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	<title>Kathmandu Archives - Asian Itinerary</title>
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	<description>Travel, Holiday, Adventure</description>
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		<title>PASHUPATINATH &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 4</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 18:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bicycle]]></category>
		<category><![CDATA[City]]></category>
		<category><![CDATA[Kathmandu]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[pashupatinath]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>GIORNO 4 La mia temerarietà non ha limiti, e perciò noleggio una mountain bike per avventurarmi nel traffico di Kathmandu, che non è poi così terribile come credevo. Mi dirigo verso est e, dopo aver affrontato qualche faticoso saliscendi e la noncuranza di autisti di camion irrispettosi delle auto, figuriamoci delle biciclette, passo dal traffico pesante alla relativa tranquillità della periferia e sono testimone cambio radicale dall’urbe al Nepal rurale. Anche il mio sedere vede un cambio radicale dopo un’oretta seduto su di una durissima sella. &#160; PASHUPATINATH Dopo 45 minuti di dura pedalata arrivo a Pashupatinath, il recinto sacro indù più importante del paese, nonché casa di uno dei templi di Shiva più famosi di tutto il subcontinente indiano. Pashupati, o signore delle bestie, ha un’importanza primordiale per i nepalesi i quali visitano il sito prima di un viaggio o di una missione importante per ricevere la benedizione di questa divinità. Questo luogo sacro è famoso per le cremazioni che vi si celebrano sulle rive del fiume Bagmati, un fiume sacro per Pashupatinath come il Gange lo è per Varanasi. Dalle 6 di mattina alle 7 di sera vengono costantemente accese pire funerarie, sotto gli occhi di centinaia di nepalesi e di qualche turista assetato di reportage fotografici. Sui numerosi ghats &#8211; le gradinate che conducono al fiume &#8211; gli altari usati per le cerimonie funerarie affiancano il flusso d’acqua. Alcuni di questi altari vengono usati dalle famiglie meno abbienti, altri sono riservati per ricchi e nobili; ogni casta ha il suo settore di cremazione. Alcune scimmie insolenti scorrazzano nella zona adiacente. Mi metto a sedere su di una lunga scalinata nella sponda opposta, dove decine di curiosi turisti sono già appostati per assistere ad una cerimonia in preparazione. L’attesa è lunga e mi permette di bighellonare tra bellissimi templi dalle forme ed iscrizioni enigmatiche, nonché immagini tantriche e scene erotiche. Ad un certo punto quelli che sembrano padre e figlio portano la salma di un vecchio signore giù per gli scalini e ne immergono i piedi in acqua per santificare il corpo. La scena ha del grottesco, il morto ha un’espressione assorta e la bocca aperta, la sua pelle ha oramai assunto un colore pallido. Su una delle piattaforme stanno preparando legna intrecciata a dovere per una pira, e quando erroneamente penso che sia per il corpo dell’anziano, ecco comparire un gruppo di persone che trasporta una giovane donna senza vita e la stende sulla legna. Quello che è probabilmente il marito cosparge il corpo, coperto nella quasi totalità da un velo bianco, di spezie coloratissime mentre un paio di donne lo riempiono di fiori. Il bel viso della giovane è scoperto, e l’uomo, dopo aver riempito la pira di rametti piccoli per facilitarne l’accensione, ne appicca il fuoco infilando uno dei rametti accesi nella bocca di lei e recitando le ultime preghiere. Tutto si svolge nella più completa tranquillità, i famigliari non gridano né piangono, si limitano a meditare ed osservare, e questo fa sembrare la morte la cosa più naturale del mondo. I turisti, dall’altra sponda, scattano foto ma con discrezione, con obbiettivi zoom, per non offendere le persone in lutto. &#160; Il fumo ha oramai coperto del tutto la salma e l’odore della carne che brucia impregna l’atmosfera. C’è un silenzio piatto, percettibile. Decido di andare a visitare gli altri templi situati in un raggio di 500 metri dai ghats. In uno di questi faccio la conoscenza di uno dei tanti sadhu, i sacri asceti indù, con le loro tuniche arancione e i visi colorati dalle molteplici pujas. Uno di loro, uno yogi &#8211; maestro yoga &#8211; che si fa chiamare Baba Kalabar, mi diletta con qualche posizione di yoga che lo fa apparire come un vero contorsionista da circo. Ha la faccia da topolino, un sorriso vero e beato, veste di giallo e si porta appresso tutti i suoi averi, che consistono di un piccolo zainetto sgualcito e semivuoto ed una barra di ferro con due anelli all’estremità che lo aiuta nelle sue impossibili posizioni. Il viso è quasi completamente dipinto di giallo, così come i capelli, lunghi ed impiastricciati di una strana sostanza, mentre i palmi delle mani sono colorati di rosso. Il corpo è coperto da una patina indelebile di sporcizia ed ha al collo un paio di spesse collane di corallo per le preghiere indù. Ne approfitto per immortalarlo varie volte, assieme al suo compagno, un sadhu vestito di rosso con in testa un turbante ocra, anche lui sorridente e disponibile. Mi congedo promettendogli di inviargli le foto fatte e ne trascrivo l’indirizzo: Baba Kalabar, Pashupatinath, Kathmandu. Mi chiedo se il postino veramente recapita la posta a questi dedicati eremiti. Al ritorno sulle rive del fiume, il corpo della donna è oramai ridotto ad un cumulo di cenere e buona parte dei curiosi se n’è andata, mentre il fumo continua ad offuscare l’aria ed i vari pellegrini continuano le loro attività di sempre, incuranti: le offerte, il bagno purificatore nelle acque sacre, gli incensi, eccetera. Le ceneri vengono in seguito affidate al fiume Bagmati e ne seguiranno il suo corso fino a sfociare nel sacro Gange. &#160; BODHNATH Riprendo la bici, faccio un giretto nel mercatino del paese e poi parto allontanandomi ancor di più dalla città, destinazione Bodhnath, casa del più grande stupa di tutto il Nepal e uno dei più grandi del mondo. Finalmente, dopo una buona oretta di pedalate tra sentieri pieni di pietre, arrivo nella strada principale di Bodhnath. Varie viuzze portano all’entrata della piazza, al cui centro vi è il famoso stupa, rassomigliante a quello di Swayambhunath ma molto più amplio in circonferenza. Lascio la bici legata ad un porticciolo, pago il biglietto d’entrata e mi tuffo in una moltitudine di negozietti che circondano il maestoso santuario adornato da centinaia di bandiere di preghiera. Questo è il centro religioso della popolazione tibetana del paese, ed è qui che vive buona parte della comunità tibetana. La presenza di monaci e devoti è alta, arrivano da tutta...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/bodhnath-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>GIORNO 4</p>
<p>La mia temerarietà non ha limiti, e perciò noleggio una mountain bike per avventurarmi nel traffico di Kathmandu, che non è poi così terribile come credevo. Mi dirigo verso est e, dopo aver affrontato qualche faticoso saliscendi e la noncuranza di autisti di camion irrispettosi delle auto, figuriamoci delle biciclette, passo dal traffico pesante alla relativa tranquillità della periferia e sono testimone cambio radicale dall’urbe al Nepal rurale. Anche il mio sedere vede un cambio radicale dopo un’oretta seduto su di una durissima sella.</p>
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<p>PASHUPATINATH</p>
<div id="attachment_2892" style="width: 169px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba.jpg" rel="prettyphoto[2887]"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2892" class=" wp-image-2892 " alt="Pashupatinath " src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba-199x300.jpg" width="159" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba-199x300.jpg 199w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba-99x150.jpg 99w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/baba.jpg 333w" sizes="(max-width: 159px) 100vw, 159px" /></a><p id="caption-attachment-2892" class="wp-caption-text">baba</p></div>
<p>Dopo 45 minuti di dura pedalata arrivo a Pashupatinath, il recinto sacro indù più importante del paese, nonché casa di uno dei templi di Shiva più famosi di tutto il subcontinente indiano. Pashupati, o signore delle bestie, ha un’importanza primordiale per i nepalesi i quali visitano il sito prima di un viaggio o di una missione importante per ricevere la benedizione di questa divinità. Questo luogo sacro è famoso per le cremazioni che vi si celebrano sulle rive del fiume Bagmati, un fiume sacro per Pashupatinath come il Gange lo è per Varanasi. Dalle 6 di mattina alle 7 di sera vengono costantemente accese pire funerarie, sotto gli occhi di centinaia di nepalesi e di qualche turista assetato di reportage fotografici. Sui numerosi ghats &#8211; le gradinate che conducono al fiume &#8211; gli altari usati per le cerimonie funerarie affiancano il flusso d’acqua. Alcuni di questi altari vengono usati dalle famiglie meno abbienti, altri sono riservati per ricchi e nobili; ogni casta ha il suo settore di cremazione. Alcune scimmie insolenti scorrazzano nella zona adiacente.</p>
<p>Mi metto a sedere su di una lunga scalinata nella sponda opposta, dove decine di curiosi turisti sono già appostati per assistere ad una cerimonia in preparazione. L’attesa è lunga e mi permette di bighellonare tra bellissimi templi dalle forme ed iscrizioni enigmatiche, nonché immagini tantriche e scene erotiche. Ad un certo punto quelli che sembrano padre e figlio portano la salma di un vecchio signore giù per gli scalini e ne immergono i piedi in acqua per santificare il corpo. La scena ha del grottesco, il morto ha un’espressione assorta e la bocca aperta, la sua pelle ha oramai assunto un colore pallido.</p>
<p>Su una delle piattaforme stanno preparando legna intrecciata a dovere per una pira, e quando erroneamente penso che sia per il corpo dell’anziano, ecco comparire un gruppo di persone che trasporta una giovane donna senza vita e la stende sulla legna. Quello che è probabilmente il marito cosparge il corpo, coperto nella quasi totalità da un velo bianco, di spezie coloratissime mentre un paio di donne lo riempiono di fiori. Il bel viso della giovane è scoperto, e l’uomo, dopo aver riempito la pira di rametti piccoli per facilitarne l’accensione, ne appicca il fuoco infilando uno dei rametti accesi nella bocca di lei e recitando le ultime preghiere. Tutto si svolge nella più completa tranquillità, i famigliari non gridano né piangono, si limitano a meditare ed osservare, e questo fa sembrare la morte la cosa più naturale del mondo. I turisti, dall’altra sponda, scattano foto ma con discrezione, con obbiettivi zoom, per non offendere le persone in lutto.</p>
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<div id="attachment_2899" style="width: 168px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus.jpg" rel="prettyphoto[2887]"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2899" class=" wp-image-2899 " alt="pashupatinath sadhus" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus-197x300.jpg" width="158" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus-197x300.jpg 197w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus-98x150.jpg 98w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus-366x556.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/pashupatinath-sadhus.jpg 460w" sizes="(max-width: 158px) 100vw, 158px" /></a><p id="caption-attachment-2899" class="wp-caption-text">pashupatinath sadhus</p></div>
<p>Il fumo ha oramai coperto del tutto la salma e l’odore della carne che brucia impregna l’atmosfera. C’è un silenzio piatto, percettibile. Decido di andare a visitare gli altri templi situati in un raggio di 500 metri dai ghats. In uno di questi faccio la conoscenza di uno dei tanti sadhu, i sacri asceti indù, con le loro tuniche arancione e i visi colorati dalle molteplici pujas. Uno di loro, uno yogi &#8211; maestro yoga &#8211; che si fa chiamare Baba Kalabar, mi diletta con qualche posizione di yoga che lo fa apparire come un vero contorsionista da circo. Ha la faccia da topolino, un sorriso vero e beato, veste di giallo e si porta appresso tutti i suoi averi, che consistono di un piccolo zainetto sgualcito e semivuoto ed una barra di ferro con due anelli all’estremità che lo aiuta nelle sue impossibili posizioni. Il viso è quasi completamente dipinto di giallo, così come i capelli, lunghi ed impiastricciati di una strana sostanza, mentre i palmi delle mani sono colorati di rosso. Il corpo è coperto da una patina indelebile di sporcizia ed ha al collo un paio di spesse collane di corallo per le preghiere indù. Ne approfitto per immortalarlo varie volte, assieme al suo compagno, un sadhu vestito di rosso con in testa un turbante ocra, anche lui sorridente e disponibile. Mi congedo promettendogli di inviargli le foto fatte e ne trascrivo l’indirizzo: Baba Kalabar, Pashupatinath, Kathmandu. Mi chiedo se il postino veramente recapita la posta a questi dedicati eremiti.</p>
<p>Al ritorno sulle rive del fiume, il corpo della donna è oramai ridotto ad un cumulo di cenere e buona parte dei curiosi se n’è andata, mentre il fumo continua ad offuscare l’aria ed i vari pellegrini continuano le loro attività di sempre, incuranti: le offerte, il bagno purificatore nelle acque sacre, gli incensi, eccetera. Le ceneri vengono in seguito affidate al fiume Bagmati e ne seguiranno il suo corso fino a sfociare nel sacro Gange.</p>
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<p>BODHNATH</p>
<p>Riprendo la bici, faccio un giretto nel mercatino del paese e poi parto allontanandomi ancor di più dalla città, destinazione Bodhnath, casa del più grande stupa di tutto il Nepal e uno dei più grandi del mondo.</p>
<p>Finalmente, dopo una buona oretta di pedalate tra sentieri pieni di pietre, arrivo nella strada principale di Bodhnath. Varie viuzze portano all’entrata della piazza, al cui centro vi è il famoso stupa, rassomigliante a quello di Swayambhunath ma molto più amplio in circonferenza. Lascio la bici legata ad un porticciolo, pago il biglietto d’entrata e mi tuffo in una moltitudine di negozietti che circondano il maestoso santuario adornato da centinaia di bandiere di preghiera.</p>
<p>Questo è il centro religioso della popolazione tibetana del paese, ed è qui che vive buona parte della comunità tibetana. La presenza di monaci e devoti è alta, arrivano da tutta l’Asia. Diverse stradine sterrate portano a vari gompas, i monasteri, alcuni lontani un paio di chilometri, altri a poche centinaia di metri. Ne scelgo uno abbastanza vicino e pressoché deserto, nessun turista nei dintorni, e ne approfitto per togliermi le scarpe, come d’usanza, ed entrare. Mi siedo in silenzio tra i monaci in meditazione, godendomi così la mistica atmosfera tra persone che irradiano una pace ed una tranquillità coinvolgente, che si respira nell’aria e che ti riempie lo spirito.</p>
<p>Potrei starmene qui per ore, ad ascoltare questi canti che seguono il ritmo dato dall’anziano lama seduto su di un banchetto soprelevato. Dietro di lui, enormi statue dorate raffiguranti il Buddha riempiono la parete di fondo, e sotto di ognuna vi sono varie candele accese nonché una grande foto del Dalai Lama. Le altre pareti ed il soffitto sono corredate da opere di pittura su cotone dai contorni marcati che richiamano scene di vita dell’illuminato già viste sui famosi thanka, i dipinti su tela raffiguranti soggetti legati al buddismo e incorniciati in stoffa. Spesso i murali mostrano scene mitologiche, figure di antichi lama, e perfino mandalas, i diagrammi che aiutano l’arte della meditazione e che rappresentano le varie forze dell’universo. Un’altro dei soggetti classici dei murali è la ‘wheel of life’, la ruota della vita, la quale rappresenta l’infinita conoscenza e saggezza del Buddha e la strada che l’essere umano deve intraprendere per poter uscire dal sàmsara, l’inferno terrenale, ed entrare nel nirvana, il paradiso. Dal soffitto e sulle colonne pendono coloratissimi stendardi di seta a frappe con iscrizioni in linguaggio tibetano e cinese. Di tanto in tanto un monaco esce dal monastero per tornare con ciotole piene di cibo, in maggioranza semi, legumi e riso, che distribuisce tra i presenti. Trovo il tutto commovente e mi sento alquanto fortunato di potere dividere con loro, anche solo per poche decine di minuti, una briciola delle loro disciplinate vite dedite all’auto sostentamento, alla preghiera ed all’adorazione del Buddha.</p>
<p>All’esterno, il sole sta calando inesorabilmente; questo è un orario formidabile per Bodhnath. Le orde di turisti se ne tornano in città ed il posto riacquista il suo carattere buddista di sempre: gli abitanti si ritrovano a chiacchierare mentre compiono il rituale della passeggiata attorno allo stupa, in senso orario, come comanda la tradizione. I negozi che espongono prodotti dell’artigianato tibetano stanno chiudendo i battenti.</p>
<p>Il rientro in città è meno duro di quello che pensavo &#8211; le gambe oramai sono forti &#8211; ma è caratterizzato da molto più traffico che all’andata. La serata la passo in hotel, per riposarmi dalla faticaccia di oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per saperne di piu clicca <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pashupatinath_Temple">http://en.wikipedia.org/wiki/Pashupatinath_Temple</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Boudhanath">http://en.wikipedia.org/wiki/Boudhanath</a> (solo in inglese)</p>
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		<title>Swayambhunath &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 18:49:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[City]]></category>
		<category><![CDATA[History]]></category>
		<category><![CDATA[Kathmandu]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>GIORNO 3 Dopo la solita colazione ghiotta mi incammino per una interessante passeggiata al tempio buddista di Swayambhunath, detto il tempio delle scimmie per i numerosi primati che vivono nelle sue vicinanze. Swayambhunath è uno dei simboli della città, situato in cima ad una collina due chilometri ad ovest del centro. Swayambhunath è sito Patrimonio dell’Umanita UNESCO assieme ad altri siti che comprendono la Valle di Katmandhu. La camminata risulta gradevole e mi porta dal caos dei negozi del quartiere di Thamel alle strade non asfaltate della periferia di Katmandhu. Passo attraverso un lungo ponte transitato da parecchi locali; nel letto in parte secco del fiume sottostante, varie donne stendono ad asciugare lana appena tosata e lavata. L’entrata alla scalinata che porta in cima alla collina è suggestiva; un alto e coloratissimo arco precede un’enorme statua raffigurante il Buddha seduto, anch’essa multicolore. Ai lati delle mura, decine di ruote di preghiera raffiguranti l’iscrizione del mantra ‘Om Mani Padme Uhm’ vengono fatte girare in continuazione dai vari pellegrini in visita. All’interno degli edifici che delimitano il recinto della collina vi sono maestosi cilindri, anch’essi per le preghiere, alti almeno quattro metri, che al girare fanno suonare varie campane fissate al soffitto, una scena spettacolare. All’esterno, decine di devoti accendono ceri sacri e pregano in continuazione. La scalinata è alquanto ripida e di ben 365 scalini; ai lati vi sono vari banchetti che vendono artigianato tibetano. Alcuni degli artigiani si possono osservare al lavoro mentre intarsiano sottili lamine di pietra con minuti scalpelli, arte che richiede pratica e molta pazienza. Ogni tanto s’incontrano templi che sfoggiano figure animali in pietre coloratissime, invasi da scimmie insolenti e dispettose; mi hanno avvertito che alcune possono pure aggredirti, ma non ho notato nessuna aggressività; è comunque consigliabile non portarsi appresso cibarie o bevande ben in vista! In cima si gode di viste mozzafiato della città; subito dopo l’entrata al templio si trova un tridente di bronzo che nella credenza buddista simboleggia la potenza maschile, ed al suo lato una campana, a sua volta simbolo della saggezza femminile. Dietro, maestoso ed altissimo, lo stupa del più famoso e sacro tempio di Katmandhu, dalla classica forma d’imbuto rovesciato. In Nepal esistono tre tipi principali di templi: quelli a pagoda utilizzati dagli indù, quelli a forma di montagna sia per gli indù sia per i buddisti, mentre gli stupa sono puramente buddisti. Alla cima dello stupa di Swayambhunath sono appesi lunghi intrecci di bandiere di preghiera le quali, sventolando, trasmettono in aria sacri canti virtuali. La base, dipinta di bianco, simboleggia i quattro elementi (terra, fuoco, aria ed acqua), mentre i 13 anelli di rame di cui è composto il cono della cima rappresentano i passi necessari per raggiungere il nirvana, qui simboleggiato dalla punta dello stupa. Gli occhi del Buddha dipinti sulle facciate osservano la valle nella sua totalità; tra i due occhi, al di sopra delle sopracciglia, ve n’è un terzo, simbolo dei poteri chiaroveggenti del Buddha, ed il naso a forma di punto interrogativo altro non è che il numero uno nepalese (ek), simbolo d’unità. Nel monastero adiacente vi è una statua di una dea tibetana; la sua storia è a dir poco originale: si dice che la conca in cui sorge Katmandhu sia stata in passato occupata da un lago. Questa dea tibetana avrebbe tagliato con un colpo di spada un’intera collina, permettendo alle acque di defluire verso est e dare spazio a quello che poi diventerà il sito della attuale città. Sono fortunato e capito in un giorno di festa; centinaia di persone, in prevalenza tibetani, festeggiano, cantano, mangiano e giocano alle carte seduti su spessi tappeti e sotto a coloratissimi e vivaci tendoni che li riparano dai caldi raggi del sole invernale. La vista sulla città da quassù è speciale. Dentro al monastero tibetano, una decina di monaci recitano incessanti e ritmiche preghiere al suono di enormi e lungiformi strumenti a fiato e di chiassosi gong. C’è la calca all’ingresso, tutti vogliono scattare foto, ma purtroppo la mia macchina fa cilecca, si blocca l’otturatore. E come sempre mi consola il fatto che le migliori foto alla fine uno le fa con i propri occhi. All’esterno un gruppo di annoiati bimbi monaci, vestiti in maglietta gialla e tunica cremisi, gironzolano assorti e pensierosi gettando briciole alle decine di piccioni presenti; alcuni di loro sfoggiano sfarzosi orologi al polso che rovinano l’omogeneità del luogo. Mi ritengo soddisfatto della visita e me ne torno in città. È stata una bellissima giornata, culminata sfortunatamente da una terribile cena in un ristorante indiano&#8230; &#160; Per saperne di più clicca en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath (solo in inglese) Swayambhunath su Youtube: www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ o www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg (in italiano) Consulta la pagina Unesco: http://whc.unesco.org/en/list/121 (solo in inglese)</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>GIORNO 3</p>
<div id="attachment_2857" style="width: 206px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4.jpg" rel="prettyphoto[2846]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2857" class="  wp-image-2857 size-medium" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4-196x300.jpg" alt="Swayambunath" width="196" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4-196x300.jpg 196w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4-98x150.jpg 98w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath4.jpg 325w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></a><p id="caption-attachment-2857" class="wp-caption-text">Swayambunath</p></div>
<p>Dopo la solita colazione ghiotta mi incammino per una interessante passeggiata al tempio buddista di Swayambhunath, detto il tempio delle scimmie per i numerosi primati che vivono nelle sue vicinanze. Swayambhunath è uno dei simboli della città, situato in cima ad una collina due chilometri ad ovest del centro. Swayambhunath è sito Patrimonio dell’Umanita UNESCO assieme ad altri siti che comprendono la Valle di Katmandhu. La camminata risulta gradevole e mi porta dal caos dei negozi del quartiere di Thamel alle strade non asfaltate della periferia di Katmandhu. Passo attraverso un lungo ponte transitato da parecchi locali; nel letto in parte secco del fiume sottostante, varie donne stendono ad asciugare lana appena tosata e lavata.</p>
<p>L’entrata alla scalinata che porta in cima alla collina è suggestiva; un alto e coloratissimo arco precede un’enorme statua raffigurante il Buddha seduto, anch’essa multicolore. Ai lati delle mura, decine di ruote di preghiera raffiguranti l’iscrizione del mantra ‘Om Mani Padme Uhm’ vengono fatte girare in continuazione dai vari pellegrini in visita. All’interno degli edifici che delimitano il recinto della collina vi sono maestosi cilindri, anch’essi per le preghiere, alti almeno quattro metri, che al girare fanno suonare varie campane fissate al soffitto, una scena spettacolare. All’esterno, decine di devoti accendono ceri sacri e pregano in continuazione.</p>
<p>La scalinata è alquanto ripida e di ben 365 scalini; ai lati vi sono vari banchetti che vendono artigianato tibetano. Alcuni degli artigiani si possono osservare al lavoro mentre intarsiano sottili lamine di pietra con minuti scalpelli, arte che richiede pratica e molta pazienza. Ogni tanto s’incontrano templi che sfoggiano figure animali in pietre coloratissime, invasi da scimmie insolenti e dispettose; mi hanno avvertito che alcune possono pure aggredirti, ma non ho notato nessuna aggressività; è comunque consigliabile non portarsi appresso cibarie o bevande ben in vista!</p>
<p>In cima si gode di viste mozzafiato della città; subito dopo l’entrata al templio si trova un tridente di bronzo che nella credenza buddista simboleggia la potenza maschile, ed al suo lato una campana, a sua volta simbolo della saggezza femminile. Dietro, maestoso ed altissimo, lo stupa del più famoso e sacro tempio di Katmandhu, dalla classica forma d’imbuto rovesciato. In Nepal esistono tre tipi principali di templi: quelli a pagoda utilizzati dagli indù, quelli a forma di montagna sia per gli indù sia per i buddisti, mentre gli stupa sono puramente buddisti.</p>
<div id="attachment_2852" style="width: 209px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps.jpg" rel="prettyphoto[2846]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2852" class="  wp-image-2852 size-medium" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-199x300.jpg" alt="Scalinata di Swayambunath " width="199" height="300" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-199x300.jpg 199w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-99x150.jpg 99w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Swayambunath-steps.jpg 426w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a><p id="caption-attachment-2852" class="wp-caption-text">Scalinata di Swayambunath</p></div>
<p>Alla cima dello stupa di Swayambhunath sono appesi lunghi intrecci di bandiere di preghiera le quali, sventolando, trasmettono in aria sacri canti virtuali. La base, dipinta di bianco, simboleggia i quattro elementi (terra, fuoco, aria ed acqua), mentre i 13 anelli di rame di cui è composto il cono della cima rappresentano i passi necessari per raggiungere il nirvana, qui simboleggiato dalla punta dello stupa. Gli occhi del Buddha dipinti sulle facciate osservano la valle nella sua totalità; tra i due occhi, al di sopra delle sopracciglia, ve n’è un terzo, simbolo dei poteri chiaroveggenti del Buddha, ed il naso a forma di punto interrogativo altro non è che il numero uno nepalese (ek), simbolo d’unità.</p>
<p>Nel monastero adiacente vi è una statua di una dea tibetana; la sua storia è a dir poco originale: si dice che la conca in cui sorge Katmandhu sia stata in passato occupata da un lago. Questa dea tibetana avrebbe tagliato con un colpo di spada un’intera collina, permettendo alle acque di defluire verso est e dare spazio a quello che poi diventerà il sito della attuale città.</p>
<p>Sono fortunato e capito in un giorno di festa; centinaia di persone, in prevalenza tibetani, festeggiano, cantano, mangiano e giocano alle carte seduti su spessi tappeti e sotto a coloratissimi e vivaci tendoni che li riparano dai caldi raggi del sole invernale. La vista sulla città da quassù è speciale. Dentro al monastero tibetano, una decina di monaci recitano incessanti e ritmiche preghiere al suono di enormi e lungiformi strumenti a fiato e di chiassosi gong. C’è la calca all’ingresso, tutti vogliono scattare foto, ma purtroppo la mia macchina fa cilecca, si blocca l’otturatore. E come sempre mi consola il fatto che le migliori foto alla fine uno le fa con i propri occhi. All’esterno un gruppo di annoiati bimbi monaci, vestiti in maglietta gialla e tunica cremisi, gironzolano assorti e pensierosi gettando briciole alle decine di piccioni presenti; alcuni di loro sfoggiano sfarzosi orologi al polso che rovinano l’omogeneità del luogo.</p>
<p>Mi ritengo soddisfatto della visita e me ne torno in città. È stata una bellissima giornata, culminata sfortunatamente da una terribile cena in un ristorante indiano&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per saperne di più clicca <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath" target="_blank">en.wikipedia.org/wiki/Swayambhunath</a> (solo in inglese)</p>
<p>Swayambhunath su Youtube: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=7YxosrCiIbQ</a> o <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg" target="_blank">www.youtube.com/watch?v=BBf3TunX9fg</a> (in italiano)</p>
<p>Consulta la pagina Unesco: <a href="http://whc.unesco.org/en/list/121" target="_blank">http://whc.unesco.org/en/list/121</a> (solo in inglese)</p>
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		<title>Basantapur Durbar Square &#8211; Magica Kathmandu &#8211; Parte 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2013 19:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Kathmandu]]></category>
		<category><![CDATA[Nepal]]></category>
		<category><![CDATA[Basantapur Durbar Square]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>GIORNO 2 Inizio l’esplorazione dal Thamel Chowk &#8211; il mercato di Thamel &#8211; per arrivare dapprima ad una piazza chiamata Thahiti Tole, che ospita uno stupa al suo centro e un templio dall’aspetto medievale al lato, il Nateshwar Temple. Raggiungo Asan Tole, che è noto come l’incrocio più caotico della vecchia città; qui, nel mercato all’intersezione tra sei strade principali, si riuniscono dall’alba al tramonto venditori di spezie, di frutta e verdura, compratori e passanti. E non potevano di certo mancare i templi, alcuni dei quali induisti: uno piccolo, dedicato a Vishnu, uno a due piani del dio elefante Ganesh, uno a tre piani, della dea dell’abbondanza, Annapurna, la quale dà il nome ad una famosa catena montuosa himalayana tra le più alte, e uno ottagonale dedicato a Krishna. Da qui proseguo per un altro dei mercati di Kathmandu, l’Indra Chowk, centro  dei mercanti di tessuti e della vendita di pietre e braccialetti. Poco prima di arrivare alla zona storica di Durbar Square, mentre passeggio tra incasinati vicoletti dove sventolano bandiere di preghiera e dove la mucca di turno mangia i poster pubblicitari affissi alle pareti, faccio la conoscenza di un negoziante, anche lui con la puja in fronte, il quale mi insegna a giocare a Bagh Chaal, il gioco nazionale del Nepal, rassomigliante alla dama ma con protagonisti quattro tigri e 20 pecore. Lo scopo del giocatore che ha le tigri è di scavalcare, sulla scacchiera, le pecore dell’avversario e così mangiarsele. L’altro per difendersi deve a sua volta intrappolare le tigri per renderle inoffensive, bloccandone i passaggi tra la ragnatela della scacchiera. Le pedine e la scacchiera sono generalmente di bronzo e fatte a mano, e se ne trovano di diverse dimensioni. Davanti allo stupore del mio compagno di gioco, di un suo amico e di vari passanti radunati attorno al tavolo ai margini della strada, riesco astutamente a vincere due partite su tre, vuoi aiutato dalla fortuna del principiante, ma pure dovuto ad un paio d’errori del mio avversario, il quale mi fa i complimenti. Ci salutiamo e riprendo la passeggiata. Basantapur Durbar Square, sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è vasta e maestosa, e pullula di edifici che presentano un’architettura tipicamente nepalese, oltre a templi, stupas (monumenti religiosi buddisti contenenti reliquie del Buddha), gompas (monasteri buddisti) ed ogni tipo di monumento; sembrano tutti conservati in un ottimo stato, solo alcuni sono chiusi per restauro. Da menzionare il vecchio edificio attorno al quale sorge la citta, il Kastamandap, il palazzo dedicato al Dio Hanuman, i tempi dedicati alle varie divinita, il Tempio di Taleju, quello di Jagannath, il Nautale, ed un tempio in onore di Shiva. Un paio di vacche gironzolano per la piazza indisturbate; turisti e nepalesi si dividono lo spazio con i numerosi e diffusissimi risciò. Sulle scalinate del tempio più grande, mentre contemplo la magnificenza della piazza e osservo le decine di giovani e turisti che fanno foto alle bellezze circostanti, faccio la conoscenza di una delle tante guide sherpa. È molto amichevole, quest’ometto piccolo e magro che mi offre la sua esperienza per portarmi in un trekking nelle montagne, mostrandomi il suo libro di raccomandazioni scritte dai vari turisti che ha accompagnato in passato come prova della sua bravura e affidabilità. Mi da il suo numero di telefono prima di scendere le scale e sparire dietro le scalinate. Rimango seduto osservando il viavai nella piazza sottostante e ne approfitto per leggere informazioni sui vari monumenti sulla guida. La coloratissima entrata del palazzo reale in fronte, dove vivevano il Re nepalese e i membri della famiglia reale prima del massacro compiuto dal principe erede al trono qualche anno or sono, è ben custodita. Fisicamente, da militari dell’esercito nepalese ben armati, in divisa e caschetto bianco, e spiritualmente da una coppia di enormi tigri in pietra cavalcate da divinità, dovutamente dipinte con colori vivaci, le quali hanno il compito di cacciare gli spiriti malvagi. Appollaiata su una di queste sculture, una lesta scimmietta afferra veloce le noccioline offertole da un santone di passaggio. Entro nel tempio della Kumari, il Kumar Ghar, attendendo una trentina di minuti per vederne l’apparizione ma senza successo, rischiando i continui bombardamenti di sterco dei piccioni che popolano gli antichi sottotetti ed i bellissimi balconi di legno della residenza. La Kumari, ovvero ‘dea vivente’, non è altro che una giovane bambina scelta tra tante che simboleggia la purezza. Di tanto in tanto si affaccia ad una delle finestre della sua dimora; dicono che una sua apparizione può esserti di buon auspicio per anni a venire, e per questa ragione centinaia di locali tentano la sorte giornalmente con una visita nel cortile del palazzo. La Kumari rimane tale fino a quando il suo corpo non emana sangue, e dovuto a ciò le fanno condurre una vita di semi-clausura e piena di attenzioni e precauzioni per evitare che si ferisca. Inevitabilmente, sarà in ogni caso sostituita nel momento delle sue prime mestruazioni. La visita alla storica Basantapur Durbar Square mi ha notevolmente appassionato. Il variopinto mercatino al lato della piazza è ben fornito, ed ha un non so ché di antico; i venditori sono tutti tibetani che commercializzano riproduzioni di reliquie di antiche civilizzazioni himalayane. È qui che acquisto il mio bel Bagh Chaal di bronzo ad un prezzo ragionevole dopo un’interessante negoziato con uno dei simpatici venditori. Proseguo a sud di Basantapur Durbar Square fino ad arrivare alla mitica Jochne, ribattezzata Freak Street negli anni ’70 per l’afflusso degli hippy in città durante quegli anni, quando odori di incenso, bambini che giravano ruote di preghiera, locande economiche, ristoranti e negozi spirituali erano lo standard. Mi siedo in un caffè, ordino uno spuntino e osservo attorno a me; di certo Freak Street ha perso buona parte del suo genuino fascino, ma la sua storia e la sua posizione nel cuore di Kathmandu la rende una destinazione conosciuta ed apprezzata tra i turisti. Rientro in hotel e valuto un programma fuori dalla citta per i prossimi giorni&#8230; &#160; Per saperne di piu clicca http://en.wikipedia.org/wiki/Basantapur_Durbar_Square (solo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/boudhnath1-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>GIORNO 2</p>
<div id="attachment_2816" style="width: 250px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market.jpg" rel="prettyphoto[2804]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2816" class=" wp-image-2816 " alt="oggetti Tibetani a basantapur durbar square" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-300x225.jpg" width="240" height="180" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-300x225.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-600x450.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-150x112.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market-366x274.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/tibetan-items-at-durbar-square-market.jpg 720w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a><p id="caption-attachment-2816" class="wp-caption-text">oggetti Tibetani a basantapur durbar square</p></div>
<p>Inizio l’esplorazione dal Thamel Chowk &#8211; il mercato di Thamel &#8211; per arrivare dapprima ad una piazza chiamata Thahiti Tole, che ospita uno stupa al suo centro e un templio dall’aspetto medievale al lato, il Nateshwar Temple. Raggiungo Asan Tole, che è noto come l’incrocio più caotico della vecchia città; qui, nel mercato all’intersezione tra sei strade principali, si riuniscono dall’alba al tramonto venditori di spezie, di frutta e verdura, compratori e passanti. E non potevano di certo mancare i templi, alcuni dei quali induisti: uno piccolo, dedicato a Vishnu, uno a due piani del dio elefante Ganesh, uno a tre piani, della dea dell’abbondanza, Annapurna, la quale dà il nome ad una famosa catena montuosa himalayana tra le più alte, e uno ottagonale dedicato a Krishna. Da qui proseguo per un altro dei mercati di Kathmandu, l’Indra Chowk, centro  dei mercanti di tessuti e della vendita di pietre e braccialetti.</p>
<p>Poco prima di arrivare alla zona storica di Durbar Square, mentre passeggio tra incasinati vicoletti dove sventolano bandiere di preghiera e dove la mucca di turno mangia i poster pubblicitari affissi alle pareti, faccio la conoscenza di un negoziante, anche lui con la puja in fronte, il quale mi insegna a giocare a Bagh Chaal, il gioco nazionale del Nepal, rassomigliante alla dama ma con protagonisti quattro tigri e 20 pecore. Lo scopo del giocatore che ha le tigri è di scavalcare, sulla scacchiera, le pecore dell’avversario e così mangiarsele. L’altro per difendersi deve a sua volta intrappolare le tigri per renderle inoffensive, bloccandone i passaggi tra la ragnatela della scacchiera. Le pedine e la scacchiera sono generalmente di bronzo e fatte a mano, e se ne trovano di diverse dimensioni. Davanti allo stupore del mio compagno di gioco, di un suo amico e di vari passanti radunati attorno al tavolo ai margini della strada, riesco astutamente a vincere due partite su tre, vuoi aiutato dalla fortuna del principiante, ma pure dovuto ad un paio d’errori del mio avversario, il quale mi fa i complimenti. Ci salutiamo e riprendo la passeggiata.</p>
<div id="attachment_2814" style="width: 190px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple.jpg" rel="prettyphoto[2804]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2814" class=" wp-image-2814 " alt="Tempio Nateshwar " src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple-225x300.jpg" width="180" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple-225x300.jpg 225w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple-112x150.jpg 112w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple-366x488.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Nateshwar-Temple.jpg 480w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a><p id="caption-attachment-2814" class="wp-caption-text">Tempio Nateshwar</p></div>
<p>Basantapur Durbar Square, sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è vasta e maestosa, e pullula di edifici che presentano un’architettura tipicamente nepalese, oltre a templi, stupas (monumenti religiosi buddisti contenenti reliquie del Buddha), gompas (monasteri buddisti) ed ogni tipo di monumento; sembrano tutti conservati in un ottimo stato, solo alcuni sono chiusi per restauro. Da menzionare il vecchio edificio attorno al quale sorge la citta, il Kastamandap, il palazzo dedicato al Dio Hanuman, i tempi dedicati alle varie divinita, il Tempio di Taleju, quello di Jagannath, il Nautale, ed un tempio in onore di Shiva. Un paio di vacche gironzolano per la piazza indisturbate; turisti e nepalesi si dividono lo spazio con i numerosi e diffusissimi risciò.</p>
<p>Sulle scalinate del tempio più grande, mentre contemplo la magnificenza della piazza e osservo le decine di giovani e turisti che fanno foto alle bellezze circostanti, faccio la conoscenza di una delle tante guide sherpa. È molto amichevole, quest’ometto piccolo e magro che mi offre la sua esperienza per portarmi in un trekking nelle montagne, mostrandomi il suo libro di raccomandazioni scritte dai vari turisti che ha accompagnato in passato come prova della sua bravura e affidabilità. Mi da il suo numero di telefono prima di scendere le scale e sparire dietro le scalinate.</p>
<p>Rimango seduto osservando il viavai nella piazza sottostante e ne approfitto per leggere informazioni sui vari monumenti sulla guida. La coloratissima entrata del palazzo reale in fronte, dove vivevano il Re nepalese e i membri della famiglia reale prima del massacro compiuto dal principe erede al trono qualche anno or sono, è ben custodita. Fisicamente, da militari dell’esercito nepalese ben armati, in divisa e caschetto bianco, e spiritualmente da una coppia di enormi tigri in pietra cavalcate da divinità, dovutamente dipinte con colori vivaci, le quali hanno il compito di cacciare gli spiriti malvagi. Appollaiata su una di queste sculture, una lesta scimmietta afferra veloce le noccioline offertole da un santone di passaggio.</p>
<div id="attachment_2811" style="width: 167px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva.jpg" rel="prettyphoto[2804]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2811" class=" wp-image-2811 " alt="L'Autore a Kathmandu" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-196x300.jpg" width="157" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-196x300.jpg 196w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-670x1024.jpg 670w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-600x916.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-98x150.jpg 98w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-366x559.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva-770x1176.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/katmandhu-with-shiva.jpg 773w" sizes="(max-width: 157px) 100vw, 157px" /></a><p id="caption-attachment-2811" class="wp-caption-text">L&#8217;Autore a Kathmandu</p></div>
<p>Entro nel tempio della Kumari, il Kumar Ghar, attendendo una trentina di minuti per vederne l’apparizione ma senza successo, rischiando i continui bombardamenti di sterco dei piccioni che popolano gli antichi sottotetti ed i bellissimi balconi di legno della residenza. La Kumari, ovvero ‘dea vivente’, non è altro che una giovane bambina scelta tra tante che simboleggia la purezza. Di tanto in tanto si affaccia ad una delle finestre della sua dimora; dicono che una sua apparizione può esserti di buon auspicio per anni a venire, e per questa ragione centinaia di locali tentano la sorte giornalmente con una visita nel cortile del palazzo. La Kumari rimane tale fino a quando il suo corpo non emana sangue, e dovuto a ciò le fanno condurre una vita di semi-clausura e piena di attenzioni e precauzioni per evitare che si ferisca. Inevitabilmente, sarà in ogni caso sostituita nel momento delle sue prime mestruazioni.</p>
<p>La visita alla storica Basantapur Durbar Square mi ha notevolmente appassionato. Il variopinto mercatino al lato della piazza è ben fornito, ed ha un non so ché di antico; i venditori sono tutti tibetani che commercializzano riproduzioni di reliquie di antiche civilizzazioni himalayane. È qui che acquisto il mio bel Bagh Chaal di bronzo ad un prezzo ragionevole dopo un’interessante negoziato con uno dei simpatici venditori.</p>
<p>Proseguo a sud di Basantapur Durbar Square fino ad arrivare alla mitica Jochne, ribattezzata Freak Street negli anni ’70 per l’afflusso degli hippy in città durante quegli anni, quando odori di incenso, bambini che giravano ruote di preghiera, locande economiche, ristoranti e negozi spirituali erano lo standard. Mi siedo in un caffè, ordino uno spuntino e osservo attorno a me; di certo Freak Street ha perso buona parte del suo genuino fascino, ma la sua storia e la sua posizione nel cuore di Kathmandu la rende una destinazione conosciuta ed apprezzata tra i turisti.</p>
<p>Rientro in hotel e valuto un programma fuori dalla citta per i prossimi giorni&#8230;</p>
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<p>Per saperne di piu clicca <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Basantapur_Durbar_Square">http://en.wikipedia.org/wiki/Basantapur_Durbar_Square</a> (solo in inglese)</p>
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