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	<title>isola Archives - Asian Itinerary</title>
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	<description>Travel, Holiday, Adventure</description>
	<lastBuildDate>Wed, 19 Nov 2025 16:37:39 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Koh Libong: fra dugonghi e caucciù.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pluto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 16:13:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Koh Libong]]></category>
		<category><![CDATA[Thailandia]]></category>
		<category><![CDATA[Trang]]></category>
		<category><![CDATA[isola]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-24x24.jpg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-48x48.jpg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-96x96.jpg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Era un po’ di tempo che volevo andare a visitarla e, finalmente, alla fine ho aggiunto un’altra delle poche tessere che mancavano per completare il mio mosaico Thailandia: sono stato finalmente a visitare l’isola di Libong. Libong è una delle tante isole che spuntano qua e la nella parte meridionale del Mare delle Andamane, a sud di Krabi per intenderci, e la scoperta casuale in rete di un bell’albergo, alcune isole belle e poco conosciute nelle vicinanze e la possibilità concreta di vedere i dugonghi avevano risvegliato la mia curiosità personale e professionale: si, perché essendo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da raccontare e di nuove destinazioni e sentieri poco battuti da proporre, in modo particolare lungo un percorso marino che conduce da Koh Lipe, quasi al confine con la Malesia, addirittura fino all’iconica Phuket, ci siamo chiesti se Koh Libong, questa isola su cui sono inciampato quasi per caso, con le sue piantagioni della gomma e i suoi dugonghi con cui giocare a nascondino, avrebbe potuto effettivamente essere una località di mare sufficientemente interessante da proporre. A questo punto ho due scelte: la prima è tenervi in sospeso e svelare la mia risposta alla fine, mentre la seconda è quella di dirvi subito che si, a mio modesto parere l’isola di Libong è una destinazione che può essere proposta senza alcun dubbio. È facilmente raggiungibile sia via mare che via terra, ha almeno un albergo di 4 stelle, che si affaccia direttamente sulla spiaggia, dove si può passare un periodo di relax assoluto, è ad una distanza relativamente breve da alcune isole nei dintorni che ben pochi conoscono e che invece meritano una visita e la gente che abbiamo incontrato, per concludere, è apparsa ospitale e sorridente. Ma andiamo per ordine. L’isola di Libong è l’isola più grande della provincia di Trang, confinante con la nostra provincia di Krabi dalla quale siamo partiti. Da lì, quindi, abbiamo raggiunto in macchina una località chiamata Hat Yao, che significa “Spiaggia Lunga”, da dove ci siamo imbarcati su una “long Tail boat” che in una ventina di minuti è entrata in un canale ed è approdata nel porticciolo dell’isola. L’isola è anche raggiungibile direttamente via mare. È infatti collegata a sud con Koh Lipe e a nord con Koh Mook, e da lì fino a Phuket, tramite servizi di motoscafi giornalieri gestiti da operatori varii. Al nostro arrivo abbiamo subito trovato un mezzo per raggiungere la nostra meta, l’Andalay Beach Resort, grazie ad una giovane donna velata che ci ha proposto il trasferimento in tuk tuk fino alla nostra destinazione: circa 8 chilometri, dall’altro lato dell’isola. La ragazza ci ha fatto subito un’ottima impressione e, benché non parlasse inglese, ha dato ad Alice, mia moglie e partner, informazioni dettagliate in un thailandese molto pulito e non macchiato dal dialetto meridionale. Così abbiamo saputo che Koh Libong è un’isola con una popolazione a prevalenza musulmana e con una minoranza di circa il 2% di Buddisti, questi ultimi per lo più immigrati per ragioni varie; che l’economia si basa sopratutto sulla coltivazione degli alberi della gomma e non come si potrebbe pensare trattandosi di un’isola, sulla pesca e, per concludere, quello che è stata forse la cosa più curiosa: con il turismo in crescita gli uomini si dedicano per lo più a fare i barcaioli, mentre le donne sono guidatrici di tuk tuk e se dovessi giudicarle tutte dalla nostra accompagnatrice devo anche ammettere che lo fanno bene e con la giusta dose di prudenza. Ci muoviamo quindi a velocità di crociera verso l’albergo che vogliamo visitare, ed effettivamente la strada costeggia boschi di alberi della gomma, coperti e allineati come un sol albero e riconoscibili dalla ferita sulla corteccia e dal canaletto di legno che guida lentamente il lattice dentro gusci di noci di cocco tagliate a concolina. Qua e la lungo il percorso, capre, galli e galline che attraversano la strada inconsapevoli o sprezzanti del pericolo che corrono e qualche varano, anche lui privo di alcun tipo di educazione stradale. Evitiamo uno di questi lucertoloni, grazie all’abilità della nostra conduttrice e continuiamo il nostro percorso ora costeggiando qualche boschetto ora attraversando qualche villaggio dove si intravede la crescita turistica e dove si vedono qua e la insegne di caffè  e di “home stay”. Fra foto, video e il suono del chiacchiericcio in Thai tra Alice e la nostra autista, nascosta tutto il tempo oltre che dal suo velo anche da una mascherina anti covid, e che ho scoperto poi che si chiamava Cartoon, arriviamo alla nostra destinazione. Rincontreremo nuovamente la ragazza al termine della nostra visita all’hotel per uno sguardo più approfondito nell’isola, sperando magari di vedere qualche dugongo. L’Andalay Beach Resort ci fa una buona impressione fin dall’arrivo, tanto più che dopo i convenevoli di rito con la persona addetta a mostrarci l’hotel, la prima cosa fatta è stato un eccellente pranzo nell’unico ristorante che affacciava sul mare. L’hotel ha riaperto i battenti ad ottobre scorso, dopo che come ci è stato detto è stato chiuso per quasi due anni e, in realtà non sembra aver sofferto particolarmente per il lungo periodo di chiusura, anzi l’arredamento in legno pregiato nelle camere e in molte altre parti della sua struttura, sembra avere resistito molto bene o, forse, è stato ben mantenuto da chi ne aveva responsabilità. Ma non è questa la sede per parlare di dettagli tecnici su questa struttura alberghiera. Vi basti sapere che l’Andalay Beach Resort si affaccia su una spiaggia di sabbia molto chiara, che propone diverse tipologie di camere, tutte in legno, come già detto, tutte sufficientemente spaziose e gradevolmente arredate, che si è mangiato bene e che ha uno staff  che ci è sembrato professionale e con un buon inglese. Cosa non da poco, infine, sempre riguardo allo staff, è che proviene per un buon 80% dalla popolazione locale. Il resto della giornata è  stato un girovagare qua e la fra boschetti che ci hanno condotto a qualche spiaggia e punti di osservazione da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-24x24.jpg 24w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-48x48.jpg 48w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-96x96.jpg 96w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09337-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>Era un po’ di tempo che volevo andare a visitarla e, finalmente, alla fine ho aggiunto un’altra delle poche tessere che mancavano per completare il mio mosaico <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/"><strong>Thailandia</strong></a>: sono stato finalmente a visitare <strong>l’isola di <a href="https://asianitinerary.com/it/category/koh-libong/">Libong</a></strong>.</p>
<p><strong>Libong </strong>è una delle tante isole che spuntano qua e la nella parte meridionale del <strong>Mare delle <a href="https://asianitinerary.com/it//?s=Andamane&amp;submit=">Andamane</a></strong>, a sud di <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/krabi-thailandia/"><strong>Krabi</strong></a> per intenderci, e la scoperta casuale in rete di un bell’albergo, alcune isole belle e poco conosciute nelle vicinanze e la possibilità concreta di vedere i dugonghi avevano risvegliato la mia curiosità personale e professionale: si, perché essendo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da raccontare e di nuove destinazioni e sentieri poco battuti da proporre, in modo particolare lungo un percorso marino che conduce da <strong>Koh Lipe</strong>, quasi al confine con la Malesia, addirittura fino all’iconica <a href="https://asianitinerary.com/it/category/thailandia/phuket-thailandia/"><strong>Phuket</strong></a>, ci siamo chiesti se <strong>Koh Libong</strong>, questa isola su cui sono inciampato quasi per caso, con le sue piantagioni della gomma e i suoi dugonghi con cui giocare a nascondino, avrebbe potuto effettivamente essere una località di mare sufficientemente interessante da proporre.</p>
<div id="attachment_69594" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-300x200.jpg" rel="prettyphoto[69603]"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-69594" class="wp-image-69594 size-medium" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-300x200.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-768x512.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-600x400.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-150x100.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-369x246.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-770x514.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-285x190.jpg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01696.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-69594" class="wp-caption-text">Koh Libong Thailandia</p></div>
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<p>A questo punto ho due scelte: la prima è tenervi in sospeso e svelare la mia risposta alla fine, mentre la seconda è quella di dirvi subito che si, a mio modesto parere l’isola di <strong>Libong</strong> è una destinazione che può essere proposta senza alcun dubbio. È facilmente raggiungibile sia via mare che via terra, ha almeno un albergo di 4 stelle, che si affaccia direttamente sulla spiaggia, dove si può passare un periodo di relax assoluto, è ad una distanza relativamente breve da alcune isole nei dintorni che ben pochi conoscono e che invece meritano una visita e la gente che abbiamo incontrato, per concludere, è apparsa ospitale e sorridente.</p>
<p>Ma andiamo per ordine.</p>
<div id="attachment_69600" style="width: 268px" class="wp-caption alignright"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09350-200x300.jpg" rel="prettyphoto[69603]"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-69600" class="wp-image-69600" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09350-200x300.jpg" alt="" width="258" height="387" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09350-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09350-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09350-369x554.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09350.jpg 533w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></a><p id="caption-attachment-69600" class="wp-caption-text">Pesci ad essicare al sole</p></div>
<p>L’isola di <strong>Libong</strong> è l’isola più grande della provincia di <strong>Trang</strong>, confinante con la nostra provincia di <strong>Krabi</strong> dalla quale siamo partiti. Da lì, quindi, abbiamo raggiunto in macchina una località chiamata <strong>Hat Yao</strong>, che significa “<em>Spiaggia Lunga</em>”, da dove ci siamo imbarcati su una “<em>long Tail boat</em>” che in una ventina di minuti è entrata in un canale ed è approdata nel porticciolo dell’isola.</p>
<p>L’isola è anche raggiungibile direttamente via mare. È infatti collegata a sud con <strong>Koh Lipe</strong> e a nord con <strong>Koh Mook</strong>, e da lì fino a <strong>Phuket</strong>, tramite servizi di motoscafi giornalieri gestiti da operatori varii.</p>
<p>Al nostro arrivo abbiamo subito trovato un mezzo per raggiungere la nostra meta, <strong>l’Andalay Beach Resort</strong>, grazie ad una giovane donna velata che ci ha proposto il trasferimento in <em>tuk tuk</em> fino alla nostra destinazione: circa 8 chilometri, dall’altro lato dell’isola. La ragazza ci ha fatto subito un’ottima impressione e, benché non parlasse inglese, ha dato ad Alice, mia moglie e partner, informazioni dettagliate in un thailandese molto pulito e non macchiato dal dialetto meridionale. Così abbiamo saputo che <strong>Koh Libong</strong> è un’isola con una popolazione a prevalenza musulmana e con una minoranza di circa il 2% di Buddisti, questi ultimi per lo più immigrati per ragioni varie; che l’economia si basa sopratutto sulla coltivazione degli alberi della gomma e non come si potrebbe pensare trattandosi di un’isola, sulla pesca e, per concludere, quello che è stata forse la cosa più curiosa: con il turismo in crescita gli uomini si dedicano per lo più a fare i barcaioli, mentre le donne sono guidatrici di <em>tuk tuk</em> e se dovessi giudicarle tutte dalla nostra accompagnatrice devo anche ammettere che lo fanno bene e con la giusta dose di prudenza.</p>
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<div id="attachment_69597" style="width: 252px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09322-200x300.jpg" rel="prettyphoto[69603]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-69597" class="wp-image-69597 " src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09322-200x300.jpg" alt="" width="242" height="363" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09322-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09322-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09322-369x554.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09322.jpg 533w" sizes="(max-width: 242px) 100vw, 242px" /></a><p id="caption-attachment-69597" class="wp-caption-text">Donne locali di Koh Libong Thailandia</p></div>
<p>Ci muoviamo quindi a velocità di crociera verso l’albergo che vogliamo visitare, ed effettivamente la strada costeggia boschi di alberi della gomma, coperti e allineati come un sol albero e riconoscibili dalla ferita sulla corteccia e dal canaletto di legno che guida lentamente il lattice dentro gusci di noci di cocco tagliate a concolina.</p>
<p>Qua e la lungo il percorso, capre, galli e galline che attraversano la strada inconsapevoli o sprezzanti del pericolo che corrono e qualche varano, anche lui privo di alcun tipo di educazione stradale.</p>
<p>Evitiamo uno di questi lucertoloni, grazie all’abilità della nostra conduttrice e continuiamo il nostro percorso ora costeggiando qualche boschetto ora attraversando qualche villaggio dove si intravede la crescita turistica e dove si vedono qua e la insegne di caffè  e di “<em>home stay</em>”.</p>
<p>Fra foto, video e il suono del chiacchiericcio in Thai tra Alice e la nostra autista, nascosta tutto il tempo oltre che dal suo velo anche da una mascherina anti covid, e che ho scoperto poi che si chiamava Cartoon, arriviamo alla nostra destinazione. Rincontreremo nuovamente la ragazza al termine della nostra visita all’hotel per uno sguardo più approfondito nell’isola, sperando magari di vedere qualche dugongo.</p>
<p>L’<strong>Andalay Beach Resort</strong> ci fa una buona impressione fin dall’arrivo, tanto più che dopo i convenevoli di rito con la persona addetta a mostrarci l’hotel, la prima cosa fatta è stato un eccellente pranzo nell’unico ristorante che affacciava sul mare.</p>
<p><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-300x200.jpg" rel="prettyphoto[69603]"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-69595 alignright" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-300x200.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-768x512.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-600x400.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-150x100.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-369x246.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-770x514.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-285x190.jpg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC01715.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L’hotel ha riaperto i battenti ad ottobre scorso, dopo che come ci è stato detto è stato chiuso per quasi due anni e, in realtà non sembra aver sofferto particolarmente per il lungo periodo di chiusura, anzi l’arredamento in legno pregiato nelle camere e in molte altre parti della sua struttura, sembra avere resistito molto bene o, forse, è stato ben mantenuto da chi ne aveva responsabilità.</p>
<p>Ma non è questa la sede per parlare di dettagli tecnici su questa struttura alberghiera. Vi basti sapere che l’<strong>Andalay Beach Resort</strong> si affaccia su una spiaggia di sabbia molto chiara, che propone diverse tipologie di camere, tutte in legno, come già detto, tutte sufficientemente spaziose e gradevolmente arredate, che si è mangiato bene e che ha uno staff  che ci è sembrato professionale e con un buon inglese. Cosa non da poco, infine, sempre riguardo allo staff, è che proviene per un buon 80% dalla popolazione locale.</p>
<p><a href="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-300x200.jpg" rel="prettyphoto[69603]"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-69599" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-300x200.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-768x512.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-600x400.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-150x100.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-369x246.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-770x514.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-285x190.jpg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09345.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il resto della giornata è  stato un girovagare qua e la fra boschetti che ci hanno condotto a qualche spiaggia e punti di osservazione da dove, con un pizzico di fortuna, avremmo forse potuto vedere qualche dugongo che ha invece ritenuto più opportuno non mettersi in mostra.</p>
<p>I nostri tentativi, sia da una terrazza che affacciava sul mare, sia da una torre, posizionata alla fine di un molo da dove la vista poteva spaziare sui pascoli marini dove i dugonghi sono soliti fermarsi a mangiare, non ha avuto alcun successo.</p>
<div id="attachment_69596" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-69596" class="wp-image-69596 size-medium" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313-300x200.jpg 300w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313-768x512.jpg 768w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313-600x400.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313-150x100.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313-369x246.jpg 369w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313-770x514.jpg 770w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313-285x190.jpg 285w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313-236x156.jpg 236w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2025/11/DSC09313.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-69596" class="wp-caption-text">Koh Libong isola Thailandia</p></div>
<p>Poco male, la giornata è  stata senza dubbio gradevole e l’isola di <strong>Libong</strong> ha confermate quelle che erano le nostre aspettative proponendosi come una destinazione sostenibile dove la gente mantiene una certa consapevolezza del fatto che la salvaguardia dell’ambiente che la circonda, oltre a creare profitto attraverso un turismo intelligente, consente di continuare a vivere come hanno vissuto da generazioni e, nei limiti del possibile, senza accettare compromessi e noi stessi, cercheremo di cooperare con gli isolani, proponendo al nostro pubblico quest’isola con una certa parsimonia.</p>
<p>In quanto a noi, ancora una crepe in un piccolo locale del villaggio principale e poi via, verso un’altra long tail boat, la nostra macchina ed il rientro a casa.</p>
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			</item>
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		<title>Bali &#8211; Percorso in un’isola da vacanze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2014 18:22:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bali]]></category>
		<category><![CDATA[Indonesia]]></category>
		<category><![CDATA[isola]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Travel tale]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/IMG_3960-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/IMG_3960-1-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/IMG_3960-1-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/IMG_3960-1-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Bali, l’isola da vacanze per antonomasia, mi ha accolto bene sin dall’arrivo sulla sua superfice: all’aereoporto Ngua Rai sono subito rimasto impressionato dalla ricchezza dell&#8217;arte balinese esposta nel complesso aereoportuale. La vacanza iniziò su di un taxi locale in direzione Ubud, sulle colline. Il centro di Denpasar, la capitale dell’isola, è a soli 30 minuti di auto e facilmente raggiungibile. In città ci fermammo a mangiare qualcosa in un ristorante locale. Il cibo Balinese è semplice e gustoso, e per chi non lo conosce o non è familiare con la cucina balinese, niente panico: dappertutto ci sono fast food e ristoranti internazionali. Una volta raggiunta la nostra destinazione, Ubud, ci sistemammo nella camera d’albergo per la notte. Il giorno dopo lo dedicammo alle visite ai tempi. Mi alzai molto presto per raggiungere il Tempio Besakih, che si trova sulle pendici del vulcano più alto di Bali, il Monte Agung Kunung, un colosso ancora attivo. Durante il tragitto, il minivan raggiunse il paese di Kintamani e fece un detour per visitare il Lago Batur, il più grande dei laghi vulcanici presenti sull&#8217;isola. Al tempio, affittai un sarong e mi cambiai per mescolarmi meglio con la gente del posto e per rispetto della cultura balinese. Besakih incorpora complessivamente 30 piccoli templi. Il tempio principale è fatto di pietre scolpite, con un tetto di foglie di palma nera. Ci volle poi un&#8217;ora per raggiungere la nostra prossima destinazione: Tanalot. Le strade di Bali sono molto strette e sembrava che tutte le auto fossero dirette allo stesso posto; il traffico in alcuni punti risultava davvero fastidioso. Il tempio di Tanalot è arroccato in gran parte su uno sperone roccioso che negli orari di alta marea viene completamente circondato dall’acqua dell’Oceano Indiano. Raggiungere il tempio a piedi è perciò possibile solo quando la marea è bassa. L’area sottostante il roccione è sede di una piccola grotta all&#8217;interno della quale vivono due serpenti considerati sacri, visto che i balinesi credono che siano lì per proteggere la struttura. Grazie anche ad una sorgente che sgorga dal sottosuolo, Tanalot assomiglia più ad un tabellone dipinto che a qualcosa di reale. Il tempio di Tanalot si presta a dei tramonti spettacolari: l&#8217;atmosfera è davvero magica durante gli ultimi minuti di luce del giorno, e l’effetto può essere paragonato a quello sperimentato a Laem Promthep, a Phuket. Arrivammo al momento giusto; i colori erano incredibili e donavano un&#8217;aura speciale ad uno scenario già di per sé straordinario. La cena fu un&#8217;esperienza in sé. I numerosi ristoranti che occupano i due chilometri della spiaggia di Jimbaran servono pesce e frutti di mare freschi su tavoli situati proprio sulla spiaggia, per godere di una sensazionale brezza marina mentre vari musicisti si spostano da un tavolo all&#8217;altro e creano un&#8217;atmosfera romantica. Le ultime ore del giorno le passammo lungo la Legian Road, dove vissi l&#8217;atmosfera notturna di Bali: un posto ambito dai visitatori stranieri, con ristoranti, pub, negozi di souvenir, prodotti di marca e rilassanti centri massaggi e benessere. Il secondo giorno mi misi in mano ad una guida locale per una gita nei dintorni di Ubud, un luogo pittoresco che ha una strada intera lunga chilometri piena di negozi di souvenir balinesi, negozi d&#8217;arte, ristoranti e musei. Sullo sfondo, campi di riso terrazzati e alte colline tipiche della contea di Ubud. Da qui, procedemmo fino ad arrivare a Kintamani e poi alla vicina Tampaksiring, la fonte sacra; i balinesi credono infatti che gli Dei aiutino i malati e gli sfortunati che si fanno il bagno in questa sorgente ad allontanare disgrazie e malattie. Ci misimo ben più di tre ore di guida lungo curve strade fiancheggiate da forti pendenze per arrivare a Lovina, avamposto turistico nel nord di Bali. Il viaggio mi ha fatto ricordare il tragitto da Chiang Mai a Mae Hon Son, nel nord della Thailandia. Arrivammo a Lovina che era già buio e ne approfittammo per andare a letto presto. La mattina dopo, quella dell&#8217;ultimo giorno della vacanza, mi svegliai alle 5:30 per unirmi ad un giro in barca per osservare i delfini. Ci vollero solo 10 minuti per avvistarli lungo la barriera corallina: si lanciavano fuori dall&#8217;acqua facendo salti fantastici. È stata un&#8217;esperienza a dir poco emozionante. Più tardi trascorsi un paio d&#8217;ore sulla spiaggia di Lovina, ammirando la sua distesa di 8 chilometri di sabbia nera provienente dalla lava vulcanica; uno spettacolo unico. Ma aimè la mattina dopo arrivò e con lei il momento di raggiungere l&#8217;aeroporto per il nostro volo di ritorno. Quei pochi giorni passarono così in fretta che mi sentii quasi costretto a ritornare a Bali, l’isola magica. E detto fatto ci tornai; recentemente ci ho pure vissuto per ben 4 mesi!</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/IMG_3960-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/IMG_3960-1-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/IMG_3960-1-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/IMG_3960-1-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>Bali, l’isola da vacanze per antonomasia, mi ha accolto bene sin dall’arrivo sulla sua superfice: all’aereoporto Ngua Rai sono subito rimasto impressionato dalla ricchezza dell&#8217;arte balinese esposta nel complesso aereoportuale. La vacanza iniziò su di un taxi locale in direzione Ubud, sulle colline. Il centro di Denpasar, la capitale dell’isola, è a soli 30 minuti di auto e facilmente raggiungibile. In città ci fermammo a mangiare qualcosa in un ristorante locale. Il cibo Balinese è semplice e gustoso, e per chi non lo conosce o non è familiare con la cucina balinese, niente panico: dappertutto ci sono fast food e ristoranti internazionali. Una volta raggiunta la nostra destinazione, Ubud, ci sistemammo nella camera d’albergo per la notte.</p>
<p>Il giorno dopo lo dedicammo alle visite ai tempi. Mi alzai molto presto per raggiungere il Tempio Besakih, che si trova sulle pendici del vulcano più alto di Bali, il Monte Agung Kunung, un colosso ancora attivo. Durante il tragitto, il minivan raggiunse il paese di Kintamani e fece un detour per visitare il Lago Batur, il più grande dei laghi vulcanici presenti sull&#8217;isola. Al tempio, affittai un sarong e mi cambiai per mescolarmi meglio con la gente del posto e per rispetto della cultura balinese. Besakih incorpora complessivamente 30 piccoli templi. Il tempio principale è fatto di pietre scolpite, con un tetto di foglie di palma nera.</p>
<p>Ci volle poi un&#8217;ora per raggiungere la nostra prossima destinazione: Tanalot. Le strade di Bali sono molto strette e sembrava che tutte le auto fossero dirette allo stesso posto; il traffico in alcuni punti risultava davvero fastidioso. Il tempio di Tanalot è arroccato in gran parte su uno sperone roccioso che negli orari di alta marea viene completamente circondato dall’acqua dell’Oceano Indiano. Raggiungere il tempio a piedi è perciò possibile solo quando la marea è bassa. L’area sottostante il roccione è sede di una piccola grotta all&#8217;interno della quale vivono due serpenti considerati sacri, visto che i balinesi credono che siano lì per proteggere la struttura. Grazie anche ad una sorgente che sgorga dal sottosuolo, Tanalot assomiglia più ad un tabellone dipinto che a qualcosa di reale. Il tempio di Tanalot si presta a dei tramonti spettacolari: l&#8217;atmosfera è davvero magica durante gli ultimi minuti di luce del giorno, e l’effetto può essere paragonato a quello sperimentato a Laem Promthep, a Phuket. Arrivammo al momento giusto; i colori erano incredibili e donavano un&#8217;aura speciale ad uno scenario già di per sé straordinario.</p>
<p>La cena fu un&#8217;esperienza in sé. I numerosi ristoranti che occupano i due chilometri della spiaggia di Jimbaran servono pesce e frutti di mare freschi su tavoli situati proprio sulla spiaggia, per godere di una sensazionale brezza marina mentre vari musicisti si spostano da un tavolo all&#8217;altro e creano un&#8217;atmosfera romantica. Le ultime ore del giorno le passammo lungo la Legian Road, dove vissi l&#8217;atmosfera notturna di Bali: un posto ambito dai visitatori stranieri, con ristoranti, pub, negozi di souvenir, prodotti di marca e rilassanti centri massaggi e benessere.</p>
<p>Il secondo giorno mi misi in mano ad una guida locale per una gita nei dintorni di Ubud, un luogo pittoresco che ha una strada intera lunga chilometri piena di negozi di souvenir balinesi, negozi d&#8217;arte, ristoranti e musei. Sullo sfondo, campi di riso terrazzati e alte colline tipiche della contea di Ubud. Da qui, procedemmo fino ad arrivare a Kintamani e poi alla vicina Tampaksiring, la fonte sacra; i balinesi credono infatti che gli Dei aiutino i malati e gli sfortunati che si fanno il bagno in questa sorgente ad allontanare disgrazie e malattie.</p>
<p>Ci misimo ben più di tre ore di guida lungo curve strade fiancheggiate da forti pendenze per arrivare a Lovina, avamposto turistico nel nord di Bali. Il viaggio mi ha fatto ricordare il tragitto da Chiang Mai a Mae Hon Son, nel nord della Thailandia. Arrivammo a Lovina che era già buio e ne approfittammo per andare a letto presto.</p>
<p>La mattina dopo, quella dell&#8217;ultimo giorno della vacanza, mi svegliai alle 5:30 per unirmi ad un giro in barca per osservare i delfini. Ci vollero solo 10 minuti per avvistarli lungo la barriera corallina: si lanciavano fuori dall&#8217;acqua facendo salti fantastici. È stata un&#8217;esperienza a dir poco emozionante. Più tardi trascorsi un paio d&#8217;ore sulla spiaggia di Lovina, ammirando la sua distesa di 8 chilometri di sabbia nera provienente dalla lava vulcanica; uno spettacolo unico.</p>
<p>Ma aimè la mattina dopo arrivò e con lei il momento di raggiungere l&#8217;aeroporto per il nostro volo di ritorno. Quei pochi giorni passarono così in fretta che mi sentii quasi costretto a ritornare a Bali, l’isola magica. E detto fatto ci tornai; recentemente ci ho pure vissuto per ben 4 mesi!</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/bali-percorso-in-unisola-da-vacanze/">Bali &#8211; Percorso in un’isola da vacanze</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
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