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	<title>Inle Archives - Asian Itinerary</title>
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	<description>Travel, Holiday, Adventure</description>
	<lastBuildDate>Sat, 26 Oct 2013 19:52:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>VIAGGIO AD INLE LAKE &#8211; IN AUTOSTOP &#8211; PARTE 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Oct 2013 19:40:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inle]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Autostop]]></category>
		<category><![CDATA[Lago Inle]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-women-monks-breakfast-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-women-monks-breakfast-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-women-monks-breakfast-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-women-monks-breakfast-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Oggi lascio che la provvidenza ed il caso mi portino con sé, come spesso faccio del resto. Riempio lo zainetto con frutta e snacks acquistati al mercato e m’incammino verso il lontano villaggio di Inthein, nella zona sud-occidentale del lago, sperando di arrivarci visto che le strade segnate dalla mappa non sono poi molto chiare. Dopo soli 10 minuti di cammino tra pacifiche strade di campagna, alzo la mano per fare autostop e fermo un giovane su di un motorino che ha visto tempi migliori; accetta senza fare storie di darmi un passaggio e mi porta fino alle sorgenti calde dove siamo stati ieri. Da qui mi incammino di nuovo; il lago e le campagne alla mia sinistra, le montagne sormontate da nubi bianche alla mia destra. Dopo soli 5 minuti di passeggiata durante la quale assorbo le bellezze circostanti, un altro giovane in motorino si ferma senza nemmeno che io alzi la mano. Il suo inglese è scarso, ma ci capiamo e mi invita a salire sul suo mezzo semi-nuovo, del quale sembra andare fierissimo. È ben vestito e continua a girarsi verso di me e a parlare mentre guida; la motoretta solleva un polverone tremendo che mi entra in gola, e non capisco nulla di quello che mi dice. Quando capisce che che la mia intenzione è di arrivare a Inthein, ferma la moto e scoppia in una risata non offensiva. Mi fa capire che ci sono almeno altri 15 chilometri di strada sterrata polverosa e senza trasporti pubblici. Gli dico che non fa nulla, e gli faccio cenno di proseguire; passiamo il villaggio di Kaung Daing e arriviamo infine al suo paese, Lin Kin. Si ferma al bivio con la strada principale dove scendo e lo ringrazio. Mi guarda smarrito, è dispiaciuto che io non lo segua fino al suo villaggio, dove avrei conosciuto la sua famiglia, o che non accetti il suo consiglio di non proseguire. Mi guarda allontanarmi senza muoversi dal punto dove si è fermato, finché non lo perdo di vista. Arrivo in prossimità di un hotel e noto un furgone che sta scaricando mercanzia per il ristorante. Entro nel locale e cerco di spiegarmi con l’autista e col titolare. Risulta che il camion va proprio a Inthein a consegnare cibarie e bevande! Entrambi parlottano un po’ e scuotono la testa. Da un lato vorrebbero aiutarmi, ma da quanto ho inteso, il giovane non vuole prendersi la responsabilità di portare con sé uno straniero. In più, mi spiega il titolare del ristorante in un inglese appena accettabile, il cielo minaccia pioggia e se dovesse piovere, questa strada si infangherebbe in tal modo che per il ragazzo risulterebbe impossibile rientrare col pesante mezzo, e io ne rimarrei bloccato con lui, cosa che al ragazzo non va a genio. Capisco e non voglio metterli in imbarazzo più di quanto ho già fatto. Esco ad osservare il cielo: grossi e minacciosi nuvoloni neri si avvicinano da tutte le direzioni. Decido mio malgrado, vista anche l’ora, di rinunciare alla missione, e torno sui miei passi. Tornato a Lin Kin, mi siedo in una casa da té e mi rilasso bevendo Le Peyé (nome che i locali danno al té nero) mentre socializzo con i proprietari e tutta la loro famiglia che mi osserva curiosa. Sulla strada, un ragazzino passa davanti al mio tavolo a cavallo di un bufalo dalle grandi corna e dall’enorme pene penzolante. Il bimbetto avrà sì e no 10 anni e ha già l’aria del contadino adulto, con le sue infradito, un cappello più grande della sua testa e a tracolla il tradizionale marsupio birmano. Non si sa bene chi di noi due guardi l’altro con più curiosità. Tutto intorno, scorci di vita contadina: campi coltivati, colline coltivate a piante da frutta, baracche ordinate fatte di bambù e col tetto in lamiera. Di fronte alla casa da té scorgo l’entrata ad arco di un tempio buddista. Pago il té, saluto la simpatica famiglia e attraverso la strada. Nel cortile del tempio intrattengo famiglie di una tribù dai vestiti e copricapi particolari e variopinti, facendo foto ai bambini e mostrandogliele nel quadrante della Canon: sono esterefatti. Peccato non abbia con me una Polaroid per potergliene stampare una. Più in là, un gruppo di giovani monaci in tunica arancione gioca animatamente facendo ruotare con l’aiuto di una corda trottole rudimentali scolpite nel legno. Al mio tentativo di scattare una foto del campo giochi, mollano il tutto e si dileguano frettolosi, con aria preoccupata; alcuni, i più piccoli in particolare, si nascondono dentro gli edifici del tempio e si rifiutano di uscire, le loro espressioni spaventate. I piu grandicelli invece tornano fuori da dietro un’enorme tronco di un gigantesco albero dove si erano rifugiati, mi guardano con poca fiducia e si rimettono a giocare, ma non appena faccio cenno a portare la Canon all’occhio per scattare una foto, via che si dileguano di nuovo. No pictures, bofonchia uno di loro in inglese. Rispetto il loro volere e mi porto all’interno del tempio, dove c’è chi mangia, chi prega e chi beve té. Faccio amicizia con qualche personaggio tra i più propensi a socializzare, scatto qualche foto a loro ed ad alcuni monaci adolescenti e me ne torno sulla strada principale intenzionato a rientrare per evitare l’acquazzone in arrivo. Fare l’autostop mi piace. Un altro giovane dall’inglese inesistente mi porta fino all’intersezione per Nyaungshwe, e dopo pochi minuti si ferma ad assistermi un uomo sovrappeso su di una sgangherata moto. Non sono molto convinto di questo passaggio, ma le nuvole sono sempre piu vicine e so che pioverà, è questione di tempo. Salgo e si parte; devo tenere le gambe a penzoloni per l’assenza di pedaline, impresa ardua lungo un tragitto dove il ciccione fa una media dei 10 all’ora e sembra voler centrare tutte le buche esistenti. Ha un aria beata e sorridente, come un enorme Buddha dei giorni nostri. Arriviamo a Nyaungshwe sani e salvi, e come di consueto, lo ringrazio e lui riparte soddisfatto di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-women-monks-breakfast-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-women-monks-breakfast-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-women-monks-breakfast-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-women-monks-breakfast-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><div id="attachment_3221" style="width: 170px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-boy-buffalo.jpg" rel="prettyphoto[3217]"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3221" class=" wp-image-3221 " alt="Autostop" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-boy-buffalo-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-boy-buffalo-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-boy-buffalo-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-boy-buffalo-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-boy-buffalo-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-boy-buffalo.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3221" class="wp-caption-text">ragazzo a cavallo di un bufalo d&#8217;acqua</p></div>
<p>Oggi lascio che la provvidenza ed il caso mi portino con sé, come spesso faccio del resto. Riempio lo zainetto con frutta e snacks acquistati al mercato e m’incammino verso il lontano villaggio di Inthein, nella zona sud-occidentale del lago, sperando di arrivarci visto che le strade segnate dalla mappa non sono poi molto chiare. Dopo soli 10 minuti di cammino tra pacifiche strade di campagna, alzo la mano per fare autostop e fermo un giovane su di un motorino che ha visto tempi migliori; accetta senza fare storie di darmi un passaggio e mi porta fino alle sorgenti calde dove siamo stati ieri. Da qui mi incammino di nuovo; il lago e le campagne alla mia sinistra, le montagne sormontate da nubi bianche alla mia destra.</p>
<p>Dopo soli 5 minuti di passeggiata durante la quale assorbo le bellezze circostanti, un altro giovane in motorino si ferma senza nemmeno che io alzi la mano. Il suo inglese è scarso, ma ci capiamo e mi invita a salire sul suo mezzo semi-nuovo, del quale sembra andare fierissimo. È ben vestito e continua a girarsi verso di me e a parlare mentre guida; la motoretta solleva un polverone tremendo che mi entra in gola, e non capisco nulla di quello che mi dice. Quando capisce che che la mia intenzione è di arrivare a Inthein, ferma la moto e scoppia in una risata non offensiva. Mi fa capire che ci sono almeno altri 15 chilometri di strada sterrata polverosa e senza trasporti pubblici. Gli dico che non fa nulla, e gli faccio cenno di proseguire; passiamo il villaggio di Kaung Daing e arriviamo infine al suo paese, Lin Kin. Si ferma al bivio con la strada principale dove scendo e lo ringrazio. Mi guarda smarrito, è dispiaciuto che io non lo segua fino al suo villaggio, dove avrei conosciuto la sua famiglia, o che non accetti il suo consiglio di non proseguire. Mi guarda allontanarmi senza muoversi dal punto dove si è fermato, finché non lo perdo di vista.</p>
<p>Arrivo in prossimità di un hotel e noto un furgone che sta scaricando mercanzia per il ristorante. Entro nel locale e cerco di spiegarmi con l’autista e col titolare. Risulta che il camion va proprio a Inthein a consegnare cibarie e bevande! Entrambi parlottano un po’ e scuotono la testa. Da un lato vorrebbero aiutarmi, ma da quanto ho inteso, il giovane non vuole prendersi la responsabilità di portare con sé uno straniero. In più, mi spiega il titolare del ristorante in un inglese appena accettabile, il cielo minaccia pioggia e se dovesse piovere, questa strada si infangherebbe in tal modo che per il ragazzo risulterebbe impossibile rientrare col pesante mezzo, e io ne rimarrei bloccato con lui, cosa che al ragazzo non va a genio. Capisco e non voglio metterli in imbarazzo più di quanto ho già fatto. Esco ad osservare il cielo: grossi e minacciosi nuvoloni neri si avvicinano da tutte le direzioni. Decido mio malgrado, vista anche l’ora, di rinunciare alla missione, e torno sui miei passi.</p>
<div id="attachment_3222" style="width: 170px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-monk.jpg" rel="prettyphoto[3217]"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3222" class=" wp-image-3222 " alt="Autostop" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-monk-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-monk-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-monk-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-monk-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-monk-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-lin-kin-monk.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3222" class="wp-caption-text">Monaco a Lin Kin</p></div>
<p>Tornato a Lin Kin, mi siedo in una casa da té e mi rilasso bevendo Le Peyé (nome che i locali danno al té nero) mentre socializzo con i proprietari e tutta la loro famiglia che mi osserva curiosa. Sulla strada, un ragazzino passa davanti al mio tavolo a cavallo di un bufalo dalle grandi corna e dall’enorme pene penzolante. Il bimbetto avrà sì e no 10 anni e ha già l’aria del contadino adulto, con le sue infradito, un cappello più grande della sua testa e a tracolla il tradizionale marsupio birmano. Non si sa bene chi di noi due guardi l’altro con più curiosità. Tutto intorno, scorci di vita contadina: campi coltivati, colline coltivate a piante da frutta, baracche ordinate fatte di bambù e col tetto in lamiera. Di fronte alla casa da té scorgo l’entrata ad arco di un tempio buddista. Pago il té, saluto la simpatica famiglia e attraverso la strada.</p>
<p>Nel cortile del tempio intrattengo famiglie di una tribù dai vestiti e copricapi particolari e variopinti, facendo foto ai bambini e mostrandogliele nel quadrante della Canon: sono esterefatti. Peccato non abbia con me una Polaroid per potergliene stampare una. Più in là, un gruppo di giovani monaci in tunica arancione gioca animatamente facendo ruotare con l’aiuto di una corda trottole rudimentali scolpite nel legno. Al mio tentativo di scattare una foto del campo giochi, mollano il tutto e si dileguano frettolosi, con aria preoccupata; alcuni, i più piccoli in particolare, si nascondono dentro gli edifici del tempio e si rifiutano di uscire, le loro espressioni spaventate. I piu grandicelli invece tornano fuori da dietro un’enorme tronco di un gigantesco albero dove si erano rifugiati, mi guardano con poca fiducia e si rimettono a giocare, ma non appena faccio cenno a portare la Canon all’occhio per scattare una foto, via che si dileguano di nuovo. No pictures, bofonchia uno di loro in inglese. Rispetto il loro volere e mi porto all’interno del tempio, dove c’è chi mangia, chi prega e chi beve té. Faccio amicizia con qualche personaggio tra i più propensi a socializzare, scatto qualche foto a loro ed ad alcuni monaci adolescenti e me ne torno sulla strada principale intenzionato a rientrare per evitare l’acquazzone in arrivo.</p>
<p>Fare l’autostop mi piace. Un altro giovane dall’inglese inesistente mi porta fino all’intersezione per Nyaungshwe, e dopo pochi minuti si ferma ad assistermi un uomo sovrappeso su di una sgangherata moto. Non sono molto convinto di questo passaggio, ma le nuvole sono sempre piu vicine e so che pioverà, è questione di tempo. Salgo e si parte; devo tenere le gambe a penzoloni per l’assenza di pedaline, impresa ardua lungo un tragitto dove il ciccione fa una media dei 10 all’ora e sembra voler centrare tutte le buche esistenti. Ha un aria beata e sorridente, come un enorme Buddha dei giorni nostri. Arriviamo a Nyaungshwe sani e salvi, e come di consueto, lo ringrazio e lui riparte soddisfatto di aver potuto aiutarmi.</p>
<div id="attachment_3223" style="width: 170px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-monks-and-flip-flops-2.jpg" rel="prettyphoto[3217]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3223" class=" wp-image-3223 " alt="Autostop" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-monks-and-flip-flops-2-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-monks-and-flip-flops-2-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-monks-and-flip-flops-2-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-monks-and-flip-flops-2-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-monks-and-flip-flops-2-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-monks-and-flip-flops-2.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3223" class="wp-caption-text">Un monaco entra in un tempio</p></div>
<p>È stata un’allegra gita che mi ha dato la possibilità di mescolarmi alla gente del posto, appurando che la maggior parte parla un inglese scarso o inesistente, che si fanno in quattro per aiutarti e che in loro si nota la voglia di rapportarsi con i forestieri. È metà pomeriggio. Mi fermo in un simpatico ristorantino sito in una strada laterale, dove mangio un insalata di mango accompagnata da un sostanzioso banana lassi mentre osservo il cielo scaricare un acquazzone tropicale che in soli 15 minuti inzuppa le polverose strade del paese.</p>
<p>Al porto, come di consueto il viavai di barche in legno che navigano il canale è intenso. Il sole si fa spazio tra i nuvoloni neri e colpisce i versanti occidentali dei monti. Il lago Inle si è rivelato un posto veramente piacevole, una tappa obbligatoria di un viaggio in Birmania. Peccato che presto sarà l’ora di ripartire.</p>
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		<title>VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; IN BICI ATTORNO AL LAGO PARTE 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2013 19:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bicycle]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Inle Lake]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Inle]]></category>
		<category><![CDATA[Lago Inle]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Travel tale]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-phaung-daw-oo-paya-2-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Pur essendo una località turistica, Nyaungshwe è ancora il principale centro del commercio per i villaggi locali, nonché il punto di partenza delle produzioni artigianali dal lago verso il resto del paese. Barche lunghe e motorizzate trasportano i visitatori a villaggi tribali palafittati, fattorie e giardini galleggianti, pagode e galleggianti botteghe artigianali e della seta. La maggior parte delle costruzioni sul lago sono erette su palafitte, e le attività vengono svolte su piccole barche a remi o a motore che schizzano lente o veloci lungo i canali, e che trasportano persone e merci. La voglia di vivere queste situazioni da vicino ci spingono a noleggiare biciclette dal gestore della guest house e, cavalcandole con la foga di bambini a cui è stato dato un nuovo regalo, partiamo in direzione sud alla ricerca di vita. Lasciato il paese ed attraversato il ponte sul canale, il caos del lungofiume scompare, dando posto alla tranquilla campagna: campi di riso in crescita, enormi stagni popolati da rigogliosi piante di loto in fiore, bufali che fanno il bagno noncuranti della presenza umana, contadini che lavorano la terra e sorridono al nostro lento passaggio. Poco lontano, le montagne iniziano ad essere illuminate da un debole sole mattutino che si fa sempre più intenso. Il sentiero è sterrato e i trattori e le motorette che lo transitano sollevano un gran polverone, inclementi. Dopo una pedalata di circa un’ora raggiungiamo le sorgenti calde Hu Pin Hot Springs nella località di Kaung Daing, un villaggio Intha conosciuto per la produzione del tofu da fagioli gialli invece che verdi. Lì ci concediamo una serie di bagni bollenti e rilassanti. L’acqua calda proviene da una sorgente naturale a monte che viene ridiretta in tre diverse vasche, a valle, dove è mescolata con acqua fredda. L’acqua della prima vasca è a 70 gradi centigradi &#8211; inutilizzabile -, si passa poi ai caldissimi 50 gradi della seconda vasca per arrivare agli accettabili 40 gradi della terza. È presto e siamo i primi ad entrare; ci godiamo la quiete mattutina e ristoriamo ossa e muscoli stanchi dalla pedalata. Mangiamo un pasto soddisfacente di pesce di lago al ristorante palafittato del complesso, e ripartiamo poi alla ricerca di un imbarco sul versante ovest del lago, direzione sud. Dopo una serie di contrattazioni, alcune caratterizzate da accese discussioni su prezzo e destinazione dapprima con una coppia di contadini, poi con un gruppo di giovani che caricano sulla barca enormi sacchi di juta pieni di arance, infine accordiamo un passaggio per il tempio di Phaung Dew Oo Paya con un barcaiolo che stava partendo vuoto. Tra noi e le biciclette, in un baleno gli riempiamo la barca. Il barcaiolo ci fa capire che è tardi e che il suo è un viaggio di sola andata. Non ci preoccupiamo più di tanto e ci godiamo il viaggio panoramico in barca. Il tragitto è a dir poco interessante; affianchiamo e superiamo barche stracolme di famiglie e di grandi gruppi di gente che dai villaggi circostanti si dirigono al tempio per il festival annuale. Oggi è un giorno speciale per il Phaung Dew Oo Paya, che rappresenta il più importante luogo sacro nello stato dello Shan del Sud. Dentro alla sua pagoda dal tetto multistrato, questo colorato tempio ospita quattro antiche immagini del Buddha, alle quali i fedeli applicano foglioline d’oro che li hanno trasformati, negli anni, in masse dorate amorfe. Una volta all’anno, queste immagini, che normalmente sono custodite in bella mostra dentro un padilione all’interno della pagoda, vengono portate da una chiatta ornata in cerimonia attorno al lago. All’arrivo, scarichiamo le biciclette, le leghiamo ad un palo della luce sotto lo sguardo curioso dei tanti presenti nella piazza del tempio, e ci apprestiamo a goderci il momento. Ci siamo persi la cerimonia principale, ma riusciamo nonostante a vedere parte del festival. Ci sono famiglie locali, alcune che vengono da villaggi contingui, altre dalle colline circostanti. Sfoggiano vestiti e costumi sgargianti, collane di pietre, amuleti, e portano offerte di cibo, bevande e foglie dorate per il Buddha. Gruppi di allegri giovani vestono indumenti tradizionali dei contadini della zona e ballano e cantano, promuovendo il riciclo, la salvaguardia dell’ambiente e l’importanza di dare educazione ai giovani. Banchetti improvvisati vendono cibo locale quale frittelle di riso, roti, curry vari e dolciumi, nonché palloncini ed acquiloni per i più piccoli, e varie riproduzioni in miniatura delle reliquie e della pagoda per i visitatori che vogliano portarsi a casa un ricordo. Visitiamo i dintorni e l’interno della pagoda, dove le masse dorate sono state ricondotte dopo il giro sul lago. Una passeggiata ci conduce al villaggio vicino dove i mercanti locali vendono souvenirs di tutti i tipi. Al ritorno alla pagoda, si sta facendo scuro; i mercanti ritirano le merci, la pagoda viene chiusa a chiave e c’è una gran confusione di gente che prende le barche per tornare a casa. È subito evidente che sarà dura trovare un passaggio, visto le nostre biciclette ingombranti che non possono di certo essere caricate su barche piene zeppe di gente. Inoltre, la maggior parte di quelli che interpelliamo scandendo bene il nome della nostra destinazione, Nyaungshwe, ci fanno capire che sono dirette in altre zone. Apparentemente, navigare al buio non piace ai locali, e Nyaungshwe dista un ora di barca da qui. Ci dividiamo per avere più possibilita nell’impresa e alla fine, quando oramai siamo rassegnati a trovare un posto dove dormire in zona e rientrare la mattina dopo, riusciamo a strappare un sì ad un barcaiolo che ci porterebbe dall’altra parte del lago, sul versante est, ad un villaggio chiamato Thale-U. Osservo la mia mappa: ci saranno almeno 10 chilometri da Thale-U a Nyaungshwe, una cosa fattibile se non fosse per il buio e per il fatto che non sappiamo che tipo di strada troveremo. Nessuno in zona parla inglese cosi ci affidiamo al fato, accettiamo il rischio e abbracciamo l’avventura. Il tragitto sul lago è mesmerizzante: navighiamo in un silenzio rotto solo dal motore della nostra barca, mentre il cielo è oramai...</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/viaggio-al-lago-inle-in-bici-attorno-al-lago-parte-2/">VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; IN BICI ATTORNO AL LAGO PARTE 2</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
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<p>Pur essendo una località turistica, Nyaungshwe è ancora il principale centro del commercio per i villaggi locali, nonché il punto di partenza delle produzioni artigianali dal lago verso il resto del paese. Barche lunghe e motorizzate trasportano i visitatori a villaggi tribali palafittati, fattorie e giardini galleggianti, pagode e galleggianti botteghe artigianali e della seta. La maggior parte delle costruzioni sul lago sono erette su palafitte, e le attività vengono svolte su piccole barche a remi o a motore che schizzano lente o veloci lungo i canali, e che trasportano persone e merci.</p>
<p>La voglia di vivere queste situazioni da vicino ci spingono a noleggiare biciclette dal gestore della guest house e, cavalcandole con la foga di bambini a cui è stato dato un nuovo regalo, partiamo in direzione sud alla ricerca di vita. Lasciato il paese ed attraversato il ponte sul canale, il caos del lungofiume scompare, dando posto alla tranquilla campagna: campi di riso in crescita, enormi stagni popolati da rigogliosi piante di loto in fiore, bufali che fanno il bagno noncuranti della presenza umana, contadini che lavorano la terra e sorridono al nostro lento passaggio. Poco lontano, le montagne iniziano ad essere illuminate da un debole sole mattutino che si fa sempre più intenso.</p>
<p>Il sentiero è sterrato e i trattori e le motorette che lo transitano sollevano un gran polverone, inclementi. Dopo una pedalata di circa un’ora raggiungiamo le sorgenti calde Hu Pin Hot Springs nella località di Kaung Daing, un villaggio Intha conosciuto per la produzione del tofu da fagioli gialli invece che verdi. Lì ci concediamo una serie di bagni bollenti e rilassanti. L’acqua calda proviene da una sorgente naturale a monte che viene ridiretta in tre diverse vasche, a valle, dove è mescolata con acqua fredda. L’acqua della prima vasca è a 70 gradi centigradi &#8211; inutilizzabile -, si passa poi ai caldissimi 50 gradi della seconda vasca per arrivare agli accettabili 40 gradi della terza. È presto e siamo i primi ad entrare; ci godiamo la quiete mattutina e ristoriamo ossa e muscoli stanchi dalla pedalata. Mangiamo un pasto soddisfacente di pesce di lago al ristorante palafittato del complesso, e ripartiamo poi alla ricerca di un imbarco sul versante ovest del lago, direzione sud.</p>
<p>Dopo una serie di contrattazioni, alcune caratterizzate da accese discussioni su prezzo e destinazione dapprima con una coppia di contadini, poi con un gruppo di giovani che caricano sulla barca enormi sacchi di juta pieni di arance, infine accordiamo un passaggio per il tempio di Phaung Dew Oo Paya con un barcaiolo che stava partendo vuoto. Tra noi e le biciclette, in un baleno gli riempiamo la barca. Il barcaiolo ci fa capire che è tardi e che il suo è un viaggio di sola andata. Non ci preoccupiamo più di tanto e ci godiamo il viaggio panoramico in barca.</p>
<p>Il tragitto è a dir poco interessante; affianchiamo e superiamo barche stracolme di famiglie e di grandi gruppi di gente che dai villaggi circostanti si dirigono al tempio per il festival annuale. Oggi è un giorno speciale per il Phaung Dew Oo Paya, che rappresenta il più importante luogo sacro nello stato dello Shan del Sud. Dentro alla sua pagoda dal tetto multistrato, questo colorato tempio ospita quattro antiche immagini del Buddha, alle quali i fedeli applicano foglioline d’oro che li hanno trasformati, negli anni, in masse dorate amorfe. Una volta all’anno, queste immagini, che normalmente sono custodite in bella mostra dentro un padilione all’interno della pagoda, vengono portate da una chiatta ornata in cerimonia attorno al lago.</p>
<p>All’arrivo, scarichiamo le biciclette, le leghiamo ad un palo della luce sotto lo sguardo curioso dei tanti presenti nella piazza del tempio, e ci apprestiamo a goderci il momento. Ci siamo persi la cerimonia principale, ma riusciamo nonostante a vedere parte del festival. Ci sono famiglie locali, alcune che vengono da villaggi contingui, altre dalle colline circostanti. Sfoggiano vestiti e costumi sgargianti, collane di pietre, amuleti, e portano offerte di cibo, bevande e foglie dorate per il Buddha. Gruppi di allegri giovani vestono indumenti tradizionali dei contadini della zona e ballano e cantano, promuovendo il riciclo, la salvaguardia dell’ambiente e l’importanza di dare educazione ai giovani. Banchetti improvvisati vendono cibo locale quale frittelle di riso, roti, curry vari e dolciumi, nonché palloncini ed acquiloni per i più piccoli, e varie riproduzioni in miniatura delle reliquie e della pagoda per i visitatori che vogliano portarsi a casa un ricordo.</p>
<p>Visitiamo i dintorni e l’interno della pagoda, dove le masse dorate sono state ricondotte dopo il giro sul lago. Una passeggiata ci conduce al villaggio vicino dove i mercanti locali vendono souvenirs di tutti i tipi. Al ritorno alla pagoda, si sta facendo scuro; i mercanti ritirano le merci, la pagoda viene chiusa a chiave e c’è una gran confusione di gente che prende le barche per tornare a casa. È subito evidente che sarà dura trovare un passaggio, visto le nostre biciclette ingombranti che non possono di certo essere caricate su barche piene zeppe di gente. Inoltre, la maggior parte di quelli che interpelliamo scandendo bene il nome della nostra destinazione, Nyaungshwe, ci fanno capire che sono dirette in altre zone. Apparentemente, navigare al buio non piace ai locali, e Nyaungshwe dista un ora di barca da qui. Ci dividiamo per avere più possibilita nell’impresa e alla fine, quando oramai siamo rassegnati a trovare un posto dove dormire in zona e rientrare la mattina dopo, riusciamo a strappare un sì ad un barcaiolo che ci porterebbe dall’altra parte del lago, sul versante est, ad un villaggio chiamato Thale-U. Osservo la mia mappa: ci saranno almeno 10 chilometri da Thale-U a Nyaungshwe, una cosa fattibile se non fosse per il buio e per il fatto che non sappiamo che tipo di strada troveremo. Nessuno in zona parla inglese cosi ci affidiamo al fato, accettiamo il rischio e abbracciamo l’avventura.</p>
<p>Il tragitto sul lago è mesmerizzante: navighiamo in un silenzio rotto solo dal motore della nostra barca, mentre il cielo è oramai un’enorme distesa scura che si fonde con il filo dell’acqua del lago, anch’essa nera. Poche fioche luci ci avvisano di villaggi a filo d’acqua sulla costa orientale del lago. Il barcaiolo conduce il suo mezzo e ci osserva con aria sospettosa. Arriviamo ad un pericolante attracco palafittato di bambù e legno, circondato e quasi interamente invaso da piante ed erbe acquatiche, dove fatichiamo a scaricare le bici sulla passerella. Paghiamo e ringraziamo il barcaiolo, che retrocede e ci lascia in una situazione da film. Qualche stella in cielo, un cane che abbaia in lontananza e nulla più. Il sentiero è di fronte a noi, ma non lo vediamo. Procediamo cauti per qualche metro, cercando di evitare frequenti buche e solchi nel cammino; quanto riusciremo a reggere a questo ritmo? Forse non è stata un’idea brillante, era meglio restare a dormire al paese.</p>
<p>Non ci scoraggiamo e dopo una decina di minuti ad andatura rallentata, scorgiamo una casa che funge anche da improbabile negozietto di generi alimentari e di prima necessità. Entro tra lo sguardo allibito dei titolari, una famiglia di contadini sorpresissimi di vedere uno straniero in bici a quell’ora su quel sentiero. Acquisto una torcia di quelle da speleologia, corredata di un elastico da mettere a mo’ di fascia sulla testa, assieme ad un pacchetto di pile. Sarà la nostra salvezza! Percorriamo chilometri nel buio pesto, la sola fioca luce della torcia made-in-China ad illuminarci il cammino. Il sentiero è irregolare, a tratti fatto di saliscendi pesanti per le gambe che devono spingere biciclette datate e con cambi difettosi.</p>
<p>Sul cammino incrociamo qualche sporadica motoretta e qualcuno che passeggia in prossimità di frazioncine che comprendono poche case fatte di legno, bambù e paglia; ci guardano tutti esterefatti. Non una macchina, non una bicicletta. Il sentiero diventa a tratti strada che si allarga fino a terminare e tornare sentiero in un alternarsi che sembra non finire mai. Dopo più di un’ora  ci troviamo in prossimità di un paio di lussuosi hotel costruiti sulla riva del fiume. Ne approfittiamo per chiedere a passanti se la strada è quella giusta, una domanda goffa, anche perché non ce ne possono essere tante. È più per rincuorarsi, per sentire che stiamo procedendo in questa impresa che, se dapprima credevamo dura da portare a termine, ora siamo certi di farlo.</p>
<p>Un nemico imprevisto arriva sotto forma di freddo, un’aria che si fa sempre più insopportabile visto che non vestiamo panni adeguati, e nonostante ci scaldiamo pedalando, la fatica ci induce a rallentare la marcia. Scorgiamo una baracca che funge da bar-ristorante e ci concediamo una sosta ed un té caldo ed un tradizionale sigarillo cheroots, riposando gambe e ossa. Ma aimé non sappiamo che ci aspetta ancora un’ora di pedalata prima della meta. Arriviamo in tarda serata, spossati ma felici di aver vissuto questa avventura. Ci concediamo una cena al ristorante nepalese, al quale arriviamo a 10 minuti dalla chiusura, e ci confortiamo con ottimi ricordi della giornata e con un caldo Té Masala speziato. Fa fresco per le strade di Nyaungshwe, si dormirà di gusto stanotte&#8230;</p>
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		<title>VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; Parte 1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2013 18:51:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inle]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Lago]]></category>
		<category><![CDATA[Lago Inle]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Il Lago Inle, o Inle Lake, situato in una posizione strategica nel cuore dello Stato Shan nel Myanmar, è una distesa d&#8217;acqua e paludi senza una vera costa, 20 km di lunghezza e 10 km di larghezza, seduta come una gigantesca pozzanghera su di un tappeto verde di canneti e letti di giacinto d’acqua che aumentano di densit à man mano che sono più vicini alla riva. PARTE 1 Il bus da Mandalay arriva a destinazione presto in una fredda mattinata. Sono le 2 e tenta del mattino e vieniamo scaricati a Shwe Nyaung, l’intersezione sulla strada per Taungy dove prendiamo un moto-risciò per Nyaungshwe. Dividiamo la corsa di 10km con una famiglia di locali e con un gruppo di monaci che vestono solamente la tenuta da monaci: tunica arancione e ciabatte infradito; no sembrano disturbati dal freddo vento che si abbatte sulle loro face e piedi nudi, mentre noi ci copriamo collo e faccia con maglione, sciarpa e cuffia. Per entrare all’area del lago Inle, ai turisti viene fatta pagarea una tassa governativa di 5$, che riscuote un sonnolento ufficiale all’entrata di Nyaungshwe. Il moto-riscio’ ci lascia al centro del villaggio; è buio pesto e non c’è un anima in giro. Un tempo paese sonnolento, sede fino agli anni ‘60 dell’ultimo signore degli Shan, Nyaungshwe, situata all&#8217;estremità nord del lago e vicino al suo canale principale è oggi un vivace centro turistico con pensioncine, ristoranti e agenzie di viaggio. Facciamo una passeggiata lungo il dedalo di strade, e ci imbattiamo in entrate di guest houses che mostrano il cartello WE ARE FULL. Troviamo una casa aperta dove tre amici stanno guardando una partita di calcio europeo in diretta. Sono così gentili che ci permettono di parcheggiare i nostri zaini in casa e ci prestiamo una bicicletta con la quale mi metto alla ricerca di un posto per dormire. Nel giro di explorazione copro per lo meno mezzo villaggio, ma il risultato non cambia: guest houses e hotel chiusi e con tanto di cartello PIENI. È con un pizzico di fortuna che interpello un signore intento a dare acqua alle piante del giardino di una guest house in riva al canale, il quale mi assicura che alle 9 si libera una stanza e che ce la da volentieri. Sono solo le 5, e il gentile gestore ci fa accomodare in un giaciglio nel sottoscala della reception, dove sistemiamo gli zaini e facciamo un riposino. Ma è tanta la smania di vedere il posto che appena vedo le prime luci del giorno, ne approfitto per una camminata fotografica. In riva al canale, mattutini barcaioli equipaggiano lunghe e coloratissime barche che porteranno i locali nei vari villaggi circostanti il lago, e i turisti per giri panoramic e culturali. Il sole non è ancora apparso da dietro le montagne, ma la sua luce mattutina dona un atmosfera a dir poco magica al posto. Mi inoltro all’interno del paese, dove alcuni abitanti sono gia in cammino per le strade semi asfaltate. Sonnolenti autisti di risciò, vecchietti che ramazzano le polverose strade con scopette di legno e frasche, donne che accendono fuochi per preparare gustose pastelle e ripieni per frittelle samosas da distribuire al mercato e alle sale da tè, e numerosa gente che si dirige al mercato a piedi e in bicicletta. Per le 6 il luogo già brulica , e mi metto alla ricerca di monasteri; mi intrufolo dalla porta aperta di un edificio fatiscente dal quale esce una nenia continua e ho la fortuna di trovare una cinquantina di bimbe monache in tunica rosa che cantano mantra e mangiano la colazione. Mi guardano allibite ed imbarazzate mentre scatto foto con discrezione. Dall’altro lato della strada vi è una mensa dove un centinaio di bimbi monaci in tuniche marroni mangiano per terra a gambe incrociate e scherzano. Raggiungo infine il mercato, situate nella zona nord del paese, e mi inoltro nelle sue caotiche viuzze dove una cacofonia di suoni invade l’aria: gente che contratta, uomini che scaricano pesanti casse di frutta e verdure da carretti trainati da cavalli, donne in variopinti vestiti e cappelli vendono svariati tipi di fiori, matrone col sigaro in bocca che contrattano vendite di pesce di lago appena pescato e legato a spesse lenze, mentre fuori dall’immenso recinto del mercato decine di riscio e moto-risciò aspettano clienti con borsine della spesa traboccanti di cibarie, e numerosi cani e galline battono le strade polverose attendendo scarti di cibo invenduto in una processione che si ripete giorno dopo giorno. Bevo tè indiano e mangio frittelle samosas ripiene di cocco in una spartana tea-house d’angolo dove osservo il viavai di gente e scrivo note di viaggio. Alle 7.30 faccio ritorno sul canale dove, mentre osservo i locali che caricano le barche di mercanzia e di turisti, faccio la conoscenza di un gruppo di tre fotografi cinesi che cercano passeggeri per dividere il costo di un giro in barca. Corro alla guest house, pago la stanza e rassicuro il gesture che rientrerò nel pomeriggio, recupero macchina fotografica e zainetto e mi imbarco per la gita, stanco ma pieno di un energia che mi viene dalla gran voglia di vedere posti nuovi. Ringrazio spesso nella vita questo spirito da viaggiatore che mi ritrovo; è motivo delle soddisfazioni più grandi che io possa avere. Partiamo alle 8 per una lunga gita che ci porta, dopo 20 minuti di navigazone lungo il canale e poi sul lago, alle seguenti soste: &#8211;        Dapprima facciamo visita ad un villaggio di cassette in legno e bambù su palafitte dove vive la famiglia del nostro giovane barcaiolo; alcune delle case sono a due piani e hanno vaste terrazze dove gli abitanti prendono il tè e passano parte della giornata. La gente di questi villaggi sull’acqua si muove su barchette in legno o a motore. La famiglia del nostro barcaiolo fa gli onori di casa offrendo tè, sigarette cheroots, snacks e ottime chiacchiere, aiutati dalle traduzioni del giovane figlio il cui inglese è accettabile. Noi ovviamente cerchiamo di utilizzare il...</p>
<p>The post <a href="https://asianitinerary.com/it/viaggio-al-lago-inle-parte-1/">VIAGGIO AL LAGO INLE &#8211; Parte 1</a> appeared first on <a href="https://asianitinerary.com/it/">Asian Itinerary</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-traditional-fishing-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>Il Lago Inle, o Inle Lake, situato in una posizione strategica nel cuore dello Stato Shan nel Myanmar, è una distesa d&#8217;acqua e paludi senza una vera costa, 20 km di lunghezza e 10 km di larghezza, seduta come una gigantesca pozzanghera su di un tappeto verde di canneti e letti di giacinto d’acqua che aumentano di densit à man mano che sono più vicini alla riva.</p>
<p>PARTE 1</p>
<div id="attachment_3132" style="width: 170px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2.jpg" rel="prettyphoto[3123]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3132" class=" wp-image-3132 " alt="Lago Inle" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-house-on-stilts-reflection-2.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3132" class="wp-caption-text">Casa su palafitte riflessa sul lago Inle</p></div>
<p>Il bus da Mandalay arriva a destinazione presto in una fredda mattinata. Sono le 2 e tenta del mattino e vieniamo scaricati a Shwe Nyaung, l’intersezione sulla strada per Taungy dove prendiamo un moto-risci<em>ò</em> per Nyaungshwe. Dividiamo la corsa di 10km con una famiglia di locali e con un gruppo di monaci che vestono solamente la tenuta da monaci: tunica arancione e ciabatte infradito; no sembrano disturbati dal freddo vento che si abbatte sulle loro face e piedi nudi, mentre noi ci copriamo collo e faccia con maglione, sciarpa e cuffia. Per entrare all’area del lago Inle, ai turisti viene fatta pagarea una tassa governativa di 5$, che riscuote un sonnolento ufficiale all’entrata di Nyaungshwe. Il moto-riscio’ ci lascia al centro del villaggio; è buio pesto e non c’è un anima in giro.</p>
<p>Un tempo paese sonnolento, sede fino agli anni ‘60 dell’ultimo signore degli Shan, Nyaungshwe, situata all&#8217;estremità nord del lago e vicino al suo canale principale è oggi un vivace centro turistico con pensioncine, ristoranti e agenzie di viaggio. Facciamo una passeggiata lungo il dedalo di strade, e ci imbattiamo in entrate di guest houses che mostrano il cartello WE ARE FULL. Troviamo una casa aperta dove tre amici stanno guardando una partita di calcio europeo in diretta. Sono così gentili che ci permettono di parcheggiare i nostri zaini in casa e ci prestiamo una bicicletta con la quale mi metto alla ricerca di un posto per dormire.</p>
<div id="attachment_3135" style="width: 170px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman.jpg" rel="prettyphoto[3123]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3135" class=" wp-image-3135 " alt="Lago Inle" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-standing-boatman.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3135" class="wp-caption-text">Barcaiolo locale</p></div>
<p>Nel giro di explorazione copro per lo meno mezzo villaggio, ma il risultato non cambia: guest houses e hotel chiusi e con tanto di cartello PIENI. È con un pizzico di fortuna che interpello un signore intento a dare acqua alle piante del giardino di una guest house in riva al canale, il quale mi assicura che alle 9 si libera una stanza e che ce la da volentieri. Sono solo le 5, e il gentile gestore ci fa accomodare in un giaciglio nel sottoscala della reception, dove sistemiamo gli zaini e facciamo un riposino. Ma è tanta la smania di vedere il posto che appena vedo le prime luci del giorno, ne approfitto per una camminata fotografica. In riva al canale, mattutini barcaioli equipaggiano lunghe e coloratissime barche che porteranno i locali nei vari villaggi circostanti il lago, e i turisti per giri panoramic e culturali.</p>
<p>Il sole non è ancora apparso da dietro le montagne, ma la sua luce mattutina dona un atmosfera a dir poco magica al posto. Mi inoltro all’interno del paese, dove alcuni abitanti sono gia in cammino per le strade semi asfaltate. Sonnolenti autisti di risci<em>ò</em>, vecchietti che ramazzano le polverose strade con scopette di legno e frasche, donne che accendono fuochi per preparare gustose pastelle e ripieni per frittelle samosas da distribuire al mercato e alle sale da tè, e numerosa gente che si dirige al mercato a piedi e in bicicletta. Per le 6 il luogo già brulica , e mi metto alla ricerca di monasteri; mi intrufolo dalla porta aperta di un edificio fatiscente dal quale esce una nenia continua e ho la fortuna di trovare una cinquantina di bimbe monache in tunica rosa che cantano mantra e mangiano la colazione. Mi guardano allibite ed imbarazzate mentre scatto foto con discrezione. Dall’altro lato della strada vi è una mensa dove un centinaio di bimbi monaci in tuniche marroni mangiano per terra a gambe incrociate e scherzano.</p>
<div id="attachment_3134" style="width: 170px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market.jpg" rel="prettyphoto[3123]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3134" class=" wp-image-3134 " alt="Lago INle" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-selling-fish-in-market.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3134" class="wp-caption-text">Venditrici di pesce al mercato</p></div>
<p>Raggiungo infine il mercato, situate nella zona nord del paese, e mi inoltro nelle sue caotiche viuzze dove una cacofonia di suoni invade l’aria: gente che contratta, uomini che scaricano pesanti casse di frutta e verdure da carretti trainati da cavalli, donne in variopinti vestiti e cappelli vendono svariati tipi di fiori, matrone col sigaro in bocca che contrattano vendite di pesce di lago appena pescato e legato a spesse lenze, mentre fuori dall’immenso recinto del mercato decine di riscio e moto-risciò aspettano clienti con borsine della spesa traboccanti di cibarie, e numerosi cani e galline battono le strade polverose attendendo scarti di cibo invenduto in una processione che si ripete giorno dopo giorno. Bevo tè indiano e mangio frittelle samosas ripiene di cocco in una spartana tea-house d’angolo dove osservo il viavai di gente e scrivo note di viaggio.</p>
<p>Alle 7.30 faccio ritorno sul canale dove, mentre osservo i locali che caricano le barche di mercanzia e di turisti, faccio la conoscenza di un gruppo di tre fotografi cinesi che cercano passeggeri per dividere il costo di un giro in barca. Corro alla guest house, pago la stanza e rassicuro il gesture che rientrerò nel pomeriggio, recupero macchina fotografica e zainetto e mi imbarco per la gita, stanco ma pieno di un energia che mi viene dalla gran voglia di vedere posti nuovi. Ringrazio spesso nella vita questo spirito da viaggiatore che mi ritrovo; è motivo delle soddisfazioni più grandi che io possa avere.</p>
<div id="attachment_3133" style="width: 170px" class="wp-caption alignright"><a href="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market.jpg" rel="prettyphoto[3123]"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3133" class=" wp-image-3133 " alt="Lago Inle" src="http://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-200x300.jpg" width="160" height="240" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-200x300.jpg 200w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-600x900.jpg 600w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-100x150.jpg 100w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market-366x549.jpg 366w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/10/Inle-morning-market.jpg 640w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a><p id="caption-attachment-3133" class="wp-caption-text">Mercato locale</p></div>
<p>Partiamo alle 8 per una lunga gita che ci porta, dopo 20 minuti di navigazone lungo il canale e poi sul lago, alle seguenti soste:</p>
<p>&#8211;        Dapprima facciamo visita ad un villaggio di cassette in legno e bambù su palafitte dove vive la famiglia del nostro giovane barcaiolo; alcune delle case sono a due piani e hanno vaste terrazze dove gli abitanti prendono il tè e passano parte della giornata. La gente di questi villaggi sull’acqua si muove su barchette in legno o a motore. La famiglia del nostro barcaiolo fa gli onori di casa offrendo tè, sigarette cheroots, snacks e ottime chiacchiere, aiutati dalle traduzioni del giovane figlio il cui inglese è accettabile. Noi ovviamente cerchiamo di utilizzare il poco Burmese imparato dalla guida di viaggio. La predisposizione dei locali a fare amicizia è forte, notiamo, e passiamo in casa loro più tempo del previsto.</p>
<p>&#8211;        Ci fermiamo poi ad un villaggio sulla terraerma dove vi è un mercato gestito da gente di etnia Pa-O in costumi tradizionali che vende artigianato e verdure fresche. Il mercato ha una zona ristoro dove anziani dalle face scavate ed intriganti bevono tè e mangiano curry speziati che rilasciano forti odori nell’aria; alcuni ci osservano curiosi e sorridenti. Popoli di etnie Intha, Shan, Pa-O, Taung Yo, Danu, Kayah e Danaw popolano i villaggi intorno al lago, e i mercati locali dove si riuniscono sono aperti a turno cinque giorni alla settimana.</p>
<p>&#8211;        Sostiamo quindi in diversi punti del lago ad osservare pescatori di etnia Intha che si aggirano sulle acque con una tradizionale ed unica barca a fondo piatto azionata da una singola pala di legno remata con movimenti serpentini da una gamba sola avvolta intorno alla pagaia. Questa tecnica è diventata una splendid occasione per una foto ricordo del Lago Inle.</p>
<p>&#8211;        Facciamo diverse soste in laboratori artigianali palafittati e circondati da giardini galleggianti, dove viene prodotto artigianato locale quale seta e cotone lavorati su antichi telai, sigarillos cheroots, aromi e spezie, argento e pietre semipreziose montate su anelli, collane e monili. In ognuno di questi laboratori ci vengono offerti tè, sigarillos cheroots e snack vari, come nelle case del resto, e questo fa parte dell’ospitalità che caratterizza la gente da queste parti.</p>
<p>&#8211;        Visitiamo il Nga Phe Kyaung, un monastero in legno su palafitte al centro del lago, famoso per i suoi gatti addestrati dai monaci a saltare attraverso piccolo anelli.</p>
<p>Il sole è cocente e ci ripariamo indossando cappelli. Tutto attorno, un numero infinito di barche a motore transita nei passaggi acquatici tra giacinti e orti galleggianti, tra file e file interminabili di case galleggianti e palafittate che coi loro giardini galleggianti formano veri e propri quartieri con vie chiuse ed incroci. Turisti birmani e stranieri sono a migliaia a visitare le meraviglie di questo modo di vita sull’acqua.</p>
<p>Rientriamo alle 4 di pomeriggio sufficentemente stanchi dopo aver saltato una notte di sonno, ma pieni di nozioni e foto e ricordi indelebili. Ci si sdraia a riposare, ma mi addormento e cado in un lungo e profondo sonno…</p>
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