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	<title>Mandalay Archives - Asian Itinerary</title>
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	<description>Travel, Holiday, Adventure</description>
	<lastBuildDate>Tue, 24 Jan 2023 09:51:30 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La ‘nuova’ strada per Mandalay &#8211; Parte 3^</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 20:38:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mandalay]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/485028_10151295385426140_876198428_n-01-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/485028_10151295385426140_876198428_n-01-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/485028_10151295385426140_876198428_n-01-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/485028_10151295385426140_876198428_n-01-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>Giorno 2 Avevo puntato la sveglia presto per poter fare una ripresa fotografica dettagliata del mercato mattutino, a pochi isolati di distanza. Lì, all&#8217;alba, si può avere un assaggio di vita sociale ordinaria birmana. Ci andai a piedi, soffermandomi ad osservare fedeli buddisti che partecipavano ai rituali mattutini in templi locali, e processioni di sapore antico di monaci di diverse età in abiti rossi e arancio, scalzi, che raccoglievano cibo all&#8217;interno delle loro ciotole delle offerte. L&#8217;area del mercato, che copre diversi isolati rumorosi e puzzolenti a sud del palazzo reale, ronzava dell’energia e delle attività di centinaia di venditori ambulanti che esponevano i loro prodotti su entrambi i lati delle strade: carne, pesce, fiori, frutta, verdure, piatti precotti di noodles e di riso, e altre cibarie, alcune mai viste prima: dolci, carne secca e pesce, frutta esotica e spezie. I clienti arrivavano in risciò, in scooter o a piedi, discutevano prezzi e trasportavano in sportine i loro colorati acquisti. Diversi monaci passeggiavano per il mercato per raccogliere offerte e per acquistare oggetti di prima necessità nel monastero. Mi fermai in una delle numerose caffetterie e mi tuffai in una ciotola di Shan noodles, un chapati e un caffè scuro, fianco a fianco con la gente del posto. Alle 7:30 il sole iniziò rapidamente a sorgere ed il traffico su 4 ruote si intensificò: trattori pieni di verdure, vecchi camion che trasportavano ferro, legno e persone, vecchi autobus così stivati di gente che ritorna ai villaggi vicini che alcuni passeggeri rimanevano precariamente fuori le loro porte, bigliettai e autistic che gridavano i nomi delle varie destinazioni. Decine di risciò invasero le strade in attesa di passeggeri carichi di sacchetti di plastica pieni di cibo. Era come essere a teatro, osservai la caotica scena sorseggiando un altro tè in una casa da tè all&#8217;aperto, sgranocchiando una frittella samosa di verdura, fino a quando i venditori cominciarono a raccogliere la merce. Eccomi di nuovo qui, vagando senza meta verso est, incrocio dopo incrocio fino a quando, lungo una strada laterale, un giovane tizio in longyi e a torso nudo, testa rapata tranne solo un codino di capelli lunghi e sottili nella parte posteriore del cranio, tatuato con motivi cinesi e con tre o quattro peli lungi di alcuni centimetri che crescono proprio nel bel mezzo della sua guancia destra, mi avvicinò per propormi, in una lingua che non so definire, un morso di betel, sapientemente preparato dalla giovane moglie al loro derelitto baracchino da strada. Ammetto che poco conoscevo sulla noce di betel (chiamata Kun-ya in Myanmar) a parte che macchia i denti di rosso, che toglie l&#8217;appetito, e che può creare dipendenza. Ah, dimenticavo, e che durante la masticazione si forma una copiosa saliva di colore rosso che deve essere sputata regolarmente. Non c&#8217;è da stupirsi se le strade e marciapiedi di Mandalay sono tutti macchiati di chiazze rosse. La moglie del ragazzo sollevò una foglia di vigna, la depose su una tavolozza di legno e iniziò a lavorarci su. Dapprima spennellò una pasta di lime sulla foglia, poi vi aggiunse chiodi di garofano, anice, cardamomo, tabacco marinato in alcol e alcune noci di betel schiacciate. Avvolse abilmente la foglia e la passò al marito, il quale me la porse, un sorriso compiaciuto sul volto. Misi la foglia in bocca e cominciai a masticare, e una quantità enorme di saliva mi riempì immediatamente la bocca. Mi avvicinai al lato della strada e sputai il liquido rosso, mantre i miei nuovi amici ridevano approvando. Me ne prepararono due in più da portar via, e non vollero essere pagati, nemmeno una piccola mancia. Finii di masticare il saccottino e ne sputai i resti &#8211; dopo tanto sputare non era più divertente, alla fine -, mi sciacquai la bocca con acqua, e iniziai a camminare. Mi sentivo leggero, divertito, e suppose che doveva essere l’effetto della noce di betel. Non il migliore tra le droghe legali. In seguito lessi che masticare betel regolarmente causa cancro alla bocca, un problema in netto aumento nel Myanmar &#8230; Nel primo pomeriggio, continuai la camminata per le strade di Mandalay alla ricerca dei mistici Mustache Brothers, i fratelli baffuti. Questo è il nome d&#8217;arte di 3 fratelli comici che si esibiscono da oltre 30 anni in spettacoli politico-satirici con burattini, performance che spesso hanno fatto infuriare il regime totalitario, fino al punto che i Mustache Brothers hanno una collezione di arresti, anni di carcere e di lavori forzati (sul serio), e gli è stato assolutamente vietato di esibirsi in pubblico. Come compromesso i 3 fratelli, che sono tutti stati liberati, hanno accettato di fare gli spettacoli solo in inglese ed esclusivamente nella loro casa di Mandalay. Incontrai Lu Maw, l&#8217;unico che parla inglese dei tre, il quale è quindi diventato il portavoce del gruppo. Stava trascorrendo un pomeriggio tranquillo con la moglie e coi nipoti e accetto’ di fare una chiacchierata informale. Ci sedemmo su modesti sedie e dalla moglie mi offrì del tè; osservai le pareti della casa ricoperte di burattini di diverse dimensioni e diversi vestiari, di propaganda politica e di articoli incorniciati di giornali e riviste straniere con interviste con i comici.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/485028_10151295385426140_876198428_n-01-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/485028_10151295385426140_876198428_n-01-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/485028_10151295385426140_876198428_n-01-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/485028_10151295385426140_876198428_n-01-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>Giorno 2</p>
<p>Avevo puntato la sveglia presto per poter fare una ripresa fotografica dettagliata del mercato mattutino, a pochi isolati di distanza. Lì, all&#8217;alba, si può avere un assaggio di vita sociale ordinaria birmana. Ci andai a piedi, soffermandomi ad osservare fedeli buddisti che partecipavano ai rituali mattutini in templi locali, e processioni di sapore antico di monaci di diverse età in abiti rossi e arancio, scalzi, che raccoglievano cibo all&#8217;interno delle loro ciotole delle offerte.</p>
<p>L&#8217;area del mercato, che copre diversi isolati rumorosi e puzzolenti a sud del palazzo reale, ronzava dell’energia e delle attività di centinaia di venditori ambulanti che esponevano i loro prodotti su entrambi i lati delle strade: carne, pesce, fiori, frutta, verdure, piatti precotti di noodles e di riso, e altre cibarie, alcune mai viste prima: dolci, carne secca e pesce, frutta esotica e spezie. I clienti arrivavano in risciò, in scooter o a piedi, discutevano prezzi e trasportavano in sportine i loro colorati acquisti. Diversi monaci passeggiavano per il mercato per raccogliere offerte e per acquistare oggetti di prima necessità nel monastero. Mi fermai in una delle numerose caffetterie e mi tuffai in una ciotola di Shan noodles, un chapati e un caffè scuro, fianco a fianco con la gente del posto.</p>
<p>Alle 7:30 il sole iniziò rapidamente a sorgere ed il traffico su 4 ruote si intensificò: trattori pieni di verdure, vecchi camion che trasportavano ferro, legno e persone, vecchi autobus così stivati di gente che ritorna ai villaggi vicini che alcuni passeggeri rimanevano precariamente fuori le loro porte, bigliettai e autistic che gridavano i nomi delle varie destinazioni. Decine di risciò invasero le strade in attesa di passeggeri carichi di sacchetti di plastica pieni di cibo. Era come essere a teatro, osservai la caotica scena sorseggiando un altro tè in una casa da tè all&#8217;aperto, sgranocchiando una frittella samosa di verdura, fino a quando i venditori cominciarono a raccogliere la merce.<b> </b></p>
<p>Eccomi di nuovo qui, vagando senza meta verso est, incrocio dopo incrocio fino a quando, lungo una strada laterale, un giovane tizio in longyi e a torso nudo, testa rapata tranne solo un codino di capelli lunghi e sottili nella parte posteriore del cranio, tatuato con motivi cinesi e con tre o quattro peli lungi di alcuni centimetri che crescono proprio nel bel mezzo della sua guancia destra, mi avvicinò per propormi, in una lingua che non so definire, un morso di betel, sapientemente preparato dalla giovane moglie al loro derelitto baracchino da strada. Ammetto che poco conoscevo sulla noce di betel (chiamata Kun-ya in Myanmar) a parte che macchia i denti di rosso, che toglie l&#8217;appetito, e che può creare dipendenza. Ah, dimenticavo, e che durante la masticazione si forma una copiosa saliva di colore rosso che deve essere sputata regolarmente. Non c&#8217;è da stupirsi se le strade e marciapiedi di Mandalay sono tutti macchiati di chiazze rosse.</p>
<p>La moglie del ragazzo sollevò una foglia di vigna, la depose su una tavolozza di legno e iniziò a lavorarci su. Dapprima spennellò una pasta di lime sulla foglia, poi vi aggiunse chiodi di garofano, anice, cardamomo, tabacco marinato in alcol e alcune noci di betel schiacciate. Avvolse abilmente la foglia e la passò al marito, il quale me la porse, un sorriso compiaciuto sul volto. Misi la foglia in bocca e cominciai a masticare, e una quantità enorme di saliva mi riempì immediatamente la bocca. Mi avvicinai al lato della strada e sputai il liquido rosso, mantre i miei nuovi amici ridevano approvando. Me ne prepararono due in più da portar via, e non vollero essere pagati, nemmeno una piccola mancia. Finii di masticare il saccottino e ne sputai i resti &#8211; dopo tanto sputare non era più divertente, alla fine -, mi sciacquai la bocca con acqua, e iniziai a camminare. Mi sentivo leggero, divertito, e suppose che doveva essere l’effetto della noce di betel. Non il migliore tra le droghe legali. In seguito lessi che masticare betel regolarmente causa cancro alla bocca, un problema in netto aumento nel Myanmar &#8230;</p>
<p>Nel primo pomeriggio, continuai la camminata per le strade di Mandalay alla ricerca dei mistici Mustache Brothers, i fratelli baffuti. Questo è il nome d&#8217;arte di 3 fratelli comici che si esibiscono da oltre 30 anni in spettacoli politico-satirici con burattini, performance che spesso hanno fatto infuriare il regime totalitario, fino al punto che i Mustache Brothers hanno una collezione di arresti, anni di carcere e di lavori forzati (sul serio), e gli è stato assolutamente vietato di esibirsi in pubblico. Come compromesso i 3 fratelli, che sono tutti stati liberati, hanno accettato di fare gli spettacoli solo in inglese ed esclusivamente nella loro casa di Mandalay.</p>
<p>Incontrai Lu Maw, l&#8217;unico che parla inglese dei tre, il quale è quindi diventato il portavoce del gruppo. Stava trascorrendo un pomeriggio tranquillo con la moglie e coi nipoti e accetto’ di fare una chiacchierata informale. Ci sedemmo su modesti sedie e dalla moglie mi offrì del tè; osservai le pareti della casa ricoperte di burattini di diverse dimensioni e diversi vestiari, di propaganda politica e di articoli incorniciati di giornali e riviste straniere con interviste con i comici.</p>
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		<title>La ‘nuova’ strada per Mandalay Parte 2^</title>
		<link>https://asianitinerary.com/it/la-nuova-strada-per-mandalay-parte-2/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-nuova-strada-per-mandalay-parte-2</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 15:22:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mandalay]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/482971_10151295167171140_438650803_n-02-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/482971_10151295167171140_438650803_n-02-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/482971_10151295167171140_438650803_n-02-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/482971_10151295167171140_438650803_n-02-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>GIORNO 1 Tornando alla mia visita, arrivato all’aereoporto di Mandalay, uscii nel parcheggio dove conducenti di decrepiti taxi e di minibus offrivano i loro servizi senza l’insistenza così presente in altre città del sud est asiatico. Il tragitto per la città fu piuttosto lungo e caratterizzato subito da un lungo tratto di un’autostrada di nuova costruzione usata da pochissimi veicoli, circondata da campagna, colline e fattorie. E poi dal disastro totale della periferia della città, dove le strade sono piene di insidie, i marciapiedi disgiunti, e dove la gente del posto  va alla  la merce inricerca di merce in piccoli negozi che vendono qualsiasi cosa immaginabile. Mentre ci avvicinavamo alla città, la strada si ridussero e vennero occupate da machine, biciclette, risciò (che qui si chiamano Sai Kaa), autocarri &#8211; alcuni che letteralmente cadevao a pezzi &#8211; che emettevano malsane esalazioni scure, persone, cani, donne che trasportavano cesti di vimini pieni di cibo in testa, e uomini vestiti in longyis &#8211; il tradizionale lungo sarong birmano indossatoda uomini e donne &#8211; in una cacofonia di suoni che invadevano i timpani. Dopo essermi sistemato in un hotel del centro, iniziai la mia visita con una passeggiata dietro l&#8217;angolo della strada, dove, nei pressi di un venditore di frullati e di alcuni uomini seduti in una sedia di plastica che passavano il tempo discutendo di politica, incontrai chi mi fece da autista di risciò e da guida per tutto il viaggio: Jue, un tipo calmo e sorridente dalla pelle scura, un uomo di mezza età il cui corpo sottile mostrava il disagio di anni di pedalate sul suo tre ruote di fabbricazione cinese. L’inglese Jue era sufficente per fare semplici conversazione, così concordai la tariffa e saltai in sella al suo veicolo. Jue in primo luogo si preoccupò per la il mio stomaco e mi portò a mangiare in un ristorante dall&#8217;aspetto moderno in cui mi servirono curry di pesce, gamberi marinati, piccoli contorni di tutti i tipi di verdure, il tutto accompagnato da salse piccanti e non piccante. Mangiai fino a scoppiare! La cucina birmana è influenzata da paesi limitrofi come Thailandia, Cina, India e Laos, una vasta scelta di piatti caldi e freddi da gustare conditi a vostro pipacere con salsa di peperoncino, salsa di gamberetti, salsa di soia o succo di lime. I mercati locali sono il luogo perfetto per vedere (e gustare) I prodotti birmani come okra, fagioli lunghi e fagiolini verdi, e la specialità Mohinga, una zuppa di pesce con spaghetti di riso freschi che i locali amano mangiare a colazione. Il Mondi, uno dei piatti forti di Mandalay, consiste in gustosi noodles di riso con pollo al curry; gli Shan noodles sono un altro piatto assolutamente da provare. Saltai di nuovo sul risciò di Jue per partire verso un&#8217;altra destinazione. Le strade a scacchiera di Mandalay sono occupate da un miscuglio caleidoscopico di migliaia di risciò (la città ne ha 13.000 registrati!), e Jue affrontava gli incroci (tutti privi di semaforo) confrontandosi con ciclomotori giapponesi, jeep assettati e auto moderne con un’alzata della mano destra per pretendere la precedenza. Facemmo tappa in un laboratorio di foglie d&#8217;oro dove potemmo osservare abili artigiani cittadini al lavoro: il metallo prezioso viene martellato a mano migliaia di volte come ai vecchi tempi, per produrre luccicanti fogli dorati sottili che vengono acquistati da gente del posto e strofinati sulle sculture del Buddha e nei templi. In seguito Jue pedalò lungo il fossato della città da dove si intravedere il  Mandalay Palace circondato dalle muraper poi fermarsi in una sala da tè all’aperto, dove gustai un tè indiano speziato e fumante, e dove fumai la mia prima sigaretta birmana fatta a mano: un cheroot. Aromatiche e speziate, queste buffe e verdi sigarette erano molto popolari tra gli inglesi l’epoca dell&#8217;Impero Britannico. Jue mi disse che una donna del posto può produrre fino a 1500 cheerots al giorno. Venne l’ora di andare a Mandalay Hill. Lungo la strada abbiamo facemmo una sosta al Kuthodaw Paya, un gruppo di templi sorprendente ed unico che dispone di una grande pagoda dorata. La sua caratteristica principale sono le intriganti 729 lastre di marmo incise con i 15 libri completi del Tripitaka, le scritture sacre del Buddismo che tutti i monaci devono imparare a memoria. Ai piedi della Mandalay Hill affrontai un dilemma: scalare i 1729 gradini fino alla cima, o prendere la via più facile. Il tramonto si avvicinava inesorabile e il tempo non mi premise di scegliere la prima opzione; pagai perciò la corsa ad un moto-taxi, il quale viaggiò ad una velocità sorprendente lungo la strada a tornanti, evitando di pochi millimetri i locali che scendevano a piedi; mi lasciò all’entrata di una scala mobile. Arrivai in cima appena in tempo per godermi la vista della città sottostante, oltre ad un coloratissimo tramonto che spargeva la sua varietà di colori sulla città e sulla campagna circostante. E&#8217; in cima alla collina, a 240 metri sul livello del mare, dove si dice che il Buddha fece una profezia: nell&#8217;anno 2400 dell’ Era Buddista, una grande città sarebbe stata fondata ai piedi della collina, una profezia che si avverò quando Mandalay fu fondata da Re Mindon nel 1857. Una volta che il tramonto terminato, iniziai la discesa della collina a piedi scalzi, che durò circa 30 minuti. Durante la discesa, fui premiato dapprima da un enorme Buddha in piedi, la sua mano tesa puntata nella direzione del palazzo reale, poi dalla vista di molti templi, santuari spirituali, posti dove fermarsi a bere qualcosa e a riposarsi, e bancarelle di souvenir, che vista l’ora stavano chiudendo i battenti. Era buio pesto quando arrivai giù, i piedi erano gonfi per lo sforzo; Jue era li che mi attendeva pazientemente all&#8217;ingresso, sorridente, pronto per la pedalata di 4 km per arrivare al mio albergo. Gli pagai il servizio e una mancia, e ci salutammo. Cenai in un baracchino da marciapiede con curry indiano di montone e chapatti prima di ritirarmi in branda, completamente distrutto ma pieno di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/482971_10151295167171140_438650803_n-02-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/482971_10151295167171140_438650803_n-02-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/482971_10151295167171140_438650803_n-02-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/482971_10151295167171140_438650803_n-02-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div><p>GIORNO 1</p>
<p>Tornando alla mia visita, arrivato all’aereoporto di Mandalay, uscii nel parcheggio dove conducenti di decrepiti taxi e di minibus offrivano i loro servizi senza l’insistenza così presente in altre città del sud est asiatico. Il tragitto per la città fu piuttosto lungo e caratterizzato subito da un lungo tratto di un’autostrada di nuova costruzione usata da pochissimi veicoli, circondata da campagna, colline e fattorie. E poi dal disastro totale della periferia della città, dove le strade sono piene di insidie, i marciapiedi disgiunti, e dove la gente del posto  va alla  la merce inricerca di merce in piccoli negozi che vendono qualsiasi cosa immaginabile. Mentre ci avvicinavamo alla città, la strada si ridussero e vennero occupate da machine, biciclette, risciò (che qui si chiamano Sai Kaa), autocarri &#8211; alcuni che letteralmente cadevao a pezzi &#8211; che emettevano malsane esalazioni scure, persone, cani, donne che trasportavano cesti di vimini pieni di cibo in testa, e uomini vestiti in longyis &#8211; il tradizionale lungo sarong birmano indossatoda uomini e donne &#8211; in una cacofonia di suoni che invadevano i timpani.</p>
<p>Dopo essermi sistemato in un hotel del centro, iniziai la mia visita con una passeggiata dietro l&#8217;angolo della strada, dove, nei pressi di un venditore di frullati e di alcuni uomini seduti in una sedia di plastica che passavano il tempo discutendo di politica, incontrai chi mi fece da autista di risciò e da guida per tutto il viaggio: Jue, un tipo calmo e sorridente dalla pelle scura, un uomo di mezza età il cui corpo sottile mostrava il disagio di anni di pedalate sul suo tre ruote di fabbricazione cinese. L’inglese Jue era sufficente per fare semplici conversazione, così concordai la tariffa e saltai in sella al suo veicolo.</p>
<p>Jue in primo luogo si preoccupò per la il mio stomaco e mi portò a mangiare in un ristorante dall&#8217;aspetto moderno in cui mi servirono curry di pesce, gamberi marinati, piccoli contorni di tutti i tipi di verdure, il tutto accompagnato da salse piccanti e non piccante. Mangiai fino a scoppiare! La cucina birmana è influenzata da paesi limitrofi come Thailandia, Cina, India e Laos, una vasta scelta di piatti caldi e freddi da gustare conditi a vostro pipacere con salsa di peperoncino, salsa di gamberetti, salsa di soia o succo di lime. I mercati locali sono il luogo perfetto per vedere (e gustare) I prodotti birmani come okra, fagioli lunghi e fagiolini verdi, e la specialità Mohinga, una zuppa di pesce con spaghetti di riso freschi che i locali amano mangiare a colazione. Il Mondi, uno dei piatti forti di Mandalay, consiste in gustosi noodles di riso con pollo al curry; gli Shan noodles sono un altro piatto assolutamente da provare.</p>
<p>Saltai di nuovo sul risciò di Jue per partire verso un&#8217;altra destinazione. Le strade a scacchiera di Mandalay sono occupate da un miscuglio caleidoscopico di migliaia di risciò (la città ne ha 13.000 registrati!), e Jue affrontava gli incroci (tutti privi di semaforo) confrontandosi con ciclomotori giapponesi, jeep assettati e auto moderne con un’alzata della mano destra per pretendere la precedenza. Facemmo tappa in un laboratorio di foglie d&#8217;oro dove potemmo osservare abili artigiani cittadini al lavoro: il metallo prezioso viene martellato a mano migliaia di volte come ai vecchi tempi, per produrre luccicanti fogli dorati sottili che vengono acquistati da gente del posto e strofinati sulle sculture del Buddha e nei templi.</p>
<p>In seguito Jue pedalò lungo il fossato della città da dove si intravedere il  Mandalay Palace circondato dalle muraper poi fermarsi in una sala da tè all’aperto, dove gustai un tè indiano speziato e fumante, e dove fumai la mia prima sigaretta birmana fatta a mano: un <i>cheroot</i>. Aromatiche e speziate, queste buffe e verdi sigarette erano molto popolari tra gli inglesi l’epoca dell&#8217;Impero Britannico. Jue mi disse che una donna del posto può produrre fino a 1500 <i>cheerots</i> al giorno.</p>
<p>Venne l’ora di andare a Mandalay Hill. Lungo la strada abbiamo facemmo una sosta al Kuthodaw Paya, un gruppo di templi sorprendente ed unico che dispone di una grande pagoda dorata. La sua caratteristica principale sono le intriganti 729 lastre di marmo incise con i 15 libri completi del Tripitaka, le scritture sacre del Buddismo che tutti i monaci devono imparare a memoria.</p>
<p>Ai piedi della Mandalay Hill affrontai un dilemma: scalare i 1729 gradini fino alla cima, o prendere la via più facile. Il tramonto si avvicinava inesorabile e il tempo non mi premise di scegliere la prima opzione; pagai perciò la corsa ad un moto-taxi, il quale viaggiò ad una velocità sorprendente lungo la strada a tornanti, evitando di pochi millimetri i locali che scendevano a piedi; mi lasciò all’entrata di una scala mobile. Arrivai in cima appena in tempo per godermi la vista della città sottostante, oltre ad un coloratissimo tramonto che spargeva la sua varietà di colori sulla città e sulla campagna circostante.</p>
<p>E&#8217; in cima alla collina, a 240 metri sul livello del mare, dove si dice che il Buddha fece una profezia: nell&#8217;anno 2400 dell’ Era Buddista, una grande città sarebbe stata fondata ai piedi della collina, una profezia che si avverò quando Mandalay fu fondata da Re Mindon nel 1857. Una volta che il tramonto terminato, iniziai la discesa della collina a piedi scalzi, che durò circa 30 minuti. Durante la discesa, fui premiato dapprima da un enorme Buddha in piedi, la sua mano tesa puntata nella direzione del palazzo reale, poi dalla vista di molti templi, santuari spirituali, posti dove fermarsi a bere qualcosa e a riposarsi, e bancarelle di souvenir, che vista l’ora stavano chiudendo i battenti.</p>
<p>Era buio pesto quando arrivai giù, i piedi erano gonfi per lo sforzo; Jue era li che mi attendeva pazientemente all&#8217;ingresso, sorridente, pronto per la pedalata di 4 km per arrivare al mio albergo. Gli pagai il servizio e una mancia, e ci salutammo. Cenai in un baracchino da marciapiede con curry indiano di montone e chapatti prima di ritirarmi in branda, completamente distrutto ma pieno di immagini e di ricordi della lunga ed eccitante giornata.</p>
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		<title>La ‘nuova’ strada per Mandalay Parte 1^</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 18:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mandalay]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Birmania]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<div><img width="150" height="150" src="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/542637_10151295385506140_1956814972_n-01-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" style="margin-bottom: 15px;" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/542637_10151295385506140_1956814972_n-01-150x150.jpg 150w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/542637_10151295385506140_1956814972_n-01-75x75.jpg 75w, https://asianitinerary.com/wp-content/uploads/2013/06/542637_10151295385506140_1956814972_n-01-50x50.jpg 50w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></div>
<p>No! non avrai bisogno di nient’altro Ma degli odori delle spezie e dell’aglio, E del sole che splende, e delle palme, e delle tintinnanti campane dei templi; Sulla strada per Mandalay . . . “Rudyard Kipling” Birmania, Birmanie, Myanmar, Burma. Il paese evoca serene immagini culturali e tropicali nella mente del viaggiatore. Quando un amico di Bali mi propose un breve viaggio in Birmania, non ci pensai due volte: richiesi il visto turistico e prenotai un volo nella nuova rotta della Airasia: da Kuala Lumpur a Mandalay. Myanmar era spesso nelle news a quei tempi, come del resto ancora lo è oggigiorno. Il suo regime totalitario aveva iniziato ad aprirsi al mondo, creando così le prerogative per una crescita senza precedenti, alimentata sia da investimenti internazionali che dall&#8217;arrivo di stormi di turisti. Mandalay in sé mi riportava alla mente le tante volte che avevo cercato di immaginarla come un luogo romantico, prima di rendermi conto che Kipling non l’aveva ha mai visitata, che la poesia parlava della nostalgia e del desiderio dell&#8217;Impero Britannico per l&#8217;esotismo d’Asia, e che, infine, il luogo a quei tempi era tutto fuorché romantico: piuttosto piccolo, sporco e polveroso. Situata sulle rive del possente fiume Irrawaddy, Mandalay, città di 800.000 abitanti, la seconda del paese in termini di dimensioni dopo Yangoon, è la capitale dell&#8217;ultimo regno birmano indipendente ed è infatti una delle principali destinazioni turistiche della Birmania. Mandalay è rinomata per la sua ricca storia, pur avendo solo 150 anni in un paese di città millenarie, ed è senza dubbio il centro culturale della Birmania. Le sue attrazioni includono viste spettacolari del tramonto da Mandalay Hill, spettacoli di musica tradizionale, artigianato, e incredibili destinazioni nella sua periferia. Avevo informazioni a sufficienza per il mio breve soggiorno a Mandalay…</p>
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<p><em>Ma degli odori delle spezie e dell’aglio,</em></p>
<p><em>E del sole che splende, e delle palme, e delle tintinnanti campane dei templi;</em></p>
<p><em>Sulla strada per Mandalay . . .</em></p>
<p>“Rudyard Kipling”</p>
<p>Birmania, Birmanie, <a href="https://asianitinerary.com/it/category/myanmar-it/"><strong>Myanmar</strong></a>, Burma. Il paese evoca serene immagini culturali e tropicali nella mente del viaggiatore. Quando un amico di <a href="https://asianitinerary.com/it/category/indonesia-it/bali-it/"><strong>Bali</strong></a> mi propose un breve viaggio in Birmania, non ci pensai due volte: richiesi il visto turistico e prenotai un volo nella nuova rotta della <strong>Airasia</strong>: da <a href="https://asianitinerary.com/it/category/malesia/kuala-lumpur-it/"><strong>Kuala Lumpur</strong></a> a <a href="https://asianitinerary.com/it/category/myanmar-it/mandalay-it/"><strong>Mandalay</strong></a>.</p>
<p>Myanmar era spesso nelle news a quei tempi, come del resto ancora lo è oggigiorno. Il suo regime totalitario aveva iniziato ad aprirsi al mondo, creando così le prerogative per una crescita senza precedenti, alimentata sia da investimenti internazionali che dall&#8217;arrivo di stormi di turisti.</p>
<p><a href="https://asianitinerary.com/it/category/myanmar-it/mandalay-it/"><strong>Mandalay</strong></a> in sé mi riportava alla mente le tante volte che avevo cercato di immaginarla come un luogo romantico, prima di rendermi conto che <em>Kipling</em> non l’aveva ha mai visitata, che la poesia parlava della nostalgia e del desiderio dell&#8217;Impero Britannico per l&#8217;esotismo d’<strong>Asia</strong>, e che, infine, il luogo a quei tempi era tutto fuorché romantico: piuttosto piccolo, sporco e polveroso.</p>
<p>Situata sulle rive del possente fiume <span class="s1">Irrawaddy</span>, <a href="https://asianitinerary.com/it/category/myanmar-it/mandalay-it/"><strong>Mandalay</strong></a>, città di 800.000 abitanti, la seconda del paese in termini di dimensioni dopo Yangoon, è la capitale dell&#8217;ultimo regno birmano indipendente ed è infatti una delle principali destinazioni turistiche della Birmania. <a href="https://asianitinerary.com/it/category/myanmar-it/mandalay-it/"><strong>Mandalay</strong></a> è rinomata per la sua ricca storia, pur avendo solo 150 anni in un paese di città millenarie, ed è senza dubbio il centro culturale della Birmania. Le sue attrazioni includono viste spettacolari del tramonto da <a href="https://asianitinerary.com/it/category/myanmar-it/mandalay-it/"><strong>Mandalay</strong></a> <strong>Hill</strong>, spettacoli di musica tradizionale, artigianato, e incredibili destinazioni nella sua periferia.</p>
<p>Avevo informazioni a sufficienza per il mio breve soggiorno a <a href="https://asianitinerary.com/it/category/myanmar-it/mandalay-it/"><strong>Mandalay</strong></a>…</p>
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