione è al molo Wat Sri Khong, 200 metri a nord del ponte Nakorn Ping vicino al Condominio Rim Ping, sulla Charoenrat Road, a Chiang Mai. Vincitori del Tripadvisor Certificato d’Eccellenza 2013. Il trasferimento da diverse zone della città è incluso. Le gite durano tra l’ora e mezza e le due ore. 5 crociere giornaliere: 9am, 11am, 1pm, 3pm, 5pm. Prezzo per persona 500THB. Minimo numero di persone per la gita: 2. Chiamare il 081 9609398. Se arrivate in loco col proprio mezzo, diffidate delle imitazioni e assicuratevi di andare all’imbarcadero giusto. Vedrete uno striscione che dice: Scorpion-Tailed River Cruise. http://www.scorpiontailedrivercruise.com/scorpiontailedrivercruiseNew/home.php info@scorpiontaled.com  </p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/gita-sul-fiume-su-di-una-barca-a-coda-di-scorpione/">Gita sul fiume su di una barca a coda di scorpione</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9954-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953.jpg" rel="prettyphoto[4880]"><img decoding="async" class="alignleft  wp-image-4893" alt="coda di scorpione" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-682x1024.jpg 682w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9953.jpg 720w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a>Una gita su di una barca a coda di scorpione è un viaggio nel passato di Chiang Mai e del fiume Ping. Le barche a coda di scorpione sono natanti tradizionali creati inizialmente nel 18° secolo da un costruttore di barche il quale ottenne l’ispirazione dalla forma di una conchiglia che galleggiava nel fiume, al cui interno c’era uno scorpione che aveva la coda sollevata in posizione d’attacco. Il barcaiolo decise così di costruire la prima versione di questa originale barca copiando questa immagine particolare.</p>
<p>Le barche a coda di scorpione in passato venivano utilizzate principalmente come barche da carico, ma una volta che la linea ferroviaria del nord collegò Chiang Mai a Bangkok, quasi un secolo fa, queste barche andarono rapidamente in disuso. Quest’icona del passato è tornata a circolare grazie agli sforzi di Khun Songsri, laureata in turismo all’Università di Chiang Mai, e di Khun Samak, erudita guida turistica. Oggi la rinnovata barca a coda di scorpione serve quei turisti che sono interessati a conoscere parte della storia di questo importante fiume, o che semplicemente vogliono assaporare l&#8217;atmosfera dei tempi passati.</p>
<p><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950.jpg" rel="prettyphoto[4880]"><img decoding="async" class="alignright  wp-image-4892" alt="coda di scorpione" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-682x1024.jpg 682w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9950.jpg 720w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a>Il concetto di Khun Samak per questa moderna barca a coda di scorpione ha preso in considerazione diversi fattori, ed il risultato più sorprendente è stato quello di renderla eco-solidale. Il natante è stato ridisegnato per includere un motore a benzina (la versione diesel provoca l’inquinamento del fiume), non ha servizi igienici a bordo (per evitare che si scarichino residui nel fiume) ed è molto meno invasiva e molto piú silenziosa di tante altre barche. Inoltre, i compartimenti di galleggiamento nella parte anteriore aiutano a mantenere la barca a coda di scorpione a galla, donandole grande sicurezza.</p>
<p>La flotta di barche a coda di scorpione di Khun Samak oggi percorre il fiume Ping per esplorare il fascino delle sue rive e di Chiang Mai. Le crociere capitanate da Khun Samak permettono ai turisti di vivere l&#8217;atmosfera del passato, di capire la vita fluviale e di apprendere la storia recente della città. Khun Samak è la guida a bordo, uno scherzoso signore ben informato e divertente che aggiunge alle crociere un tocco di esperienza educativa, rendendo il viaggio interessante grazie ad ottime battute e ad una collezione di foto antiche corredate da interessanti aneddoti.</p>
<p><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935.jpg" rel="prettyphoto[4880]"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-4891" alt="coda di scorpione" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-600x899.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935-366x548.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2014/03/MG_9935.jpg 683w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a>La ciliegina sulla torta è stata una sosta di mezz&#8217;ora al “villaggio barca a coda di scorpione”: immerso nel verde di piante tropicali, questo piccolo giardino in riva al fiume è un paradiso botanico dove ho imparato molto sulle piante e sulle erbe locali, nonché sulle diverse qualità di riso coltivate in risaie in miniatura! Una volta terminata la visita guidata, ci siamo accomodati su lunghi tavoloni riparati da una pagoda dove ci hanno servito succo di ananas fresco ed un delizioso dessert di riso glutinoso con mango, mentre Khun Samak ci mostrava vecchie trappole per serpenti e per anguille, e ci sfidava a bere un whisky invecchiato con uno scorpione ed un serpente posti all&#8217;interno della bottiglia. Ma ahimè nessuno ne ha avuto il coraggio.</p>
<p>La crociera sulla barca a coda di scorpione è stata una bella e rilassante esperienza (un grande ringraziamento al capitano!); ho visto Chiang Mai in una maniera originale e piacevole: stando comodamente seduto su una barca tradizionale. Da non perdere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COSA VEDRETE/IMPARERETE</p>
<p>&#8211;   nozioni storiche sulla barca</p>
<p>&#8211;   tecniche di pesca dei pescatori locali</p>
<p>&#8211;   lo stupa di Khun Tok View Nam</p>
<p>&#8211;    l’ambasciata americana</p>
<p>&#8211;    un ponte pedonale a travi che unisce la più antica comunità di commercianti di Wat Gate ed il mercato di Warorot</p>
<p>&#8211;    il più antico centro commerciale di Chiang Mai</p>
<p>&#8211;    il molo Chang, dove centinaia di elefanti in passato raccoglievano il legname dalle acque del fiume</p>
<p>&#8211;    il sito della prima città</p>
<p>&#8211;    il primo ponte</p>
<p>&#8211;    la prima chiesa cristiana</p>
<p>&#8211;    il primo ufficio postale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>INFORMAZIONI</p>
<p>L’imbarcadero della barca a coda di scorpione è al molo Wat Sri Khong, 200 metri a nord del ponte Nakorn Ping vicino al Condominio Rim Ping, sulla Charoenrat Road, a Chiang Mai.</p>
<p>Vincitori del Tripadvisor Certificato d’Eccellenza 2013.</p>
<p>Il trasferimento da diverse zone della città è incluso.</p>
<p>Le gite durano tra l’ora e mezza e le due ore.</p>
<p>5 crociere giornaliere: 9am, 11am, 1pm, 3pm, 5pm.</p>
<p>Prezzo per persona 500THB. Minimo numero di persone per la gita: 2. Chiamare il 081 9609398.</p>
<p>Se arrivate in loco col proprio mezzo, diffidate delle imitazioni e assicuratevi di andare all’imbarcadero giusto. Vedrete uno striscione che dice: Scorpion-Tailed River Cruise.</p>
<p><a href="http://www.scorpiontailedrivercruise.com/scorpiontailedrivercruiseNew/home.php">http://www.scorpiontailedrivercruise.com/scorpiontailedrivercruiseNew/home.php</a></p>
<p><a href="http://www.scorpiontailed/">info@scorpiontaled.com   </a></p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/gita-sul-fiume-su-di-una-barca-a-coda-di-scorpione/">Gita sul fiume su di una barca a coda di scorpione</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SHAN STATE &#8211; ARRIVO A NAMHSAN &#8211; Parte 1</title>
		<link>https://asianitinerary.com/it/shan-state-arrivo-a-namhsan-parte-1/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=shan-state-arrivo-a-namhsan-parte-1</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2013 08:07:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Namshan]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Shan]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Shan]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asianitinerary.com/?p=3318</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/PA281718-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/PA281718-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/PA281718-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/PA281718-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Hsipaw è una cittadina avanposto situata sulla strada per la Cina e popolata da gente appartenente all’etnia Shan. È qui che abbiamo fatto sosta dopo essere partiti da Mandalay in direzione nord-est, verso le montagne. La sveglia è di buon ora, prepariamo gli zaini e visto che è ancora presto ci concediamo una colazione in una caffetteria vicino al mercato dove ci propinano caffè annacquato e frittelle unte ma gustose. Al rientro alla guesthouse, il minivan sta aspettandoci; ci imbarchiamo sul retro del mezzo già stracarico di gente e sacchi di mercanzia e intraprendiamo il viaggio per Namhsan, verso le montagne. Il furgoncino si inerpica su di una strada asaltata solo a metà. Il viaggio diventa sempre più interessante man mano che ci allontaniamo da Hsipaw: i villaggi si fanno più radi e la gente cambia di etnia. L’asfalto ad un certo punto scompare del tutto, la polvere invade l’abitacolo e si cominciano a scorgere villaggi sempre piu primitivi, abitati da gente dalla pelle scura e dai tratti principalmente cinesi. Arriviamo a destinazione dopo ben 7 ore di calvario (per i miseri 80 chilometri&#8230;), tra salti e sbalzi su strade che spesso si convertono in cammini di pietra, con i corpi che duolono e un bisogno impellente di una doccia e di un bicchiere d’acqua. E posso dirvi che valeva la pena: montagne e montagne nel cuore del Myanmar, colline coronate da villaggi nel mezzo di giungle, boschi di bambù e piantagioni di té. E nella parte bassa del fiume, risaie di un giallo ocra che contrasta col verde intenso dell’intorno e col marrone delle acque torbide. Il dormiente paesone di Namhsan, un tempo capitale dell’antico Regno Shan di Tawngpeng, è abbarbicato tra i monti ad un’elevazione di 1800-2000 metri sul livello del mare, e funge quindi da belvedere ad una serie di montagne e colline che lo circondano. Alcune di queste colline sono coperte da piantagioni di té, altre da piantagioni di papaveri, queste piu discretamente nascoste alla vista&#8230; L’industria del té è la maggior risorsa della zona e dà lavoro a parecchi degli abitanti di Namhsan e dei dormienti paesi dei dintorni, gente amichevole di etnia Shwe (Golden) Palaung che vive in case di legno a uno o due piani coperte da tetti di lamiera arrugginita. Il nome Golden viene dalle cinture che indossano, appunto dorate. Questa etnia in passato indossava pure cinture in argento, ma l’alluminio ha da tempo preso il suo posto. A Namhsan sono pure presenti, in minoranza, gruppi etnici e tribali Kayin, Lisu e Shan, nonché indiani e cinesi. Il nome Namhsan significa ‘acque tremanti’; il paese fu così chiamato perché situato su di una palude che veniva allagata spesso durante il periodo delle piogge. I tempi d’oro di Namhsan furono il periodo dal 1920 al 1930 quando prosperò grazie alla presenza di miniere d&#8217;argento nonché, appunto, dall’industria del té. Posiamo gli zaini nell’unica guesthouse della zona, situata sulla strada principale: un grande casone in legno stile cinese dipinto di verde, a due piani, e gestito da ufficiali del governo. Ci impossessiamo di una stanza costruita interamente in legno, di dimensione piccolissima e con bagno esterno, ma con una finestra che dà sul retro della struttura; soddisfiamo i bisogni primari ed usciamo ad esplorare i dintorni. Sono le tre, e il sole già comincia a calare dietro le cime dei monti. Namhsan è praticamente un largo stradone sulla cresta di una montagna ai cui lati vi sono verdi vallate e viste sui paesi sottostanti. È certamente più grande e più pittoresco di quel che immaginavamo. I locali ti regalano un mengalaba (hallo) quando ti incrociano, guardandoti incuriositi. Veniamo subito avvicinati da due ‘guide’ del posto che ci invitano a bere un té in una delle tradizionali teahouses del paese. Sembra che questa sia una delle attività predilette dai locali. Ci si siede in sgabelli bassi e ti viene servito in un tavolone fatto di assi di legno un termos di plastica tappato da un tappo di sughero il quale ritiene il tepore e la freschezza della bevanda scura che contiene: Le Peyé. La teahouse è buia; teiere, piatti, scodelle, muri e bancone sono coperti da una fuliggine formata dal fuoco a legna che arde in continuazione per scaldare acqua che riempirà le caraffe del té. La televisione a schermo piatto (!) è sotto il controllo di uno degli avventori, il quale pratica l’internazionale abitudine dello zapping, passando da news a documentari, a sport e telenovele, in un infinito cambio di canali ad un’intermittenza di circa 5 minuti per sessione, il ché non lascia il tempo di fidelizzarsi ad uno dei programmi. Seguiamo poi i nostri nuovi amici per una passeggiata ad un belvedere in cima ad un colle, dove osserviamo uno stupendo tramonto multicolore. Socializziamo con loro facendo le curiose domande del caso, mentre le nostre macchine fotografiche immortalano i magici colori di un tramonto spettacolare. Dalla chiacchierata scopriamo che Namhsan è di fatto una zona conflittiva e che il paese marca la fine della zona dove viaggiare è permesso agli stranieri. I guerrieri del fronte di liberazione Shan combattono da anni una battaglia più psicologica che reale con soldati del governo centrale. Queste rappresaglie provocano tensioni che spesso risultano in divieti di visitare questa regione, col governo che applica l’off-limit alle rotte di trekking per ovvi rischi di rappresaglie verso gli stranieri. Nonostante ciò, i due nuovi amici mostrano una predisposizione a chiacchierare e ad aiutarci nella nostra ricerca di zone da scoprire. In effetti la ragione che ci ha spinto fin qui è principalmente che Namhsan è un ottimo punto di partenza per i trekking nella zona, ed inoltre perché è abbastanza poco battuto dai turisti grazie alle terribili condizioni delle strade che lo raggiungono. Le strade sono problematiche soprattutto durante la raccolta del té che si svolge tra aprile ed agosto, quando la rotta per Namhsan è spesso bloccata da camion carichi all’inverosinile e talmente pesanti che si impantanano nella terra bagnata. Una delle due ‘guide’ ci lascia; invitiamo il...</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/shan-state-arrivo-a-namhsan-parte-1/">SHAN STATE &#8211; ARRIVO A NAMHSAN &#8211; Parte 1</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/PA281718-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/PA281718-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/PA281718-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/PA281718-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><div id="attachment_3333" style="width: 138px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-2.jpg" rel="prettyphoto[3318]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3333" class=" wp-image-3333   " alt="Walking in Namshan" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-2-200x300.jpg" width="128" height="192" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-2-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-2-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-2-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-2-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-2.jpg 640w" sizes="(max-width: 128px) 100vw, 128px" /></a><p id="caption-attachment-3333" class="wp-caption-text">Abitanti del villaggio</p></div>
<p>Hsipaw è una cittadina avanposto situata sulla strada per la Cina e popolata da gente appartenente all’etnia Shan. È qui che abbiamo fatto sosta dopo essere partiti da Mandalay in direzione nord-est, verso le montagne. La sveglia è di buon ora, prepariamo gli zaini e visto che è ancora presto ci concediamo una colazione in una caffetteria vicino al mercato dove ci propinano caffè annacquato e frittelle unte ma gustose. Al rientro alla guesthouse, il minivan sta aspettandoci; ci imbarchiamo sul retro del mezzo già stracarico di gente e sacchi di mercanzia e intraprendiamo il viaggio per Namhsan, verso le montagne. Il furgoncino si inerpica su di una strada asaltata solo a metà. Il viaggio diventa sempre più interessante man mano che ci allontaniamo da Hsipaw: i villaggi si fanno più radi e la gente cambia di etnia. L’asfalto ad un certo punto scompare del tutto, la polvere invade l’abitacolo e si cominciano a scorgere villaggi sempre piu primitivi, abitati da gente dalla pelle scura e dai tratti principalmente cinesi. Arriviamo a destinazione dopo ben 7 ore di calvario (per i miseri 80 chilometri&#8230;), tra salti e sbalzi su strade che spesso si convertono in cammini di pietra, con i corpi che duolono e un bisogno impellente di una doccia e di un bicchiere d’acqua.</p>
<p>E posso dirvi che valeva la pena: montagne e montagne nel cuore del Myanmar, colline coronate da villaggi nel mezzo di giungle, boschi di bambù e piantagioni di té. E nella parte bassa del fiume, risaie di un giallo ocra che contrasta col verde intenso dell’intorno e col marrone delle acque torbide.</p>
<div id="attachment_3321" style="width: 138px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/405035_10151295387221140_1283741496_n.jpg" rel="prettyphoto[3318]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3321" class=" wp-image-3321  " alt="Namshan" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/405035_10151295387221140_1283741496_n-200x300.jpg" width="128" height="192" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/405035_10151295387221140_1283741496_n-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/405035_10151295387221140_1283741496_n-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/405035_10151295387221140_1283741496_n-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/405035_10151295387221140_1283741496_n-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/405035_10151295387221140_1283741496_n.jpg 640w" sizes="(max-width: 128px) 100vw, 128px" /></a><p id="caption-attachment-3321" class="wp-caption-text">Donna Shan</p></div>
<p>Il dormiente paesone di Namhsan, un tempo capitale dell’antico Regno Shan di Tawngpeng, è abbarbicato tra i monti ad un’elevazione di 1800-2000 metri sul livello del mare, e funge quindi da belvedere ad una serie di montagne e colline che lo circondano. Alcune di queste colline sono coperte da piantagioni di té, altre da piantagioni di papaveri, queste piu discretamente nascoste alla vista&#8230; L’industria del té è la maggior risorsa della zona e dà lavoro a parecchi degli abitanti di Namhsan e dei dormienti paesi dei dintorni, gente amichevole di etnia Shwe (Golden) Palaung che vive in case di legno a uno o due piani coperte da tetti di lamiera arrugginita. Il nome Golden viene dalle cinture che indossano, appunto dorate. Questa etnia in passato indossava pure cinture in argento, ma l’alluminio ha da tempo preso il suo posto. A Namhsan sono pure presenti, in minoranza, gruppi etnici e tribali Kayin, Lisu e Shan, nonché indiani e cinesi. Il nome Namhsan significa ‘acque tremanti’; il paese fu così chiamato perché situato su di una palude che veniva allagata spesso durante il periodo delle piogge. I tempi d’oro di Namhsan furono il periodo dal 1920 al 1930 quando prosperò grazie alla presenza di miniere d&#8217;argento nonché, appunto, dall’industria del té.</p>
<div id="attachment_3323" style="width: 170px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/Girl-with-tanaka.jpg" rel="prettyphoto[3318]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3323" class=" wp-image-3323 " alt="Namshan" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/Girl-with-tanaka-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/Girl-with-tanaka-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/Girl-with-tanaka-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/Girl-with-tanaka-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/Girl-with-tanaka-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/Girl-with-tanaka.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3323" class="wp-caption-text">Ragazza locale</p></div>
<p>Posiamo gli zaini nell’unica guesthouse della zona, situata sulla strada principale: un grande casone in legno stile cinese dipinto di verde, a due piani, e gestito da ufficiali del governo. Ci impossessiamo di una stanza costruita interamente in legno, di dimensione piccolissima e con bagno esterno, ma con una finestra che dà sul retro della struttura; soddisfiamo i bisogni primari ed usciamo ad esplorare i dintorni. Sono le tre, e il sole già comincia a calare dietro le cime dei monti. Namhsan è praticamente un largo stradone sulla cresta di una montagna ai cui lati vi sono verdi vallate e viste sui paesi sottostanti. È certamente più grande e più pittoresco di quel che immaginavamo. I locali ti regalano un mengalaba (hallo) quando ti incrociano, guardandoti incuriositi.</p>
<p>Veniamo subito avvicinati da due ‘guide’ del posto che ci invitano a bere un té in una delle tradizionali teahouses del paese. Sembra che questa sia una delle attività predilette dai locali. Ci si siede in sgabelli bassi e ti viene servito in un tavolone fatto di assi di legno un termos di plastica tappato da un tappo di sughero il quale ritiene il tepore e la freschezza della bevanda scura che contiene: Le Peyé. La teahouse è buia; teiere, piatti, scodelle, muri e bancone sono coperti da una fuliggine formata dal fuoco a legna che arde in continuazione per scaldare acqua che riempirà le caraffe del té. La televisione a schermo piatto (!) è sotto il controllo di uno degli avventori, il quale pratica l’internazionale abitudine dello zapping, passando da news a documentari, a sport e telenovele, in un infinito cambio di canali ad un’intermittenza di circa 5 minuti per sessione, il ché non lascia il tempo di fidelizzarsi ad uno dei programmi.</p>
<div id="attachment_3334" style="width: 170px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager.jpg" rel="prettyphoto[3318]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3334" class=" wp-image-3334 " alt="Namshan" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/11/tribal-villager.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3334" class="wp-caption-text">Un abitante del villaggio</p></div>
<p>Seguiamo poi i nostri nuovi amici per una passeggiata ad un belvedere in cima ad un colle, dove osserviamo uno stupendo tramonto multicolore. Socializziamo con loro facendo le curiose domande del caso, mentre le nostre macchine fotografiche immortalano i magici colori di un tramonto spettacolare.</p>
<p>Dalla chiacchierata scopriamo che Namhsan è di fatto una zona conflittiva e che il paese marca la fine della zona dove viaggiare è permesso agli stranieri. I guerrieri del fronte di liberazione Shan combattono da anni una battaglia più psicologica che reale con soldati del governo centrale. Queste rappresaglie provocano tensioni che spesso risultano in divieti di visitare questa regione, col governo che applica l’off-limit alle rotte di trekking per ovvi rischi di rappresaglie verso gli stranieri. Nonostante ciò, i due nuovi amici mostrano una predisposizione a chiacchierare e ad aiutarci nella nostra ricerca di zone da scoprire. In effetti la ragione che ci ha spinto fin qui è principalmente che Namhsan è un ottimo punto di partenza per i trekking nella zona, ed inoltre perché è abbastanza poco battuto dai turisti grazie alle terribili condizioni delle strade che lo raggiungono. Le strade sono problematiche soprattutto durante la raccolta del té che si svolge tra aprile ed agosto, quando la rotta per Namhsan è spesso bloccata da camion carichi all’inverosinile e talmente pesanti che si impantanano nella terra bagnata.</p>
<p>Una delle due ‘guide’ ci lascia; invitiamo il simpatico Samir, l’altro dei due, a mangiare in un ristorantino gestito da cinesi, dove ci consiglia una buonissima ciotola di piccantissimi Shan Noodles, il piatto tipico della zona. In seguito passeggiamo fino a casa sua, poco lontano, dove sua moglie ci prepara un té (tanto per cambiare) e lui tira fuori una chitarra che ci passiamo a turno, intonando melodie e chiacchierando del più e del meno. Dopo un’oretta ci congediamo; la strada principale è buia e pressoché deserta, la temperatura è gradevole, e un’arietta fresca arriva dai monti. Un aura di mistero avvolge Namhsan a quest’ora della sera, sono solo le 8 ma c’è silenzio, negozi e ristorantini hanno chiuso i battenti, e così pure le sale da té. Qui si va in branda presto.</p>
<p>Siamo stanchi ma soddisfatti. L’indomani inizieremo l’esplorazione delle montagne. Namhsan era proprio il posto che cercavamo. Qui ogni tentativo di contatto col mondo esterno e’ futile. Commentiamo la giornata mentre la temperatura scende, e ci copriamo con le pesanti coperte messe a disposizione.</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/shan-state-arrivo-a-namhsan-parte-1/">SHAN STATE &#8211; ARRIVO A NAMHSAN &#8211; Parte 1</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; IN BICI ATTORNO AL LAGO PARTE 2</title>
		<link>https://asianitinerary.com/it/viaggio-al-lago-inle-in-bici-attorno-al-lago-parte-2/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=viaggio-al-lago-inle-in-bici-attorno-al-lago-parte-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2013 19:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bicycle]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Inle Lake]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Inle]]></category>
		<category><![CDATA[Lago Inle]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Travel tale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asianitinerary.com/?p=3188</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Pur essendo una località turistica, Nyaungshwe è ancora il principale centro del commercio per i villaggi locali, nonché il punto di partenza delle produzioni artigianali dal lago verso il resto del paese. Barche lunghe e motorizzate trasportano i visitatori a villaggi tribali palafittati, fattorie e giardini galleggianti, pagode e galleggianti botteghe artigianali e della seta. La maggior parte delle costruzioni sul lago sono erette su palafitte, e le attività vengono svolte su piccole barche a remi o a motore che schizzano lente o veloci lungo i canali, e che trasportano persone e merci. La voglia di vivere queste situazioni da vicino ci spingono a noleggiare biciclette dal gestore della guest house e, cavalcandole con la foga di bambini a cui è stato dato un nuovo regalo, partiamo in direzione sud alla ricerca di vita. Lasciato il paese ed attraversato il ponte sul canale, il caos del lungofiume scompare, dando posto alla tranquilla campagna: campi di riso in crescita, enormi stagni popolati da rigogliosi piante di loto in fiore, bufali che fanno il bagno noncuranti della presenza umana, contadini che lavorano la terra e sorridono al nostro lento passaggio. Poco lontano, le montagne iniziano ad essere illuminate da un debole sole mattutino che si fa sempre più intenso. Il sentiero è sterrato e i trattori e le motorette che lo transitano sollevano un gran polverone, inclementi. Dopo una pedalata di circa un’ora raggiungiamo le sorgenti calde Hu Pin Hot Springs nella località di Kaung Daing, un villaggio Intha conosciuto per la produzione del tofu da fagioli gialli invece che verdi. Lì ci concediamo una serie di bagni bollenti e rilassanti. L’acqua calda proviene da una sorgente naturale a monte che viene ridiretta in tre diverse vasche, a valle, dove è mescolata con acqua fredda. L’acqua della prima vasca è a 70 gradi centigradi &#8211; inutilizzabile -, si passa poi ai caldissimi 50 gradi della seconda vasca per arrivare agli accettabili 40 gradi della terza. È presto e siamo i primi ad entrare; ci godiamo la quiete mattutina e ristoriamo ossa e muscoli stanchi dalla pedalata. Mangiamo un pasto soddisfacente di pesce di lago al ristorante palafittato del complesso, e ripartiamo poi alla ricerca di un imbarco sul versante ovest del lago, direzione sud. Dopo una serie di contrattazioni, alcune caratterizzate da accese discussioni su prezzo e destinazione dapprima con una coppia di contadini, poi con un gruppo di giovani che caricano sulla barca enormi sacchi di juta pieni di arance, infine accordiamo un passaggio per il tempio di Phaung Dew Oo Paya con un barcaiolo che stava partendo vuoto. Tra noi e le biciclette, in un baleno gli riempiamo la barca. Il barcaiolo ci fa capire che è tardi e che il suo è un viaggio di sola andata. Non ci preoccupiamo più di tanto e ci godiamo il viaggio panoramico in barca. Il tragitto è a dir poco interessante; affianchiamo e superiamo barche stracolme di famiglie e di grandi gruppi di gente che dai villaggi circostanti si dirigono al tempio per il festival annuale. Oggi è un giorno speciale per il Phaung Dew Oo Paya, che rappresenta il più importante luogo sacro nello stato dello Shan del Sud. Dentro alla sua pagoda dal tetto multistrato, questo colorato tempio ospita quattro antiche immagini del Buddha, alle quali i fedeli applicano foglioline d’oro che li hanno trasformati, negli anni, in masse dorate amorfe. Una volta all’anno, queste immagini, che normalmente sono custodite in bella mostra dentro un padilione all’interno della pagoda, vengono portate da una chiatta ornata in cerimonia attorno al lago. All’arrivo, scarichiamo le biciclette, le leghiamo ad un palo della luce sotto lo sguardo curioso dei tanti presenti nella piazza del tempio, e ci apprestiamo a goderci il momento. Ci siamo persi la cerimonia principale, ma riusciamo nonostante a vedere parte del festival. Ci sono famiglie locali, alcune che vengono da villaggi contingui, altre dalle colline circostanti. Sfoggiano vestiti e costumi sgargianti, collane di pietre, amuleti, e portano offerte di cibo, bevande e foglie dorate per il Buddha. Gruppi di allegri giovani vestono indumenti tradizionali dei contadini della zona e ballano e cantano, promuovendo il riciclo, la salvaguardia dell’ambiente e l’importanza di dare educazione ai giovani. Banchetti improvvisati vendono cibo locale quale frittelle di riso, roti, curry vari e dolciumi, nonché palloncini ed acquiloni per i più piccoli, e varie riproduzioni in miniatura delle reliquie e della pagoda per i visitatori che vogliano portarsi a casa un ricordo. Visitiamo i dintorni e l’interno della pagoda, dove le masse dorate sono state ricondotte dopo il giro sul lago. Una passeggiata ci conduce al villaggio vicino dove i mercanti locali vendono souvenirs di tutti i tipi. Al ritorno alla pagoda, si sta facendo scuro; i mercanti ritirano le merci, la pagoda viene chiusa a chiave e c’è una gran confusione di gente che prende le barche per tornare a casa. È subito evidente che sarà dura trovare un passaggio, visto le nostre biciclette ingombranti che non possono di certo essere caricate su barche piene zeppe di gente. Inoltre, la maggior parte di quelli che interpelliamo scandendo bene il nome della nostra destinazione, Nyaungshwe, ci fanno capire che sono dirette in altre zone. Apparentemente, navigare al buio non piace ai locali, e Nyaungshwe dista un ora di barca da qui. Ci dividiamo per avere più possibilita nell’impresa e alla fine, quando oramai siamo rassegnati a trovare un posto dove dormire in zona e rientrare la mattina dopo, riusciamo a strappare un sì ad un barcaiolo che ci porterebbe dall’altra parte del lago, sul versante est, ad un villaggio chiamato Thale-U. Osservo la mia mappa: ci saranno almeno 10 chilometri da Thale-U a Nyaungshwe, una cosa fattibile se non fosse per il buio e per il fatto che non sappiamo che tipo di strada troveremo. Nessuno in zona parla inglese cosi ci affidiamo al fato, accettiamo il rischio e abbracciamo l’avventura. Il tragitto sul lago è mesmerizzante: navighiamo in un silenzio rotto solo dal motore della nostra barca, mentre il cielo è oramai...</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/viaggio-al-lago-inle-in-bici-attorno-al-lago-parte-2/">VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; IN BICI ATTORNO AL LAGO PARTE 2</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><div id="attachment_3192" style="width: 170px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya.jpg" rel="prettyphoto[3188]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3192" class=" wp-image-3192 " alt="In bici intorno al lago" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3192" class="wp-caption-text">Inle phaung daw oo paya</p></div>
<p>Pur essendo una località turistica, Nyaungshwe è ancora il principale centro del commercio per i villaggi locali, nonché il punto di partenza delle produzioni artigianali dal lago verso il resto del paese. Barche lunghe e motorizzate trasportano i visitatori a villaggi tribali palafittati, fattorie e giardini galleggianti, pagode e galleggianti botteghe artigianali e della seta. La maggior parte delle costruzioni sul lago sono erette su palafitte, e le attività vengono svolte su piccole barche a remi o a motore che schizzano lente o veloci lungo i canali, e che trasportano persone e merci.</p>
<p>La voglia di vivere queste situazioni da vicino ci spingono a noleggiare biciclette dal gestore della guest house e, cavalcandole con la foga di bambini a cui è stato dato un nuovo regalo, partiamo in direzione sud alla ricerca di vita. Lasciato il paese ed attraversato il ponte sul canale, il caos del lungofiume scompare, dando posto alla tranquilla campagna: campi di riso in crescita, enormi stagni popolati da rigogliosi piante di loto in fiore, bufali che fanno il bagno noncuranti della presenza umana, contadini che lavorano la terra e sorridono al nostro lento passaggio. Poco lontano, le montagne iniziano ad essere illuminate da un debole sole mattutino che si fa sempre più intenso.</p>
<p>Il sentiero è sterrato e i trattori e le motorette che lo transitano sollevano un gran polverone, inclementi. Dopo una pedalata di circa un’ora raggiungiamo le sorgenti calde Hu Pin Hot Springs nella località di Kaung Daing, un villaggio Intha conosciuto per la produzione del tofu da fagioli gialli invece che verdi. Lì ci concediamo una serie di bagni bollenti e rilassanti. L’acqua calda proviene da una sorgente naturale a monte che viene ridiretta in tre diverse vasche, a valle, dove è mescolata con acqua fredda. L’acqua della prima vasca è a 70 gradi centigradi &#8211; inutilizzabile -, si passa poi ai caldissimi 50 gradi della seconda vasca per arrivare agli accettabili 40 gradi della terza. È presto e siamo i primi ad entrare; ci godiamo la quiete mattutina e ristoriamo ossa e muscoli stanchi dalla pedalata. Mangiamo un pasto soddisfacente di pesce di lago al ristorante palafittato del complesso, e ripartiamo poi alla ricerca di un imbarco sul versante ovest del lago, direzione sud.</p>
<p>Dopo una serie di contrattazioni, alcune caratterizzate da accese discussioni su prezzo e destinazione dapprima con una coppia di contadini, poi con un gruppo di giovani che caricano sulla barca enormi sacchi di juta pieni di arance, infine accordiamo un passaggio per il tempio di Phaung Dew Oo Paya con un barcaiolo che stava partendo vuoto. Tra noi e le biciclette, in un baleno gli riempiamo la barca. Il barcaiolo ci fa capire che è tardi e che il suo è un viaggio di sola andata. Non ci preoccupiamo più di tanto e ci godiamo il viaggio panoramico in barca.</p>
<p>Il tragitto è a dir poco interessante; affianchiamo e superiamo barche stracolme di famiglie e di grandi gruppi di gente che dai villaggi circostanti si dirigono al tempio per il festival annuale. Oggi è un giorno speciale per il Phaung Dew Oo Paya, che rappresenta il più importante luogo sacro nello stato dello Shan del Sud. Dentro alla sua pagoda dal tetto multistrato, questo colorato tempio ospita quattro antiche immagini del Buddha, alle quali i fedeli applicano foglioline d’oro che li hanno trasformati, negli anni, in masse dorate amorfe. Una volta all’anno, queste immagini, che normalmente sono custodite in bella mostra dentro un padilione all’interno della pagoda, vengono portate da una chiatta ornata in cerimonia attorno al lago.</p>
<p>All’arrivo, scarichiamo le biciclette, le leghiamo ad un palo della luce sotto lo sguardo curioso dei tanti presenti nella piazza del tempio, e ci apprestiamo a goderci il momento. Ci siamo persi la cerimonia principale, ma riusciamo nonostante a vedere parte del festival. Ci sono famiglie locali, alcune che vengono da villaggi contingui, altre dalle colline circostanti. Sfoggiano vestiti e costumi sgargianti, collane di pietre, amuleti, e portano offerte di cibo, bevande e foglie dorate per il Buddha. Gruppi di allegri giovani vestono indumenti tradizionali dei contadini della zona e ballano e cantano, promuovendo il riciclo, la salvaguardia dell’ambiente e l’importanza di dare educazione ai giovani. Banchetti improvvisati vendono cibo locale quale frittelle di riso, roti, curry vari e dolciumi, nonché palloncini ed acquiloni per i più piccoli, e varie riproduzioni in miniatura delle reliquie e della pagoda per i visitatori che vogliano portarsi a casa un ricordo.</p>
<p>Visitiamo i dintorni e l’interno della pagoda, dove le masse dorate sono state ricondotte dopo il giro sul lago. Una passeggiata ci conduce al villaggio vicino dove i mercanti locali vendono souvenirs di tutti i tipi. Al ritorno alla pagoda, si sta facendo scuro; i mercanti ritirano le merci, la pagoda viene chiusa a chiave e c’è una gran confusione di gente che prende le barche per tornare a casa. È subito evidente che sarà dura trovare un passaggio, visto le nostre biciclette ingombranti che non possono di certo essere caricate su barche piene zeppe di gente. Inoltre, la maggior parte di quelli che interpelliamo scandendo bene il nome della nostra destinazione, Nyaungshwe, ci fanno capire che sono dirette in altre zone. Apparentemente, navigare al buio non piace ai locali, e Nyaungshwe dista un ora di barca da qui. Ci dividiamo per avere più possibilita nell’impresa e alla fine, quando oramai siamo rassegnati a trovare un posto dove dormire in zona e rientrare la mattina dopo, riusciamo a strappare un sì ad un barcaiolo che ci porterebbe dall’altra parte del lago, sul versante est, ad un villaggio chiamato Thale-U. Osservo la mia mappa: ci saranno almeno 10 chilometri da Thale-U a Nyaungshwe, una cosa fattibile se non fosse per il buio e per il fatto che non sappiamo che tipo di strada troveremo. Nessuno in zona parla inglese cosi ci affidiamo al fato, accettiamo il rischio e abbracciamo l’avventura.</p>
<p>Il tragitto sul lago è mesmerizzante: navighiamo in un silenzio rotto solo dal motore della nostra barca, mentre il cielo è oramai un’enorme distesa scura che si fonde con il filo dell’acqua del lago, anch’essa nera. Poche fioche luci ci avvisano di villaggi a filo d’acqua sulla costa orientale del lago. Il barcaiolo conduce il suo mezzo e ci osserva con aria sospettosa. Arriviamo ad un pericolante attracco palafittato di bambù e legno, circondato e quasi interamente invaso da piante ed erbe acquatiche, dove fatichiamo a scaricare le bici sulla passerella. Paghiamo e ringraziamo il barcaiolo, che retrocede e ci lascia in una situazione da film. Qualche stella in cielo, un cane che abbaia in lontananza e nulla più. Il sentiero è di fronte a noi, ma non lo vediamo. Procediamo cauti per qualche metro, cercando di evitare frequenti buche e solchi nel cammino; quanto riusciremo a reggere a questo ritmo? Forse non è stata un’idea brillante, era meglio restare a dormire al paese.</p>
<p>Non ci scoraggiamo e dopo una decina di minuti ad andatura rallentata, scorgiamo una casa che funge anche da improbabile negozietto di generi alimentari e di prima necessità. Entro tra lo sguardo allibito dei titolari, una famiglia di contadini sorpresissimi di vedere uno straniero in bici a quell’ora su quel sentiero. Acquisto una torcia di quelle da speleologia, corredata di un elastico da mettere a mo’ di fascia sulla testa, assieme ad un pacchetto di pile. Sarà la nostra salvezza! Percorriamo chilometri nel buio pesto, la sola fioca luce della torcia made-in-China ad illuminarci il cammino. Il sentiero è irregolare, a tratti fatto di saliscendi pesanti per le gambe che devono spingere biciclette datate e con cambi difettosi.</p>
<p>Sul cammino incrociamo qualche sporadica motoretta e qualcuno che passeggia in prossimità di frazioncine che comprendono poche case fatte di legno, bambù e paglia; ci guardano tutti esterefatti. Non una macchina, non una bicicletta. Il sentiero diventa a tratti strada che si allarga fino a terminare e tornare sentiero in un alternarsi che sembra non finire mai. Dopo più di un’ora  ci troviamo in prossimità di un paio di lussuosi hotel costruiti sulla riva del fiume. Ne approfittiamo per chiedere a passanti se la strada è quella giusta, una domanda goffa, anche perché non ce ne possono essere tante. È più per rincuorarsi, per sentire che stiamo procedendo in questa impresa che, se dapprima credevamo dura da portare a termine, ora siamo certi di farlo.</p>
<p>Un nemico imprevisto arriva sotto forma di freddo, un’aria che si fa sempre più insopportabile visto che non vestiamo panni adeguati, e nonostante ci scaldiamo pedalando, la fatica ci induce a rallentare la marcia. Scorgiamo una baracca che funge da bar-ristorante e ci concediamo una sosta ed un té caldo ed un tradizionale sigarillo cheroots, riposando gambe e ossa. Ma aimé non sappiamo che ci aspetta ancora un’ora di pedalata prima della meta. Arriviamo in tarda serata, spossati ma felici di aver vissuto questa avventura. Ci concediamo una cena al ristorante nepalese, al quale arriviamo a 10 minuti dalla chiusura, e ci confortiamo con ottimi ricordi della giornata e con un caldo Té Masala speziato. Fa fresco per le strade di Nyaungshwe, si dormirà di gusto stanotte&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/viaggio-al-lago-inle-in-bici-attorno-al-lago-parte-2/">VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; IN BICI ATTORNO AL LAGO PARTE 2</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; Parte 1</title>
		<link>https://asianitinerary.com/it/viaggio-al-lago-inle-parte-1/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=viaggio-al-lago-inle-parte-1</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2013 18:51:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inle]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Lago]]></category>
		<category><![CDATA[Lago Inle]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asianitinerary.com/?p=3123</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Il Lago Inle, o Inle Lake, situato in una posizione strategica nel cuore dello Stato Shan nel Myanmar, è una distesa d&#8217;acqua e paludi senza una vera costa, 20 km di lunghezza e 10 km di larghezza, seduta come una gigantesca pozzanghera su di un tappeto verde di canneti e letti di giacinto d’acqua che aumentano di densit à man mano che sono più vicini alla riva. PARTE 1 Il bus da Mandalay arriva a destinazione presto in una fredda mattinata. Sono le 2 e tenta del mattino e vieniamo scaricati a Shwe Nyaung, l’intersezione sulla strada per Taungy dove prendiamo un moto-risciò per Nyaungshwe. Dividiamo la corsa di 10km con una famiglia di locali e con un gruppo di monaci che vestono solamente la tenuta da monaci: tunica arancione e ciabatte infradito; no sembrano disturbati dal freddo vento che si abbatte sulle loro face e piedi nudi, mentre noi ci copriamo collo e faccia con maglione, sciarpa e cuffia. Per entrare all’area del lago Inle, ai turisti viene fatta pagarea una tassa governativa di 5$, che riscuote un sonnolento ufficiale all’entrata di Nyaungshwe. Il moto-riscio’ ci lascia al centro del villaggio; è buio pesto e non c’è un anima in giro. Un tempo paese sonnolento, sede fino agli anni ‘60 dell’ultimo signore degli Shan, Nyaungshwe, situata all&#8217;estremità nord del lago e vicino al suo canale principale è oggi un vivace centro turistico con pensioncine, ristoranti e agenzie di viaggio. Facciamo una passeggiata lungo il dedalo di strade, e ci imbattiamo in entrate di guest houses che mostrano il cartello WE ARE FULL. Troviamo una casa aperta dove tre amici stanno guardando una partita di calcio europeo in diretta. Sono così gentili che ci permettono di parcheggiare i nostri zaini in casa e ci prestiamo una bicicletta con la quale mi metto alla ricerca di un posto per dormire. Nel giro di explorazione copro per lo meno mezzo villaggio, ma il risultato non cambia: guest houses e hotel chiusi e con tanto di cartello PIENI. È con un pizzico di fortuna che interpello un signore intento a dare acqua alle piante del giardino di una guest house in riva al canale, il quale mi assicura che alle 9 si libera una stanza e che ce la da volentieri. Sono solo le 5, e il gentile gestore ci fa accomodare in un giaciglio nel sottoscala della reception, dove sistemiamo gli zaini e facciamo un riposino. Ma è tanta la smania di vedere il posto che appena vedo le prime luci del giorno, ne approfitto per una camminata fotografica. In riva al canale, mattutini barcaioli equipaggiano lunghe e coloratissime barche che porteranno i locali nei vari villaggi circostanti il lago, e i turisti per giri panoramic e culturali. Il sole non è ancora apparso da dietro le montagne, ma la sua luce mattutina dona un atmosfera a dir poco magica al posto. Mi inoltro all’interno del paese, dove alcuni abitanti sono gia in cammino per le strade semi asfaltate. Sonnolenti autisti di risciò, vecchietti che ramazzano le polverose strade con scopette di legno e frasche, donne che accendono fuochi per preparare gustose pastelle e ripieni per frittelle samosas da distribuire al mercato e alle sale da tè, e numerosa gente che si dirige al mercato a piedi e in bicicletta. Per le 6 il luogo già brulica , e mi metto alla ricerca di monasteri; mi intrufolo dalla porta aperta di un edificio fatiscente dal quale esce una nenia continua e ho la fortuna di trovare una cinquantina di bimbe monache in tunica rosa che cantano mantra e mangiano la colazione. Mi guardano allibite ed imbarazzate mentre scatto foto con discrezione. Dall’altro lato della strada vi è una mensa dove un centinaio di bimbi monaci in tuniche marroni mangiano per terra a gambe incrociate e scherzano. Raggiungo infine il mercato, situate nella zona nord del paese, e mi inoltro nelle sue caotiche viuzze dove una cacofonia di suoni invade l’aria: gente che contratta, uomini che scaricano pesanti casse di frutta e verdure da carretti trainati da cavalli, donne in variopinti vestiti e cappelli vendono svariati tipi di fiori, matrone col sigaro in bocca che contrattano vendite di pesce di lago appena pescato e legato a spesse lenze, mentre fuori dall’immenso recinto del mercato decine di riscio e moto-risciò aspettano clienti con borsine della spesa traboccanti di cibarie, e numerosi cani e galline battono le strade polverose attendendo scarti di cibo invenduto in una processione che si ripete giorno dopo giorno. Bevo tè indiano e mangio frittelle samosas ripiene di cocco in una spartana tea-house d’angolo dove osservo il viavai di gente e scrivo note di viaggio. Alle 7.30 faccio ritorno sul canale dove, mentre osservo i locali che caricano le barche di mercanzia e di turisti, faccio la conoscenza di un gruppo di tre fotografi cinesi che cercano passeggeri per dividere il costo di un giro in barca. Corro alla guest house, pago la stanza e rassicuro il gesture che rientrerò nel pomeriggio, recupero macchina fotografica e zainetto e mi imbarco per la gita, stanco ma pieno di un energia che mi viene dalla gran voglia di vedere posti nuovi. Ringrazio spesso nella vita questo spirito da viaggiatore che mi ritrovo; è motivo delle soddisfazioni più grandi che io possa avere. Partiamo alle 8 per una lunga gita che ci porta, dopo 20 minuti di navigazone lungo il canale e poi sul lago, alle seguenti soste: &#8211;        Dapprima facciamo visita ad un villaggio di cassette in legno e bambù su palafitte dove vive la famiglia del nostro giovane barcaiolo; alcune delle case sono a due piani e hanno vaste terrazze dove gli abitanti prendono il tè e passano parte della giornata. La gente di questi villaggi sull’acqua si muove su barchette in legno o a motore. La famiglia del nostro barcaiolo fa gli onori di casa offrendo tè, sigarette cheroots, snacks e ottime chiacchiere, aiutati dalle traduzioni del giovane figlio il cui inglese è accettabile. Noi ovviamente cerchiamo di utilizzare il...</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/viaggio-al-lago-inle-parte-1/">VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; Parte 1</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>Il Lago Inle, o Inle Lake, situato in una posizione strategica nel cuore dello Stato Shan nel Myanmar, è una distesa d&#8217;acqua e paludi senza una vera costa, 20 km di lunghezza e 10 km di larghezza, seduta come una gigantesca pozzanghera su di un tappeto verde di canneti e letti di giacinto d’acqua che aumentano di densit à man mano che sono più vicini alla riva.</p>
<p>PARTE 1</p>
<div id="attachment_3132" style="width: 170px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2.jpg" rel="prettyphoto[3123]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3132" class=" wp-image-3132 " alt="Lago Inle" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3132" class="wp-caption-text">Casa su palafitte riflessa sul lago Inle</p></div>
<p>Il bus da Mandalay arriva a destinazione presto in una fredda mattinata. Sono le 2 e tenta del mattino e vieniamo scaricati a Shwe Nyaung, l’intersezione sulla strada per Taungy dove prendiamo un moto-risci<em>ò</em> per Nyaungshwe. Dividiamo la corsa di 10km con una famiglia di locali e con un gruppo di monaci che vestono solamente la tenuta da monaci: tunica arancione e ciabatte infradito; no sembrano disturbati dal freddo vento che si abbatte sulle loro face e piedi nudi, mentre noi ci copriamo collo e faccia con maglione, sciarpa e cuffia. Per entrare all’area del lago Inle, ai turisti viene fatta pagarea una tassa governativa di 5$, che riscuote un sonnolento ufficiale all’entrata di Nyaungshwe. Il moto-riscio’ ci lascia al centro del villaggio; è buio pesto e non c’è un anima in giro.</p>
<p>Un tempo paese sonnolento, sede fino agli anni ‘60 dell’ultimo signore degli Shan, Nyaungshwe, situata all&#8217;estremità nord del lago e vicino al suo canale principale è oggi un vivace centro turistico con pensioncine, ristoranti e agenzie di viaggio. Facciamo una passeggiata lungo il dedalo di strade, e ci imbattiamo in entrate di guest houses che mostrano il cartello WE ARE FULL. Troviamo una casa aperta dove tre amici stanno guardando una partita di calcio europeo in diretta. Sono così gentili che ci permettono di parcheggiare i nostri zaini in casa e ci prestiamo una bicicletta con la quale mi metto alla ricerca di un posto per dormire.</p>
<div id="attachment_3135" style="width: 170px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman.jpg" rel="prettyphoto[3123]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3135" class=" wp-image-3135 " alt="Lago Inle" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3135" class="wp-caption-text">Barcaiolo locale</p></div>
<p>Nel giro di explorazione copro per lo meno mezzo villaggio, ma il risultato non cambia: guest houses e hotel chiusi e con tanto di cartello PIENI. È con un pizzico di fortuna che interpello un signore intento a dare acqua alle piante del giardino di una guest house in riva al canale, il quale mi assicura che alle 9 si libera una stanza e che ce la da volentieri. Sono solo le 5, e il gentile gestore ci fa accomodare in un giaciglio nel sottoscala della reception, dove sistemiamo gli zaini e facciamo un riposino. Ma è tanta la smania di vedere il posto che appena vedo le prime luci del giorno, ne approfitto per una camminata fotografica. In riva al canale, mattutini barcaioli equipaggiano lunghe e coloratissime barche che porteranno i locali nei vari villaggi circostanti il lago, e i turisti per giri panoramic e culturali.</p>
<p>Il sole non è ancora apparso da dietro le montagne, ma la sua luce mattutina dona un atmosfera a dir poco magica al posto. Mi inoltro all’interno del paese, dove alcuni abitanti sono gia in cammino per le strade semi asfaltate. Sonnolenti autisti di risci<em>ò</em>, vecchietti che ramazzano le polverose strade con scopette di legno e frasche, donne che accendono fuochi per preparare gustose pastelle e ripieni per frittelle samosas da distribuire al mercato e alle sale da tè, e numerosa gente che si dirige al mercato a piedi e in bicicletta. Per le 6 il luogo già brulica , e mi metto alla ricerca di monasteri; mi intrufolo dalla porta aperta di un edificio fatiscente dal quale esce una nenia continua e ho la fortuna di trovare una cinquantina di bimbe monache in tunica rosa che cantano mantra e mangiano la colazione. Mi guardano allibite ed imbarazzate mentre scatto foto con discrezione. Dall’altro lato della strada vi è una mensa dove un centinaio di bimbi monaci in tuniche marroni mangiano per terra a gambe incrociate e scherzano.</p>
<div id="attachment_3134" style="width: 170px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market.jpg" rel="prettyphoto[3123]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3134" class=" wp-image-3134 " alt="Lago INle" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3134" class="wp-caption-text">Venditrici di pesce al mercato</p></div>
<p>Raggiungo infine il mercato, situate nella zona nord del paese, e mi inoltro nelle sue caotiche viuzze dove una cacofonia di suoni invade l’aria: gente che contratta, uomini che scaricano pesanti casse di frutta e verdure da carretti trainati da cavalli, donne in variopinti vestiti e cappelli vendono svariati tipi di fiori, matrone col sigaro in bocca che contrattano vendite di pesce di lago appena pescato e legato a spesse lenze, mentre fuori dall’immenso recinto del mercato decine di riscio e moto-risciò aspettano clienti con borsine della spesa traboccanti di cibarie, e numerosi cani e galline battono le strade polverose attendendo scarti di cibo invenduto in una processione che si ripete giorno dopo giorno. Bevo tè indiano e mangio frittelle samosas ripiene di cocco in una spartana tea-house d’angolo dove osservo il viavai di gente e scrivo note di viaggio.</p>
<p>Alle 7.30 faccio ritorno sul canale dove, mentre osservo i locali che caricano le barche di mercanzia e di turisti, faccio la conoscenza di un gruppo di tre fotografi cinesi che cercano passeggeri per dividere il costo di un giro in barca. Corro alla guest house, pago la stanza e rassicuro il gesture che rientrerò nel pomeriggio, recupero macchina fotografica e zainetto e mi imbarco per la gita, stanco ma pieno di un energia che mi viene dalla gran voglia di vedere posti nuovi. Ringrazio spesso nella vita questo spirito da viaggiatore che mi ritrovo; è motivo delle soddisfazioni più grandi che io possa avere.</p>
<div id="attachment_3133" style="width: 170px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market.jpg" rel="prettyphoto[3123]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3133" class=" wp-image-3133 " alt="Lago Inle" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3133" class="wp-caption-text">Mercato locale</p></div>
<p>Partiamo alle 8 per una lunga gita che ci porta, dopo 20 minuti di navigazone lungo il canale e poi sul lago, alle seguenti soste:</p>
<p>&#8211;        Dapprima facciamo visita ad un villaggio di cassette in legno e bambù su palafitte dove vive la famiglia del nostro giovane barcaiolo; alcune delle case sono a due piani e hanno vaste terrazze dove gli abitanti prendono il tè e passano parte della giornata. La gente di questi villaggi sull’acqua si muove su barchette in legno o a motore. La famiglia del nostro barcaiolo fa gli onori di casa offrendo tè, sigarette cheroots, snacks e ottime chiacchiere, aiutati dalle traduzioni del giovane figlio il cui inglese è accettabile. Noi ovviamente cerchiamo di utilizzare il poco Burmese imparato dalla guida di viaggio. La predisposizione dei locali a fare amicizia è forte, notiamo, e passiamo in casa loro più tempo del previsto.</p>
<p>&#8211;        Ci fermiamo poi ad un villaggio sulla terraerma dove vi è un mercato gestito da gente di etnia Pa-O in costumi tradizionali che vende artigianato e verdure fresche. Il mercato ha una zona ristoro dove anziani dalle face scavate ed intriganti bevono tè e mangiano curry speziati che rilasciano forti odori nell’aria; alcuni ci osservano curiosi e sorridenti. Popoli di etnie Intha, Shan, Pa-O, Taung Yo, Danu, Kayah e Danaw popolano i villaggi intorno al lago, e i mercati locali dove si riuniscono sono aperti a turno cinque giorni alla settimana.</p>
<p>&#8211;        Sostiamo quindi in diversi punti del lago ad osservare pescatori di etnia Intha che si aggirano sulle acque con una tradizionale ed unica barca a fondo piatto azionata da una singola pala di legno remata con movimenti serpentini da una gamba sola avvolta intorno alla pagaia. Questa tecnica è diventata una splendid occasione per una foto ricordo del Lago Inle.</p>
<p>&#8211;        Facciamo diverse soste in laboratori artigianali palafittati e circondati da giardini galleggianti, dove viene prodotto artigianato locale quale seta e cotone lavorati su antichi telai, sigarillos cheroots, aromi e spezie, argento e pietre semipreziose montate su anelli, collane e monili. In ognuno di questi laboratori ci vengono offerti tè, sigarillos cheroots e snack vari, come nelle case del resto, e questo fa parte dell’ospitalità che caratterizza la gente da queste parti.</p>
<p>&#8211;        Visitiamo il Nga Phe Kyaung, un monastero in legno su palafitte al centro del lago, famoso per i suoi gatti addestrati dai monaci a saltare attraverso piccolo anelli.</p>
<p>Il sole è cocente e ci ripariamo indossando cappelli. Tutto attorno, un numero infinito di barche a motore transita nei passaggi acquatici tra giacinti e orti galleggianti, tra file e file interminabili di case galleggianti e palafittate che coi loro giardini galleggianti formano veri e propri quartieri con vie chiuse ed incroci. Turisti birmani e stranieri sono a migliaia a visitare le meraviglie di questo modo di vita sull’acqua.</p>
<p>Rientriamo alle 4 di pomeriggio sufficentemente stanchi dopo aver saltato una notte di sonno, ma pieni di nozioni e foto e ricordi indelebili. Ci si sdraia a riposare, ma mi addormento e cado in un lungo e profondo sonno…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/viaggio-al-lago-inle-parte-1/">VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; Parte 1</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Swayambhunath &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 3</title>
		<link>https://asianitinerary.com/it/swayambhunath-magica-kathmandu/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=swayambhunath-magica-kathmandu</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 18:49:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[City]]></category>
		<category><![CDATA[History]]></category>
		<category><![CDATA[Kathmandu]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Swayambhunath]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asianitinerary.com/?p=2846</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>GIORNO 3 Dopo la solita colazione ghiotta mi incammino per una interessante passeggiata al tempio buddista di Swayambhunath, detto il tempio delle scimmie per i numerosi primati che vivono nelle sue vicinanze. Swayambhunath è uno dei simboli della città, situato in cima ad una collina due chilometri ad ovest del centro. Swayambhunath è sito Patrimonio dell’Umanita UNESCO assieme ad altri siti che comprendono la Valle di Katmandhu. La camminata risulta gradevole e mi porta dal caos dei negozi del quartiere di Thamel alle strade non asfaltate della periferia di Katmandhu. Passo attraverso un lungo ponte transitato da parecchi locali; nel letto in parte secco del fiume sottostante, varie donne stendono ad asciugare lana appena tosata e lavata. L’entrata alla scalinata che porta in cima alla collina è suggestiva; un alto e coloratissimo arco precede un’enorme statua raffigurante il Buddha seduto, anch’essa multicolore. Ai lati delle mura, decine di ruote di preghiera raffiguranti l’iscrizione del mantra ‘Om Mani Padme Uhm’ vengono fatte girare in continuazione dai vari pellegrini in visita. All’interno degli edifici che delimitano il recinto della collina vi sono maestosi cilindri, anch’essi per le preghiere, alti almeno quattro metri, che al girare fanno suonare varie campane fissate al soffitto, una scena spettacolare. All’esterno, decine di devoti accendono ceri sacri e pregano in continuazione. La scalinata è alquanto ripida e di ben 365 scalini; ai lati vi sono vari banchetti che vendono artigianato tibetano. Alcuni degli artigiani si possono osservare al lavoro mentre intarsiano sottili lamine di pietra con minuti scalpelli, arte che richiede pratica e molta pazienza. Ogni tanto s’incontrano templi che sfoggiano figure animali in pietre coloratissime, invasi da scimmie insolenti e dispettose; mi hanno avvertito che alcune possono pure aggredirti, ma non ho notato nessuna aggressività; è comunque consigliabile non portarsi appresso cibarie o bevande ben in vista! In cima si gode di viste mozzafiato della città; subito dopo l’entrata al templio si trova un tridente di bronzo che nella credenza buddista simboleggia la potenza maschile, ed al suo lato una campana, a sua volta simbolo della saggezza femminile. Dietro, maestoso ed altissimo, lo stupa del più famoso e sacro tempio di Katmandhu, dalla classica forma d’imbuto rovesciato. In Nepal esistono tre tipi principali di templi: quelli a pagoda utilizzati dagli indù, quelli a forma di montagna sia per gli indù sia per i buddisti, mentre gli stupa sono puramente buddisti. Alla cima dello stupa di Swayambhunath sono appesi lunghi intrecci di bandiere di preghiera le quali, sventolando, trasmettono in aria sacri canti virtuali. La base, dipinta di bianco, simboleggia i quattro elementi (terra, fuoco, aria ed acqua), mentre i 13 anelli di rame di cui è composto il cono della cima rappresentano i passi necessari per raggiungere il nirvana, qui simboleggiato dalla punta dello stupa. Gli occhi del Buddha dipinti sulle facciate osservano la valle nella sua totalità; tra i due occhi, al di sopra delle sopracciglia, ve n’è un terzo, simbolo dei poteri chiaroveggenti del Buddha, ed il naso a forma di punto interrogativo altro non è che il numero uno nepalese (ek), simbolo d’unità. Nel monastero adiacente vi è una statua di una dea tibetana; la sua storia è a dir poco originale: si dice che la conca in cui sorge Katmandhu sia stata in passato occupata da un lago. Questa dea tibetana avrebbe tagliato con un colpo di spada un’intera collina, permettendo alle acque di defluire verso est e dare spazio a quello che poi diventerà il sito della attuale città. Sono fortunato e capito in un giorno di festa; centinaia di persone, in prevalenza tibetani, festeggiano, cantano, mangiano e giocano alle carte seduti su spessi tappeti e sotto a coloratissimi e vivaci tendoni che li riparano dai caldi raggi del sole invernale. La vista sulla città da quassù è speciale. Dentro al monastero tibetano, una decina di monaci recitano incessanti e ritmiche preghiere al suono di enormi e lungiformi strumenti a fiato e di chiassosi gong. C’è la calca all’ingresso, tutti vogliono scattare foto, ma purtroppo la mia macchina fa cilecca, si blocca l’otturatore. E come sempre mi consola il fatto che le migliori foto alla fine uno le fa con i propri occhi. All’esterno un gruppo di annoiati bimbi monaci, vestiti in maglietta gialla e tunica cremisi, gironzolano assorti e pensierosi gettando briciole alle decine di piccioni presenti; alcuni di loro sfoggiano sfarzosi orologi al polso che rovinano l’omogeneità del luogo. Mi ritengo soddisfatto della visita e me ne torno in città. È stata una bellissima giornata, culminata sfortunatamente da una terribile cena in un ristorante indiano&#8230; &#160; Per saperne di più clicca en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath (solo in inglese) Swayambhunath su Youtube: www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ o www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg (in italiano) Consulta la pagina Unesco: http://whc.unesco.org/en/list/121 (solo in inglese)</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/swayambhunath-magica-kathmandu/">Swayambhunath &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 3</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>GIORNO 3</p>
<div id="attachment_2857" style="width: 206px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4.jpg" rel="prettyphoto[2846]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2857" class="  wp-image-2857 size-medium" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4-196x300.jpg" alt="Swayambunath" width="196" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4-196x300.jpg 196w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4-98x150.jpg 98w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4.jpg 325w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></a><p id="caption-attachment-2857" class="wp-caption-text">Swayambunath</p></div>
<p>Dopo la solita colazione ghiotta mi incammino per una interessante passeggiata al tempio buddista di Swayambhunath, detto il tempio delle scimmie per i numerosi primati che vivono nelle sue vicinanze. Swayambhunath è uno dei simboli della città, situato in cima ad una collina due chilometri ad ovest del centro. Swayambhunath è sito Patrimonio dell’Umanita UNESCO assieme ad altri siti che comprendono la Valle di Katmandhu. La camminata risulta gradevole e mi porta dal caos dei negozi del quartiere di Thamel alle strade non asfaltate della periferia di Katmandhu. Passo attraverso un lungo ponte transitato da parecchi locali; nel letto in parte secco del fiume sottostante, varie donne stendono ad asciugare lana appena tosata e lavata.</p>
<p>L’entrata alla scalinata che porta in cima alla collina è suggestiva; un alto e coloratissimo arco precede un’enorme statua raffigurante il Buddha seduto, anch’essa multicolore. Ai lati delle mura, decine di ruote di preghiera raffiguranti l’iscrizione del mantra ‘Om Mani Padme Uhm’ vengono fatte girare in continuazione dai vari pellegrini in visita. All’interno degli edifici che delimitano il recinto della collina vi sono maestosi cilindri, anch’essi per le preghiere, alti almeno quattro metri, che al girare fanno suonare varie campane fissate al soffitto, una scena spettacolare. All’esterno, decine di devoti accendono ceri sacri e pregano in continuazione.</p>
<p>La scalinata è alquanto ripida e di ben 365 scalini; ai lati vi sono vari banchetti che vendono artigianato tibetano. Alcuni degli artigiani si possono osservare al lavoro mentre intarsiano sottili lamine di pietra con minuti scalpelli, arte che richiede pratica e molta pazienza. Ogni tanto s’incontrano templi che sfoggiano figure animali in pietre coloratissime, invasi da scimmie insolenti e dispettose; mi hanno avvertito che alcune possono pure aggredirti, ma non ho notato nessuna aggressività; è comunque consigliabile non portarsi appresso cibarie o bevande ben in vista!</p>
<p>In cima si gode di viste mozzafiato della città; subito dopo l’entrata al templio si trova un tridente di bronzo che nella credenza buddista simboleggia la potenza maschile, ed al suo lato una campana, a sua volta simbolo della saggezza femminile. Dietro, maestoso ed altissimo, lo stupa del più famoso e sacro tempio di Katmandhu, dalla classica forma d’imbuto rovesciato. In Nepal esistono tre tipi principali di templi: quelli a pagoda utilizzati dagli indù, quelli a forma di montagna sia per gli indù sia per i buddisti, mentre gli stupa sono puramente buddisti.</p>
<div id="attachment_2852" style="width: 209px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps.jpg" rel="prettyphoto[2846]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2852" class="  wp-image-2852 size-medium" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-199x300.jpg" alt="Scalinata di Swayambunath " width="199" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-199x300.jpg 199w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-99x150.jpg 99w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps.jpg 426w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a><p id="caption-attachment-2852" class="wp-caption-text">Scalinata di Swayambunath</p></div>
<p>Alla cima dello stupa di Swayambhunath sono appesi lunghi intrecci di bandiere di preghiera le quali, sventolando, trasmettono in aria sacri canti virtuali. La base, dipinta di bianco, simboleggia i quattro elementi (terra, fuoco, aria ed acqua), mentre i 13 anelli di rame di cui è composto il cono della cima rappresentano i passi necessari per raggiungere il nirvana, qui simboleggiato dalla punta dello stupa. Gli occhi del Buddha dipinti sulle facciate osservano la valle nella sua totalità; tra i due occhi, al di sopra delle sopracciglia, ve n’è un terzo, simbolo dei poteri chiaroveggenti del Buddha, ed il naso a forma di punto interrogativo altro non è che il numero uno nepalese (ek), simbolo d’unità.</p>
<p>Nel monastero adiacente vi è una statua di una dea tibetana; la sua storia è a dir poco originale: si dice che la conca in cui sorge Katmandhu sia stata in passato occupata da un lago. Questa dea tibetana avrebbe tagliato con un colpo di spada un’intera collina, permettendo alle acque di defluire verso est e dare spazio a quello che poi diventerà il sito della attuale città.</p>
<p>Sono fortunato e capito in un giorno di festa; centinaia di persone, in prevalenza tibetani, festeggiano, cantano, mangiano e giocano alle carte seduti su spessi tappeti e sotto a coloratissimi e vivaci tendoni che li riparano dai caldi raggi del sole invernale. La vista sulla città da quassù è speciale. Dentro al monastero tibetano, una decina di monaci recitano incessanti e ritmiche preghiere al suono di enormi e lungiformi strumenti a fiato e di chiassosi gong. C’è la calca all’ingresso, tutti vogliono scattare foto, ma purtroppo la mia macchina fa cilecca, si blocca l’otturatore. E come sempre mi consola il fatto che le migliori foto alla fine uno le fa con i propri occhi. All’esterno un gruppo di annoiati bimbi monaci, vestiti in maglietta gialla e tunica cremisi, gironzolano assorti e pensierosi gettando briciole alle decine di piccioni presenti; alcuni di loro sfoggiano sfarzosi orologi al polso che rovinano l’omogeneità del luogo.</p>
<p>Mi ritengo soddisfatto della visita e me ne torno in città. È stata una bellissima giornata, culminata sfortunatamente da una terribile cena in un ristorante indiano&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per saperne di più clicca <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath" target="_blank">en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath</a> (solo in inglese)</p>
<p>Swayambhunath su Youtube: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ</a> o <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg</a> (in italiano)</p>
<p>Consulta la pagina Unesco: <a href="http://whc.unesco.org/en/list/121" target="_blank">http://whc.unesco.org/en/list/121</a> (solo in inglese)</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/swayambhunath-magica-kathmandu/">Swayambhunath &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 3</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Attraverso il Laos</title>
		<link>https://asianitinerary.com/it/attraverso-il-laos/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=attraverso-il-laos</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pluto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 03:10:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Laos]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Vita campestre]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asianitinerary.com/?p=2561</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/P9141311-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Laos - Mercato locale" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/P9141311-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/P9141311-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/P9141311-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Per la versione in ITALIANO dell&#8217;articolo sul Laos ENTRARE NELL&#8217;ARTICOLO.</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/attraverso-il-laos/">Attraverso il Laos</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/P9141311-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="Laos - Mercato locale" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/P9141311-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/P9141311-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/P9141311-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><h1 class="p1"><b>Per la versione in ITALIANO dell&#8217;articolo sul Laos </b><a href="https://percorsidiviaggio.com/attraverso-il-laos-verso-la-cina/" target="_blank" rel="noopener"><span class="s1"><b>ENTRARE NELL&#8217;ARTICOLO</b></span></a><b>.</b></h1>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/attraverso-il-laos/">Attraverso il Laos</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Cina con Asianitinerary</title>
		<link>https://asianitinerary.com/it/in-cina-con-asianitinerary/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=in-cina-con-asianitinerary</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pluto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2013 19:33:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chengdu]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Sichuan]]></category>
		<category><![CDATA[Hong Kong]]></category>
		<category><![CDATA[Macao]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://asianitinerary.com/?p=2526</guid>

					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/IMG_4702-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/IMG_4702-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/IMG_4702-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/IMG_4702-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Per la versione in ITALIANO sulla Cina, ENTRARE NELL’ARTICOLO.</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/in-cina-con-asianitinerary/">In Cina con Asianitinerary</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/IMG_4702-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/IMG_4702-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/IMG_4702-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/IMG_4702-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><h1>Per la versione in ITALIANO sulla Cina, <a href="https://percorsidiviaggio.com/in-cina-la-preparazione/" target="_blank" rel="noopener">ENTRARE NELL’ARTICOLO</a>.</h1>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/in-cina-con-asianitinerary/">In Cina con Asianitinerary</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
